Non è Facebook che si fa i cazzi vostri, siete voi che glieli raccontate

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cambridge

Li vedi passeggiare per i bar a ciacciare come forsennati sui loro telefonini, a parlare con gli amici, a passaggiare nervosamente in su e in giù, a twittare, chattare, telefonare e parlare sempre dello steso immarcescibile argomento: “Cosa fare adesso che Cambridge Analytica ha fatto esplodere l’effetto Facebook e ha rivelato che cosa è disposto a fare Zuk… Zik… Zak… sì, insomma, lui, con i nostri dati, quelli che gli conferiamo quotidianamente a ballini interi.

Perché la gentre si è svegliata adesso. Fino ad ora tutti erano impegnati a mandarsi i gattini in linea, i cuoricini, le ricette, le fotografie del dolce fatto la domenica, le foto dei propri figli minori di età (bel problema anche quello lì), gli apprezzamenti (“Oh, come sei bella!” “No, figurati, sei più bella tu!!”), le foto delle scarpine nuove ai piedi, e le dichiarazioni di voto in politica. Adesso, e solo adesso, lo ripeto, questa gente si sveglia, e scopre che Facebook fa un uso distorto di tutte queste informazioni. No, dico, ma PRIMA, questa gente, dov’era??

E perché oggi si fa tanto un pubblicare frenetico di istruzioni sul come disiscriversi da Facebook, quando un articolo pubblicato sul “Fatto Quotidiano” di domentica scorsa metteva in rilievo i pericoli dell’essere iscritti a Twitter, Amazon, Instagram e quant’altro? E’ fatta così la gente. Vuole scappare da Facebook e poi sul telefonino ha WhatsApp che è della stessa proprietà e traccia i profili degli utenti a seconda delle telefonate che fanno (a chi le fanno, quali amici hanno, chi sono i propri contatti in rubrica, chi quelli occasionali e viandare).
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Una raccolta di firme per il diritto alla privacy

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Firmarla è imprescindibile:

20 settembre 2007

E’ in corso al Senato un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. La Commissione Industria sta esaminando gli emendamenti alla cosiddetta “lenzuolata Bersani”. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entraambe gli schieramenti hanno proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali.

Prima dell’estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti. Ora si vorrebbe estendere la cosa a tutte le aziende, violando così la normativa comunitaria, che non consente di sottrarre intere categorie di titolari del trattamento dall’ambito applicativo della disciplina della sicurezza dei dati personali.

Secondo la nostra legge ciascun titolare del trattamento ha l’obbligo di adottare misure di sicurezza “idonee” a ridurre “al minimo” i rischi di distruzione o di perdita, anche accidentale dei dati o di accesso non autorizzato ai dati stessi, ed è esposto a responsabilità per risarcimento del danno ove non riesca a provare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio eventualmente verificatosi. Tutto ciò verrebbe ora cancellato per le imprese. Già era grave l’esclusione delle piccole imprese.

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