Roseto degli Abruzzi: parole grosse dal sindaco Enio Pavone nei confronti di Dalia Collevecchio

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Screenshot tratto da www.primadanoi.it

“Cominciò con la luna sul posto
e finì con un fiume d’inchiostro
è una storia un poco scontata
è una storia sbagliata.”

(De André – Bubola)

A Roseto degli Abruzzi succede che una delegazione di “Sinistra e Libertà”, rappresentata da Dalia Collevecchio (che, per inciso, è una mia amica, e in quanto tale sa benissimo che non la penso come lei, e questo ci permette di andare a prenderci un aperitivo insieme quando ne abbiamo voglia senza troppa falsa “politesse”), vada a parlare con il sindaco Enio Pavone su un tema di tangibile tragicità, il caro-affitti e i contributi del Comune per le famiglie meno abbienti e in difficoltà.

Durante il confronto sarebbero volate parole grosse, il linguaggio sarebbe degenerato (con uso di espressioni come “urinare fuori dal vaso”), il sindaco avrebbe usato come parametro di valore contro Dalia Collevecchio le sue 7300 preferenze, grazie alle quali è diventato primo cittadino e rappresentante di TUTTI i rosetani, anche di quelli che non lo hanno votato. Lei di preferenze ne ha avute soltanto 16.

La stampa e il web locali riportano, effettivamente, dei virgolettati del sindaco. Ma bisogna fare bene attenzione a non cadere nella trappola dei discorsi riportati e/o ricostruiti da una fonte secondaria. Ovvero un qualcuno che ha sentito il sindaco che diceva qualcosa, e lo riporta a un giornalista il quale, a sua volta, lo riporta ai suoi lettori abusando delle virgolette, che sono un sussidio ortografico da usare con molta parsimonia.
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