Trojaium!

da "il Manifesto"

Questo breve post doveva avere, nelle mie intenzioni, un titolo più efficace. Chiedo scusa a mia moglie ma non me la sento di rischiare una querela per diffamazione.

Dunque la legge elettorale.

La legge elettorale la stanno facendo due extraparlamentari. Due persone che in parlamento non siedono. Uno perché non è stato nominato con il “Porcellum”, l’altro perché è stato nominato e deve lasciare la casa del Grande Fratello. In Italia le leggi le fa il parlamento, quindi cosa c’entrano loro?

Berlusconi è stato condannato in via definitiva per frode fiscale e il prossimo 10 aprile (con calma, ma con molta calma, mi raccomando!!) si deciderà che affidarlo in prova ai servizi sociali. Matteo Renzi è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti Toscana a risarcire 55.000 euro (di cui 14.000 di tasca sua) per danno erariale. E poi si dice che non c’era una “base comune d’intesa”!

D’Alema ha detto “Il Parlamento può correggere il testo”. Ah sì?? Davvero?? Io pensavo stesse lì per figura. Ma tu guarda, può correggerlo, a volte uno si stupisce.

Cuperlo si è dimesso ma non se n’è accorto nessuno. “Nemmeno lui”, direi io se solo non l’avesse già detto Crozza ieri sera.

E’ una legge che viene concepita in vitro, grazie allo spermatozoo renziano e all’ovocita del Berlusca, con gravi sospetti di non costituzionalità. Le preferenze, quelle, proprio non vanno giù.

Lo chiamano “Italicum” perché se lo avessero chiamato “Italicus” sarebbe stata una strage. Di democrazia.

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Massimo D’Alema: “La Lega c’entra moltissimo con la sinistra”

«La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla a vedere con un blocco organico di destra»

Massimo D’Alema, 30 novembre 1995, intervista al quotidiano “Il Manifesto”

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“Ho scritto gia’ una lettera al Governatore della Libia”

Qualcuno ha deciso che l’Italia non si limiterà a fornire le basi logistiche per permettere a Francia e Inghilterra di andare a giocare ai soldatini in Libia. Anzi, il nostro Paese offrirà anche uomini e mezzi.

Napolitano che è a Torino a vedere "I Vespri Siciliani" di Verdi (un curiosissimo allestimento in cui l’invasore è vestito da nazista, in cui appaiono giornaliste in minigonna e microfono, e in cui si ricorda il dolore della vedova Schifani ai funerali del marito e della scorta di Giovanni Falcone) e si limita a dire "Ci aspettano decisioni difficili".

Non c’è stato un dibattito parlamentare, naturalmente. Il Parlamento è la sede naturale del confronto, e il confronto è democrazia. Solitamente la guerra ha ben poco a vedere con la democrazia. Se la sono giocata in commissione Esteri e Difesa del Senato. La Russa ha dichiarato, tra l’altro: "L’Italia ha una forte capacità di neutralizzare i radar di ipotetici avversari". Non si è ancora capito, con questa storia degli avversari ipotetici, se lui pensi che si tratti di un gioco di ruolo o chissà cos’altro.

Ci ha messo becco anche il PD, naturalmente, con D’Alema che ha colto l’occasione di esprimersi in maniera trasversale e allineata con la maggioranza. Del resto ha chiosato: "che si attivi un dispositivo di protezione della Nato, una rete di sicurezza indispensabile, perchè va bene la coalizione dei ‘willings’, ma la Nato è la Nato" (il massimo del constatazionismo!)

E siccome la Nato è la Nato, Gheddafi è Gheddafi, la Libia è la Libia e l’Italia è l’Italia, indirizziamo pure i nostri aeroplanini verso il paese di un signore un po’ boriosetto cui, fino a pochissimi mesi fa, abbiamo baciato l’anello, e che abbiamo invitato a calpestare la terra della gente d’Abruzzo che aveva in comune con lui solo le tende.

E allora spariamo a qualcuno, che ci prudono tanto le mani. La "Garibaldi" è già partita da Taranto. Ma anche questo è un particolare. Lo faremo passare per un revival della campagna di Libia, un sentimento misto tra nostalgico e post-moderno.

"E perché il sol dell’avvenire splenda ancora sulla terra/facciamo un po’ di largo con un’altra guerra!"

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Il Partito Democratico brucia la candidatura di Rosy Bindi a Primo Ministro

Rosy Bindi è toscana, cosa che non guasta affatto.

La gente, quando vede un toscano comincia a dire: “Uh, ma davvero? Sei toscano?? A me piacciono tanto i toscani, con la loro “c” strascicata… dimmi un po’ quella della hoha hola holla hannuccia…”

Il toscano piace perché è sanguigno, menefreghista, è verbalmente arguto, amante del calembour, ha la lingua biforcuta, è capace, se fosse fòco, di ardere ‘l mondo e di uscire a riveder le stelle in cinque minuti.

Ma quando il toscano comincia ad essere quello che è, cioè un toscano, si comincia a non averne più bisogno e lo si accompagna delicatamente alla porta.

E’ Presidente della Camera (quindi ha una sensibilità e una preparazione istituzionale notevoli), era a fianco di Vittorio Bachelet quando fu ucciso, per cui ha vissuto in prima persona l’esperienza storica del terrorismo, non è sposata, vive e frequenta una struttura religiosa senza chiedere nulla a nessuno, in una parola si fa gli affari suoi.

E quando una persona si fa gli affari suoi è molto pericolosa.

Tanto pericolosa che quando mise mano alla redazione del testo di legge sui DICO il governo Prodi non ne fece di nulla.
Come della legge sul conflitto di interessi, del resto, perché non si dica mai che Rosy Bindi sia strata trattata con un occhio di riguardo maggiore rispetto a Berlusconi, macché, l’inerzia è stata uguale per entrambi.

Tanto pericolosa che Nichi Vendola ha avuto l’ardire di proporla come candidato premier per la sinistra.

Un candidato gradito da molte persone (io stesso, se esistesse una legge che mi permettesse di votare una persona e non la formazione che la sorregge, potrei prendere in considerazione la possibilità di votarla).
Sono praticamente tutti d’accordo. Tutti.
Tutti meno il Partito Democratico, naturalmente.

Ieri D’Alema, come il “Big Ben” di Portobello, ha detto stop.
Non l’ha neanche detto esplicitamente, a dire il vero, si è solo limitato ad affermare che l’indicazione di Rosy Bindi è stata portata avanti senza sentire il partito (e allora? Nichi Vendola non può indicare chi vuole?) per cui, tante grazie, ma Rosy Bindi ce la bruciamo sull’altare delle ipotesi, oltretutto è anche una donna e non si è mai visto un presidente del consiglio donna in Italia?
Via, via, adesso candideranno un uomo, magari deboluccio, possibilmente poco intelligente, così finalmente Berlusconi potrà governare indisturbato per altri cinque anni.

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Massimo D’Alema trombato alla nomina di Ministro degli Esteri dell’Unione Europea

Alla fine lo hanno trombato, lui Massimo D’Alema, il più rivoluzionario dei progressisti italiani, che non farà il Ministro degli Esteri dell’Unione Europea sotto la neopresidenza di Van Rompuy.

Schultz ha dichiarato: "E’ mancato l’impegno del governo italiano". Il socialista Schulz, peraltro era quel signore che fu proposto per il ruolo di Kapo in uno dei film di mediasèttica produzione dal Presidente del Consiglio Berlusconi non appena assunta la presidenza di turno dell’Unione Europea.

«Faccio i migliori auguri alle persone che sono state nominate – ha commentato D’Alema- . È stato un onore essere stato candidato per un incarico così prestigioso in un momento così importante per l’Europa».

E via di sbrodolature. Sembra il massimo del fair-play, ma il Corriere on line riporta anche una frase ben più amara di D’Alema che avrebbe affermato: "Non è una buona partenza per l’Europa di Lisbona. Hanno prevalso le ragioni di Stato e le esigenze del governo di Londra. Penalizzando le competenze."

Le competenze? Quali competenze può avere una persona che si vanta di essere un uomo del secolo scorso e di non sopportare nemmeno l’orologio, figuriamoci il telefonino o Internet? Uno che non esita a ringraziare il Governo di Berlusconi per il sostegno (lui l’inciucio lo chiama "sostegno") dato alla sua candidatura, quando sappiamo benissimo che la legge per l’assegnazione delle frequenze televisive pubbliche a favore di Berlusconi l’ha fatta lui (dietro compenso minimo sul fatturato, è un prezzo di favor), uno che quando si è trattato di votare la pregiudiziale di costituzionalità sullo scudo fiscale non era nemmeno presente in aula per non sporcare.

E poi dicono che la colpa è dei Socialisti Europei!
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Risponde (indirettamente) l’on. Massimo D’Alema (Partito Democratico)

Massimo D’Alema e lo scudo fiscale from Valerio Di Stefano on Vimeo.

Nato a ROMA il 20 aprile 1949

Diploma di liceo classico; Giornalista professionista
Eletto nella circoscrizione XXI (PUGLIA)

Lista di elezione: PARTITO DEMOCRATICO

Proclamato il 22 aprile 2008

Elezione convalidata il 18 dicembre 2008
Iscritto al gruppo parlamentare:

    * PARTITO DEMOCRATICO dal 5 maggio 2008

Componente degli organi parlamentari:

    * III COMMISSIONE (AFFARI ESTERI E COMUNITARI) dal 21 maggio 2008


"…non mi era stato spiegato bene che era un voto importante…"

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