I video e le immagini di Giulia Sarti

Bisogna dirlo chiaramente e fuori dai denti: la minaccia di diffondere, trasmettere, o far circolare con qualsiasi mezzo delle foto e dei video intimi dell’onorevole Giulia Sarti è una bastardata unica e una e un atto triviale e tremendo da condannare senza mezzi termini, di qualunque colore politico sia la persona interessata. Un hacker ha già diffuso sui cellulari di politici e giornalisti otto immagini e un video (poi rivelatosi falso) degli incontri privati della parlamentare che si è dimessa “da presidente della commissione Giustizia della Camera perché si è scoperto che aveva denunciato il fidanzato accusandolo falsamente di essersi appropriato dei fondi del Movimento pur sapendo che non era vero.” (Virgolettato dal corriere.it). Ci sarebbero, poi, anche delle registrazioni di incontri con esponenti politici e comunque di spicco del Movimento 5 Stelle. Non si sa che siano incontri “privati” (nel senso lato del termine) o meno. Ma non importa. Non è questo il punto. Il punto è che l’avversario politico lo batti sul piano delle idee e dei comportamenti pubblici, la sua vita sessuale e la sua vita privata sono e restano sacrosanti affari suoi, anche se si tratta di una persona pubblicamente esposta ai mezzi di comunicazione di massa. Le immagini e i video se li fa per conto suo e non sono destinati ad essere diffusi ad altri che lei non voglia, è intervenuto perfino il Garante per la Protezione dei Dati Personali per sottolineare e «richiamare l’attenzione dei mezzi di informazione invitando all’astensione dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della sua vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul suo ruolo e sulla sua vita pubblica»

Io mi auguro che una protezione di questo genere valga e sia disponibile sempre e per qualsiasi cittadino italiano, anche e soprattutto per quel cittadini che non è parlamentare e, quindi, ha meno possibilità e mezzi per difendersi. C’è gente che per un filmatino hard diffuso sui social network si suicida dalla vergogna, genitori di vittime di cyberbullismo che non escono più di casa, persone che non hanno più una vita privata e psicologi che intascano fior di quattrini per seguire i disagi psichici di chi è caduto nella trappola tesa da altri. Facciamo attenzione, sì?

2 Views

Lettera sul mea culpa di Caterina Balivo

balivo

Gentile Signora Balivo,

io non La conosco, io non so chi è. E a parte la parafrasi di un famoso pezzo di Mina, credo che le nostre esistenze telematiche si siano incrociate proprio stamattina, quando, per caso, sono venuto a conoscenza del Suo tanto vituperato tweet di un paio di giorni fa a proposito della mise di Diletta Leotta non proprio adatta all’uopo di parlare del tema del cyberbullismo che, pure, l’aveva ingiustamente riguardata.

Ho letto anche che il Suo intervento è stato ampiamente criticato e che, forse, è stato proprio questo inestricabile groviglio di critiche a indurLa a scrivere un messaggio di dietrofront, chiedere scusa per i toni e per i contenuti (insomma, ammettere la disfatta totale) e procedere oltre nella Sua attività twittaròla.

Personalmente, invece, non ho trovato nulla di offensivo in quello che ha scritto, che mi è parso equilibrato, per nulla sessista e particolarmente adatto alla circostanza. Ne ho condiviso toni e contenuti (e le mie opinioni sono riportate in un altro articolo del mio blog) e se proprio devo dirla tutta (e DEVO dirla tutta!) se c’è qualcosa che non ho gradito è stato il suo fare marcia indietro così presto, lo scusarsi per qualcosa che oggettivamente non c’era né nella forma né -sicuramente- nelle intenzioni, il pubblicare un “mea culpa” che non aveva nessuna ragion d’essere.

Forse il diluvio di opinioni contrarie sarà stato insostenibile, anche per una twitter dalle spalle larghe come le Sue. Ma, mi creda, Lei non è in difetto. Ritiri le scuse e cammini a testa alta.

Mi creda Suo

2 Views

La tormentata storia di Diletta Leotta

leotta

Diletta Leotta è stata ed è vittima di cyberbullismo.

Diciamolo subito e senza possibilità di equivoci: quello che ha subito è stato ed è inqualificabile, quindi da condannare senza mezze misure e in quanto tale.

E’ andata a parlarne a Sanremo, arena di ogni possibile pettegolezzo, con una mise non proprio castigatissima. E qualcuno ha avuto da ridire e da mormorare sul suo look. Incoscienti, mica si poteva pretendere che la Leotta andasse alla kermesse canterina in jeans e maglione! Del resto Sanremo è un palcoscenico internazionale e dovrà pur far vedere le sue grazie dopo che è stata ingiustamente cyberbullonata.

Fatto sta che sul sito web de “Il Fatto Quotidiano” è apparso un articolo dal titolo “Diletta Leotta poteva parlare di cyberbullismo anche in mutande” a firma di una certa “Eretica”, perché, si sa, il  vizio di firmarsi con nome e cognome è sempre duro a morire. La domanda che si pone la blogger è questa: “Se lei mette una gonna con lo spacco e poi parla di cyberbullismo non è credibile?”

La risposta è no.

E’ esattamente come se il mio medico mi consigliasse di smettere di fumare mentre si accende una Marlboro. O come se un insegnante rispondesse al cellulare in classe (magari a una chiamata importante, non dico mica di no!) e poi pretendesse che gli alunni non utilizzassero il telefono. E’ come se Vittorio Sgarbi andasse in televisione a parlare di diffamazione.
E poi ancora “Un po’ come dire che se vai in giro in minigonna non sei più una persona che può essere vista in quanto tale. Si può parlare di cyberbullismo anche mostrando il corpo, per decisione propria e non perché qualcuno decide di usarlo al posto tuo.” Ma certo. Per quello che mi riguarda Diletta Leotta poteva anche andarci nuda a Sanremo a parlare di cyberbullismo, se lo voleva lei e se gli organizzatori glielo permettevano. Ma è proprio la credibilità a venir meno, non la tragicità dell’esperienza. E’ vero che tutto “Si può”, come diceva Giorgio Gaber, ma lasciateci almeno il diritto di criticare chi per atteggiamenti, pose e vezzi, non ci piace nemmeno un po’.

Ho scelto di non utilizzare foto della Leotta con cui corredare questo articoletto: sul web se ne trovano a tonnellate e potete andare a cercarvele altrove. Ho scelto piuttosto lo screenshot della voce “Diletta Leotta” su Wikipedia dove, si veda il caso, la pagina è stata proposta per la cancellazione e dove la rilevanza enciclopedica della voce è stata messa pesantemente in dubbio (già, ma intanto ci resta!). Sarà bello vedere la Leotta accusare Wikipedia di cyberbullismo!

10 Views