A Castiglioncello “Il Filo di Paglia” di Daniela Quaglierini e Matteo Sardi

castiglioncello

Lascio volentieri la penna a Daniela Quaglierini e Matteo Sardi, che da Castiglioncello mi rendono partecipe della loro iniziativa “IlFilodiPaglia”, che testimonia la vulcanica eruttività di idee e attenzione al prossimo di entrambi. Pubblico volentieri una presentazione della fattoria per bambini e mi pregio di invitarvi a seguire l’iniziativa, soprattutto se siete di Castiglioncello (e lo so che ho tanti lettori lì, per cui guardate di fare ammodino!)

Sta nascendo nella splendida cornice del Casale del Mare a Castiglioncello ed è una nuova realtà, unica nel suo genere sul territorio.

E’ la Fattoria Laboratorio IlFilodiPaglia.

IlFilodiPaglia è una vera fattoria, anche se sembra quasi dipinta, tra olivi e viti, che accoglierà degli inediti contadini: i bambini e ragazzi del luogo ed i giovani villeggianti estivi ed invernali.
“La nostra fattoria, che ha ricevuto proprio in questi giorni il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Rosignano Marittimo” – ci spiegano i due fondatori del progetto, Daniela Quaglierini (naturopata pediatrica, zooantropologa didattica, istruttore pony, docente e formatore scientifico) e Matteo Sardi (operatore zootecnico, zooantropologo didattico, istruttore pony e tiro con l’arco) – è un vero e proprio laboratorio, una fucìna di idee e lavori creativi tutti a tema naturale, in cui i ragazzi si troveranno ad essere i protagonisti dei tempi, luoghi, ritmi della campagna.”

“IlFilodiPaglia, nasce – ci spiega Quaglierini – dall’incontro della nostra sensibilità che è maturata attraverso il lavoro con i ragazzi delle scuole ed in fattoria, con la sensibilità del sig. Martini, il proprietario del Casale del Mare, entrambe rivolte ad investire in una formazione di qualità per i ragazzi, esperienziale e che non trascuri l’aspetto del gioco, consapevoli che, solo ricongiungendo le energie giovani con il saggio insegnamento di Madre Natura, si riesca a portare un grande messaggio di svolta per il futuro.”

In Fattoria si potranno fare molteplici e sempre nuove esperienze: accudimento e relazione con gli animali (cavalli, ciuchi, galline , conigli, pecore..), coltivazioni biologiche di orto, olivi e viti, lavori agricoli e pulizia delle stalle, laboratori creativi ed artistici tutti al naturale. Sarà presente un pony club (con lezioni di equitazione) ed una scuola di tiro con l’arco (anche per adulti).
Al via in questi giorni i tirocini gratuiti per giovani fino a venti anni: dalla prossima settimana già un gruppo di cinque ragazze, provenienti da Bologna, faranno esperienza di costruzione della fattoria dove, per tutta l’estate, saranno attivi anche campi solari, dalla mattina alla sera, con pranzo al sacco e lavoro con cavalli, giochi, sport e tanta natura.

Sardi conclude che – “In un territorio come il nostro, in cui al mare splendido fa cornice una campagna altrettanto meravigliosa e che sempre più ha bisogno di offrire servizi anche per i turisti, la Fattoria IlFilodiPaglia vuole essere quella occasione per far scoprire e riscoprire il valore della ospitalità e della bellezza della cultura toscana.”

Per info: ASD Il Ghiarone – 320 8167743, 333 4758985 Il Casale del Mare 0586 759007

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Vice-ministro si dimette per un video pseudo-“erotico”. Non è successo in Italia

Screenshot da lastampa.it

Su “la Stampa” leggo la notizia di una vice-ministro che si è dimessa, o è stata costretta alle dimissioni per un video che si presume “erotico” e che di “erotico” ha ben poco.

Mi sono stupito, lì per lì. Poi lo stupore è rientrato. Non si tratta di una vice-ministro italiana, ma costaricense. E io che lì per lì avevo finito col credere che qualcosa da noi fosse cambiato, pirla che sono!

Ho voluto approfondire un po’ di più la questione. Intanto ho ascoltato il sonoro. Un video di un minuto e mezzo in tutto in cui la Signora dice al destinatario delle riprese che lo ama, che non è abituata a fare questo tipo di cose (un video dal contenuto “amoroso”), ma che le fa solo ed esclusivamente per lui. Lui che chiama “mi vida”, ovvero “vita mia”.

Quindi il video è una prova d’amore. Un atto privato. Che non credo la vice-ministro (della cultura, peraltro) abbia deciso di pubblicare autonomamente su YouTube a beneficio di un pubblico indeterminato (sarebbe stato come suicidarsi), ma che sarà stato in qualche modo fatto recapitare all’amato in privato.

Il problema, dunque, è che una vice-ministro, nel suo privato ha fatto quello che voleva. E che poteva fare. E qualcuno l’ha incastrata divulgando il tutto su YouTube.

Avrebbe, forse, dovuto perdere l’amore, non il posto di vice-ministro. 

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Il libro rapito: “L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord” e la Biblioteca di Sesto Calende

Alla Biblioteca Comunale di Sesto Calende hanno acquistato, con i soldi che i cittadini pagano con le tasse, un volume di Lynda Dematteo intitolato «L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord» con prefazione di Gad Lerner.

Il sindaco di Sesto Calende, Marco Colombo, ha dichiarato "esiste una commissione che sceglie i libri e non mi risulta che la scelta sia stata condivisa. E poi, diciamolo, la bibliotecaria è di sinistra", e inoltre «I soldi dei cittadini del mio Comune si devono spendere meglio. E se qualcuno proprio vuole leggere quel libro, lo può cercare nel sistema interbibliotecario provinciale, dove ce ne sono già due copie».

Ma non finisce qui. Il libro è stato preso in prestito dall’assessore alla Cultura Silvia Fantino, e, una volta restituito al legittimo proprietario (cioè alla collettività, nella persona giuridica della Biblioteca Comunale di Sesto Calende) verrà posto in essere un "passalibro" di protesta, secondo le parole dello stesso Sindaco: "lo faremo prendere in prestito da un militante leghista ogni mese, a turno, così manifesteremo il nostro dissenso verso quell’acquisto".

Una forma di protesta originale e legittima.

Quindi, per quello che mi riguarda, informo i lettori del mio blog di aver appena ordinato via Internet DUE copie del libro della Dematteo. Una la donerò alla biblioteca comunale di Roseto degli Abruzzi, dove vivo. L’altra la invierò, sempre in dono, alla biblioteca comunale di Sesto Calende dove chiederò che venga acquisita per la sola consultazione interna e non per il prestito.

Una forma di protesta originale e legittima.

Vi terrò informati.

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Sandro Bondi non e’ piu’ Ministro della Cultura. Gli succede Giancarlo Galan

Non so se ve ne siete accorti, ma questo brav’uomo dall’endecasillabo libero, dalla rima facile e dall’estro poetico arguto e raffinato non e’ piu’ Ministro della Cultura.

Dopo essere stato oggetto di mozioni di sfiducia ad personam (stavolta si’), bufere di polemiche indubbiamente ingiuste e strumentali (cosa volete, purtroppo la sinistra tende sempre a far polemica e a non dare credito all’opera di governo di persone serie e affidabili, per tacer del fatto che il Comunismo, ahinoi, e’ ben lungi dall’esser sconfitto -e Lui che e’ stato lungimirante se n’e’ accorto in tempo, e’ passato dalla parte dei Giusti e dei servitori della Patria-), Bondi non e’ piu’ al servizio di quella Pompei casualmente crollata sotto il peso dell’incuria resa irreversibile da decenni di totale stasi da parte dei governi precedenti che hanno lasciato all’attuale una eredita’ troppo difficile da gestire umanamente parlando.

Pur non avendo nessuna colpa, Sandro Bondi e’ stato sostituito al Ministero della Cultura da Giancarlo Galan, gia’ Ministro delle Politiche Agricole e Forestali dove si e’ distinto per le sue posizioni di apertura agli organismi geneticamente modificati.

Il suo limpidissimo contributo alla cultura italiana, del resto, e’ ampiamente attestato e consolidato essendo Galan coautore di un volume intitolato “Il Nordest sono io” (Marsilio, 2008).
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Piergiorgio Odifreddi sbaglia i calcoli per continuare a pubblicare con Mondadori

Piergiorgio Odifreddi è, purtroppo, uno dei personaggi più osannati dal cosiddetto mondo “antagonista”.

Il ragazzo, matematico e scienziato per vocazione, ha intuizioni felici e riesce a conquistare un vastissimo pubblico di persone che, non avendo la sua stessa preparazione scientifica e culturale, gli crede.

E’ un anticlericale assoluto, circostanza che gli rende solo onore. Wikipedia dice di lui, con la sua approvazione che “ha frequentato i primi quattro anni delle elementari dalle Suore Giuseppine, e la quinta elementare e le tre medie nel Seminario Vescovile di Cuneo”.
Sono circostanze che potrebbero fare incazzare chiunque, gliene diamo atto, ma non mi sembra sia un buon pretesto o motivo per prendersela con la Bibbia, che ha il sol odifetto di essere un’opera (anzi, un insieme di opere) di tipo letterario. E invece no, Odifreddi la Bibbia la odia, la odia talmente da dimenticarsi di odiare chi ne ha fatto scempio nel corso dei secoli, ma il ragazzo è giovane e queste cose le capirà.


Pubblica, anche lui, per Mondadori.
Recentemente, in un’intervista al Corriere della Sera siglata da Taglietti Cristina (proprio così, perché si firmano prima con il cognome e poi con il nome, come sui registri di classe, o in Veneto…) ha detto che lui non abbandona la Mondadori perché si sente libero di dire quello che vuole senza censure, e ha dichiarato:


“Essendo io un matematico, faccio due calcoli e sommo i 350 milioni di euro di cui si parla in questo caso, dovuti al fisco, con il maxi-risarcimento da 750 milioni che la Fininvest è stata condannata a pagare alla Cir di Carlo De Benedetti. Fa un totale di 1 miliardo di euro.”

E qui la prima legnata al matematico insigne è inevitabile. A casa mia (e anche a casa del Professor Odifreddi, evidentemente) 350 milioni di euro + 750 milioni di euro fa 1100 milioni di euro, cioè un miliardo e cento milioni di euro.

Non è una svista da poco. Via, a ripassare le tabelline!

Poi, bontà sua, continua:

“Ecco, quel miliardo di euro è esattamente la cifra che la Chiesa cattolica riceve dallo Stato con l’ 8 per mille. Il Vaticano è un’ azienda e non c’ è paragone tra i benefici che Berlusconi riceve dallo Stato e quelli che riceve la Chiesa cattolica.”

Dunque, ricapitolando, siccome Berlusconi riceve infinitamente meno di quanto non riceva la Chiesa Cattolica con l’otto per mille, allora è sempre meglio pubblicare per la Mondadori che è di Berlusconi e che, tutto sommato, ci raccatta degli spiccioli. Faccia il piacere Odifreddi di andare a cercare scuse migliori e più convincenti, io il mio otto per mille lo destino all’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste. Quindi, se si può NON dare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica è segno evidente che si può anche NON pubblicare per Berlusconi, ancorché faccia una manovrina di portata infinitesimale rispetto al flusso di denaro che entra nelle casse del Vaticano. Non fa una grinza.

La perla di arrampicamento sugli specchi sta nel finale:

“Però io sono un divulgatore scientifico, vado da chi mi permette di esporre le mie idee, a patto che queste vengano rispettate, cosa che finora da Mondadori è avvenuto. Lo stesso Josè Saramago, che pure era di sinistra, se n’ è andato da Einaudi non perché si fosse posto il problema della proprietà, ma perché era stato censurato”

Che uno vada da chi gli permetta di divulgare le proprie idee senza stravolgerne il senso mi va anche bene, ma che uno venga a tirar fuori José Saramago che è morto, non si può difendere, e per giunta è stato censurato, questo non mi sta bene, perché non è che se il padrone (di Einaudi o di Mondadori è lo stesso) censura Saramago, automaticamente Odifreddi si sente legittimato a restare perché non hanno censurato lui.

Avevo una qualche stima di Odifreddi, pur non considerandolo tra i miei santi preferiti in paradiso. Mi sa che, dopo queste sue dichiarazioni, faccio bene a tornarmene all’inferno, dove almeno avrò compagnia più simpatica e sincera.
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Boicottare la Mondadori e’ giusto. Io lo faccio. E vi spiego perche’.

Sono diversi giorni che ci penso, e alla fine sono giunto alla felice e serena conclusione che sì, boicottare la Mondadori è giusto.

Gli argomenti di chi sostiene la tesi contraria sono, sostanzialmente, ridotti a uno solo: non è giusto boicottare la cultura solo perché in mano a un uomo che, per evitare alla casa editrice di pagare qualcosa come 350 milioni di euro, ha in programma di far approvare un decreto-salvacondotto che le permetterebbe di cavarsela versando una cifra irrisoria rispetto a quella dovuta. E’ una cosa ignobile, è vero, ma non c’entrano niente gli autori né le opere che scrivono, la cultura è di tutti e non ha colore politico.

E invece no, la cultura un colore politico ce l’ha e come.

Basti pensare a quella fucina di intellettuali che fu la casa editrice Einaudi (prima che passasse anch’essa sotto il controllo di Berlusconi), in cui gravitarono Pavese, la Pivano, Calvino, la Ginzburg, per cui pubblicarono autori come Rigoni-Stern e Calvino, come lo stesso Sciascia, come Primo Levi, fino ad arrivare a Rossana Rossanda.

Basti pensare al fatto che la stessa Einaudi (sempre quella sotto il controllo di Berlusconi, il faut le dire) ha recentemente rifiutato la pubblicazione di una delle ultime opere del Premio Nobel per la Letteratura José Saramago ("Il Quaderno") perché aveva trattato Berlusconi da "delinquente".

Basti pensare al fatto che case come la Editori Riuniti non pubblicherebbero certo una nuova traduzione del "Mein Kampf" di Hitler, solo perché anche quello è un libro, e non c’è fine alla cultura. Non a caso è un testo che si trova in edizioni semiclandestine nelle librerie, con pochissime o nulle indicazioni circa il luogo di edizione e il nome del traduttore.

E questo ha una ragione ben precisa, che si chiama "politica editoriale", la stessa che fa sì che in Italia non vengano praticamente tradotte le opere di Kim Il-Sung e di Kim Jong-Il, dittatori nordcoreani.

Nessun editore sano di mente prenderebbe mai sul serio l’ipotesi di pubblicare i falsi diari di Mussolini in mano a Marcello Dell’Utri, eppure costituiscono indubbiamente un documento storico (anche i falsi sono documenti storici!) di un certo interesse. Renzo De felice, il massimo storico del fascismo italiano li ha definiti una patacca, e, appunto, nessuno vuole sporcare le stamperie con le patacche, fossero anche patacche di interesse di studio storico.

Ce le vedete voi le edizioni Paoline a pubblicare una nuova traduzione della "Nouvelle Justine" del Marchese De Sade? Eppure anche quella è cultura, e la cultura non ha colore. Oppure quelli delle edizioni Kaos che pubblicano un’edizione (seria, eh, mica una patacca…) della Bibbia, magari nella traduzione settecentesca del Diodati?

Le case editrici hanno una politica, quella di Mondadori è quella di pubblicare tutto quanto faccia fare quattrini. Lo si può anche condividere, a tratti, certo, magari il vecchio Arnoldo Mondadori, che era imprenditore, sì, e proprio per questo sapeva vedere bene i limiti dell’editoria, la pensava in un altro modo.

Ma certamente Elsa Morante che pretese che "La Storia", dalla sua prima pubblicazione, fosse stampato e distribuito in edizione economica oggi non potrebbe pubblicare certo con la logica di Marina Berlusconi.

Ricordo ancora una vecchissima edizione del 1945 di alcuni romanzi di Simenon pubblicati da Mondadori. Era appena finita la guerra. Nelle pagine finali era scritto più o meno "Scusateci, la carta e le materie prime per la stampa di questa edizione non sono eccellenti, è difficile trovare materie prime e speriamo di tornare alla qualità standard di sempre". Era stupendo, e quel libro, stampato con materiali scadenti è arrivato integro fino a noi.

La Mondadori era questa, e adesso non lo è più. García Márquez o Bruno Vespa sono la stessa cosa, sotto il profilo del minimo comune denominatore del profitto.

Per questo vi segnalo volentieri l’iniziativa degli amici di

http://www.mondadorinograzie.org

che prevede tre gradi di boicottaggio.

Personalmente scelgo di non comperare più libri della Mondadori. Oh, intendiamoci, ne ho ancora molti qui in casa e non ho intenzione di farne uno stupido falò.

Ma non comprerò più Guccini, Camilleri, o lo stesso Saviano, che avrebbero tutto il potere di decidere di non pubblicare più per Mondadori e non lo fanno.

Calvino, ad esempio, non può più decidere il destino delle proprie opere, per evidenti e sopraggiunte condizioni di cessata esistenza in vita, ma i suoi eredi questo potere lo hanno e Calvino non percepisce più un centesimo dai diritti d’autore della sua opera.

L’errore più tremendo e pericoloso che si possa commettere è proprio quello di dire che i libri, proprio perché libri, siano avulsi dalle logiche di chi li scrive e di chi li pubblica.

Esistono case editrici, come la Sellerio di Palermo, che hanno fatto della propria politica editoriale un punto di forza e di riscatto, senza aver bisogno delle leggine "ad aziendam".

E non lasciamoci fuorviare, per favore, da articoli come quelli di Alessandro Gnocchi de "il Giornale" (sempre di proprietà della famiglia Berlusconi) quando, con lo scopo di trattare il soggetto che boicotta da "Cretino Militante" (sic!) titola "Dicono no a Pirandello solo per boicottare il colosso Mondadori": le opere di Luigi Pirandello sono in pubblico dominio, chiunque può pubblicarle e le librerie sono piene di edizioni alternative a quelle della Mondadori, persino i remainders.

Quindi

IO BOICOTTO MONDADORI

voi fate un po’ il cazzo che vi pare.

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I “Silenzi Opprimenti” di Aldo Forbice a Roseto degli Abruzzi

Nella ormai consuetudinaria cornice della saletta del “Ciabattino” della Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, si è tenuta jersera la presentazione-incontro con il giornalista Aldo Forbice (nomina sunt consequentia rerum!) che ha introdotto gli astanti (che, al solito, saranno stati una sessantina a giudicare dalle sedie vuote) alla lettura di un volume di poesie dall’allegro titolo di “Silenzi opprimenti”.

La kermesse, inizialmente fissata per le 18, è iniziata abbondantemente alle 18,25 perché non sia mai che si inizi puntuali per aver rispetto di quelle sette o otto testine a pinolo che oltretutto hanno anche avuto la malsana idea d’arrivare puntuali, c’erano da aspettare gli ex onorevoli, il sindaco con fascia tricolore (che non è venuto), la locutrice, l’assessore alla cultura (giunto trafelatissimo) e anche due bagnanti da Rovereto e uno da San Coso.

Aldo Agatino Forbice è il conduttore della rubrica radiofonica “Zapping”, in onda da 16 anni su Radio Uno.

Perfino la voce che gli è stata dedicata da Wikipedia afferma che: “La conduzione di Forbice di Zapping è stata spesso oggetto di accese critiche, in particolare per la presunta faziosità del conduttore incline ad appoggiare lo schieramento di centro-destra, nonché per l’abitudine di troncare in maniera brusca e sgarbata l’intervento di ascoltatori che esprimono opinioni poco gradite.”

Forbice fu l’autore di formidabili e indimenticabili frasi pronunciate alla radio, come «Ma per carità! Ma va va lei e quelle migliaia di allocchi che ancora stanno a sentire le cretinate di Grillo! Grazie, buonasera.» o (a proposito della proposta di intestare una strada a Bettino Craxi) «Ma per favore, ancora??? Craxi è l’uomo più perseguitato d’Italia! Quanto tempo deve durare questa persecuzione?»

La scrittrice Lidia Ravera, già collaboratrice occasionale di “Zapping” del 2007, ha scritto della sua esperienza alla trasmissione: “poi una signorina di Padova ha provato a dire che su internet c’era una informazione più libera , che ai telegiornali…Il dottor Forbice l’ha aggredita, le ha dato della stupida, ha detto che Internet smercia balle eccetera…”

Sulla completezza dell’informazione in un servizio pubblico, poi, Forbice nel 2004 si lasciò scappare questa frase: “Ognuno dà le notizie come gli pare, per l’informazione ci sono i telegiornali. Se volete tutta l’informazione, ascoltate quelli.”

E’ chiaro che una persona così è stata insignita dell’onoreficenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e all’amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi non è parso il vero di invitarlo, per cui, armato di fotocamera e giacca di rappresentanza (la stessa che usai per andare a votare l’ultima sera del “Roseto Opera Prima” -oh, cosa volete, non ho mica il guardaroba pieno!-) sono andato a sentire l’incontro col pubblico.

Il libro è uno di quelli sponsorizzati da una Banca, la Banca Teramo, per l’esattezza, il cui attuale presidente è l’ex onorevole Antonio Tancredi.

[Aldo Forbice e l’ex onorevole Tancredi]

In breve, uno di quei libri che si presentano, di cui qualche copia andrà a finire nelle librerie locali, altre saranno regalate a ospiti illustri del territorio, altre ancora finiranno nelle biblioteche delle scuole e delle municipalità in attesa di essere consultate, le ultime nei remainders con il 70% di sconto.

L’atmosfera è stata di circostanza. Insomma, come siamo stati bravi, guarda qui che bèi versi, queste poesie sono meravigliose (a me non è che siano sembrate poi tutto questo gran che, anzi…), tra i poeti raccolti, oltre a una introduzione di Alda Merini (che a me non è mai piaciuta molto, a parte la sua frase che per avere carattere bisogna per forza avere un caratteraccio), anche qualche politico locale, il Bondi de noàntri, insomma.

[La presentatrice dell’incontro]

Storica la gaffe della locutrice quanto ha parlato dei “nostri spregevoli ospiti”. Voleva dire “pregevoli”, naturalmente, e non può e non deve essere crocefissa per questo, per carità, me ne guarderei bene, ma se Freud ci ha insegnato qualcosa, è che dal lapsus, dalla sbadataggine e dal motto di spirito, specie se involontario, c’è sempre un inconscio che salta fuori. e un inconscio significa in mondo intero, va beh, transeat.

Forbice è stato più volte “pizzicato” a rispondere al telefonino durante gli interventi dei convenuti e l’ho anche immortalato.

[Aldo Forbice mentre estrae il telefonino durante l’incontro]

Avrei voluto rivolgergli una domanda: “Visto che il volume si intitola ‘Silenzi opprimenti’, che ne pensa del silenzio opprimente cui il governo sta per sottoporre i blog e i siti web italiani, visto che Lei fa informazione -o, almeno, dovrebbe farla perché, peraltro, la paghiamo per questo?”

Nessuno spazio per le domande (a dire il vero non per volere di Forbice), sono le otto e si va tutti a cena.

Mi sono tolto la giacca e i pantaloni e mi sono messo tragicamente in mutande. Dopo certe esperienze la condizione umana non può essere rappresentata altrimenti.

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La morte letteraria di Elvira Sellerio

Era lei, Elvira Sellerio, in questa fotografia, che più che altro è un ritratto, quasi un quadro del Pollaiolo, donna di nerbo, di tratti nitidi e definiti, asciutta, essenziale, che riusciva ad evocare e riunire in sé la Sicilia odorosa di mandorle e sangue del “fin-de-siècle” di Giovanni Verga e quella jazzata dei romanzi di Santo Piazzese, l’unica a pubblicare portoghesi del calibro di José Maria E

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Parole da odiare: mediterraneo

(variazioni su un tema di Paolo Conte)

Una delle aggettivazioni che odio di più è "mediterraneo/a".


Intendiamoci, non riferita al mare, di cui contribuisce a creare il nome, e, pertanto, andrebbe con maiuscola.

No, proprio in funzione aggettivale. Quando si dice "musica mediterranea", "donna mediterranea", "dieta mediterranea", c’è subito di che andare in bestia.

Le donne che dicono "io sono un tipo molto mediterraneo" ti fanno strappare via gli schiaffi dalle mani subito.
Ma perché, che cos’è un "tipo mediterraneo"? Occhi neri, capelli neri, lunghi, seno di granito alla Sophia Loren ne "La Ciociara", labbra carnose, insomma, uno stereòtipo visto alla TV, perché sono mediterranee anche le normanne siciliane che sono bionde e che possono avere anche le labbra sottili.

La "musica mediterranea" è composta, nello stupido immaginario collettivo, da tarantelle, pizziche, echi orientaleggianti, ‘o sole, ‘o mare, ma è mediterranea anche la musica che viene da Trieste o da Venezia che sono, si veda il caso, affacciate sul Mar Mediterraneo.

E che dire della "letteratura mediterranea"? Un guazzabuglio che comprende Izzo, Joyce, la scuola siciliana del ‘200, Eduardo de Filippo, Mikis Theodorakis e Federico García Lorca. Che non c’entrano un cazzo.

Provate a digitare "dieta mediterranea" su Google. La prima immagine che vi appare è quella degli spaghetti conditi con il basilico, l’olio extra vergine di oliva e… il pomodoro.

Il pomodoro nella dieta mediterranea? Ma il pomodoro è entrato in Europa dopo il 1492! Viene dall’America. Sarà per quello che i pomodori mi stanno vagamente sui coglioni?

Non ci posso fare nulla. Non posso proprio sentirmi "mediterraneo".
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Edoardo Sanguineti, morto di malasanita’

Ora, ditemi voi se quest’omino qui, che si è sempre occupato di poesia, che parlava di linguaggio e open source, un signore di ottant’anni amabile, dalla faccia assolutamente non offensiva, che scriveva cose come " La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina", ecco, ditemi voi se un omino così deve morire in un pronto soccorso per le conseguenze di un aneorisma, senza minimamente venire soccorso per più di due ore, perché non è un codice giallo.

Sono i poeti e gli intellettuali a morire di malasanità, a fare la fila a un pronto soccorso di un servizio sanitario pubblico. Sono loro e i poveracci. Perché far morire un poeta significa condannarlo all’oblio, e di Edoardo Sanguineti, il giorno dopo, non si ricorda quasi più nessuno.
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1 marzo: Wikisource ricorda Manzoni, Redi, Campana e… Berlusconi!

Credo di aver già scritto, in passato, un post su un argomento simile, ma l’occasione è ghiottissima, quindi, ateroscleroticamente, mi ripeto.

Wikisource rivendica di essere una biblioteca aperta, calda, accogliente, premurosa, che sa adattarsi ad ogni occasione, che si fa visitare spesso e volentieri, in cui tutti possono infilare ciò che vogliono. Gratuitamente.

Trattandosi di una biblioteca on line, sia pure con un numero assai scarso di testi, ci aspettiamo anniversari di nascita e di morte, di pubblicazione di opere capitali e fondamentali nella letteratura, nelle arti, nella scienza.

Oggi, 1 marzo, San Coso, è l’anniversario della morte di Francesco Redi e di Dino Campana. Ma bene. Nel 1819 il Manzoni scriveva un sonetto con relative postille dedicandolo a Carlo Porta, e va beh, Manzoni ha scritto cose obiettivamente più importanti, ma apprezziamo lo sforzo.

E poi cosa scrivono? Che il 1 marzo del 2006 Berlusconi ha parlato al Congresso degli USA.

Cosa c’entra? E’ un evento culturale? No. E allora, di grazia, perché mai ricordarlo in una biblioteca in cui la gente va a cercare testi?

E che dire del fatto che il 1 marzo 1938 moriva quell’anima nobile di Gabriele D’Annunzio? Sarà più importante D’Annunzio di Berlusconi…? No, non ce lo mettono. Eppure ai basterebbe andare a curiosare quello che pubblicano i cugini di Wikipedia:

La cultura è in mano a iniziative che ritengono che Berlusconi sia cultura. A parte Bondi sono Wikisource mi sembra la sola.

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Alessandro Baricco, Robin Hood della TV -per tacer del teatro-


Alessandro Baricco è uno scrittore da annoverarsi nella categoria che mia moglie definisce degli "ingiustamente sopravvalutati".


Dotato di scarse capacità inventive e narrative, scrve romanzi intorno al niente e, proprio per questo, il pubblico lo osanna, quando non si autoosanna da solo.

Logica vuole che uno come lui faccia assurgere la sua figura a quella di "vate", che profetizza ora su questo, ora su quest’altro argomento, con la solita mancanza di argomenti, ma per il puro gusto (incomprensibile alle persone di buon senso) di esserci.

Ultima in ordine di tempo la sua sparata per cui non si può pensare che la cultura sia finanziata interamente con i fondi statali (ma Baricco non ha ancora capito che se la cultura non appartiene allo stato, inteso in senso di collettività, non può appartenere a nessuno, perché Internet stessa ci insegna che là dove ci si illude di concentrare la cultura sotto un’unica denominazione, si ha il controllo totale delle informazioni), per cui, la soluzione di Baricco non può essere che quella di togliere al teatro e dare alla TV. Come dire, togliamo ai poveri e diamo ai ricchi.

In puro stile berlusconisca, Baricco pensa che il teatro non serve a nulla, meglio quei soldi darli alla TV pubblica che li userà sapientemente per ammannire tette e culi a volontà tra veline e pacchi, la prosa, la lirica, la rivista vadano pure in pensione.

Meglio Bonolis che la Mandragora, dunque, meglio la Hunzicker di Mirandolina, meglio Greggio e Iachetti di Garinei e Giovannini.

L’intelligenza dell’Italietta filo fascistoide non riesce a produrre nulla di meglio, evidentemente.

A parte la profezia apocalittica di Baricco, secondo cui, con la crisi economica prenderà fuoco tutto più facilmente. Speriamo anche i suoi libri.

(screenshot da repubblica.it)
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Niente cultura, siamo Tatangelo

Anna Tatangelo è la nuova proiezione dell’immaginario collettivo degli italiani.

Tanto per non farsi mancare nulla ha posato senza veli, così almeno il collettivo sarà già un po’ meno immaginario, guai a far mancare al popolo la sacrosanta dose media giornaliera di tette e culi.

Poi, riferendosi alla sua prossima apparizione televisiva, ha detto che sarà "Solo musica, niente cultura!"

La cultura dev’essere una cosa noiosa per la Tatangelo, tanto da aver dichiarato in una recente intervista di aver letto "Ragione e passione contro l’indifferenza" di Vittorio Sgarbi e "Oceano mare" di Alessandro Baricco.
A questo punto le manca solo la bibliografia di Susanna Tamaro e l’ultimo libro di Giulio Tremonti.

Niente cultura, dunque, solo ‘o mare, ‘a pizza, ‘o Vesuvio, ‘a mamma e ‘o mandolino.

(Che uno poi dice, ma non avevi altri argomenti di cui parlare? Io sì, ma la Tatangelo no, povera stella…

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