Jeppe Kofod e la quindicenne

Questo signorino qui si chiama Jeppe Kofod.

E’ un parlamentare danese, vicepresidente della Commissione Affari Esteri del Partito dei Socialdemocratici, che ha avuto un rapporto sessuale con una quindicenne.

Aveva una carriera politica davanti, dal basso dei suoi 34 anni di età.

Lo hanno beccato e si è sputtanato per tutta la vita.

Non ha commesso un reato, perché in Danimarca fare sesso con una ragazza quindicenne non è reato se la minore è consenziente.

Ma intanto si toglie dai piedi e subito.
Ha detto «Ho tenuto una condotta moralmente inappropriata», «Sono il solo responsabile dell’accaduto». E fuori dai tre passi.

Niente più politica per lui.

Dell’Utri, Cuffaro e compagnia cantante sono lì a tenere una condotta moralmente più che appropriata e soprattutto a NON essere i responsabili dell’accaduto.

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Generale, la guerra e’ finita, il nemico e’ scappato, e’ vinto, e’ battuto…

E Veltroni sbarcò a Livorno.
Al quasi neorestaurato Teatro Goldoni, orgoglio di una città che gli ha sacrificato anni di tradizione alla Gran Guardia, Veltroni ne ha dette varie e interessanti.

Parlando di Bassolino rinviato a giudizio ha insistito nel ribadire che gli rinnovava la sua stima e che lasciava alla sua sensibilità personale e alla sua coscienza la decisione di dimettersi o meno.

Bassolino, dopo avergli dato retta, ha deciso che grazie, preferisco restare.

E’ la nenia dei Mastella e dei Cuffaro, buona anche per il maanchismo della sinistra perdente ma presuntuosetta.

Sempre a Livorno Veltroni ha annunciato la candidatura del Generale Mauro Del Vecchio.
Un curriculum invidiabile:
Bosnia-Erzegovina (1997), Balcani (1999) e Macedonia (2000).
Ha comandato l’operazione International Security Assistance Force della Nato in Afghanistan.

Lo ha detto a Livorno, nello stesso teatro in cui ha parlato Gramsci nel 1921, l’anno della scissione.

Comunque anche a Siena ne ha dette parecchie. Ecco il suo intervento, direttamente dal lettore vituale di MP3 (da: www.radioradicale.it, Licenza Creative Commons, insomma, tutto regolare, non  ci sfrantumate i cosiddetti…)

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L’ora delle decisioni irrevocabili

Cuffaro alla fine ha fatto il “gran rifiuto”.

Si è dimesso (una “decisione irrevocabile”, come l’ha definita lui, ignaro, probabilmente, di aver fatto una citazione d’antan) dalla carica di Presidente della Regione Sicilia per la condanna inflittagli in primo grado a cinque anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici dai soliti “giudici giustizialisti” (beh, certo, se no che giudici sarebbero?).

Dice che lo ha fatto per un impulso personale interiore (lo stesso che, probabilmente, lo aveva spinto ad offrire cannoli all’indomani della sentenza).

Casini e la sua UDC hanno già deciso che una persona condannata in primo grado non se la lasciano scappare: candideranno Cuffaro alla Camera o al Senato (adesso, non lo sanno, vedremo..) e stanno già pensando che sì, si può andare alle urne anche subito, altro che riscrivere le regole.

E ci andremo, come sempre in una “domenica di sole” (come diceva Gaber). E Berlusconi al governo non ci farà poi così tanto male.

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Cinque anni a Cuffaro (e ci sta largo!)

Salvatore Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, che qui vediamo ritratto in una posa di rara intimità elettoral-familiare, è stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio.Aveva sempre affermato che in caso di conferma dei capi di imputazione si sarebbe dimesso.Siccome i capi di imputazione ipotizzavano che Cuffaro avrebbe favorito Cosa Nostra, dato che è stato condannato per un favoreggiamento a un non mafioso, ha pensato bene di non andarsene, nonostante il tribunale abbia applicato anche la pena accesoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici.

E’ stato benedetto e difeso da Pierferdinando Casini, che facendo eco all’UdeUR di Mastella, ha tuonato contro i giudici cattivi e malvagi che colpiscono i politici buoni e virtuosi con azioni cronometriche, a orologeria e con precisione giudiziaria chirurgica, dimenticando -o forse non sapendo proprio per niente- che il processo a Cuffaro è andato avanti per tre anni.

Tutti e due avrebbero potuto invocare la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva passata in giudicato. Il problema per Cuffaro è che l’interdizione perpetua dai pubblici uffici scatta dopo il processo di appello.

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