Monòpoli di Stato

Che uno si sveglia la mattina e pensa “Chissà che cos’avrà fatto il PD ieri? Beh, senz’altro avrà equilibrato la linea del partito con quella della giunta per le elezioni sulla decadenza di Berlusconi dal Senato.”

Macché. Sette parlamentari dl PD (nella fattispecie Michele Anzaldi, Marina Berlinghieri, Matteo Biffoni, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno) si sono occupati, in nome e per conto di TUTTI gli elettori cui devono rendere conto (non solo quelli che hanno votato il loro partito) e di coloro che, pagando regolarmente le tasse (al contrario di quello che ha fatto il loro alleato di governo più prezioso) contibuiscono alla loro lauta retribuzione, si sono indignati per la nuova versione del Monopoli direttamente con l’ambasciatore USA.

Non si andrà più in prigione senza passare dal via, perché la casella della prigione sarà abolita. Non lo so, magari se ti arrestano in Parco della Vittoria tiri i dadi e se ti esce un numero dispari, o se becchi una probabilità o un imprevisto, ti dànno i domiciliari o l’affidamento in prova ai servizi sociali.

E poi saranno sostituite “le tradizionali proprietà immobiliari con pacchetti azionari di grandi multinazionali” (sarà dunque pieno di pre-adolescenti che si comprano la Apple in Vicolo Stretto!). Inoltre, “si passa dall’acquisto di immobili alla speculazione in Borsa“ eh no, non si può mica, il Monte dei Paschi di Siena e l’Unipol possono comprarli solo loro.

La nuova versione del gioco, in breve, sarebbe altamente diseducativa, perché arriva “ad esaltare la turboeconomia che ha aperto la crisi finanziaria del 2008, con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene neanche puniti”. Che è esattamente quello che accade ai politici italiani da sempre. E’ quello che accade a Lusi, già guardaconti dell’ex Margherita, partito confluito nel PD da quando il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma Simonetta D’Alessandro, ne ha concesso gli arresti domiciliari presso il Santuario della Madonna dei Bisognosi vicino Carsoli in provincia de L’Aquila.

I sette estensori sarebbero, secondo quanto riportato da “La Stampa” di Torino, gli stessi che avrebbero scritto anche a Francesco De Gregori dopo la sua intervista rilasciata, ingravescentem aetatem, per annunciare la propria delusione da parte della sinistra. Anche qui lo hanno pregato di ripensarci. Adesso mando loro una mail. Chissà, magari scrivono anche a me.

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Rinviata la decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento

Sicché la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità o meno del "legittimo impedimento" è stata rinviata dal 14 dicembre al 10 o al 25 gennaio (non si sa ancora bene).

Non è certamente un rinvio tecnico, visto che ce lo conferma lo stesso neo presidente della Consulta De Siervo, che tende a precisare, si badi bene, "noi non siamo di parte".

Vorrei anche vedere il contrario!

De Siervo, però, sostiene che serva un clima più tranquillo per giudicare, e che, probabilmente, questa tranquillità non sarebbe garantita dalla concomitanza del voto di fiducia in Parlamento sul governo Berlusconi, prevista per la stessa data.

Ora:

a) la data del 14 dicembre per la decisione sul "legittimo impedimento" era stata prevista dalla Corte Costituzionale ben prima che venisse calendarizzata alla Camera per la discussione della mozione di fiducia, quindi in un momento in cui non c’era minimamente da dubitare sulla serenità di giudizio che avrebbe dovuto caratterizzare la decisione;

b) i poteri costituzionalmente garantiti (e il potere giudiziario è un potere costituzionalmente garantito) sono, proprio per questo, indipendenti.

Per cui, mi si spieghi perché il fatto che il potere politico debba decidere sul Presidente del Consiglio può influire sulla serenità di giudizio della Corte Costituzionale che è un potere a parte, ma soprattutto indipendente.

Il rinvio, dunque, acrà solo l’effetto di prolungare per circa un mese o qualcosa di più l’effetto del legittimo impedimento sul Presidente del Consiglio che:

a) se sarà messo in minoranza resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti fino all’insediamento di un nuovo esecutivo (dunque, continuerà a usufruire del legittimo impedimento se e fino a quando sarà ancora legge dello stato a tutti gli effetti);

b) se incasserà la fiducia avrà la possibilità di pensare alle contromosse da prendere nel caso la consulta dovesse giudicare incostituzionale il legittimo impedimento.

Il rinvio non sarà certo un regalo a Berlusconi, ma non è neanche un segnale coerente per il paese.

E’ come se un treno ritardasse la partenza solo perché deve salire un passeggero che, guarda caso, quel giorno deve arrivare con la coincidenza di un autobus di un’autolinea pubblica.

"Il clima è troppo surriscaldato, vogliamo evitare letture politicizzate della sentenza", ha proseguito De Siervo.

E io che pensavo che la giustizia facesse il proprio corso a prescindere da tutti e da tutto.

Ma questo, forse, vale solo per i comuni cittadini.
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Berlusconi dichiara dieci volte di meno: “Sono il vostro Presidente povero!”

La crisi colpisce anche lui. Il nostro beneamato Presidente del Consiglio, nell’ultima dichiarazione dei redditi, ha dichiarato dieci volte meno rispetto all’anno precedente, dev’essersi fatto fregare dai derivati anche lui, che è il neo-povero di questa Italia ottimista, fiduciosa nel futuro e disposta a guardare con occhio indulgente a tutti gli Stati stranieri che fanno circolare inutile allarmismo sull’andamento dell’economia mondiale, che sì, è un po’ in flessione, ma non c’è mica di che farne un dramma, su, su, guardatelo, dichiara dieci volte meno ma non è mica triste, quindi perché dovrebbero esserlo i precari?

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Cronache di poveri amanti

E così Casini divorzia da Berlusconi.
Fine della storia. E, come tutte le storie che finiscono, si lascia dietro uno strascico pietoso di stillicidio politico.
Berlusconi ha detto a Casini che non lo voleva più in casa, poi l’ha corteggiato di nuovo e alla fine Casini si è preso “del tempo per riflettere” (tipica scusa che prende tempo e tiene l’altro sulle spine, anche se puzza un po’ di retorica) e poi se n’è andato dicendo “io sono mio” e correndo da solo.La conferenza stampa di Casini del 15 febbraio scorso a Salerno è una storia ancor più sconfortante, e consapevole del Vostro buon stomaco, ve la ripropongo dal lettore di MP3 del sito, così vi fate un po’ del male, ma soprattutto perché è storia di cui poi i giornalisti si dimenticheranno di renderci conto sotto le elezioni.

Il Maalox ve l’offro io.

PS: La registrazione è tratta dagli archivi di Radio Radicale ed è distribuita secondo la licenza http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

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La crisi di lontano

Dalla terra d’Irlanda la crisi non sembra neanche giunta ai suoi minimi storici, se non fosse che la rete porta notizie in tempo reale anche qussu’, dove il tempo e’ singolarmente ed eccezionalmente bello, dove la gente e’ tranquilla, cortese, disponibile, ma, soprattutto, si fa i fatti suoi.

Insomma, si sa che si andra’ a votare il 13 e il 14 aprile e che Berlusconi vincera’ a mani basse. E’ bello sapere di che morte morire e quando…

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Repubblica Marinara

Dalla redazione del blog "Obluraschi" riceviamo e pubblichiamo volentieri il seguente intervento da collega Frengo detto Lu Cumpare Ammé che ha concesso a valeriodistefano.com i diritti di pubblicazione di cui volentieri ci avvaliamo non senza aver accusato qualche piccolo sintomo di pirosi gastrica:

Roma (Città del Vaticano) – Il compagno Napolitano, riverito Presidente della Repubblica ecclesiastica italiana, al termine di  estenuanti consultazioni politiche seguite alla recente crisi di governo, ha deciso di affidare l’incarico per la formazione di un nuovo esecutivo.
Come previsto dai massmedia di mezza Europa, è stato nominato premier ju quatrano de L’Aquila Franco Marini.
L’ex Presidente del Senato, uscendo dal palazzo del Quirinale, si è amabilmente intrattenuto con cronisti e corazzieri che lo attendevano in strada: subito ha voluto precisare che è si di origine abruzzese, ma nativo di San Pio delle Camere e non di L’Aquila.
Incalzato con domande intelligenti e particolarmente brillanti, Marini si è lasciato sfuggire qualche indiscrezione circa la composizione del nuovo governo. Il commissario Basettoni agli interni; Checco Zalone alla cultura; Mita Medici alla sanità; Macchianera alla giustizia.
Sugli altri ministeri Marini non ha voluto anticipare nulla, ma ha assicurato che verranno affidati sulla base di precise competenze e con la garanzia di affidabilità "soddisfatti o rimborsati".
Alla notizia della nomina di Marini, la Borsa di Najrobi ha subito fibrillato, tanto che si è reso necessario l’intervento del 118.
Rialzi fuori del comune si sono registrati anche alle Borse di Nicosia, Montevideo e Ulan-Bator.

(obluralski.altervista.org)

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Topolin, Topolin, viva Topolin



Pare che Napolitano stia per dare l’incarico di formare il nuovo governo (istituzionale o no che sia) a Giuliano Amato.Lo incarica ufficialmente, lo manda davanti al Parlamento, poi se prende la fiducia bene, se no guiderà il Paese fino alle elezioni più anticipate della nostra storia.

Mettono “Topolino” a capo del Governo. Il Ministro della giustizia sarà Basettoni, quello dei rapporti col parlamento Macchia Nera e Pippo avrà il Ministero degli Esteri.

E’ sempre meglio la Banda Disney di Mastella.

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Dead Man Walking

Questo signore tra poche ore sarà cacciato in malo modo dal Senato della Repubblica.

E sono tutti al suo capezzale per suggerirgli di quale morte dovrà morire, se suicidarsi prima ancora di arrivare a Palazzo Madama, o se affrontare i suoi nemici guardandoli in faccia, senza neanche farsi bendare gli occhi, come se nessuno sapesse che tanto Fisichella gli vota contro.

Che poi uno dice, vado al Senato per vedere e conoscere per nome uno per uno chi è che fa cadere il Governo. Ma lo sappiamo già chi è che ha fatto cadere l’esecutivo, non c’è bisogno di una lista di nomi, ne basta uno solo, quello di Mastella.

Così ci si avvia a una strage annunciata, ma con l’idea buonista e anche un po’ becera di aver fatto il proprio dovere fino in fondo, quando il proprio dovere era ed è quello di evitare le elezioni anticipate invocate a gran voce dal centro-destra.

Se avesse avuto la compiacenza di dimettersi subito, Prodi avrebbe allargato la possibilità di un reincarico per un Governo a scadenza che si occupi delle riforme.

Invece no, con questo offrire il petto al fuoco del nemico, Prodi va dritto dritto verso le elezioni anticipate, giusto per fare l’ennesimo favore a Berlusconi, visto che quello della mancato varo della legge sul conflitto di interesse glielo ha già fatto due volte in due governi.

O forse pensa ancora che ci sia qualcuno del centro-destra disposto a darsi malato perché, si sa, se Prodi cade al Senato (e cade!) addio legislatura, ma soprattutto addio pensione, visto che mancano ancora una decina di mesi al tanto agognato vitalizio per i deputati e i senatori al primo incarico.

Non c’è che dire, questo governo  non ha avuto neanche la compiacenza di invocare per sé l’ultimo atto di umana pietà.

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