Il discorso di Matteo Renzi al Senato. Ulteriori considerazioni.

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Un paio di giorni fa ho pubblicato alcuni estratti tratti dal discorso di Matteo Renzi al Senato della Repubblica. Nessun commento, solo delle citazioni virgolettate che, secondo le mie intenzioni, avrebbero dovuto parlare da sole. Non ritengo però sufficiente questo semplice atto per commentare compiutamente quello che è stato considerato da più parti come un discorso impeccabile. Ad puro titolo di esempio della trasversalità dei plausi espressi dal mondo politico e/o giornalistico, riporto la posizione di Ignazio La Russa (che non è esattamente uno dei più vicini a Renzi politicamente):

Magistratura vo’ cercando

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toghe-giustizia

E son di nuovo tutti ancora lì a dirci che non dobbiamo perdere la fiducia nella magistratura, che la magistratura non va delegittimata, che è al servizio del paese e che, in $oldoni, ha sempre ragione anche quando sbaglia.

L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della sentenza della Corte di Strasburgo che sanziona l’Italia perché Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Un danno morale per 10.000 euro (briciole, rispetto al danno morale effettivamente patito) e lo spunto per una revisione del processo.

Già, ma com’è che i magistrati di primo grado, di appello e di Cassazione non se ne sono accorti? Non basterebbe questo per creare quanto meno un clima di legittimo sospetto tra l’opinione pubblica e chi aveva il compito di verificare tutte le condizioni di condannabilità di un uomo?? Perché, minchia, c’è una bella differenza tra una condanna e una sentenza che afferma che qualla condanna non doveva essere comminata. E se questa differenza non la vedono i magistrati chi dovrebbe vederla, il pizzicagnolo all’angolo? E’ a loro che ci affidiamo per far andare avanti la giustizia, non vogliamo dire che possano esserci anche delle sentenze diverse e perfino contrapposte, vogliamo solo dire che questo squilibrio non può essere degno di uno stato democratico e di diritto.

Facciamo un salto indietro. Ai tempi di Mani Pulite la magistratura aveva addosso il sacro crisma dell’unzione da parte dell’opinione pubblica con tanto di invito a non fermarsi. E finché a cadere nel pentolone erano i Craxi e i Forlani tutti erano contenti: era uno shakerare in continuazione la classe politica italiana, finché qualche pera marcia non cadeva giù dall’albero.
E la gente voleva che questi magistrati non si fermassero, a tal punto che quando anziché il pezzo grosso, cadeva nel pentolone il pesce piccolo, il pesce piccolo si meravigliava. Del resto lui non faceva politica, ma magari aveva una fabrichètta e dava i dané, sì, insomma, la bustarèla, la stècca, all’assessore del comune di Legnate sul Groppone per beccarsi l’appalto e vedersi assegnati i lavori di ritinteggiatura dei cancelli degli edifici pubblici. E allora cosa vogliono da noi, che non stiam minga a scaldar le sédie, té, ciapa là, l’è propi ‘nsci che va la vita, e alle elezioni successive il voto era per Berlusconi.

Ecco, io son convinto che non è che la gente che ha votato Berlusconi abbia visto in lui una persona capace e politicamente formata, anzi, penso proprio che a quella gente lì della preparazione politica di Berlusconi non gliene potesse fregare una mazza: chi ha votato Berlusconi ha votato un simbolo, quello dell’imprenditore che ha tante ma tante svànziche e che è riuscito a non farsi mai beccare. Alla gente non piaceva Berlusconi, piaceva l’impunità che lui rappresentava.
Riusciva a metterseli tutti nel sacco, lui, e quando non ci riusciva tutto era colpa dei magistrati comunisti, colpevoli di far politica a colpi di sentenze.

Poi un bel dì l’han condannato pure lui e allora, anziché acquistare fiducia nella magistratura la gente ne ha persa ancora di più. Fino ad arrivare al folle che ha sparato al suo giudice.

Senza arrivare ad aberrazioni del genere, basterebbe essere consapevoli del fatto che la magistratura e le sentenze che emette possono essere oggetto di critica come qualunque altro potere o espressione del pensiero e di esercizio della legge al mondo. A qualcuno andrebbe via la voglia di ammazzare, ad altri quella di sentirsi protetti qualunque cosa dicano o facciano.

Stefania Craxi condanna il vilipendio sul cadavere di Benito Mussolini Buonanima

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Stefania Craxi è, notoriamente, persona equilibrata, coerente, poco incline alla polemica, per nulla arrabbiata con il prossimo, tanto che se le si ricorda che il padre, Bettino Craxi, è stato condannato a:    * 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai il 12 novembre 1996;
* 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese il 20 aprile 1999

e che non ha mai scontato queste condanne, preferndo autoesiliarsi ad Hammamet, fa spallucce e lascia che il dibattito prosegua, senza intervenire minimamente e senza mostrare sbalzi di umore, preferendo ritenere, come è giusto ritenere, che esiste la possibilità per tutti di non condividere determinate posizioni e, dunque, manifestare dissenso (si può dire “dissenso”?)

Quando non è occupata ad ascoltare rispettosamente anche le opinioni a lei avverse, in occasione dell’anniversario della sua morte (28 aprile 1945), verga queste frasi in memoria del caro zio Benito, ricordando che la Cara Salma è stata sputazzata, vituperata, presa a calci, vilipesa e persino appesa per i piedi a Piazzale Loreto cosa che proprio non si fa, eh, no, non sta bene, se si pensa che dittatori ben più sanguinari come Sua Eminenza il Cardinal Francisco Franco o Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Augusto Pinochet sono stati sepolti con la benedizione della Chiesa Cattolica.

Ascoltiamo, dunque, con lo stesso democratico afflato, il contributo di Stefania Craxi alla pacificazione del Paese:

“Trascorso il 65esimo anniversario della Liberazione, non vi è stato nessuno, nel panorama politico e istituzionale della nazione, ad aver avuto il coraggio politico e l’onestà intellettuale di compiere un gesto simbolico e importante volto a restituire agli italiani la verità della loro storia: recarsi a piazzale Loreto per un atto di cancellazione dell’atroce oltraggio inflitto al cadavere di Benito Mussolini”

“Potrebbe apparire una provocazione eppure piazzale Loreto era e resta, con tutti i suoi significati, il simbolo incancellabile di un’epoca e del suo sanguinoso epilogo, teatro non di una, ma di due tragedie dolorose e terribili. L’eccidio di quindici martiri antifascisti, fucilati contro una staccionata di legno, una mattina d’agosto del 1944 da militi della repubblica sociale; le barbarie inflitte dalla folla nell’aprile del 1945 ai cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci, dei fucilati di Dongo e l’esecuzione infine di Achille Starace, ex segretario del Pnf, fucilato sul posto, dopo un processo sommario, dai partigiani antifascisti, sotto il macabro scenario dei cadaveri appesi per i piedi alla tettoia di un distributore di benzina”.

L’assoluzione postuma di Craxi da parte del Presidente della Repubblica

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«L’on. Craxi, dimessosi da segretario del PSI, fu investito da molteplici contestazioni di reato. Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona».

(Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, Messaggio alla famiglia Craxi, 18 gennaio 2010)

Craxi nel Pantheon del Partito Democratico

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"Penso che Bettino Craxi faccia parte anche lui del Pàntheon del Partito Democratico, come De Martino, Lombardi, Pertini o Nenni."

(Piero Fassino, Repubblica TV, 10 aprile 2007)

Arrestato di nuovo il mariulo di Tangentopoli Mario Chiesa

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Mario Chiesa sa di Milano da bere, di foto in bianco e nero, di tintinnare di manette, di 17 febbraio 1992 quando ci illudemmo che la Prima Repubblica sarebbe effettivamente venuta giù a colpi di avvisi di garanzia.

Non fu così, vennero giù solo i fantocci di quella benedetta realtà granitica e pentapartitica.

Craxi andò giù a colpi di monetine, Forlani sbavava davanti ai Giudici di Milano, Andreotti non lo buttavi giù nemmeno con le cannonate.

Oggi il mariuolo Mario Chiesa è stato di nuovo arrestato e col cavolo che verrà giù Berlusconi. Ma non perché non sia vero che ormai il delinquere in politica sia prassi consolidata, ma perché si arrestano i pupi e mai i pupari.

Il tempio crolla addosso ai Filistei. Sansone è rimasto vivo e vegeto.