John Denver – Rhymes and Reasons – Le piu’ belle canzoni della nostra vita

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E sì, adesso facciamoci veramente del male e pensiamo un po’ anche a John Denver che, guarda caso, morì anche lui, nello stesso anno in cui se ne andò la povera Nicolette Larson, ma Henry John Deutschendorf Jr. se ne andò per un banale incidente aereo, "Leaving on a jet plane", come una delle sue canzoni più famose ma non per questo meglio riuscite.

Ebbi un "trip" per la musica di John Denver quando mi comprai lo storico LP della RCA "Greatest Hits" (quello la cui copertina riporto a perenne e imperitura memoria).

Per me, seguace di Neil Young, di Crosby, Stills, Nash e Young (appunto), di Linda Ronstadt, della buonanima di Nicolette Larson, di Emmylou Harris (che è ancora viva, meno male…)  e di Joni Mitchell, quella di John Denver era una musica leggera, oserei dire "disimpegnata", come la sia amanava definire allora (pareva che l’"impegno" fosse il timbro musicale, il "must" imprescindibile, il marchio a fuoco dei un artista o di un genere).

Poi uscì una pubblicità, non mi ricordo più se di una automobile o di che cosa, che conteneva, come commento musicale, questa "Rhymes and Reasons" che nessuno conosceva ma che piaceva a tutti.
Tanto che quando se ne parlava, con gli amici o con i compagni di scuola (ma chi se lo ricorda se ero già iscritto all’Università o no…) facevo lo sborone e il saputello perché non solo io quel brano lo conoscevo, di più, ce l’avevo! ("Me lo registri???" "Me la fai una cassetta????" No, e perché avrei dovuto???


Brano che, ad ascoltarlo oggi, appare un po’ stucchevolmente spiritualistico ma conserva inalterata la sua fattura e una certa freschezza interpretativa.

Ed è una nostalgia senza tempo, attraverso le strade del country che mi riportano "a casa" ("Take me home, country road!"), pensando a John Denver che non c’è più nemmeno lui, che razza di fine del cazzo, Thanks God I’m a Country Boy ora però basta morti…

Nicolette Larson – Lotta Love – Le piu’ belle canzoni della nostra vita

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Sono quelle notizie che quando ne vieni a conoscenza ci resti cacino (livorn.: per “male”, “estrerrefatto”, “di merda”) tutta la sera, anche se sono accadute, ormai, una dozzina di anni fa e più.

Solo che tu non le sai, non le hai mai sapute.

Ecco, Nicolette Larson è morta nel 1997. Io l’ho letto mezz’ora fa e sono ancora qui che verso lacrime come uno scemo.

Perché per me Nicolette Larson era ed è sacra.

Lo devo confessare, ho avuto anch’io, come accade a molti, un periodo molto country. Non so perché ma è un genere di musica che mi ha sempre dato leggerezza, allegria, e che ha caratterizzato la mia adolescenza.

Penso che sia perché è una musica popolare, e la musica popolare l’ho sempre frequentata molto. Parallelamente ascoltavo folk anglo-scoto-irlandese ed ero veramente felice, di quella felicità tipica di quando si hanno quattordici anni, un disco di Neil Young sotto il braccio, una città per cantare (per me quella città era Livorno), e un sacco di stronzate per la testa.

Il disco era “Comes a Time”, e in quella incisione c’era Nicolette Larson che accompagnava Neil Young (affettuosamente ribattezzato in classe mia “Nello ‘r Giovane”) nei controcanti ma rendeva quel disco una cosa viva, tangibile, erotica, erogena e femminile, che per un quattordicenne non era poco.

Nicolette Larson, per me, era il più bel tronco di potta che avessi mai visto, capelli lunghissimi, sguardo bambino, voce capace di fare i ricami su “Four Strong Winds” in modo tale da metterti i brividi, così come di cantare “Motorcycle Mama” con una voce roca e decisa.

Prese una canzone di Neil, “Lotta Love”, che in quel disco sembrava poco più di una lagna tirata per le lunghe su due o tre accordi e ne fece un successo planetario. Fu una interpretazione da sogno, perché lei era da sogno, e se n’è andata a 45 anni, 45 come i giri di una canzone, per un edema cerebrale, e nessuno ce la ridarà più, così come l’adolescenza passata ad ascoltarla.

Era troppo bella per invecchiare, ma sono stronzate, cazzate (a proposito, si può dire “invecchiare”?), minchiate che si dicono perché non si sa cos’altro dire e allora si deve riempire il vuoto di nulla, come se il nulla valesse più del vuoto. Come fanno quelli che imbrattano i suoi video su YouTube scrivendo “Resterai sempre nei nostri cuori”. Cazzo me ne faccio io dei cuori della gente?

Speravo tanto fosse una donna ingrassata della Carolina. O della California. O di chissà dove.

Adesso resta questo:



e non è una consolazione.