Atto dovuto

Sono stato per lungo tempo indeciso se parlare di questi argomenti. Oggi penso che ne sia giunto il momento adeguato.

a) A seguito della mia malattia, la mia dirigente scolastica ha ritenuto opportuno disporre nei miei confronti una visita collegiale. La motivazione, un po’ generica, invero, è che sono assente dal lavoro ininterrottamente dal 10 dicembre 2012. Da notare, inoltre, che la visita collegiale è stata disposta MENTRE la mia malattia era in essere. Quindi non potevano esserci dubbi che io fossi malato (circostanza, questa, attestata anche dal certificato del mio medico curante). Beh, certo che sono assente ininterrottamente dal 10 dicembre. Sono stato ricoverato fino al 19 giugno 2013, quindi per un periodo superiore ai sei mesi. Attualmente sono in convalescenza e sto usufruendo del secondo ciclo di fisioterapia. Ho alcune difficoltà di deambulazione. E il mio medico curante non ritiene opportuno che io ricominci a lavorare. Io, per la verità, la penso diversamente e vorrei rientrare subito. Opinioni.

Fatto sta che questa cosa della visita collegiale non mi è andata giù. COSA ne ha determinato VERAMENTE la richiesta, a parte il fatto che sono stato assente? Avrei potuto interrompere la continuità della malattia prendendomi le ferie durante il mese di agosto, oltretutto avrei risparmiato un mese sulle trattenute di legge, ma in agosto non ero in ferie, ero malato e non mi va di sottostare a questi giochini da sindacalista d’assalto.

Ne ho parlato con colleghi e personale di segreteria. TUTTI (o quasi, a dire il vero) mi hanno detto che si è trattato di un ATTO DOVUTO. Ecco, “atto dobuto” è la formula burocratica che tappa la bocca a tutti.

“Atto dovuto” è un atto obbligatorio per legge. E mandare una visita collegiale no, non è un atto obbligatorio per legge, ma una FACOLTA’ del docente e del dirigente scolastico. Può disporla come non disporla. E nel mio caso ha deciso fosse opportuno disporla, dov’è l'”atto dovuto”? Non è mica il pubblico ministero che se indaga qualcuno glielo deve comunicare mediante un avviso di garanzia o mediante un avviso di conclusione delle indagini preliminari se no commette a sua volta un illecito.

Qui si scambia la nozione di “Atto dovuto” (=obbligatorio) con “atto doveroso” (=opportuno, utile).

Già, ma opportuno per chi? Per il dirigente e per la scuola, indubbiamente. Altrimenti non avrebbe alcun senso disporla. Si passa la palla a un organo superiore, ma pur sempre di parte (il giudizio della commissione medica è appellabile davanti al TAR, visto che è e rimane un giudizio di parte, quello della pubblica amministrazione). “Atto dovuto”? No davvero.
b) L’amico Pasquale Bruno Avolio mi segnala questo scritto di un docente di matematica di scuola superiore alla redazione di “Orizzonte scuola”:

Carissimi, sono un insegnate di matematica di un piccolo liceo di periferia alla soglia dei 55 anni e dopo 27 anni d’insegnamento devo ammettere, prima a me stesso, che non credo più all’art 33 della Costituzione. Perchè? Ho ricevuto l’altra settimana una lettera di censura da parte del mio dirigente scolastico.

Nella lettera di censura il Dirigente esprime preoccupazione perchè più della metà degli studenti viene valutato negativamente e vengo invitato a produrre in nota riservata relazione e chiarimento. Si renderà pertanto necessario richiedere un ispettore tecnico proprio della classe di concorso A049, al al fine di ripristinare un clima scolastico piu’ costruttivo così come richiesto da numerosi genitori ed alunni.

Dopo aver ricevuto questa sanzione disciplinare rimango per qualche giorno sconcertato, eppure a scuola ci metto l’anima: mi prendo tre giorni di malattia per riprendermi. Consulto il mio sindacalista, il quale la prima cosa che mi dice, il tuo dirigente è proprio uno str….o , che facciamo apriamo un contenzioso legale? Penso tra me e me, per fare cosa? Per far applicare la Costituzione? No, non ci credo più all’art 33.Stamani torno a scuola e vado al protocollo, presento il certificato medico, e metto al protocollo la seguente lettera.

“Oggetto: rinuncia agli incarichi aggiuntivi.

Il sottoscritto xxxxxxxxx
per motivi personali
rinuncia, con effetto immediato, ai seguenti incarichi aggiuntivi:
-collaboratore di classe 5 A
-responsabile di laboratorio di fisica
-referente Olimpiadi della matematica
-accompagnatore gita scolastica della 5A a Praga
-referente ECDL
-ore eccedenti colleghi assenti
-responsabile plico telematico maturità

Distinti saluti.”

Alla prima ora, sono in seconda, i ragazzi mi vedono un po’ contrariato, dovevo interrogare, non ho proprio la serenità di giudizio, penso e ripenso alla lettera del dirigente e come da un momento all’altro possa spuntare un ispettore da dietro la porta. Mi domando: forse non sono piu’ l’insegnante di una volta…. Spieghiamo: sistemi lineari, il metodo di Kramer, matrici e determinanti.

Alla seconda ora, bussa alla porta il collaboratore scolastico: “il dirigente la convoca in presidenza” Dico io: e la classe chi la guarda? Risponde il collaboratore: ci penso io

Vado in Presidenza. Il dirigente mi fa la seguente domanda: “professore perchè ‘ ha presentato queste rinunce? Io rimango un po’ perplesso e poi prendendomi una pausa dico: “e Voi Preside perchè mi avete fatto quella lettera di censura?” . Dice il preside: “Ma quella lettera è un atto dovuto.” Rispondo io: Anche la mia lettera di rinuncia è un atto dovuto.” Saluto e ritorno in classe.

La classe è un po’ scalmanata, mi ricordo che sta per suonare e devo ancora aggiornare il registro elettronico che è vincolato all’orario…. sbaglio a cliccare e metto verifica orale e clicco impulsivamente ok ok. O no adesso non posso fare piu’ niente devo solo interrogare che faccio?

Il menu’ a tendina inesorabilmente, non se ne va…….. Allora che faccio ?

Sette politico e vai………
Anche qui si parla di “atto dovuto”. Per come sono state riferite le cose, la lettera di censura è una sanzione disciplinare. Che viene o dovrebbe venire irrogata, come tutte le sanzioni, a seguito di un adeguato contraddittorio. Il dirigente contesta un addebito al docente, che propone le sue controdeduzioni e adduce tutto l’adducibile a sua difesa. Dopodiché, il dirigente commina la sanzione che può essere appellata agli organi superiori. E’ così che funziona. E spero che abbia funzionato così anche nel caso del docente di matematica che scrive. Se no ci sarebbe assoluta libertà di lettera di censura da parte di chiunque. Non si commina una pena senza prima aver sentito la persona cui si addebitano delle inadempienze.

Curioso il fatto che il docente riferisca di aver ricevuto l’invito a produrre, in nota riservata, elementi difdensivi e opportune relazioni DOPO che la censura è stata emessa. Quindi i casi qui sono due, o la lettera del dirigente era una lettera di richiamo e non di censura, oppure, se era di censura, è un atto nullo, dovutamente nullo, perché non si può applicare una sanzione e POI chiedere le motivazioni.

Carinissimo anche “il dirigente la convoca in presidenza”. Uno sta svolgendo un pubblico servizio, viene interrotto da un collaboratore scolastico che gli dice che c’è il suo superiore che deve parlargli. Allora, visto che il docente ha la responsabilità della classe, il dirigente faccia il favore di convocarlo PER SCRITTO e di sollevarlo, contestualmente, dall’obbligo di vigilanza, se vuole parlarci. Se no gli parli fuori dall’orario di servizio.

Il sopruso, nella scuola, è un “atto dovuto”.

33 Views

M5S: 5 giorni di sospensione per i deputati saliti sul tetto di Montecitorio

da: www.ilfattoquotidiano.it

Alla fine se la sono cavata con cinque giorni di sospensione.

Chissà se ci sarà l’obbligo di frequenza per i parlamentari del Movimento 5 Stelle che si sono resi responsabili di aver dormito una notte sul tetto di Montecitorio e di aver affisso uno striscione che riportava la scritta “La Costituzione è di tutti”.

Sono cose gravi, anzi, come diceva la Preside, di “eccezionale gravità”. In effetti non si può che darle ragione. Dire che la Costituzione è di tutti è una affermazione inconcepibile e dormire è una attività altamente eversiva.

Cinque giorni, dunque, e nemmeno con la possibilità di convertire, a scelta dell’alunno, la sospensione dalle lezioni in una attività di utilità sociale per l’aula.

La grave azione influirà pesantemente sul voto di condotta finale. Gli alunni dovranno impegnarsi di più e per ottenere la sospirata promozione dovranno scrivere cento volte sulla lavagna la frase “La Costituzione non è più di nessuno“.

37 Views

Perché sono favorevole all’amnistia

Premetto che da un provvedimento di amnistia io avrei tutto da perdere e nulla da guadagnare, avendo presentato alcune querele alla magistratura come parte lesa, e rischiando, quindi, di non poter avere soddisfazione in sede penale.

Tuttavia, ecco perché sono favorevole all’amnistia che non ci sarà:

* non sarà e non potrà essere un’amnistia ad personam. Potrebbe essere, al contrario, un provvedimento contra personam, visto che se ne può escludere l’applicabilità per reati particolarmente odiosi o che destino allarme sociale.
Berlusconi potrebbe, dunque, non goderne. E se dovesse goderne sarebbe solo un rinviare di poco il momento di scontare la pena, visto che i tempi per una sentenza definitiva di altri due processi si stanno abbreviando (Caso Unipol e Caso Ruby) al punto che potrebbero inficiare alcuni dei benefici di cui Berlusconi dovesse godere o aver goduto.
Del resto, Berlusconi ha già goduto dell’applicazione dell’amnistia, la prima volta con l’accusa di falsa testimonianza, l’altra con quella di falso in bilancio per l’acquisto dei terreni di Macherio.
Quindi questi parlamentari che si scandalizzano farebbero bene a guardarsi un po’ alle spalle e ad informarsi.

* la situazione carceraria italiana è esplosiva. Bisogna fare qualcosa e farlo subito. Non ci sono né tempo né soldi per aspettare di costruire nuove carceri o di adeguare quelle esistenti alle esigenze contingenti, non ce la faremmo mai e i detenuti continuerebbero a suicidarsi;

* la situazione terribile dei detenuti in regime di carcerazione preventiva (cioè in attesa di processo), costretti a condividere la già penosa vita dei condannati definitivi, e l’uso disinvolto che ne fanno i magistrati, rende necessaria una revisione del codice di procedura penale. Che è uno strumento abbastanza buono, ma sul tema specifico fa acqua da tutte le parti;

* dunque, se si dovessero cambiare le regole del gioco (ovverosia le leggi che lo regolano) non si potrebbe fare a meno di annullare il gioco in corso, se non altro per rispetto di quanti hanno “giocato” con regole più sfavorevoli;

* l’amnistia conviene soprattutto per lo Stato, che è il primo a dover rispondere a se stesso per non essere stato capace di garantire che l’esecuzione della pena abbia avuto le finalità di recupero e di reinserimento previste dalla Costituzione.

Ecco.

27 Views

Le Istituzioni hanno paura di internet

La rete, questa sconosciuta. Questo mezzo di comunicazione che produce paura, come tutto quello che non si può fermare, come tutto quello che vorremmo non ci fosse, come tutto quello che permette alla gente di sfuggire ai controlli tradizionalmente intesi. E se la rete è sconosciuta, la rete diventa, automaticamente (e non potenzialmente) dannosa.
Non esiste ancora, soprattutto ai più alti vertici dello Stato e, più in generale, nella visione del legislatore, l’immagine della rete come società, per cui le leggi che valgono nella società sono trasferibili perfettamente anche nella rete, no, la rete è diventata, nell’immaginario politico prima ancora che in quello dell’opinione pubblica, luogo privilegiato di interesse per i comportamenti del singolo. Tutto ciò che è fatto in rete assume una valenza amplificata, come se fosse più grave di ciò che succede nella vita quotidiana.

Una precisazione: io non ce l’ho affatto con la presidente della Camera Boldrini, come la frequenza di post su di lei potrebbe far credere. Molto semplicemente non condiviso una virgola di quel che dice, fa, pensa. Lei ha tanti mezzi per diffondere il suo pensiero, io ho solo il mio blog. Abbiate pazienza.

Laura Boldrini, dunque, ha scritto sulla sua pagina Facebook queste osservazioni che riporto, integralmente, evidenziandole in grassetto.

La violenza contro le donne continua a mietere vittime. In questi giorni altri due casi di femminicidio: Cristina Biagi uccisa il 28 luglio, Erika Ciurlia il giorno dopo. Una violenza che non ha confine e che passa anche attraverso la rete, non solo in Italia.

La violenza a cui si riferisce la Boldrini, probabilmente, è da cercare in alcuni interventi pubblicati prima dei delitti dai presunti assassini su Facebook. Interventi che facevano chiaramente presagire quello che sarebbe avvenuto di lì a poco e che nessuno è stato in grado di scongiurare (ci sarà ben stato qualcuno che avrà visto quei post tre ore prima dell’omicidio, no? Macché, tutti zitti, tutti facebookianamente omertosi). Ma il punto non è la rete, evidentemente, quanto, piuttosto, tutte le modalità di comunicazione possibili tra un assassino e la sua vittima designata. Quante telefonate, quanti SMS avrà ricevuto la donna prima di morire? Ma, ecco, del telefonino non parla più nessuno, quello non fa paura. Eppure è lo strumento preferito dagli stalker. Una volta si usavano le lettere anonime di minaccia. Si usano ancora, non so quante ne riceveranno i deputati della Camera, ma se ne parla pochissimo. Facebook, dunque, come quintessenza del pericolo in internet, ma non solo.

In Inghilterra, ben 60mila persone hanno firmato una petizione on line perché su Twitter venga inserito un ‘tasto’ per segnalare abusi …e violenze verbali. Dopo la mobilitazione di massa, il social network si è impegnato a provvedere. A portare avanti questa battaglia è stata Caroline Criado- Perez, una nota attivista per i diritti delle donne, vittima di pesantissime minacce sul suo profilo.

La rete fa quello che l’Italia non riesce nemmeno a recepire. Sono bastate 60.000 persone perché Twitter facesse suo uno slancio di indignazione fortissimo, e tutto questo in pochissimi giorni.
In Italia “Il fatto quotidiano” sta portando avanti una raccolta di firme contro lo sfregio della Costituzione perpetrato da parte dei partiti di Governo. Le firme raccolte ad oggi sono 160.000. Eppure non c’è stata nessuna risposta a livello istituzionale. Che cosa avrebbe da dire la presidente Boldrini su questo?


Per quale motivo non viene inserito un “tasto” legislativo che permetta di mantenere inalterato il senso della nostra carta?
Sono 160.000 persone, dicevo, e il loro numero è destinato ad aumentare. Eppure è come se non ci fossero. La rete, attraverso la quale hanno manifestato la loro adesione, è “virtuale”. E’ come se non esistessero. E il problema è Twitter??

Anche nel nostro Paese, molti, specialmente donne, subiscono minacce on line e alcuni giovani sono arrivati a togliersi la vita a causa del dileggio in rete.
La mobilitazione collettiva, in Inghilterra, ha aiutato ad ottenere risultati per aumentare la tutela sul web. In Italia questo tema viene percepito, da alcuni, come un tentativo di censura.
Cosa ne pensate dell’esperienza inglese?

Sarebbe stato confortante avere i dati che riguardano le persecuzioni di reati come l’istigazione al suicidio (che mi pare ancora perfettamente contemplato nel nostro codice penale), sapere cioè quante persone, dopo un giusto e regolare processo, sono stati riconosciuti colpevoli di crimini come quelli richiamati dalla Presidente Boldrini.
Ma questi dati non ci vengono proposti. Come mai?
E perché la cosiddetta “tutela del web” viene vista come un tentativo di censura? Perché diventerà troppo facile per chi usa Twitter segnalare qualcuno per una parola fuori posto o, ancor meno, per una opinione non gradita. Si premerà il bottoncino e quello sparirà, non avrà più la possibilità di esprimersi su quella piattaforma. Non è uno strumento di tutela, è uno strumento di delazione e di giustizia sommaria. Ecco cosa penso dell’esperienza inglese.

Abbiamo leggi per tutelarci e magistrati per applicarle. Adesso.

30 Views

Caso Colletti: la Boldrini chiarisce

Sul richiamo al deputato Colletti (M5S) che ho riportato alcuni giorni fa, registro questo intervento del Presidente della Camera Boldrini, pubblicato sulla sua pagina Facebook:

Ai tanti che in queste ore chiedono conto del mio richiamo al parlamentare che oggi, nel suo intervento, ha usato un tono sarcastico e irrispettoso nei confronti del Presidente della Repubblica, rispondo che, nella mia funzione, devo far rispettare la Costituzione. Intendo dire che l’operato del Capo dello Stato non può essere oggetto di valutazione nel dibattito parlamentare.

Questo stabilisce un principio più volte richiamato in aula (nelle sedute del 2 luglio 1998, del 9 febbraio 2000 e del 20 marzo 2007) legato ai rapporti tra gli organi costituzionali del nostro ordinamento.

L’articolo 90 della Costituzione, infatti, esclude la responsabilità del Presidente della Repubblica per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che nei casi e nelle forme espressamente stabiliti dalla Costituzione stessa.

Per questo la Presidenza della Camera ha sempre richiamato i deputati che nei loro interventi non si siano attenuti al rispetto di questo principio.

Apprendo solo adesso che la valutazione dell’operato del Capo dello Stato sia un “principio”. Nel richiamo (“Sì, però lei sa che non può chiamare in ballo il Presidente della Repubblica e anche questo fa parte del Regolamento”) si faceva cenno al Regolamento, non a una comune prassi o a un più generico principio.

Non è chiaro il richiamo all’articolo 90 della Costituzione. Certamente il Capo dello Stato non è responsabile di quello che fa nell’esercizio delle sue funzioni. Ma questo non vuol dire che non possa o debba essere anch’egli oggetto di critica non tanto mentre esercita la pubblica funzione, ma proprio per quello che in tale esercizio compie. E cosa c’entra questo con il dibattito parlamentare?

Quel “tono sarcastico e irrispettoso” del deputato Colletti, chi lo stabilisce con quella aggettivazione? La Boldrini, e va bene. Ma chissà che sia sarcastico (e fin qui nulla di male, il sarcasmo fa parte della satira, che è parte fondamentale del diritto di critica, le vignette dei giornali sono piene del personaggio di Re Giorgio, che è la stessa immagine ripresa da Colletti nel suo intervento) o irriguardoso solo per il sentire della Boldrini. Bisognerebbe vedere cosa ne penserebbe un giudice che fosse chiamato a decidere nel merito.

Il limite tra citazione, critica e satira, come si vede, è estremamente sottile. La cosa sinceramente angosciante è che nel dubbio si richiamano i deputati a un “regolamento” che è solo un principio.

34 Views

Laura Boldrini: “Non si può tirare in ballo il Presidente della Repubblica”

ANDREA COLLETTI. Ho presentato un emendamento – giustamente dichiarato inammissibile dalla Presidenza, ma lo sapevo già – in cui finanziavo la Presidenza della Repubblica con 70 mila euro. Lo finanziavo al fine di contrattualizzare un docente di diritto costituzionale che potesse vagliare la costituzionalità dei decreti-legge. Eh sì, perché ci sono dei requisiti per poter firmare un decreto-legge, è la Costituzione che lo dice, e allora colui che firma ed emana questi decreti-legge deve ricordarsi che la penna con la quale firma la deve intingere nell’inchiostro della Costituzione. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ed invero, ed invece, l’attuale Presidente della Repubblica, che in realtà funge anche da Presidente del Consiglio dei ministri e forse anche da capo indiscusso del PD e del PdL, dovrebbe rileggersi questo libello, è proprio qui, glielo possiamo anche regalare (mostra copia della Costituzione) e capire che non siamo una monarchia costituzionale con a capo re Giorgio I, ma siamo in una Repubblica parlamentare.

PRESIDENTE. No, però lei non può parlare così del Presidente della Repubblica, lei lo sa questo. Ne abbiamo già discusso in altre occasioni.
(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Popolo della Libertà, Scelta Civica per l’Italia).

ANDREA COLLETTI. Perché no? È scritto nella Costituzione: Repubblica parlamentare.

PRESIDENTE. Sì, però lei sa che non può chiamare in ballo il Presidente della Repubblica e anche questo fa parte del Regolamento.

ANDREA COLLETTI. Allora non lo chiamerò.

PRESIDENTE. D’accordo, la ringrazio di questa cortesia.

32 Views

Il Presidenzialismo alla francese e l’ultimo colpo di coda di Berlusconi

Non si sa se sian rigurgiti, colpi di coda, la quiete prima della tempesta o chissà quant’altro o cos’altro, ma ogni volta che ci illudiamo di esserci lasciati, finalmente e definitivamente, Berlusconi alle spalle, èccolo tornare lancia in resta a proporre l’ennesima delle sue trovate, il coniglio dal cilindro per “salvare il paese”.

Il problema è, tanto per cambiare, sempre lo stesso: Berlusconi torna sempre. Magari sempre più appesantito dall’incalzare dei processi nei suoi confronti, magari meno truccato di una volta, senz’altro più in penombra. Ma la penombra vuol dire che si vede poco, non che ce ne siamo completamente liberati. L’errore fondamentale ed enorme che la gente fa con Berlusconi è quello di darlo definitivamente per sconfitto.

L’ultima risorsa è quella dell’introduzione del presidenzialismo alla francese in Italia, ovvero del Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo.

Che, di per sé, suona soltanto come una riforma costituzionale che potrebbe anche essere condivisa e/o condivisibile. Tanto che Bersani, il segretario del partito che per la prima parte della legislatura fu la stampella di Berlusconi (memorabile l’uscita dall’aula del Senato al momento dell’approvazione del decreto sulle intercettazioni), ha dichiarato che sì, è anche una soluzione possibile, solo che mancano i tempi tecnici. Cioè, non ha detto “no, non si fa perché in questa legislatura noi siamo stati eletti come opposizione e non possiamo accettare una ipotesi di riforma costituzionale che rischi di mandare alla Presidenza della Repubblica il capo del principale partito di maggioranza, al quale, appunto, noi dovevamo fare opposizione”.

Perché la Presidenza della Repubblica è l’ultima carta rimasta a Berlusconi per difendersi da un futuro ormai in larga parte definito e per tentare una rimonta tanto disperata quanto impossibile non certo dei consensi dell’elettorato (che indubbiamente avrebbe), ma del ciclone che sta travolgendo la politica, e che riguarda una modalità di pensiero e di azione che scardina la vecchia politica e la rende ridicola e inutile.

Per cui, presidenzialismo alla francese, sbarramento alla tedesca, governo d’emergenza alla greca, ingovernabilità alla belga, penne alla puttanesca, spaghetti all’amatriciana, tris di primi alla ligure, è lo stesso. Basta trovare una scusa. Poi un Alfano che confonde Berlusconi con il Presidente della Repubblica commettendo una gaffe degna di Bill Gates quando presentò Windows 98 e gli andò in crash il computer con la schermata blu, lo si trova sempre.

Stiamo attenti.

35 Views

Berlusconi cambia la carta. E si vede il villano.



E ha di nuovo la faccia del giocatore di pocker e, quindi, del baro.

Dice che vuole cambiare la carta. Spera che gli entri un full.

Solo che quando si cerca di cambiare la carta costituzionale si rischia di restare tutt’al più con una doppia coppia all’otto.

Perfino Bossi, che ha un figlio bocciato per tre volte di fila all’esame di stato, gli ha detto di andarci cauto, ma lui vuole riformare la giustizia, priorità assoluta, dice, poi no, poi vuole mettere il veto se l’Europa non si adegua, sull’ambiente, a quel che dice lui, anzi, no, si rifinanziano le scuole private con 120 milioncini di euro concessi giusto perché i cardinali hanno detto che FORSE si incazzano.

Si vede che pensa che gli altissimi prelati possano scendere in piazza, sfasciare le vetrine dei sexy shop, lanciare acquesantiere-molotov, aspergere le folle con l’acido muriatico, bruciare marijuana e incensare gli altari di erba spinella. Non si sa mai. Se ne sentono tante in giro. E, nel dubbio, meglio cambiare la carta, chè il rotolo è finito e rischia di insozzarsi il dito.
42 Views