Io sostenevo Marta Cartabia alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il premier? Io faccio il tifo per Marta Cartabia.
E’ bravissima, è intelligente, di formazione intellettuale rigorosa, ha grosse possibilità di diventare Presidente della Consulta, e sarebbe il primo presidente del consiglio donna di tutta la storia repubblicana. E’ ben vista anche dal Vaticano. E’ cattolica? Ha fatto parte di Comunione e Liberazione? E va beh, non è detto che sia necessariamente un male. Ha una visione estremamente garantista e rispettosa del dettato costituzionale, ha una statura intellettuale di tutto rispetto, sicuramente saprebbe tenere a bada le intemperanze dei due partiti ex rivali che dovranno portare la legislatura alla fine della sua naturale scadenza.

Insomma, è brava, intelligente, colta, occupa un ruolo di rilievo nelle istituzioni, gode della stima di ampi settori della società, ma soprattutto è donna. E volete che la facciano Presidente del Consiglio??

Aggiornamento delle ore 12:30 – E’ di queste ultime ore la notizia che Marta Cartabia ha comunicato la sua indisponibilità ad essere investita della carica di Primo Ministro. Peccato. Peccato davvero.

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Marco Cappato: la giustizia in sospeso

Il Palazzo della Consulta - foto tratta da Wikipedia -
Il Palazzo della Consulta – foto tratta da Wikipedia

Tutti sono soddisfatti della decisione salomonica della Corte Costituzionale di rimandare al 24 settembre 2019 la decisione sulla costituzionalità dell’articolo 580 del Codice Penale in materia di aiuto al suicidio, decisione che sbloccherebbe, in un modo o nell’altro, il processo a carico di Marco Cappato per la morte di DJ Fabo e di rinviare al Parlamento il compito di riempire il vuoto legislativo esistente. Tutti soddisfatti, dicevo, perfino lo stesso Cappato. Tutti contenti, tutti felici. Tranne me.

Per l’amor di Dio, non è che la mia opinione sia determinante e fondante nella questione, ma trovo che si stia prolungando oltre ogni ragionevole attesa questo stillicidio e questa cottura sulla graticola di Cappato e dei diritti fondamentali alla vita e alla vita del diritto. Dai giudici di merito di primo grado del processo la palla è stata passata alla Consulta che ora la rilancia (“verticalizzando l’area di rigore”, direbbe un altro Poeta) al Parlamento che dovrebbe produrre un assist formidabile e insaccarla in porta di testa, producendo un testo di legge che colmi tutti i vuoti legislativi esistenti, cosa che questa maggioranza disgraziata giallo-verde non farà mai.

Rimaniamo ancora un anno col vuoto. La Consulta è stata cronometrica nel fissare la data della sentenza di merito che poteva dare già ieri e colmare quel vulnus che tanti additano e liberare Marco Cappato dalla spada di Damocle del dubbio. Tra una sentenza favorevole della Consulta e il suo processo, infatti, ci sono 15 anni di galera. E sono dati su cui non si scherza, o si scherza pochissimo.

La montagna ha partorito il topolino dell’attesa. E chissà il Parlamento quale non-pasticcio combinerà.

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La sentenza della Consulta sul caso di Marco Cappato

Foto tratta da www.wikipedia.org
Foto tratta da www.wikipedia.org

Questo è un post a brevissimo termine.

Tra pochissime ore (se non minuti) la Corte Costituzionale si esprimerà sulla sorte di Marco Cappato, il cui processo per l’aiuto al suicidio nei confronti di DJ Fabo è stato sospeso in attesa del giudizio di legittimità costituzionale.

Sapremo, cioè, se l’aiuto (e non l’istigazione) al suicidio possa trovare una scriminante nei casi irreversibili e di gravissima rilevanza medica, oppure no.

Sapremo, inoltre, se possiamo ancora considerare quello in cui viviamo uno Stato di diritto oppure no.

Ho presagi oscuri. La materia è troppo importante e il fatto che si sia costituito l’avvocato dello Stato a difesa del Governo del Paese (il governo Gentiloni, per l’esattezza) mette un senso di inquietudine e di ansia insieme.

C’è solo da aspettare. E che l’attesa non si trasformi in stillicidio. Ne riparleremo nel pomeriggio/sera.

 

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Mimmo Lucano arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Foto tratta da www.repubblica.it
Foto tratta da www.repubblica.it

Il sindaco di Riace Domenico Lucano (detto Mimmo) è stato arrestato ieri e posto ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, secondo quanto scrive Annalisa Camilli su “Internazionale”, di affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Il giudice per le indagini preliminari, pur accettando la richiesta di arresti domiciliari per Lucano, ha pesantemente criticato l’impianto accusatorio parlando di “congetture, errori procedurali grossolani, inesattezze”. Cadute le altre pesanti accuse a carico di Lucano, dall’associazione a delinquere alla truffa aggravata, dal falso al concorso in corruzione, dall’abuso d’ufficio alla malversazione. Il procedimento, insomma, si sgretola. Ma Lucano, che è noto in tutto il mondo per il modello virtuoso di accoglienza dei richiedenti asilo a Riace, resta indagato, pare, per aver favorito ed accelerato la permanenza in Italia di alcune ragazze attraverso matrimoni di comodo. Non si sa bene di che cosa si stia parlando, ma tant’è.

Sui social la battaglia è serratissima. Al ritmo di hashtag come #arrestatecitutti, il popolo della sinistra si stringe intorno al sindaco Lucano e rivendica il diritto di non essere arrestati per il reato di umanità. Salvini e la Boldrini, dal canto loro, fanno la solita scaramuccia via Twitter. Ma quello che colpisce di più è che questa sinistra un po’ di maniera e incurante dello stato di diritto, protesta come se non ci fosse una legge, come se Mimmo Lucano non sia stato arrestato su disposizione di un giudice terzo (e vorrei anche vedere che fosse vero il contrario), come se non ci fossero degli estremi di ipotesi di reato (che dovranno essere discussi, verificati, vagliati, ed eventualmente confermati o stralciati), come se il bene debba travalicare il confine del legalmente consentito ad ogni costo. Il che può essere anche vero. Gandhi fece della disobbedienza una bandiera e un vessillo indelebili. Ma andò anche in carcere. Marco Cappato ha aiutato a morire DJ Fabo, ma adesso sta attendendo il pronunciamento della Corte Costituzionale per vedere se deve continuare o no a rischiare 14 anni di galera. E quindi, per quanto io possa essere solidale con Lucano, non trovo nulla di strano nel fatto che sia stato indagato, sia pure per aver aiutato degli immigrati ad avere una vita un po’ più degna di essere vissuta, qui in Italia, combinando (udite udite) nientemeno che dei matrimoni di comodo, per permettere a qualcuno di accelerare le pratiche per la cittadinanza o comunque migliorare il proprio tenore di vita qui.

Si può delinquere anche a fin di bene. O per dimostrare l’incongruità della legge. Come faceva Pannella quando cedeva piccole dosi di sostanza psicotropa per essere arrestato, sottolineando l’abnormità del provvedimento. Però poi le conseguenze si pagano comunque.

E poi, gli arresti domiciliari sono solo delle misure di tipo cautelare. Non sono gli effetti di una condanna nel merito. Io sono convinto che Mimmo Lucano si possa e si debba difendere in tutte le sedi che gli sono consentite e a cui ha accesso. E’ un uomo onesto (anche se è vero che gli uomini onesti possono incappare nelle maglie della legge penale, non sarebbe il solo e non sarebbe il primo), ha fatto tanto bene per la sua comunità ed è sotto una inchiesta che ha dimostrato molti punti critici. Al di là di questo si difenderà in tre gradi di giudizio e allora staremo a vedere se è colpevole o innocente. Ma in Italia non si manda in galera la solidarietà. Si perseguono episodi specifici.

Almeno in questo lasciateci ancora credere.

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Incostituzionalità assoluta

Siamo in gamba noi italiani. Abbiamo, per fortuna, una Corte Costituzionale che riporta le leggi dei parlamentini della seconda repubblica sui binari dello spirito della volontà dei Padri Costituenti.

Solo che lo fa sempre in ritardo (non per colpa sua, certamente).

E’ stato il caso dell’incostituzionalità di alcune parti della Legge Elettorale cosiddetta del “Porcellum”. Abbiamo accolto il ripudio della mancanza delle preferenze e della quantificazione di un esageratissimo premio di maggioranza con un sospiro di sollievo. Ma intanto un paio di parlamenti sono stati eletti con quei criteri, e i danni che hanno fatto non può cancellarli più neanche una cimosa imbevuta nell’acido cloridrico.

La legge 40 sulla fecondazione assistita è una delle pagine più buie della storia del Paese. La sentenza di ieri ne ha cancellate per sempre alcune parti. Ma la storia è piena di coppie che hanno affidato a gente senza scrupoli il desiderio di avere un figlio, e che si sono recate all’estero (magari raccondando una serie di balle ai propri familiari, come un periodo di vacanza da trascorrere in Ungheria, in Spagna o in Grecia -chi non vorrebbe visitare Budapest in pieno gennaio??-) dopo essersi sottoposte a cure con effetti collaterali non indifferenti, terrorizzate alla partenza per la consapevolezza di andare a commettere quello che per lo Stato italiano è un illecito e terrorizzate all’arrivo per doversi mettere nelle mani di medici che gestiscono strutture al limite della decenza e per dover pagare cifre molto importanti per poter sperare, tra gli ovuli donati da ragazze giovani e con problemi economici e sociali (nessuno dica che lo fanno gratis, ho cinquant’anni e non odo fiabe dall’età di bimbo che ebbi breve, come diceva Brancaleone da Norcia) o gli spermatozoi “conferiti” (ah, la meravigliosa asetticità della lingua italiana!) in stanzacce sporche che immagino tappezzate dalla solita dose media giornaliera di tette e culi su patinata.

Sono vite intere, in questo crocevia che immette in strade indeterminabili a priori, per cui la Consulta ha determinato la parola “fine”. Che è anche quella di tutti quelli che, fino ad oggi, non ce l’hanno fatta.

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I nomi dei 150 parlamentari nominati con la norma del premio di maggioranza dichiarata incostituzionale

Ecco, li pubblico anch’io. Sono i nomi dei 150 eletti con la norma del premio di maggioranza dichiarata incostituzionale dalla Suprema Corte Costituzionale.
Moltissimi sono del PD, qualcuno di SEL, ne spicca uno della SVP, uno è Bruno Tabacci (che si mimetizza grazie all’ordine alfabetico) e un altro è segretario per la giunta delle elezioni.

Ora li conoscete anche voi.

Luciano Agostini, pd, SEGRETARIO della XIII COMMISSIONE (AGRICOLTURA)
Luisella Albanella, pd
Maria Amato, pd
Maria Teresa Amici, pd, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Sofia Amoddio, pd
Maria Antezza, pd, SEGRETARIO della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA
Michele Anzaldi, pd, SEGRETARIO della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L’INDIRIZZO GENERALE E LA VIGILANZA DEI SERVIZI RADIOTELEVISIVI
Tiziano Arlotti, pd
Anna Ascani, pd
Cristina Bargero, pd
Davide Baruffi, pd
Gianluca Benamati, pd
Paolo Beni, pd
Marina Berlinghieri, pd
Franca Biondelli, pd
Tamara Blazina, pd
Antonio Boccuzzi, pd
Paolo Bolognesi, pd
Lorenza Bonaccorsi, pd
Francesco Bonifazi, pd, PRESIDENTE della COMMISSIONE GIURISDIZIONALE PER IL PERSONALE
Franco Bordo, sel
Maria Elena Boschi, pd, SEGRETARIO della I COMMISSIONE (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI)
Francesco Bruno, centro democratico
Giovanni Burtone, pd
Roberto Capelli, centro democratico
Salvatore Capone, pd
Sabrina Capozzolo, pd
Ernesto Carbone, pd
Daniela Cardinale, pd
Renzo Carella, pd
Mara Carocci, pd
Piergiorgio Carrescia, pd
Ezio Casati, pd
Floriana Casellato, pd
Bruno Censore, pd
Khalid Chaouki, pd
Eleonora Cimbro, pd
Paolo Coppola, pd
Maria Coscia, pd
Celeste Costantino, sel
Paolo Cova, pd
Stefania Covello, pd
Filippo Crimì, pd
Diego Crivellari, pd
Gian Pietro Dal Moro, pd
Luigi Dallai, pd
Vincenzo D’Arienzo, pd
Roger De Menech, pd
Marco Di Stefano, pd
Vittoria D’Incecco, pd
Umberto D’Ottavio, pd
Donatella Duranti, sel
David Ermini, pd
Luigi Famiglietti, pd
Edoardo Fanucci, pd
Daniele Farina, sel
Andrea Ferro, pd
Aniello Formisano, centro democratico
Filippo Fossati, pd
Gian Mario Fragomeli, pd
Silvia Fregolent, pd
Maria Chiara Gadda, pd
Guido Galperti, pd
Paolo Gandolfi, pd
Francesco Garofani, pd
Daniela Gasparini, pd
Federico Gelli, pd
Manuela Ghizzoni, pd, VICEPRESIDENTE della VII COMMISSIONE
Roberto Giachetti, pd, VICEPRESIDENTE della CAMERA DEI DEPUTATI, PRESIDENTE del COMITATO PER LA COMUNICAZIONE E L’INFORMAZIONE ESTERNA
Dario Ginefra, pd
Giancarlo Giordano, sel
Andrea Giorgis, pd
Fabrizia Giuliani, pd
Marialuisa Gnecchi, pd
Sandro Gozi, pd, PRESIDENTE della DELEGAZIONE PRESSO L’ASSEMBLEA PARLAMENTARE DEL CONSIGLIO D’EUROPA
Gero Grassi, pd
Monica Gregori, pd
Chiara Gribaudo, pd
Giuseppe Guerini, pd
Mauro Guerra, pd, PRESIDENTE del COLLEGIO D’APPELLO
Maria Tindara Gullo, pd
Itzhak Gutgeld, pd
Maria Iacono, pd
Tino Iannuzzi, pd, VICEPRESIDENTE della VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
Leonardo Impegno, pd
Vanna Iori, pd
Florian Kronbichler, sel
Luigi Lacquaniti, sel
Carmelo Lo Monte, centro democratico
Pia Locatelli, pd
Alberto Losacco, pd
Ernesto Magorno, pd
Simona Malpezzi, pd
Massimiliano Manfredi, pd
Irene Manzi, pd
Maino Marchi, pd
Giulio Marcon, sel
Raffaella Mariani, pd
Elisa Mariano, pd
Siro Marrocu, pd
Giovanna Martelli, pd
Pierdomenico Martino, pd
Davide Mattiello, pd
Gianni Melilla, sel
Fabio Melilli, pd
Marco Meloni, pd
Marco Miccoli, pd
Anna Margherita Miotto, pd, SEGRETARIO dell’UFFICIO DI PRESIDENZA
Colomba Mongiello, pd
Alessia Morani, pd
Sara Moretto, pd
Antonino Moscatt, pd, SEGRETARIO della GIUNTA DELLE ELEZIONI
Nicodemo Oliverio, pd
Mauro Ottobre, svp
Giovanni Paglia, sel
Giovanna Palma, pd
Massimo Paolucci, pd
Oreste Pastorelli, pd
Luca Pastorino, pd
Serena Pellegrino, sel
Paolo Petrini, pd
Teresa Piccione, pd
Giorgio Piccolo, pd
Giuseppina Picierno, pd
Nazzareno Pilozzi, sel
Giuditta Pini, pd
Antonio Placido, sel
Roberto Rampi, pd
Ermete Realacci, pd, PRESIDENTE della VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
Francesco Ribaudo, pd
Alessia Rotta, pd
Francesco Sanna, pd
Arcangelo Sannicandro, sel
Daniela Sbrollini, pd
Ivan Scalfarotto, pd
Gian Piero Scanu, pd
Manfred Schullian, svp, SEGRETARIO dell’UFFICIO DI PRESIDENZA
Arturo Scotto, sel
Chiara Scuvera, pd
Angelo Senaldi, pd
Bruno Tabacci, centro democratico, PRESIDENTE della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LA SEMPLIFICAZIONE
Alessandra Terrosi, pd
Guglielmo Vaccaro, pd
Franco Vazio, pd
Silvia Velo, pd
Laura Venittelli, pd, VICEPRESIDENTE della COMMISSIONE GIURISDIZIONALE PER IL PERSONALE
Walter Verini, pd
Rosa Maria Villeco Calipari, pd, VICEPRESIDENTE della IV COMMISSIONE (DIFESA)
Sandra Zampa, pd, VICEPRESIDENTE della COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA
Filiberto Zaratti, sel

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La Corte Costituzionale boccia la Porchetta

Se ne devono andare tutti, subito.
Sì, compresi quelli del Movimento 5 Stelle.

Il Porcellum è incostituzionale. Quindi i parlamentari che siedono in Parlamento sono delegittimati perché il premio di maggioranza e l’impossibilità di esprimere la preferenza li sfiducia incontrovertibilmente.

La nuova legge elettorale non può essere stesa, discussa e approvata da una manica di nominati incostituzionali.

Per il resto lasciatemi sognare.

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Ascesa e tramonto arancione di Antonio Ingroia

Il volto del Pubblico Ministero Antonio Ingroia campeggia su un banner pubblicitario del neo-nato “Movimento Arancione”. Che, da quello che ho capito dovrebbe essere un movimento che raccoglie alcuni esponenti e militanti dell’ormai trascorsa formazione di “Rifondazione Comunista”.
Insomma, i rossi diventano arancioni. Sbiadendosi quel tanto che basta. Del resto, come diceva il Poeta, “Si muore un po’ per poter vivere”.

Dunque Ingroia. Non candidato premier (qualcuno lo vorrebbe tale, ma non ci sono ancora notizie ufficiali in proposito), ma certamente testimonial di un movimento. Il solco della scia di Beppe Grillo viene imitato da molti, evidentemente. Qualcuno ci mette la faccia, il nome, l’immagine, la credibilità, l’esperienza. Per fare andare avanti altri, magari giovani, magari pieni di speranze, di scarsa preparazione politica ma di onestà di fondo. In breve, nulla di nuovo sotto il sole.

Ora, il banner evidenzia frasi come “Io sarò con voi” che hanno un suono e un retrogusto vagamente religioso.

C’è una sorta di odore di santificazione di un magistrato, e sono pienamente convinto che ergere un magistrato a vessillo della battaglia politica sia una sconfitta sia per la magistratura che per la politica. Soprattutto è una sconfitta per quella divisione e separazione dei poteri dello stato che dovrebbe essere uno dei cardini della nostra democrazia.
Non tanto dal punto di vista fattuale (un magistrato può sempre mettersi in aspettativa mentre svolge il suo mandato parlamentare, e non esercitare per quel periodo) quanto da quello dell’opportunità: un magistrato potrebbe, da parlamentare, proporre o modificare delle leggi che, poi, una volta cessato il mandato, applicherà nell’esercizio della sua diversa e separata funzione.

Non è il caso di Ingroia, se è vero che non si candiderà.
Anche perché immagino che il Dottor Ingroia in questo momento abbia altri problemi. La Corte Costituzionale ha accolto l’eccezione presentata dal Presidente della Repubblica sulle intercettazioni telefoniche a cui Napolitano è stato sottoposto in maniera casuale, a proposito della cosiddetta trattativa Stato-Mafia.
Facendo parte Ingraia della Procura della Repubblica indagante e a cui la Consulta ha dato torto, mi pare che una sentenza di questo genere non giochi particolarmente a favore dell’immagine politica di Ingroia.
Si tratta di un nodo centrale che non può e che non deve essere sciolto.

Perché delle due l’una:
a) o Ingroia e la Procura (che, immagino, avranno avuto modo di difendersi compiutamente e adeguatamente, nonché di ribadire le proprie posizioni) sono stati sconfessati nel merito delle loro argomentazioni, e questa è democrazia;
b) o si dovrebbe presumere uno scenario di fantagiustizia, secondo il quale i poteri dello stato sarebbero dominati e soggiogati da una volontà superiore che ne influenzerebbe (il condizionale è d’obbligo) decisioni e pensieri.

Invece no, viviamo in uno stato di diritto. E secondo questo stato di diritto Ingroia ha torto. Io stesso volevo e avrei voluto che i testi di quelle intercettazioni venissero pubblicati. Ma io sono un privato (e provato!) cittadino che esprime le sue opinioni, Ingroia fa parte di una delle parti in causa e si pone (o viene posto) come modello politico in un arancione, che assume la colorazione del tramonto prima ancora dell’alba.

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Negata l’autorizzazione all’arresto per Cosentino. Referendum bocciati dalla Corte Costituzionale. Dio e Mammona

Sono queste le giornatine niente male che ti fanno scricchiolare le certezze, gli ideali, le speranze, e ti fanno rendere conto che stiamo vivendo in un Paese senza alcuna possibilità di riscatto, o, peggio ancora, di speranza.

La speranza di poter contare ancora su una oggettiva, effettiva e tangibile separazione dei poteri giudiziario e politico.

La Camera ha negato l’autorizzazione all’arresto nei confronti del Deputato Cosentino. Atto formalmente ineccepibile. Si discute, si dibatte, ci si rimette alla coscienza di ciascuno, si vota, la Camera respinge. Il massimo del rigore, del garantismo, della legalità e della democrazia. Non ci sono dubbi. Con la differenza che se ad essere accusato di quello stesso reato fosse stato un cittadino non eletto alla Camera dei Deputati, a quest’ora sarebbe già in galera da un bel pezzo.
E se è vero, come è vero, che la Camera non deve entrare nel merito dei fatti (per quello ci sono i processi) ma solo valutare se vi sia stato il cosiddetto "fumus persecutionis" da parte dei magistrati inquirenti nei confronti del Deputato Cosentino, ecco che la Camera ha risposto: "sì, quel fumus persecutionis c’è stato".
Perché non c’è altra questione su cui dibattere. Significa, quindi, che ci sarebbe stato un accanimento ingiustificato da parte della Procura di Napoli nei confronti della persona e dell’operato del Cosentino per motivi meramente politici. Questo voto non può essere interpretato in nessun altro modo.
Perché se fosse un voto sull’opportunità che Cosentino debba attendere il processo che lo riguarda da libero o in stato di detenzione non è materia che afferisce alla Camera, ma al Giudice.

Del resto, dall’altra parte la Corte Costituzionale ha detto "no" ai due quesiti referendari sulla legge elettorale definita "porcellum". I promotori si sono comprensibilmente risentiti, e Di Pietro se n’è uscito con la più infelice delle sue esternazioni. Avrebbe potuto dire, per esempio: "Prendiamo atto della sentenza della Consulta, la rispettiamo, e da domani raddoppieremo il nostro impegno affinché il Parlamento discuta una nuova legge elettorale." Mi sembra un discorso più che sensato. Voglio dire, oltre settecentomila cittadini, tra cui io, si sono visti bocciare un quesito referendario che avevano appoggiato, da parte dell’organo competente a dire "sì" o "no" a quei quesiti. Segno che bisogna trovare un’altra strada. Benissimo. Anzi, malissimo, ma così è stato. Invece Di Pietro ha dichiarato che «L’Italia si sta avviando, lentamente ma inesorabilmente verso una pericolosa deriva antidemocratica, ormai manca solo l’olio di ricino».
E chi l’avrebbe mandata questa Italia verso la deriva antidemocratica, di grazia? Gli stessi giudici che Di Pietro ha spesso invocato, da cui ha invitato gli inquisiti a correre per farsi giudicare e assolvere, se uno crede veramente nella propria innocenza, quell’ordine giudiziario di cui lui stesso ha fatto parte, quella mentalità da giustizialismo sommario che deve applicare la legge, ora che l’ha applicata a suo e a nostro sfavore, avrebbe effettuato una scelta politica e non giuridica.
I giudici che fanno politica è un concetto tipico del berlusconismo. Di Pietro l’ha fatto suo. Infatti ha dichiarato: «Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime»


C’è solo da decidere da che parte stare. Se da quella dell’inquinamento tra politica e magistratura o quella della effettiva separazione e indipendenza dei poteri. Come disse quel Tale non si può servire Dio e Mammona.

Io sto da quella del sospetto.
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Caso Ruby: noblesse oblige (still I’m gonna miss you!)

Non lo sentite anche voi questo senso di cortesia strisciante, non udite queste riverenze salameleccose, questa “politesse” rinnovata e di maniera che trasuda dalle cronache giudiziarie di questi giorni?

La sentenza della Corte Costituzionale che boccia una parte del Lodo Alfano per mantenerne inalterata la struttura e la linea portante (e cioè che il Presidente del Consiglio e i Ministri della Repubblica sono cittadini che possono invocare il legittimo impedimento, mentre gli altri se lo prendono altrove l’impedimento, se ce l’hanno) era stata annunciata per il 14 dicembre scorso, dies irae in cui il Premier avrebbe tranquillamente potuto cadere assieme a tutto il suo esecutivo.

Siccome sembrava brutto dare la sentenza PROPRIO quel giorno lì, perché la Corte di Cassazione avrebbe potuto influenzare l’esito del voto a Montecitorio, allora il tutto è stato spostato, per pura opportunità e gentilezza, a gennaio. E che diamine. Nel frattemo la stampa ha parlato di un “accordo”, ma le notizie sono state lasciate lì a marcire nell’oblio.

Dal canto loro a Milano non è che siano stati da meno. Hanno notificato alla stampa i reati per cui è indagato Berlusconi proprio all’indomani della decisione posticipata degli ermellini. E cosa c’entrava? Tutt’al più si sarebbe discusso del fatto che il Premier, invitato a comparire, potesse far valere il legittimo impedimento o meno. Ma le inchieste e i documenti relativi erano comunque pubblici.

Com’è che un privato cittadino può essere arrestato anche il giorno del suo matrimonio mentre per dare notizia del fatto che Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con una minorenne (cosa che, peraltro, ci era già nota) si aspetta prima che si esprima la Corte Costituzionale?

Ma la magistratura non è un potere autonomo dello stato?

O forse dovrebbe esserlo?

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Giudizio Universale



Legittimo impedimento?
Un colpo al cerchio e uno alla botte?
Salvare capra e cavoli?
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Da oggi tutto questo non sarà più un problema, se cominci ad usare

SENTENZA
CHIRURGICA®


Perché usando SENTENZA CHIRURGICA® potrai accontentare sia il Popolo Viola che andrà in giro con sorrisini e orsacchiotti che il Presidente del Consiglio che arriverà bel bello alla prescrizione.

L’uso costante di SENTENZA CHIRURGICA® permetterà a tutti di mettere dei bei PALETTI(Tm) e ribadire il concetto che come la giri la giri l’impedimento a volte potrebbe anche essere legittimo per qualcuno ma mai per gli altri.

Che ne dici? Non è un’idea magnifica?? Affrettati dunque ad usare SENTENZA CHIRURGICA®, e tra i primi acquirenti saranno estratte alcune splendide pellicce d’ermellino.
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Rinviata la decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento

Sicché la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità o meno del "legittimo impedimento" è stata rinviata dal 14 dicembre al 10 o al 25 gennaio (non si sa ancora bene).

Non è certamente un rinvio tecnico, visto che ce lo conferma lo stesso neo presidente della Consulta De Siervo, che tende a precisare, si badi bene, "noi non siamo di parte".

Vorrei anche vedere il contrario!

De Siervo, però, sostiene che serva un clima più tranquillo per giudicare, e che, probabilmente, questa tranquillità non sarebbe garantita dalla concomitanza del voto di fiducia in Parlamento sul governo Berlusconi, prevista per la stessa data.

Ora:

a) la data del 14 dicembre per la decisione sul "legittimo impedimento" era stata prevista dalla Corte Costituzionale ben prima che venisse calendarizzata alla Camera per la discussione della mozione di fiducia, quindi in un momento in cui non c’era minimamente da dubitare sulla serenità di giudizio che avrebbe dovuto caratterizzare la decisione;

b) i poteri costituzionalmente garantiti (e il potere giudiziario è un potere costituzionalmente garantito) sono, proprio per questo, indipendenti.

Per cui, mi si spieghi perché il fatto che il potere politico debba decidere sul Presidente del Consiglio può influire sulla serenità di giudizio della Corte Costituzionale che è un potere a parte, ma soprattutto indipendente.

Il rinvio, dunque, acrà solo l’effetto di prolungare per circa un mese o qualcosa di più l’effetto del legittimo impedimento sul Presidente del Consiglio che:

a) se sarà messo in minoranza resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti fino all’insediamento di un nuovo esecutivo (dunque, continuerà a usufruire del legittimo impedimento se e fino a quando sarà ancora legge dello stato a tutti gli effetti);

b) se incasserà la fiducia avrà la possibilità di pensare alle contromosse da prendere nel caso la consulta dovesse giudicare incostituzionale il legittimo impedimento.

Il rinvio non sarà certo un regalo a Berlusconi, ma non è neanche un segnale coerente per il paese.

E’ come se un treno ritardasse la partenza solo perché deve salire un passeggero che, guarda caso, quel giorno deve arrivare con la coincidenza di un autobus di un’autolinea pubblica.

"Il clima è troppo surriscaldato, vogliamo evitare letture politicizzate della sentenza", ha proseguito De Siervo.

E io che pensavo che la giustizia facesse il proprio corso a prescindere da tutti e da tutto.

Ma questo, forse, vale solo per i comuni cittadini.
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La seduta-udienza pubblica della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano

C’è questo senso di attesa, come se fossimo "tra color che son sospesi".

E’ come se fra poche ore nulla fosse più come prima (e invece non è vero), come se gli equilibrii tra i massimi poteri cominciassero a sfaldarsi, come se fossimo sull’orlo di una guerra civile dichiarata.

Anche da Bossi, che ha già detto che se la Consulta boccerà il Lodo Alfano loro hanno il popolo dalla loro parte. ma il popolo di cosa? Il popolo di quelli che vogliono le leggi ad uso e consumo della propria follia, il popolo che cerca la vendetta, il popolo che vuole veder prevalere il sangue dell’"occhio per occhio" sulla pace della pace del diritto.

E’ il popolo di Bossi, quello che è rimasto fermo al Codice di Hammurabi.

Bossi lo sa benissimo che la Consulta non respingerà l’impianto del Lodo Alfano (poi un giorno mi spiegheranno il perché lo chiamano "Lodo", visto che è una disposizione di legge e non un accordo tra parti divergenti affidato al giudizio di un terzo), e che per la Corte Costituzionale Berlusconi potrà continuare ad essere impunito.

Il che significa che Berlusconi potrà continuare a fare il Presidente del Consiglio in eterno (mantenendosi così la norma in vigore, se Berlusconi diventasse presidente della Repubblica non avrebbe più l’impunità, ma la conserverebbe se fosse rieletto come Presidente del Consiglio alla fine del mandato). Toccheranno giusto qualche punto qua e là, tanto per poter dire che stanno bacchettando le dita di qualcuno, ma sempre con molto amore, con molta delicatezza. Come una mamma che rimprovera il figlio che ha messo le manine nella marmellata.

In realtà, quello che accade all’interno delle riunioni segrete della Consulta non lo sappiamo. Ho solo (solo?) la registrazione della parte pubblica, con gli interventi di Ghidini e dell’avvocatura dello Stato. Ghidini è quello che oggi su "Il fatto quotidiano" è stato definito come l’avvocato che ha preferito sostituire il potere della cultura con la cultura del potere.

E allora manteniamo questo documento, che costituisce l’ultimo esempio di quanto è ancora possibile ascoltare e detenere. Tra poche ore potrebbe essere già troppo tardi anche per questo.

da: http://www.radioradicale.it/scheda/288278/corte-costituzionale-udienza-sul-lodo-alfano
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

Ascolta la seduta pubblica completa della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano direttamente dal nostro lettore di MP3:

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Il giorno del giudizio

Se domani la Consulta dovesse dichiarare illegittimo il Lodo Alfano e mandare sotto processo Berlusconi, sarebbe solo un premio di consolazione, una specie di attrazione da poveracci, come i biglietti omaggio per il circo regalati a Fantozzi, alla signora Pina e alla figlia Mariangela per farli distrarre dalle quotidiane miserie.

Sarebbe il "circenses" dei latini, giacché il "panem" hanno già cominciato a togliercelo.

Berlusconi non si dimetterebbe mai, Napolitano non lo inviterebbe a dimettersi, la destra gli farebbe un applauso, pronta com’è a scendere in piazza per dichiarare la sua fedeltà al Caro Leader, Schifani ha già detto che non ci sono alternative a questo governo, Fini ha sbarrato l’ipotesi di un governo tecnico o, comunque, di garanzia.

Certo, ci toglieremmo lo sfizio di vederlo finalmente processato, ma sarebbe un’emozione da poco, come diceva Anna Oxa, nel tempo che gli rimane si ritaglierebbe anche il tempo per l’ennesima leggina pro domo sua, in cui scriverebbe che non sono puntibili tutti i cittadini alti non più di un metro e dieci coi tacchi, con la testa incatramata, che giurano sulla testa dei propri figli, che sono accusati e ricattati dalle prostitute, e che ricoprono la carica di Presidente del Consiglio.

Bersani del PD a Repubblica TV ha dichiarato "L’Italia è ostaggio del Cavaliere!" Lui che non è nemmeno andato a votare alla Camera per la pregiudiziale di incostituzionalità dello Scudo Fiscale!!!

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Mazzella: la cena delle beffe – Lettera aperta a Silvio Berlusconi

Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché sto cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo.

Ho sempre intrattenuto con te – scrive Mazzella – rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili ‘spioni’, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta – è sottolineato nella lettera – resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile.

Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico.

Caro presidente, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto.

 

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