La follia degli (ultimi) SMS per Sarah Scazzi

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E adesso, per favore, la si faccia finita davvero.

E che il funerale di una giovanissima ragazza porti quel silenzio autenticamente tombale che il distacco dal dolore introduce nell’oblio.

Che non è oblio di quello che le è stato perpetrato in vita, ma di ciò che le è stato vigliaccamente gettato addosso post-mortem.

Le ragazze normali non le considera nessuno, ma quando diventano "angeli biondi" l’odore di retorica comincia a farsi nauseabondo e fuori luogo.

Tra gli adolescenti continua a circolare un SMS, la versione che ho potuto raccogliere recita così:

Facciamo una preghiera x la povera ragazza sarah scazzi ke e st ammazzata e gettata in un pozzo… ti prego falla girare…se nn lo farai significa ke 6 una xsona kruda e snz cuore…ciao sarah! Tvb noi tt!

Capite? La gente manda questa roba ai ragazzini.

Come a dire che chi NON fa una preghiera, o interrompe la Catena di Sant’Antonio vagamente minacciosa, sgrammaticata e con errori di ortografia deve sentirsi in colpa. Una colpa grave, gravissima, quella di non volersi unire all’amalgama della massa e del pensiero pervertito.

In colpa di cosa? Di essere ateo? Di non pregare? Di non avere i 15 centesimi di rito per inviare un SMS? O il non volerli spendere per non voler aderire a una solenne e ridondante stupidaggine?

Che uno dice "Ma una preghiera non si nega nemmeno a un condannato a morte!"  (salvo, poi, condannare a morte l’assassino, quello no che non merita preghiera!) Ricordate la canzone di Enrico Ruggeri e Andrea Mirò "Nessuno tocchi Caino"? Brutta e scritta male, d’accordo
Ma "una croce e un gesto di pietà" sono il kit di sopravvivenza per chiunque muoia, illa razione K del cattolicesimo non si nega a nessuno, anzi, lo si impone, pena l’essere senza cuore.


Ora, tra gli ultimi sgocciolamenti di morbosità, nel liquefarsi del torbidume residuo che questa vicenda può ancora esprimere, il Corriere della Sera ha rivelato che:

a) la madre della vittima non parteciperà alla funzione religiosa;

b) Sarah Scazzi non è stata battezzata perché la madre è Testimone di Geova.

Chissà se qualcuno, grazie a queste inutili rivelazioni, avrà anche il coraggio di dire che va bene, c’è libertà di religione in Italia, sì, ma che è stato meglio che a Sarah fosse riservato il rito che tutti, meno la madre, volevano per lei.

Livorno: il Sindaco Cosimi sui fischi al minuto di silenzio per Alessandro Romani

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Livorno è una città meravigliosa, straordinaria, unica per il senso profondo della dissacrazione che la caratterizza e per saper cogliere e stigmatizzare le contraddizioni del potere.

Livorno è la città in cui, più di ogni altro luogo al mondo, si riesce a dare il nome alle cose.

A Livorno la merda è merda perché è merda (non "escremento" o "deiezione"), il disabile è disabile perché disabile (cioè perché NON ha alcune abilità che vengono richieste), non un "diversamente abile".

Prima dell’inizio dell’incontro di calcio Livorno-Portogruaro, il minuto di silenzio per la morte del Tenente Alessandro Romani in Afghanistan è stato interrotto dai fischi di alcune decine di tifosi labronici.

E il Sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, parlando col comandante Giuseppe Faraglia, ha dichiarato che, secondo lui,  coloro che non hanno condiviso il minuto di silenzio sono «persone che non hanno il senso del rispetto della vita umana».

Io, che sono stato coccolato tra le braccia di mamma Livorno, anche se un ero ‘r su’ figliòlo (tanto, che volete, Livorno di figli ne ha tanti, legittimi o illegittimi che siano, i livornesi non badano al fatto che la loro città madre sia una zoccola, anzi, ne vanno orgogliosi, o, tutt’al più, non gliene importa proprio nulla) so bene che quelle persone che hanno fischiato, in quanto livornesi, il rispetto per la vita umana ce l’hanno e come.

Quelle per cui non hanno rispetto (e fanno bene!) sono le persone che le prendono per il culo facendo loro credere, e facendo credere a tutti noi, che quella in Afghanistan è una missione di pace e non di guerra.

Fischi, dunque, sì, certo, perché la guerra va fischiata, sempre. E deve essere profondamente disprezzato chi ce la gabella come una colomba di Picasso.

Le parole del Sindaco Alessandro Cosimi, riportate oggi dal Corriere della Sera, hanno dell’incredibile:

"Si può anche non condividere la scelta politica delle missioni di pace ma non si può non rispettare una vita umana."

Ma va’? Davvero? Davvero si può ANCHE non condividere la scelta politica delle "missioni di pace"? Il Sindaco ce lo concede? Grazie per la democrazia, ma questo dovrebbe essere un valore fondante di default, e non dovrebbe meravigliare nessuno.
Non si condivide la scelta politica perché non di missioni di pace si tratta, ma di missioni di guerra, fatte pagare ai cittadini un bel po’ di soldi sottratti alla collettività (non è meglio finanziare scuole e ospedali invece di mandare soldati a morire in Afghanistan? No, eh??), e non è che non si rispetta una vita umana, perché il Tenente Alessandro Romani la vita non ce l’ha più. E’ morto. E la morte è totale assenza di vita.


"Io provengo da un’associazione di pace e so perfettamente come si opera e ci si comporta in queste occasioni."

Già, come ci si comporta in queste occasioni? Si continua a mandare la gente a morire in guerra, ecco cosa si fa. Romani è il trentesimo morto di queste "missioni umanitarie," e se sono missioni umanitarie queste allora come le chiamiamo Emergency, Medici senza Frontiere, l’Unicef, la Caritas e chi più ne ha più ne metta?

"La verità è che queste persone devono smettere di fischiare", conclude Cosimi.

E la lezione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini sul "libero fischio in libero stato" Cosimi se l’è già dimenticata. Ah, già, che Pertini è morto anche lui… non ha più vita. Quindi non ha più memoria. Né rispetto.

Corriere della Sera: “L’e-book cambieranno la conoscenza!”

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– Ti chiami "Corriere della Sera"??
– Vuoi occuparti anche tu di cultura???

Ma figùrati, non c’è problema, di CULTURA® te ne diamo a ballini, sempre e comunque.

E poi vanno dimolto di moda gli ibùc, non lo sapevi??

E allora quale migliore occasione per fare un bell’

ERRORE GRAMMATICALE(Tm)???

Di’ pure a tutto il mondo che ti legge ollàin

"L’ebook cambieranno la conoscenza"

e ti trasformerai come per incanto nel quotidiano più stampato, comprato, letto e finanziato pubblicamente d’Italia.

Un bell’investimento (e i consigli te li diamo gràtisse, poi dinne male…)

Corriere della Sera: la pedofilia femminile e’ un “disturbo mentale”

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I giornali ormai scrivono robe da neurodelirio. E il bello è che prendono anche sovvenzioni pubbliche per scriverle.

Il “Corriere della Sera”, in versione on line, ha dato l’allarme sulla pedofilia femminile.

La fa passare come una sorta di fenomeno di nicchia, sconosciuto, di cui si parla con pudore, o, preferibilmente, non si parla tanto volentieri.

E lo tratta come un “disturbo mentale”. Sconvolgente finché si vuole ma sempre un disturbo mentale.

Dunque, c’è da chiedersi, se la pedofilia delle donne è un disturbo mentale (come la depressione, l’ansia, l’Alzheimer), cioè una patologia psichiatrica, perché quella degli uomini è un reato?

E com’è che se un pedofilo molesta un ragazzino lo incarceriamo (giustamente) per mesi e se lo fa una donna è malata?

Messaggi nevrotici. Cortocircuito dell’informazione.

Finché non crolleremo tutti per aver espiato la pena di sopportare queste falsità.

3 ottobre 2009: la protesta della vergogna dei blogger

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Le iniziative strampalate ed estemporanee in rete pullulano di idee vecchie come il cucco e sempre più ripetitive.

Il 3 ottobre qualcuno si è inventato la protesta dei blogger. Vorrebbero che ciascuno si unisse alla protesta della stampa italiana di regime per il bavaglio alla libertà di informazione. Pretenderebbero o auspicherebbero, in altre parole, poveri illusi, che i blogger scendessero vitualmente in piazza per protestare contro le leggi che stanno per chiudere loro la bocca in Internet, appoggiandosi al baillàme dei vari “Repubblica”, “Corriere”, “L’Unità” e compagnia cantante.

Avranno pensato che se il baraccone mediatico trascina i grandi, qualche pesce piccolo si può sempre unire alla fanfara e fasri suonare il suo pezzetto di musica dal tamburo principal della banda d’Affori dell’editoria, che comanda da solo centocinquanta pìfferi.

I blogger scendono in piazza assieme agli organi di stampa che godono delle sovvenzioni e dei contributi pubblici che lo Stato elargisce a piene mani da Giuliano Ferrara a Concita Di Gregorio, passando anche per “Liberazione”. Un blog non riceve sovvenzioni da nessuno. E c’è una differenza sostanziale.

Dicono che il 3 ottobre tutti dovremo uscire con un post contro la repressione della libertà di opinione e di divulgazione del pensiero. Ma è quello che sto facendo da sempre. Perché mai questa attenzione al 3 ottobre? Il 4 forse le cose miglioreranno? Cambieranno? No di certo.

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Mara Carfagna scrive una lettera al Corriere e difende Berlusconi. Cioe’ se stessa.

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Il "Corriere della Sera" arriva a scuola ogni giorno.

Ce ne mandano tonnellate di copie con la stampigliatura "Copia scuola" perché nelle scuole superiori italiane c’è sempre qualche collega (donna!) che ti calpesta i testicoli con i tacchetti a spillo all’inizio di ogni benedetto anno scolastico e ti dice "Vuoi partecipare all’iniziativa ‘Il quotidiano in classe’"?.

Ecco, detta così sembrerebbe anche una cosa interessante, ma il punto è che gli unici giornali che arrivano solo "Il Sole 24 Ore", lasciato intonso perché chi se ne frega dell’economia, e il "Corriere della Sera", sfogliato svogliatamente dai ragazzi solo nelle pagine dello sport e solo quando gioca il Milan.

Questi quotidiani non ci fanno un regalo a inviarci tutte quelle copie. Sono già pagati coi finanziamenti pubblici (tutti dindini che scuciamo noi!) che lo stato elargisce a palate alle testate giornalistiche. E quando è suonata l’ultima ora vanno a finire direttamente nella raccolta della carta.

Ogni tanto capita che qualche classe vada in gita, oppure che smetta di venire a scuola perché gli esami di stato si avvicinano e non c’è trippa per gatti.

Allora lo sfogli il giornale. Lo apri e ti ritrovi la Carfagna che ha preso carta, penna e calamaio per scrivere nentemeno che al direttore.

Una lettera-delirio di cui vale riportare e commentare ampi stralci che fanno rimanere basiti sia per l’italiano con cui sono scritti, sia per la faccia tosta e la miopia intellettuale, morale e istituzionale che li permea.

La Carfagna ci prende bellamente per i fondelli, e sono convinto che da qualche parte d’Italia, qualche collega (sempre donna!) abbia letto in classe con gli alunni questo testo che trasuda opportunismo e pretende anche di essere preso sul serio.

"Gentile Direttore, trascorso un anno da un attacco mediatico di inaudita volgarità a cui sono stata sottoposta, sono qui a fare alcune considerazioni su vicende che in questi giorni ci sono state date in pasto con una morbosità e un’ossessività che ricordano molto quelle che hanno riguardato la sottoscritta."

La Carfagna parte subito, lancia in resta, a dire che lei è stata vittima di un attacco di "inaudita volgarità", quando sappiamo benissmo che la prima ad aver fatto uso della volgarità nella sua vita pubblica, anzi, esposta al pubblico, è stata proprio lei, icona del velinismo strisciarolo, ex bonazza da balletti col Gabibbo e oggetto dell’immaginario erotico del becerismo italiano per sua stessa volontà. Non vuole difendere il Premier (che tanto si sa che è lì che va a parare!), vuole, attraverso la giustificazione dei comportamenti del Premier, giustificare se stessa e togliersi di dosso un marchio che solo lei ha contribuito ad avere addosso. Usa parole come "volgarità", "morbosità" e alla fine parla di se stessa come se stesse scrivendo un atto pubblico: "la sottoscritta". Ma cosa sottoscrive? Non si sa, andiamo avanti…

"Sono qui a dire la mia, se mi è consentito."

Ha paura la Carfagna, e usa indirettamente il "mi consenta" che il suo datore di poltrona le ha insegnato, con una captatio benevolentiae stucchevole, come l’alunna che sta sempre zitta e poi, dal fondo, alza il dito per chedere il permesso di parlare, e finisce quasi sempre per dire cazzate.

"Qualcuno è ancora convinto che io, giovane donna che dalla tv è passata alla politica con Berlusconi, non abbia il diritto di parlare, non abbia nulla di sensato ed intelligente da dire."

E qui, non c’è che dire, ci ha preso in pieno.

"Ed invece vorrei osare così tanto. Mi sia consentito."

Lo ripete. Vuole osare. Vuole far vedere che anche in lei alberga la possibilità di realizzare un pensiero, senza abbandonarsi a quelle espressioni di stupore a cui ci ha abituati.

"Lo faccio perché ho testa. E cuore."

E tette e culo, certo.

"Certo, mi riconosco una buona dose di coraggio se sono qui…"

La Carfagna ricorda tanto la scena della dettatura della lettera in "Totò, Peppino e la Malafemmina" in cui Peppino De Filippo, che trascrive la dettatura di Totò, si deterge il sudore quasi stesse facendo una fatica erculea, peggio che andare a zappare i campi. Certo, anche qui dobbiamo dare ragione alla Carfagna, scrivere è certamente un atto di coraggio, per lei.

"Suvvia, siamo realisti. Il Parlamento vede tra i suoi banchi alcuni uomini dalle assai dubbie capacità politiche. Ma nessuno si sorprende."

No, certo, se in Parlamento siede lei, che di capacità politiche ne ha da vendere, perché stupirsene??

"Ma nessuno mai si è indignato. Onorevoli che candidamente hanno ammesso di prostituirsi prima di approdare alla Camera, altri che, durante il loro incarico, sono stati sorpresi a contrattare per strada prestazioni con transessuali."

E anche Onorevoli che si sono fatti appiccicare negli abitacoli dei camion per sollevare il morale ai poveri camionisti costretti a viaggiare per giorni con ogni condizione atmosferica.

"Ed è sorprendente che le dichiarazioni e la persona dell’ex fidanzato di Noemi Letizia, condannato per rapina, secondo qualcuno meritino più rispetto dell’impegno e della persona di una donna che ha l’unica colpa di aver lavorato in tv. Cosa è più grave, mi domando, aver lavorato in tv o essere stato un rapinatore?"

Poi, con la calma e la cautela del caso, qualcuno dovrebbe spiegare alla Carfagna che c’è chi ha lavorato e lavora in TV come la Gabanelli, oltretutto da precaria, e che non si è mai spogliata per nessun servizio fotografico. O forse si vuol far credere che il soubrettismo e il giornalismo d’inchiesta sono sullo stesso piano? No, ce lo spieghi la Carfagna, visto che parlando di Berlusconi, che è stato dichiarato corrotto da Mills in una sentenza di primo grado, lo ha definito:

"Un leader mai prepotente o arrogante, consapevole di una innata capacità seduttiva che ha usato a fini di ricerca del consenso e non per scopi morbosi. Un uomo leale, perbene e rispettoso. Una persona di garbo e gentilezza, doti che qualcuno vorrebbe declassare a mera finzione e che invece sono autentiche."

E ci dica, alla fine di questa estenuante ma necessaria disamina, cosa ci sarebbe di innatamente seduttivo nello sputare sui giudici che hanno avuto il solo demerito di appurare una verità che, se confermata da una sentenza definitiva passata in giudicato, a cui Berlusconi non arriverà mai, lo porterebbe dritto in galera. Anche in quegli ambienti qualche foto della Carfagna sarà stata appesa, giusto per ingannare un po’ il tempo.

Il Corriere della Sera mi cita. Ma sbaglia il link

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Mi sono arrivate in dieci minuti almeno due mail e un SMS in cui mi si comunica che su una pagina dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera, si cita il mio blog.

La prima mail giunge dall’ormai onnipresente Pallesi Danilo (o Papanti Astarotte), che non mi scrive nè mi telefona mai, a meno che non muoia qualcuno di mia conoscenza (per cui quando vedo il suo nome sul display mi gratto adeguatamente le gònadi), che la su’ figliòla, l’infanta Marusca, non abbia dubbi grammaticali instillati da maestre da prendere a schiaffi, che non voglia indietro quelle cinquecento lire che mi prestò quindici anni fa.
La seconda segnalazione, sotto forma di commento, mi giunge da Eleno, Elebor, Alabar, Abracad… ma la gente non si decide mai a chiamarsi con nome e cognome?

Poi un SMS da un amico.

Troppa grazia. E tutto perché un articolo di valeriodistefano puntocò è stato citato dal Corriere della Sera, sia pure in una delle sue edizioni locali. L’articolo del Corriere in cui mi si cita riguarda la pubblicità della Coca Cola che ha come protagonista Giulia di Pisa, personaggio odioso, spocchiosetto, falsamente modesto, infido e antipatico come solo i pisani sanno esserlo, soprattutto agli occhi dei livornesi.

L’articolo è a firma di Alessandra Bravi e lo trovate qui:

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E’ morto Candido Cannavo’

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Candido Cannavò era veramente un brav’uomo.

Un giornalista un po’ all’antica, di quei giornalisti sportivi a tutto tondo che c’erano una volta, e che si chiamavano Maurizio Barendson o Paolo Valenti, che parlavano di calcio con gusto, ironia, istrionismo e che, soprattutto, ne scrivevano sapendo di ortografia, grammatica, sintassi e bello scrivere.

Parlava di etica, di lealtà, sognava uno sport forse più vicino ai valori che alle logiche di mercato. Scriveva di calcio come di un’espressione nobile, e stava lontano da processi e velinismo spicciolo.

Ora lo sport non si potrà più neanche leggere, figuriamoci guardarlo