“ebook gratis”: Liber Liber in testa ai motori di ricerca. Ma è solo pubblicità.

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Cercando la stringa “ebook gratis” su Google, potreste imbattervi, come è capitato a me, in un risultato come questo:

Come vedete, Liber Liber è in prima posizione. Ma non si tratta di un ottimo posizionamento della risorsa sul motore di ricerca (eppure Liber Liber è molto ben indicizzato su Google, meglio sicuramente di quanto lo sia classicistranieri.com e questo un po’ mi rode, ma anche Google ha le sue priorità), bensì, come correttamente segnalato, di un “annuncio”, una pubblicità sponsorizzata, insomma, attraverso un servzio che si chiama Google Adwords (caro asserpentato, peraltro, l’ho provato per pochi giorni ma non potevo andare avanti così, non ho le risorse economiche degli amici “concorrenti” -chè, poi, io la “concorrenza” non ce la vedo-).

Un bel risultato, indubbiamente, complimenti. Anche se mi sarei risparmiato quel “lette- ratura”, che tanto bello non è.

I libri di Liber Liber non sono tutti fuori copyright. Ci sono, ad esempio, le traduzioni di William Shakespeare ad opera di Goffredo Raponi, cui appartengono anche i diritti sulle note, e che sono stati ceduti a Liber Liber in esclusiva. Una risorsa come classicistranieri.com, per esempio, non può redistribuire “Romeo e Giulietta”. E non possono farlo nemmeno i privati che abbiano scaricato il libro dal sito o lo abbiano acquistato in versione epub su Amazon.

Quanto, poi, alle edizioni “integrali”, ci sarebbe da segnalare il caso delle “Novelle” (l’aggettivo “esemplari” è stato misteriosamente omesso) di Cervantes, che sono 12, mentre nell’edizione Liber Liber sono solo 6 (manca, ad esempio, la traduzione dell’imprescindibile “La Gitanilla”).

Anche sulla musica “senza copyright” qualche dubbio c’è. Il caso è quello della “Turandot” di Puccini, su cui sono ancora in esercizio i diritti degli eredi del completatore dell’opera Alfano e dei librettisti. Non ho dubbi sul fatto che Liber Liber li abbia ottenuti e che distruisca, quindi, legittimamente, i file MP3 della registrazione dell’opera, ma perché redistribuirla sotto licenza Creative Commons, anziché segnalare che è ancora sotto copyright, mettendo in imbarazzo l’utilizzatore finale, che NON può darne una copia a un amico, inserirla sul proprio sito web, o redistribuirla in ogni altro modo, nel rispetto delle condizioni indicate? E’ un mistero che sussiste ancora e su cui Liber Liber non ha mai risposto.

Come non ha mai risposto sul caso dell’audiolettura di “Anna Karenina” ad opera dell’ottima Silvia Cecchini. Quell’opera è tratta dall’ebook del testo messo in linea dalla stessa Liber Liber su cui si legge che sussistono ancora i diritti d’autore, come nel seguente screenshot:

Ora, la domanda è la seguente: come fa un’opera derivata da un’edizione sotto copyright a essere di pubblico dominio, o, meglio, sotto licenza Creative Commons? Perché posso redistribuire (sempre secondo quanto leggo su Liber Liber) l’audiolettura, ma NON l’e-book da cui questa lettura è stata tratta? Neanche qui abbiamo mai ottenuto una risposta. Oddìo, non è che abbiamo mai consultato Liber Liber in proposito, per carità, ma abbiamo segnalato più volte queste che ci sembrano delle apparenti incongruenze.

Non c’è nulla da fare, quelli di Liber Liber sono proprio dei gran simpatici pasticcioni.

Le novità sull’oscuramento del Project Gutenberg

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L’unica novità sull’oscuramento in Italia del Project Gutenberg, biblioteca on line con oltre 65000 titoli in versione e-book, .TXT e HTML, che ne causa l’irraggiungibilità dai principali provider italiani, è che NON ci sono novità.

Tutto è stabile, fermo, immobile, non si è mossa una virgola. Il fascicolo giace sulle scrivanie dell’ufficio del Pubblico Ministero in attesa che venga notificata a qualcuno del Guntenberg (il CEO?) una qualche informazione di garanzia o un avviso di chiusura delle indagini preliminari con accuse ben circostanziate e non gnenericamente motivate come accadde per il provvedimento di restrizione di visibilità nel nostro Paese (della serie: “Hai messo in linea questi, questi e questi altri titoli, sei accusato del reato di cui all’articolo tale e tal altro)”, e NON “il provvedimento cautelare vede la propria giustificazione nel fatto che il Project Gutenberg avrebbe diffuso, continuamente, opere dell’ingegno che sarebbero protette in Italia”.

In breve, bisogna passare dal condizionale all’indicativo, dalle ipotesi ai fatti oggetto di accusa. Conosciamoli questi titoli tanto vituperati che sono legali negli USA e illegali da noi. Ci sono solo Massimo Bontempelli e Sibilla Aleramo di mezzo? O c’è un ragionamento più macchinoso e imperscrutabile?

Di certo sappiamo e riassumiamo che:

* Se si usa una connessione internet fornita da Wind (adesso WindTre), il sito corrispondente al dominio gutenberg.org è regolarmente raggiungibile. Mi dispiace cambiare gestore solo per quello, ma ho trovato occasioni più risparmiose e io sono un po’ Paperon de’ Paperoni, 3 euro al mese stanno meglio in tasca a me che in tasca a loro;

* Se si usa una connessione internet formita da altri operatori si può accedere alla versione beta del sito del Progetto, che risponde (o dovrebbe rispondere) all’indirizzo http://dev.gutenberg.org/ (con Fastweb è tutto fermo);

* I siti restano ancora irraggiungibili dalla maggior parte dei device (computer, tablet, smartphone) in Italia. Ma l’oscuramento si è rivelato un colabrodo. Tanto che è ancora regolarmente raggiungibile http://gutenberg.pglaf.org/ ( questo si sono dimenticati di oscurarlo, eh, lo so, ci si rimane male, ma cosa volete farci??);

* Non esistono persone iscritte nel registro degli indagati per l’ipotizzato reato di cui alla lettera a-bis dell’articolo 171 della legge 633/41 e successive modifiche. Premesso che esistono dei reati, chi (nomi e cognomi) paga?

* Sappiamo che c’è stato un buontempone (perché di questo si tratta) che ha avuto l’ardire di andare a consultare la Guardia di Finanza incaricata di operare materialmente l’oscuramento del sito. E’ stata una mossa che se riportata in una notazione scacchistica sarebbe stata trattata con due punti interrogativi (??) ovvero come mossa su cui ci sarebbe molto da dire. Sempre per continuare con il paragone scacchistico, la visita di questo signore alle Fiamme Gialle sarebbe da paragonarsi al “matto dell’imbecille”. Un effetto Streisand, è stato come farsi harahiri. Il personale della Finanza si è messo a sfrucigliare sul DVD allegato come prova alle accuse ipotizzate e ha trovato almeno quattro o cinque titoli (prova adesso a dire che non ci sono!), e il buontempone se n’è andato con le pive nel sacco (non avevo intenzione di parlare di questo aspetto, lo faccio perché è stato pubblicato da Maurizio Codogno su un articolo del suo blog);

* Non conosciamo l’esito di eventuali mosse della difesa. Ci potrebbe essere stata un’istanza di “disoscuramento”, o, quanto meno, di “oscuramento” delle SOLE opere contestate? Perché la magistratura ha agito con la mannaja e non col bisturi, quando bastava inibire l’accesso a quattro o cinque pagine di download? E’ stato fatto qualcosa in proposito?

* Ho sempre più la FERMA impressione che il Project Gutenberg sia interessato a rispettare le leggi del SUO paese (dove non si è mai fatto pizzicare con le dita bagnate di saliva nel barattolo dello zucchero), ma che non abbia il benché minimo interesse a difendersi in Italia, e che chi in Italia è interessato al suo caso sono giusto quattro o cinque fissati con la cultura digitale, tra cui io e varii wikipediani. Continua, inspiegabilmente, l’assordante silenzio di Liber Liber sul caso. Ma due righine di solidarietà da mettere in evidenza no? Macché!

* Non credo che la magistratura italiana sia molto interessata al fatto che esistano utenti italiani impossibilitati ad accedere alle migliaia e migliaia di opere di pubblico dominio (negli USA) che il Project Gutenberg offre. Intanto si oscura, poi si vedrà.

E così, in quest’inerzia, si consuma il destino della biblioteca digitale più grande del mondo. Ogni giorno che passa senza il Gutenberg in Italia è un giorno in più di barriera architettonica alla cultura. Facciamo qualcosa.

Aggiornamenti sul caso docplayer.it e 101domain.com

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Dunque, vediamo un po’ di fare ordine e chiarezza perché le cose sono un po’ intricate.

Ricorderete che sul sito docplayer.it era stata pubblicata illecitamente una copia del mio libro “Difendere la privacy“, in versione .PDF. Il caso lo avevo descritto qui:

docplayer.it ripubblica abusivamente il mio “Difendere la privacy”

Ora, si dà il caso che da una ricerca sul Whois, il sito risulti registrato a 101domain.com:

che però non è il proprietario né del sito né il responsabile dei contenuti, ma solo il “registrar”, quello che vende nomi a dominio, l’Aruba de noàntri, insomma.

Andando a fare una ricerca su docplayer.it, si scopre che c’è un costo per il dominio, che è di 149 US$ + VAT. Nemmeno tanto.

La garanzia è data dalle rassicuranti annotazioni:

“We will refund your money if we can’t engage the current domain owner in negotiation. We will always keep your identity private, allowing us to negotiate easily and for the best deal.”

Quindi, i 149 dollari NON sono per l’acquisto del dominio. 101domain.com agisce come intermediario, come una agenzia immobiliare. Solo che invece di vendere case vende domini. Fa una trattativa tra te e l’amministratore vero del dominio (che un lettore attento mi ha confermato essere un russo, tale Vladimir Nesterenko). Tu proponi una cifra massima e una cifra minima per l’acquisto, se all’intestatario la cosa va bene l’affare va in porto, se non si conclude ti ridanno i tuoi 149 dollari.

Decido di pagare. Faccio questo salto di qualità, nella speranza di concludere l’affare e di mettere a tacere per sempre il sito docplayer.it che, da quello che presento, di contenuti coperti da copyright dovrebbe averne ben più di uno, sicuramente molti oltre al mio.

Vengo subito contattato via mail dall’ufficio di 101domain.com, che mi dice, tra le altre cose:

“After an initial review, we see that this domain is currently being used for a live website.”

E va beh, chi se ne frega, siete voi che vi proponete come intermediari, cosa me ne frega a me se è un sito live, io sono interessato al nome a dominio, non certo ai contenuti.

Ma la frase più inquietante della mail è la seguente:

“Your original domain concierge fee ($149) will become non-refundable if we do receive a response from the domain owner, regardless of the domain’s availability. “

Insomma, se Vladimir dice di no, o che il dominio non è in vendita, NON mi ridanno i 149 dollari spesi (non vi dico la cifra che ho offerto per quel sito, per questioni di riservatezza e privacy) per la loro intermediazione. Bella roba. Potevano anche scriverlo nel loro messaggio rassicurante quando l’utente va a cliccare sulla loro proposta economica. Comunque panico. Anche perché è chiaro che Vladimir un dominio del genere non lo cederà mai. Ne ha molti altri, del tipo ‘docplayer’, con svariate estensioni. Il più famoso è docplayer.nl. Non ha pubblicità, almeno io, al contrario di altri blogger, non ne ho ravvisate. Ma se decidesse di mettere AdSense su OGNUNO dei siti ‘docplayer’ di sua pertinenza, farebbe in un giorno molto di più di quello che io potrei offrirgli per l’acquisto. Chi glielo fa fare di cedere qualcosa che gli dà visibilità immensa? Per un testo sotto diritti, poi?

C’è un modulo da compilare se qualcuno vuole il ritiro di un file PDF presente nell’immensa biblioteca di docplayer.it, pare che siano anche molto celeri nelle risposte e nelle rimozioni. Ma il punto non è che io voglio scrivere per eliminare dal sito quello che è mio, il punto è che quel contenuto su quel sito non ci poteva e non ci doveva stare. E’ chi ce l’ha messo che non lo poteva fare. E vallo a pescare, ora, il maramaldo che ha uploadato illecitamente il mio libro.

Comunque, come vi dicevo, panico totale! Non mi ridanno i miei 149 dollari più tasse pagate.

Ma c’è una via di salvezza:

“Please confirm that you would like us to proceed with attempting to contact the domain owner of DOCPLAYER.IT or prefer a refund now.”

Insomma, se chiedo un rimborso SUBITO i 149 dollaroni fruscianti più VAT me li ridanno. E certo che ci rinuncio subito, che sono scemo? Sono un blogger, sono un curioso, sono un indagatore di questi misteriosi intrighi del web, sono un denunciatore di piccoli e grandi misfatti informatici, sono un debunker dei debunker, ma non sono mica la Banca d’America e d’Italia! Rispondo alla mail che voglio il rimborso subito. Stamattina apro il mio conto PayPal e, finalmente, eccolo qui

Sospiro di sollievo.

Per docplayer.it ci saranno altre iniziative (stavolta giudiziarie) da portare avanti. Si va avanti. Con juicio.

valeriodistefano.com querela solocase.cloud per violazione del diritto d’autore

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Ed ecco quello che volevo scrivere da giorni.

Sul sito solocase.cloud, e, più precisamente, all’indirizzo https://www.solocase.cloud/?s=valeriodistefano.com, vengono riportati estratti e titoli del blog, come è dimostrato qui:

Me ne sono accorto perché, facendo una ricerca su Google, la copia di solocase.cloud di un mio articolo era indicizzata prima dell’originale del mio blog. Maledetti aggregatori di news del cavolo!

Non mi è stata mai chiesta, né ho mai concesso alcuna autorizzazione a riprodurre, in tutto o in parte, i miei articoli su quel sito.

Eppure sullo screenshot che vi rappresento si parla di ben 122 articoli riportati, al momento in cui redigo queste note.

Pare che solocase.cloud non sia un sito che si occupa di informazione, come ce ne sono tanti che si avvalgono di aggregatori di feed RSS, ma una risorsa che si occupa di finanziamenti , agevolazioni, situazioni di sovraindebitamento, di difficoltà e di servizi di difesa giudiziale e tutela patrimoniale per cittadini ed imprese.

L’unico modo per contattarli è WhatsApp, o la compilazione di un modulo apposito per la richiesta di informazioni e di assistenza.

Cosa c’entra dunque il mio blog? Mi occupo di diffamazione, di cattivo giornalismo, di radioascolto, di difesa del copyright e del copyleft, di cultura libera, di scuola, di politica, di giustizia, di privacy e di mille altri temi che lì per lì mi vengono in mente.

Ma, soprattutto, con quale diritto questi signori mi ripubblicano? Lo dicono loro:

“La rete Adessonews è un aggregatore di news e replica gli articoli senza fini di lucro ma con finalità di critica, discussione od insegnamento, come previsto dall’art. 70 legge sul diritto d’autore e art. 41 della costituzione Italiana”

Io sono notoriamente un ignorante, cosa dirà mai l’art. 70 della legge sul diritto d’autore? Eccolo:

1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.
1-bis. E’ consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.
2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso.
3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Si può, dunque, riprodurre un’opera o una parte di un’opera (e i miei articoli sono “opere dell’ingegno”, anche se il mio ingegno è estremamente limitato), deve essere fatta a scopo didattico (e non mi sembra questo il caso. qui non si insegna niente a nessuno), scientifico (e non mi sembra neanche questo il caso), di discussione o di critica. E non mi sembra questa la nostra circostanza, visto che, collegandosi con il sito, non appare nemmeno un modulo per lasciare commenti, annotazioni, reazioni. Non esistono un indirizzo mail, un indirizzo fisico, un’interfaccia su cui esprimere le proprie opinioni sull’estratto riportato. Gli articoli non vengono riportati con una dicitura del tipo “Valerio Di Stefano, sul suo blog afferma quanto segue, ma noi pensiamo, invece, questo, questo e quest’altro” (questo è lo scopo di critica). Gli estratti vengono riprodotti sic et simpliciter, senza ulterori orpelli, mezzi o contenuti di discussione.

E l’articolo 41 della Costituzione cosa c’entra? Per puro scrupolo vediamo anche quello:

L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Cosa c’entra il mio blog con la libera iniziativa privata? Nulla. Se vogliono svolgere la loro attività sono liberissimi di farlo, ma senza ripubblicare estratti e citazioni dai miei articoli. E questo è (quasi) tutto.

Ma chi sono questi signori? Da una ricerca sul whois, la loro identità è ignota. Per motivi di privacy o di opportunità hanno omesso i loro dati (nome e cognome del registrante, mail di riferimento, numero di telefono del responsabile), ma sappiamo che il dominio è stato registrato presso Aruba S.p.a, dove risiedono l’indirizzo IP e i server della risorsa.

Con l’assistenza dell’Avvocato Laura Avolio del Foro di Teramo, abbiamo proposto denuncia-querela contro solocase.cloud, per violazione dell’articolo 171, lettera a-bis della legge sul diritto d’autore (reato perseguibile d’ufficio), riservandoci il diritto di costituirci parte civile ed opponendoci fin d’ora all’emissione di decreto penale di condanna. Vi terrò informati.


AGGIORNAMENTO DEL 14/07/2020: solocase.cloud ha ripubblicato questo articolo (che resterà in prima posizione sul blog per una decina di giorni) in forma di estratto sulla pagina che vi ho segnalato. Al peggio non c’è mai fine!


AGGIORNAMENTO DEL 23/07/2020:

Il nostro lettore Francesco Pellegrino mi fa notare che solocase.cloud ha un indirizzo apposito in cui chiedere di rimuovere i FeedRSS dall’indicizzazione e dalla pubblicazione dei post sul loro sito (reperibile al link https://www.solocase.cloud/cancella-articoli-dallaggregatore/). Mi dice che la questione è semplice e che sarebbe bastato che io avessi agito in questo modo.

No, la questione non è affatto semplice. Non sono io che devo richiedere la rimozione dei contenuti DOPO che LORO li hanno inseriti indebitamente. Sono LORO che PRIMA mi chiedono l’autorizzazione a farlo, poi, se io dico di sì, vanno avanti tranquilli. Una strategia analoga è anche quella utilizzata da docplayer.it. Insomma, questi intanto pubblicano di tutto e tutto quello che vogliono, grazie a queste ripubblicazioni guadagnano clic, salgono di posizione sui motori di ricerca (ve l’ho detto che su Google alcuni articoli miei vengono prima nella copia di solocase.cloud che dalla fonte originale), guadagnano con le inserzioni grazie ai contenuti altrui. Poi, se qualcuno si lagna, riempe un modulino, grazie tante e chi si è visto si è visto.

No, cazzo, non è così che funziona!

docplayer.it ripubblica abusivamente il mio “Difendere la privacy”

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Ho appena appreso che il sito docplayer.it ha ripubblicato, senza che io l’abbia minimamente caricato sul suo server, e senza la mia autorizzazione il mio libro “Difendere la privacy (e colpire gli scocciatori al portafoglio)”.

Qui la pagina che lo dimostra. La dicitura “Tutti i diritti riservati” è regolarmente (e sbadatamente) riportata nel titolo della pagina

in cui è visibile l’edizione PDF del file

Faccio presente che le mie inutili opere letterarie e non, inclusa “Difendere la privacy”, sono sotto Copyright. Non sono, cioè, liberamente riproducibili senza la mia specifica autorizzazione. Non sono sotto licenza Creative Commons, né, tanto meno, sotto licenza GNU. Le edizioni cartacee sono diponibili presso vari editori di self-made-booking (nel caso di “Difendere la privacy” è possibile acquistare il libro presso lulu.com). Le edizioni elettroniche sono tutte disponibili sulla mia biblioteca digitale classicistranieri.com. Sono gratuite, non voglio una lira per questo, chi vuole può scaricarli liberamente e senza nessun costo, ma non può, ad esempio, cederli ad altri, redistribuirli, metterli su altri siti (come è capitato con docplayer.it), includerli in biblioteche virtuali o cd e dvd rom, rivenderli, usarli a fini di lucro o di profitto a meno che io non glielo permetta.

L’articolo 171 della legge sul diritto d’autore recita:

Salvo quanto previsto dall’art. 171-bis e dall’articolo 171-ter è punito con la multa da euro 51 (lire 100.000) a euro 2.065 (lire 4 milioni) chiunque senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma:
a) riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un’opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nello Stato esemplari prodotti all’estero contrariamente alla legge italiana;
a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa;
b) rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde, con o senza variazioni od aggiunte, un’opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale. La rappresentazione o esecuzione comprende la proiezione pubblica dell’opera cinematografica, l’esecuzione in pubblico delle composizioni musicali inserite nelle opere cinematografiche e la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico;
c) compie i fatti indicati nelle precedenti lettere mediante una delle forme di elaborazione previste da questa legge;
d) riproduce un numero di esemplari o esegue o rappresenta un numero di esecuzioni o di rappresentazioni maggiore di quello che aveva il diritto rispettivamente di riprodurre o di rappresentare;
e) riproduce con qualsiasi processo di duplicazione dischi o altri apparecchi analoghi o li smercia, ovvero introduce nel territorio dello Stato le riproduzioni così fatte all’estero;
f) in violazione dell’art. 79 ritrasmette su filo o per radio o registra in dischi fonografici o altri apparecchi analoghi le trasmissioni o ritrasmissioni radiofoniche o smercia i dischi fonografici o altri apparecchi indebitamente registrati.
Chiunque commette la violazione di cui al primo comma, lettera a-bis), è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima dell’emissione del decreto penale di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della pena stabilita dal primo comma per il reato commesso, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato.
La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 (lire 1.000.000), se i reati di cui sopra sono commessi sopra un’opera altrui non destinata alla pubblicità ovvero con usurpazione della paternità dell’opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera medesima, qualora ne risulti offesa all’onere od alla reputazione dell’autore.
La violazione delle disposizioni di cui al terzo ed al quarto comma dell’articolo 68 comporta la sospensione della attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.032 a euro 5.164 (due a dieci milioni di lire).

Sarà difficile farlo valere nei confronti della società che ha resistrato il dominio docplayer.it, visto che si trova nel Regno Unito:

ma forse sarà possibile ottenere l’oscuramento della pagina, se non dell’intero sito, per il pubblico italiano, così come è successo per quei poveracci del gutenberg.org, che di reati non ne hanno proprio commessi. Staremo a vedere, certo è che non me ne starò con le mani in mano, anzi, vi preannuncio, a tempo debito, la pubblicazione di un articolo per un fatto analogo, di cui, però, per ora non vi posso dire nulla. Sì, mi girano i coglioni. Ma a volano.


AGGIORNAMENTO DEL 13/07/2020: Per il tramite del mio legale, l’Avv. Laura Avolio del Foro di Teramo, abbiamo inviato all’intestatario del sito, con sede nel Regno Unito, la seguente lettera di diffida:

Download (PDF, 55KB)


AGGIORNAMENTO DEL 15/07/2020:

Il libro è ancora ospitato e illecitamente riprodotto sulle pagine di docplayer.it (il link è questo: https://docplayer.it/1059945-Valerio-di-stefano-difendere-la-privacy-e-colpire-gli-scocciatori-al-portafoglio-2009-tutti-i-diritti-riservati.html), e reperibile anche tramite la ricerca su Google, come dimostrato dal seguente screenshot:

Ma chi sono quelli di docplayer.it? Di che cosa si occupano? Dicono di loro:

“Forniamo gli strumenti comodi e gratuiti per pubblicare e scambiare le informazioni.” (…) “Tramite il nostro sito troverete i libri per gli esami, temi scritti e diversi manuali autodidattici. La biblioteca del sito calcola migliaia di libri e articoli dedicati a diverse discipline.”

Hanno una biblioteca di contributi notevolissima, non mi interessa sapere se siano in linea o no con le leggi italiane sul copyright, so solo che io non ho dato nessuna autorizzazione per la pubblicazione del MIO libro e tanto mi basta.

Chiunque può pubblicare un documento, anzi, ci tengono a far sapere che:

“Caricate tutto quello che volete! La dimensione dei file non è limitata. Potete pubblicare qualunque quantità dei documenti in formato PDF, Microsoft Word e PowerPoint. (…) Tutti i file caricati sul sito vengono automaticamente adattati per la loro visualizzaizone su iPad, iPhone, Android ed altre piattoforme. (…) Possibilità di mostrare documenti senza scaricarli direttament nel browser’s window. E’ molto comodo”

A parte lo svarione dei “browser’s” (non è un genitivo sassone, nè un’apocope della terza persona singolare del presente indicativo del verbo “to be”, per dirla alla Paolo Attivissimo), è da presumere che CHIUNQUE possa caricare QUALSIASI cosa. E questo non va decisamente bene. Il Wikipedia-pensiero sta facendo danni, il fatto che chiunque possa fare quello che vuole e contribuire alla realizzazione di qualunque sito fa male alla conoscenza, alla cultura libera (ma libera veramente), ai diritti intellettuali, alle Creative Commons e al web.

Ma abbiamo visto e documentato che docplayer.it è un sito intestato a 101domain.com, una società che ha sede nel Regno Unito, a cui il mio legale ha inviato una lettera di segnalazione. Ma che cos’è 101domain? E’ semplice, è un seller e reseller (un venditore, in sostanza) di domini:

Andiamo a cercare la stringa “docplayer.it” ed ecco quello a cui si arriva:

Il sito è in vendita per 149 dollari USA. Nemmeno tanto. Il mio lavoro e quello di tanti altri valgono SOLO 149 dollari. Quasi quasi me lo comprerei per svuotarlo di tutto e per mettere una pagina di avviso di violazione del diritto d’autore, se ne avessi voglia, tempo e dedizione. I soldi non sono un problema, ho dato 10.000 euro a Liber Liber, posso dare 149 dollari anche a loro. Ma preferisco spendere il mio denaro in cose più interessanti e divertenti, sigari, libri, fare la spesa, gelati, cocacola, birra, aperitivi con gli amici, connessione internet. Non ne vale certo la pena.

149 dollari per ripubblicare il lavoro degli altri. E io che gestisco una biblioteca virtuale cercando di stare attento anche alle pagliuzze e alle travi negli occhi del fratello!


AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2020:

Il nostro lettore Andrea Lanzarotto mi comunica che il sito docplayer.it sarebbe intestato a un russo, tale Vladimir Nesterenko. Si sa che i russi sono particolarmente specializzati nelle violazioni del copyright e ormai non c’è più da stupirsi di niente. Ma sto cercando di risolvere il problema ALLA RADICE e vi terrò informati di questo. Stay tuned.


AGGIORNAMENTO DEL 23/07/2020:

Ho pubblicato il risultato delle mie ulteriori indagini informatiche sull’articolo:

Aggiornamenti sul caso docplayer.it e 101domain.com

Copyright: sì, ma tu che ne pensi??

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Devo proprio ammettere che quando vi ci mettete siete più noiosi e pedanti di un granchio nelle mutande (era “un riccio”, ma il granchio mi sembrava più efficace). Ho scritto giorni fa una piccola riflessione sul tema del copyright e sull’emanazione della direttiva relativa da parte del parlamento europeo. Tuttavia, recentemente, una cara lettrice, che noi chiameremo per brevità Melchiorri Marusca nei Baneschi, mi ha chiesto “Sì, ma di tutta questa roba, tu cosa ne pensi??” E allora eccomi, a mio mal grado, a rispondere e a tornare sul pruriginoso argomento.

Premetto che di quello che penso io non gliene può fregare niente a nessuno, ma ho come l’impressione che si stia parlando di un gigantesco baraccone, di un ambaradan di dimensioni ciclopiche, che alla fine non sortirà che pochi e relativi effetti pratici e che andrà a colpire le multinazionali del Web e i colossi di argilla a cui queste nuove normative sono rivolte. Wikipedia può dormire sonni tranquilli, i suoi interessi sono salvaguardati, potranno continuare a chiedere soldi, fare oscuramenti estemporanei, restare nel web così come sono, e dire che non faranno mai uso di pubblicità, come se gliene fregasse qualcosa a qualcuno.

Intanto chiariamo una cosa: il fatto che tra un paio di anni questa normativa sarà recepita da tutti i paesi dell’Unione con leggi anche sostanzialmente diverse l’una dall’altra non può essere considerato un ostacolo ma una ricchezza. Per quanto riguarda l’Italia sappiamo come la pensa il Governo, che è stato contrario a questo provvedimento ritenendolo (legittimamente, ma sono sacrosanti cavoli suoi) dannoso per gli equilibri del web. Quindi è possibile che in sede di ricezione nazionale la legge possa venire modificata e maggiormente articolata. Sempre se questo governicchio riuscirà a stare ancora al potere quando se ne riparlerà in modo compiuto.

L’ articolo 15 (ex articolo 11) introduce una sorta di tassa sulle citazioni da parte degli editori e dei raccoglitori di contenuti (come Google News, per intenderci, che è la prima entità destinata a scomparire) che ripubblicano pari pari articoli giornalistici o loro parti coperte da diritto d’autore senza corrispondere alcunché agli autori. Saranno fatti salvi gli estratti “brevi” (ma la direttiva non dice “brevi” quanto).

L’articolo 17 (già articolo 13) stabilisce che sono esentate dal pagamento del diritto d’autore le citazioni, le recensioni, le parodie, i pastiche satirici, i meme (parola orribile per determinare cose orribili) e quant’altro. Regola inutile e sovrabbondante perché nella legge sul diritto d’autore italiana è fatto già salvo l’uso della citazione a scopo di critica o di discussione. Quindi il problema non si pone. Ma quello che l’articolo 17 stabilisce è che un sito che permette l’immissione di contenuti da parte degli utenti (come YouTube, per esempio) debba controllare se contributi video, testuali o audio violino o meno la legge sul diritto d’autore. Se c’è una violazione deve bloccarli. E qui c’è da riflettere. Lo stesso YouTube che ha miriadi e miriadi di filmati relativi a canzoni, brani musicali, opere, film in versione integrale, dovrebbe oscurare una serie impressionante di contenuti che la gente ha messo lì a suo bell’agio, senza pagare né multe, né diritti, né conseguenze. E se volete proprio conoscere la mia opinione in merito, sarebbe anche l’ora di finirla.

Copyright: e ora che succede??

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Allora è successo, il Parlamento Europeo ha approvato la riforma del copyright. Cosa succederà adesso? Non lo sa nessuno. Nonostante il fatto che ci sia stata una grande mobilitazione dei media sull’argomento e che ne stiano parlando con abbondanza di interventi radio, TV e giornali, nessuno ci ha ancora capito nulla (e, conseguentemente, non lo ha fatto capire agli altri). Non ci ho capito nulla nemmeno io, ma forse non c’è proprio niente da capire. So solo che per essere effettiva la direttiva sul copyright dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, e che dopo due anni gli stati membri dovranno recepirla, ognuno nel proprio ordinamento giuridico. Quindi in Italia (Paese contrario alla normativa) potrebbero trascorrere circa tre anni prima di sapere qualcosa di più chiaro, ovvero su come in quali modalità lo stato italiano intenda recepire per il proprio territorio la direttiva europea. Cosa cambierà per questo blog? Nulla. Proprio nulla. Per classicistranieri.com? Poco, anzi, pochissimo, continuerà tranquillamente ad esistere, magari con qualche scossa di assestamento. C’è un atteggiamento di generale panico su quello che queste modifiche al copyright (che sembrano epocali solo perché parlano di “equo compenso”) possono portare nel mondo del Web, l’oscuramento recente di quelli di Wikipedia ne è una testimonianza tangibile. Aspettiamo che la legge entri in vigore in Italia. Poi prendiamo due o tre respiri, recitiamo un om per rilassarci, leggiamola e applichiamola ai nostri siti. Non è un tirare a campare, non è un rimandare a domani un pericolo che si è preannunciato oggi, non è l’italico “in tre anni nasce un gobbo e va diritto”. E’ buon senso, non si può essere contrari ad una legge se questa legge ancora non c’è (fermo restando che in Italia una legge sul Copyright esiste dal 1941 -cioè, mentre l’Italia era in guerra hanno trovato il tempo e il modo di proteggere il diritto d’autore- e che chi è interessato, nel frattempo è pienamente e legittimamente tutelato). C’è solo da aspettare. Ha da passà’ ‘a nuttata.

Agatha Christie e Thomas Mann NON saranno di pubblico dominio nel 2019

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Stanno circolando notizie preoccupanti. Non si sa perché o percome ma i principali quotidiani italiani (qui lo screenshot tratto da “il Messaggero” che sbaglia perfino a scrivere Christie) stanno diffondendo la notizia che Thomas Mann e Agatha Christie saranno di pubblico dominio a partire da domani. È noto anche ai bambini che le opere letterarie di un autore entrano in vigore a partire dal compimento del 70^ anno dalla morte. Agatha Christie è morta nel 1976 e Thomas Mann nel 1955 (il fratello Heinrich -ammesso che il titolo del Messaggero si riferisca a lui- è deceduto nel 1950). Inoltre ci sono da considerare i diritti d’autore di eventuali traduttori, che devono essere anche loro deceduti da almeno 70 anni. Non ci sono eccezioni. Thomas Mann e Agatha Christie continueranno ad essere blindati fino, rispettivamente, al primo gennaio del 2026 e a quello del 2047 se tutto va bene. Autori rilevanti che cadranno in pubblico dominio dalla mezzanotte saranno, ad esempio, Vicente Huidobro (poeta cileno) e Georges Bernanos (scrittore cattolico francese). A partire da tra pochissimo, dunque, sarà possibile diffondere e utilizzare (per nuove traduzioni o adattamenti) il Diario di un curato di campagna. Ma le avventure di Miss Marple e di Hercule Poirot, le storie di Morte a Venezia e Cane e Padrone, quelle SONO e RESTANO sotto copyright. Almeno in Italia. Ripeto: andateci cauti con queste informazioni. Ma molto cauti, mi raccomando. Se proprio volete togliervi una soddisfazione, consultate la pagina dedicata agli autori in pubblico dominio che mette a disposizione Wikipedia per il 2019. Non dovrei essere io a suggerirvi di usare Wikipedia, ma in questo caso fatelo per avere un elenco orientativo della materia del contendere. Mentre scrivevo queste riflessioni RaiNews24 ha diffuso un servizio sull’argomento. Ovunque poche notizie ma ben confuse.

La lobby di Wikipedia vince ancora

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Così tutto è finito a tarallucci e vino. Il Parlamento Europeo ha votato a larga maggioranza l’approvazione della Link Tax e delle altre norme di riforma del copyright ma ha lasciato fuori dall’applicabilità di questi articoli di legge i “progetti collaborativi”. In pratica Wikipedia.

Era già tutto largamente previsto, tant’è che nel mio post di ieri avevo già largamente profetizzato (scusate se me la tiro un po’) che Wikipedia sarebbe uscita perfettamente indenne dalla tenzone per cui aveva addirittura minacciato il pericolo di chiusura.

Google, Facebook, Yahoo e altri giganti del web dovranno pagare un giusto compenso ai rispettivi editori per gli estratti dai giornali on line che pubblicano. Wikipedia no. Wikipedia è al di là della stessa legge, non può essere toccata, non deve essere interrotta nella sua infinita produzione di informazioni (spesso anche senza senso logico, o con grammatica e ortografia incerte), non può sborsare nemmeno un centesimo delle copiose donazioni dei suoi utenti per pagare quello che utilizza. E’ incredibile ma è così.

E questa lobby ha messo le mani su qualcosa di molto più grande della cultura, ha messo le mani sulla conoscenza. Siamo arrivati all’assurdo di credere che tutto ciò che non è scritto su Wikipedia non esiste e questo è di una tristezza somma.

Scriveva Eduardo: “‘O tiempo d’e ‘llacreme è fernuto. Mo’ è tiempo ‘e core mosso e faccia tosta“.

Le immagini oscurate di Wikipedia

Reading Time: 3 minuteslogo

 

A luglio pubblicai un post sul blog intitolato “Wikipedia rimandata a settembre”. In quell’occasione Wikipedia aveva oscurato tutte le sue pagine in italiano per protestare contro l’approvazione degli articoli 11 e 13 della nuova direttiva sul copyright in discussione presso il Parlamento Europeo dichiarando di essere addirittura nelle condizioni di dover chiudere se i testi dell’articolato fossero stati approvati così com’erano. Il risultato finale fu che la discussione fu rimandata a settembre, come i ragazzini più discoli e meno studiosi, Wikipedia ha ripreso a pubblicare tutti i suoi contenuti e la gente che aveva protestato perché non aveva voglia di andare in biblioteca a consultare dei sani libri di carta ha tirato un sospiro di sollievo.

Ora siamo di nuovo a settembre. Impressioni di settembre, settembre poi verrà ma non ti troverà, september morn. Oggi è in discussione quello che è stato semplicemente rimandato a luglio. Wikipedia cosa decide di fare? Oscura TUTTE le sue immagini per chiedere l’approvazione della Libertà di panorama (sul banner wikipediano è scritto con tanto di hashtag). La libertà di panorama? Ma come, a luglio c’era il rischio chiusura e oggi si preoccupano delle foto di palazzi e monumenti?? Eppure è così:

striscia

Invitano anche a scrivere una mail al proprio deputato europeo (che dev’essere un po’ come l’angelo custode, io il mio non so nemmeno chi sia) in cui, con un modello precostituito, si invita a votare a favore della protezione del pubblico dominio (che dovrebbe essere già protetto di per sé, proprio in quanto pubblico dominio, e nessuno dovrebbe poter dubitare che un’opera sia liberamente fruibile da tutti se sono passati i termini di legge), le eccezioni per i contenuti generati dagli utenti (ma ogni contenuto che abbia un minimo di creatività ed originalità è di per sé e per diritto naturale coperto dal diritto d’autore, e l’autore decide anche che cosa possano fare gli altri dei propri contenuti, spiacente ma in Italia funziona così), le eccezioni per l’estrazione di testo e di dati (che è il punto su cui Wikipedia potrebbe avere dei seri problemi, ma non lo dicono).

La protesta di Wikipedia, dunque, appare incredibilmente debole e blanda (anche se, prevista inizialmente per la sola giornata di martedì, continua anche in quella di mercoledì, giorno di votazione) rispetto all’allarme minacciato e paventato dalle iniziali premesse.

Come sempre la montagna ha partorito un topolino, e l’unico effetto di questa iniziativa saranno poche e-mail che intaseranno le pazienti caselle di posta elettronica dei deputati europei italiani. Perché se andate a vedere sulle altre versioni linguistiche, NON troverete tutta questa pappardella di cui vi ho parlato. Eppure il Parlamento Europeo legifera anche per paesi di lingua inglese (non credo che l’Irlanda sia esclusa), spagnola, portoghese, tedesca (su cui campeggia un semplice avviso che spiega che oggi i wiki saranno disponibili in sola lettura per massimo un’ora), francese e così via. Anzi, paradossalmente, se andate sulla versione inglese di Wikipedia trovate questo:

monuments

cioè un invito a fotografare panorami e monumenti. E’ il massimo del ridicolo e della contraddizione. La Wikipedia italiana  sta facendo una figura meschina davanti al mondo intero e ci sembra che sia una legittima protesta di una piazza virtuale che oggi si trova oscurate le immagini.

Se Wikipedia dovesse chiudere a seguito delle legislazioni votate oggi, non sarebbe un gran male. Ma noi sappiamo tutti benissimo che non chiuderà.

Wikipedia rimandata a settembre

Reading Time: 3 minutesWikipedia-1300

Hanno fatto tutto da soli, dall’inizio alla fine.

Hanno preso la palla al balzo di una discussione in sede di Parlamento Europeo sulla riforma del Copyright e hanno pensato bene di lanciare l’allarme in rete di una imminente repressione di alcuni diritti fondamentali del Web che, a loro dire, coinvolgerebbe anche la versione italiana di Wikipedia. Non si capisce come coinvolgerebbe SOLTANTO la versione italiana, visto che il progetto legislativo riguarderebbe TUTTI i Paesi dell’Unione Europea, e quella italiana è la versione linguistica che per prima è andata a gridare “Al lupo! Al lupo!”, seguita, nel tempo, soltanto da quella spagnola, estone e lituana. Dunque, dicevamo, per protestare contro l’imminente scempio dei diritti che oltretutto NON riguardavano Wikipedia (ed è stato messo addirittura nero su bianco), la sezione italiana di Wikimedia ha pensato di inibire l’accesso ai contenuti, creando un vero e proprio putiferio tra gli addicted (che, evidentemente, non sanno sopperire alla mancanza di una informazione di Wikipedia con l’apertura di un sano libro o la consultazione di una buona enciclopedia cartacea).
Hanno piazzato davanati agli occhi di tutti un proclama in cui si affermava addirittura che, se la normativa fosse stata recepita (e il termine per farlo era il 5 luglio), Wikipedia avrebbe anche potuto chiudere. “Dio lo volesse!!”, mi sono detto subito “a cosa devo l’onore di tanta manna??” A nulla, alla sola volontà di creare scompiglio e generare confusione nell’opinione pubblica. Perché quali sarebbero queste modifiche così micidiali per la libertà di espressione?? Non si sa. O, almeno, il papello funebre di Wikipedia non lo dice. Premesso ma non concessso che Wikipedia è in pericolo, da che cosa sarebbe rappresentato questo pericolo?? Silenzio tombale sul tema.
Hanno fatto durare la loro protesta un paio di giorni. Sono un tempo accettabile per farsi notare e per evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca che, andando a cercare pagine diverse, avrebbero trovato lo stesso identico contenuto e avrebbero penalizzato la posizione delle pagine in italiano.

Nel frattempo hanno proposto di scrivere al proprio parlamentare europeo una mail, o un tweet o addirittura di telefonargli per indurlo a votare contro le norme che Wikipedia ha individuato come fonti di nocumento (senti lì, dé, “nocumento”, o come so’ ganzo quando parlo forbito…). Non so quanti Wikipediani abbiano aderito all’invito, ma sapendo quanto siano stizzosi, presuntuosi e tenaci nella vendetta i wikipediani, posso immaginare che più di un parlamentare europeo italiano non abbia dormito sonni tranquilli, bombardato com’era da stormi di zanzare telematiche pronte a punzecchiarlo di pungiglione e veleno se per caso avesse votato “Sì” alla approvazione.

Il 5 luglio il Parlamento Europeo ha rinviato a settembre la discussione sulla materia del contendere. Dopo pochi secondi Wikipedia era ancora perfettamente navigabile, i nostri eroi, dopo essersi autonomamente autosospesi e autorimessi in linea erano soddisfatti che la loro potenziale fine non fosse annullata ma solo eventualmente posticipata, sì, sì, siamo stati bravi, abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica, viva la cultura libera e ciucciatevi la nostra compilation di svarioni di grammatica e di ortografia.

In breve, se solo con questo quelli di Wikipedia sono riusciti a far desistere un parlamento dalla discussione su una delibera comunitaria, vuol dire che Wikipedia ha molto potere. Se, invece, si è trattato solo di una semplice coincidenza, e la protesta non ha inciso per nulla sulla decisione parlamentare, allora vuol dire che Wikipedia non vale un fico secco. In ciascuno dei due casi, credetemi, c’è di che avere paura.

Copyright: in pubblico dominio le opere di Adolf Hitler. Per Anna Frank bisogna continuare a pagare

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"Mein Kampf dust jacket" by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume - This image is available from the New York Public Library's Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg
“Mein Kampf dust jacket” by Unknown author of dust jacket; Adolf Hitler author of volume – This image is available from the New York Public Library’s Digital Library under the digital ID 487722: digitalgallery.nypl.org → digitalcollections.nypl.orgThis tag does not indicate the copyright status of the attached work. A normal copyright tag is still required. See Commons:Licensing for more information.English | français | Nederlands | русский | Türkçe | 中文 |+/−. Licensed under Public Domain via Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg#/media/File:Mein_Kampf_dust_jacket.jpeg

Ad ogni inizio d’anno, assieme allo scintillante Concerto di Capodanno dal Musikverein di Vienna e alla sua pallida e tisica imitazione della Fenice di Venezia, va in onda il tradizionale dibattito sulla scadenza dei diritti d’autore e su quali autori siano caduti in pubblico dominio.

Per intenderci, dal primo gennaio dopo il compimento dei 70 anni dalla morte dell’autore, chiunque può duplicare, distribuire, tradurre, pubblicare e perfino vendere (se qualcuno glielo compra) un testo di quell’autore.

I conti sono semplici: dal 1 gennaio 2016 sono di pubblico dominio gli scritti di tutti coloro (non necessariamente scienziati o letterato o filosofi) che sono morti nel 1945. Tra cui quella bella faccia di Pasqua dello zio Hitler. Dura lex sed lex, ma se qualcuno intraprendesse (e non è detto che qualcuno non l’abbia già intrapreso) la trascrizione del “Mein Kampf” e la sua messa in linea sarebbe perfettamente legittimato a farlo. Ovviamente in tedesco. Ma, ugualmente, se qualcuno conoscesse così bene il tedesco da essere in grado di tradurre in modo decente tutto il libro, potrebbe metterne in linea una versione in italiano, in francese, in inglese, o quello che sia.

Hitler in pubblico dominio, dunque, che ci piaccia o no.
Quello che invece non ci piace è il fatto che i diritti del Diario di Anna Frank, la vittima che, pure, sarebbe caduta in pubblico dominio assieme al suo orrendo carnefice, siano stati procrastinati fino a tutto il 2049. Tutto ciò per una dichiarazione della Anne Frank Fonds, la società svizzera che gestisce i diritti d’autore dell’opera, secondo la quale il Diario sarebbe frutto della collaborazione dell’opera del padre di Anna, Otto, morto nel 1980.

Si noti bene che nelle copie cartacee, sia in lingua originale, sia nelle innumerevoli traduzioni fin qui apparse, viene indicata come unica autrice Anna Frank e mai il padre Otto, sia pure come coautore.

L’intolleranza è gratis. Per le testimonianze di vita e di morte bisogna ancora continuare a pagare.

#ioleggoperché non mi va di partecipare a #ioleggoperché

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Immagine ripresa dal sito http://www.comune.massa.ms.it/ che l'ha ripresa a sua volta da chissà dove
Immagine ripresa dal sito http://www.comune.massa.ms.it/ che l’avrà ripresa a sua volta da chissà dove, so assai io…

Oggi è la giornata mondiale del libro. Sì, ogni tanto ne istituiscono una. E’ un po’ come il mio onomastico: ho scoperto che esistono sette o otto San Valerio sul calendario, siccché ogni tanto me lo ritrovo tra i coglioni.

Pensare al libro e a quanto faccia bene leggere è cosa da considerarsi sol che positiva. Il problema è che non è soltanto la giornata del libro, è anche quella del diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Che, poi, sono la stessa cosa.

In Italia abbiamo una delle leggi sul diritto d’autore più liberticide d’Europa. L’impianto è del 1941: pensate che in piena guerra il regime di Mussolini trovò il tempo per mettere in piedi una normativa che proteggesse l’opera dell’ingegno e i diritti ad essa connessi.

Oggi, secondo una delle tante toppe e secondo i tanti aggiornamenti che sono stati fatti di quel testo, rischia una condanna fino a tre anni anche lo studente che, per esempio, si installa un software commerciale per farci la tesi di laurea, perché in Italia non è vietata solo la riproduzione a scopo di lucro (che avrebbe tenuto lo studente fuori dal penale) ma anche quella a scopo di profitto (e profitto è, ad esempio, quando lo studente di cui sopra risparmia il prezzo dell’acquisto del software in questione). Con un gioco di sostituzione di una sola parola hanno creato una legione straniera di possibili delinquenti.

Come se non bastasse, recentemente le prime incisioni di un brano che cadevano in pubblico dominio dopo 50 anni, sono state portate, dietro la spinta dell’Unione Europea, a cadere in pubblico dominio dopo 70 anni.

Non vedo proprio cosa ci sia da festeggiare! E’ un’ecatombe liberticida. Oggi, specialmente sulla rete, si va sempre di più verso il modello aperto (come i contenuti pubblicati sotto licenza Creative Commons, come le condizioni della GPL che ha permesso di diffondere un miracolo come Linux e molti dei suoi software) e i testi di legge vigenti nelle nazioni dell’UE ormai non bastano più, stanno diventando come la coperta corta che lascia scoperta la testa o i piedi. Per non parlare del concetto del “fair use” statunitense, che qui da noi è pura utopia.

Così ci accontentiamo di un hashtag come #ioleggoperché, sponsorizzato dalla TIM. Ecco, non appena c’è qualcosa di mondialmente rilevante la gente rilancia con degli hashatag e va beh, così sia, il giorno dopo non se ne ricorderà più nessuno.

#unlibroèunlibro: allora pagàtelo!

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Rosa Polacco per #unlibroèunlibro - Pubblicato su gentile autorizzazione

#unlibroèunlibro è l’hashtag che contraddistingue la protesta in rete di quanti ritengono ingiusta l’applicazione dell’IVA al 4% per i libri di carta e al 22% per gli e-book.

Sembra una protesta giusta e legittima e invece non lo è.

Cominciamo a considerare il supporto. La carta per l’aliquota più bassa e il lettore per il libro elettronico. E’ evidente e chiaro come il sole che il libro di carta ha tutta una serie di lunghezze di vantaggio su quello cosiddetto “virtuale”: dura di più (fra 50 anni potremo leggere gli stessi e-pub e Kindle come li leggiamo oggi? Ne dubito fortemente), si può prestare (l’e-book non lo puoi trasferire senza infrangere il copyright) e il costo, sia pur superiore, non lo rende inaccessibile.

Dunque, il libro di carta è un bene di prima necessità. Pensate alla carta usata per stampare i libri di testo per le scuole di ogni ordine e grado. E’ normale che l’imposta sul valore aggiunto sia bassa per i beni di prima necessità. Già i libri di testo costano un bòtto, se si applicasse il 22% anche a quelli staremmo freschi [e adesso lo so cosa state per chiedermi: e gli alunni con difficoltà che devono usare per forza i libri in versione elettronica? Semplice: per loro i libri devono essere gratis. E non ci sono discussioni.] L’e-book è, indubbiamente, un bene di lusso. Sia che si tratti del testo che viene letto attraverso un dispositivo, sia che si tratti del dispositivo stesso.

E’ facile per autori, editori e lettori farsi belli con una battaglia di questo genere. E’ facile e anche comodo. E’ gente che spende fior di quattrini per comprarsi l’IPad e ci paga il 22% di IVA tranquillamente e senza profferir verbo, e poi si lamenta se l’ultimo best seller di grido viene gravato da una percentuale d’importa alta. Per certi versi mi sembra lo stesso ragionamento che sottende alle esternazioni di chi si lamenta di dover pagare 0,89 euro l’anno per mantenersi WhatsApp e poi fa una capanna di cambiali per potersi permettere l’ultima versione dell’IPhone.

E se glielo dici ti rispondono che “è cultura”. Sì, la cultura è il contenuto, non l’involucro. Lo Stato è liberissimo di tassarti l’involucro-carta a una percentuale e quello elettronico a un’altra. E poi, avete voglia di comprare cultura in formato proprietario, con tutti i DRM e gli accidenti che li spacchino? Pagàteli, Maremma ciuca, cosa volete dall’opinione pubblica?

Per carità, sono queste inizative modaiole da sinistra radical-chic di maniera che tramontano in pochi giorni. Però fanno perdere un sacco di tempo.

Copia privata

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Il Ministro Franceschini ha firmato il decreto che impone costi supplementari sui dispositivi di memorizzazione per la copia privata legittimamente acquistata.

Per avere un dato anche solo vagamente orientativo dell’entità dei costi, basti sapere che per uno smartphone con 32 Gb di capienza, per la sola copia privata si pagano circa 5 euro che andranno a ripagare i diritti di autori ed interpreti.

In pratica, se avete comprato un CD di Carmen Consoli (ma certo, come potreste farne a meno?) e avete il suddetto smartphone potete farne una copia ulteriore a vostro uso e consumo, che so, campionando in MP3 il contenuto del CD originale. Così sarà possibile passeggiarvi la vostra artista preferita per ogni dove voi vogliate.

Ci sono altri esempi di uso della copia privata. Ad esempio quello della copia del CD-ROM pagato una pacca di denari su un hard disk esterno, oppure su una chiavetta USB.

Però c’è anche chi sullo smartphone ci memorizza le foto e i selfie che ha scattato in vacanza. O la registrazione delle prime parole pronunciate dal figlio. Sono cose sue, perché mai dovrebbe pagarci i diritti d’autore? E, soprattutto, questi diritti d’autore, a chi vanno? A Carmen Consoli per il giusto riconoscimento di aver realizzato una copia della suo opera imprescindibie o all’azienda che ha realizzato il CD ROM? Niente di tutto questo. Vengono redistribuiti in proporzione a quegli artisti che “vendono” di più. Ed è assai probabile che a Carmen Consoli per quella copia non vada nemmeno un soldo, disdetta. Per archiviare le vostre foto basterà pagare il balzello per intero. Dàte, dàte…dàte qui (possibilmente in moneta contante).

AGCOM: in vigore il regolamento sul copyright

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Da oggi siamo tutti molto meno liberi.

Si sono levati scudi di incostituzionalità, proteste, obiezioni, ma il Regolamento AGCOM sul copyright è in pieno vigore.

E se lo scopo, pur nobile, quello di combattere la pirateria massiccia, può essere condivisibile, non è da condividere il metodo per cui il detentore dei diritti di un’opera qualsiasi possa chiederne la rimozione o possa fare istanza di sequestro del sito attraverso l’Authority. Per quello ci sono i giudici ordinari.

E non è che uno dice “io non ho mai fatto nulla, sicché…”. Alzi la mano chi non ha mai fatto l’upload di un video su YouTube, magari una scena del film preferito, o un brano musicale camuffato da video come ce ne sono tanti. O chi, semplicemente, ha messo in linea il filmato del proprio matrimonio con il sottofondo dell’Ave Maria di Schubert preso da qualche disco. O, ancora più terra-terra, chi non abbia preso una foto da una testata giornalistica e l’abbia messa a disposizione su Facebook ai suoi cosiddetti “amichi”.

Voi mi direte, “ma non è reato, lo fanno tutti! Quindi a me non può succesdere nulla.” Invece non è così. Cioè, è vero che lo fanno tutti, non è vero che non sia reato.

Quindi siamo tutti nel calderone, e chi pensa di non esserci è semplicemente uno che non ha capito un cazzo della rete e della politica.

E’ certo che se a occuparsi di diritto d’autore fosse solo la magistratura si intaserebbero i tribunali, molto di più che con la diffamazione o con i procedimenti che riguardano i politici. Ma chi dovrebbe occuparsene, allora? Perché l’AGCOM? Chi è? Cosa mi rappresenta??

Nell’attesa di dare risposta a queste domande aspettiamo il primo che cade nella rete. “Sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io.”

Il Fatto Quotidiano on line abbandona la licenza Creative Commons

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C’è sempre qualcosa di gratificante nel mettere una licenza Creative Commons a un sito.

Ci si sente ganzetti, si ha la consapevolezza di far parte di un movimento culturale, ci se la tira da profeti del copyright quando va bene o, quando va peggio, da guru dell’open-source.

Pensiamo sempre di averci guadagnato qualcosa a permettere agli altri di poter fare qualcosa con i nostri contenuti (siano essi testo, musiche, foto o video). Finché poi la gente lo fa. Perché, voglio dire, glielo abbiamo permesso noi.

Dal 2005 la versione on line de “Il Fatto Quotidiano” aveva sposato anche lei una licenza Creative Commons. Poi, d’improvviso, senza dir niente a nessuno (trovatemi una sola notizia che riporti quanto vi sto raccontando) è cambiato tutto.

Ora alla pagina “Termini e condizioni d’utilizzo” (http://www.ilfattoquotidiano.it/termini-e-condizioni-dutilizzo/) si leggono frasi come:

Tutti i materiali pubblicati nel sito (inclusi, a titolo esemplificativo, articoli di informazione, fotografie, immagini, illustrazioni, registrazioni audio e/o video, qui di seguito indicati anche come i “contenuti”) sono protetti dalle leggi sul diritto d’autore e sono di proprietà dell’editore o di chi legittimamente disponga dei diritti relativi.

Inquietante, e non esattamente compatibile con la licenza Creative Commons usata fino a pochi giorni fa. Ma andiamo avanti:

Il lettore, solo per uso personale, è autorizzato a scaricare o copiare i contenuti e ogni altro materiale scaricabile reperibile attraverso i servizi del sito a condizione che riporti fedelmente tutte le indicazioni di copyright e le altre indicazioni riportate nel sito. La riproduzione e la raccolta di qualsiasi contenuto per motivi diversi dall’uso personale è espressamente vietata in assenza di preventiva autorizzazione espressa rilasciata in forma scritta dall’editore o dal titolare del diritto d’autore come indicato nel sito.

Insomma, nessuno può (più) in nessun modo, riprodurre in un suo sito personale, contenuti pubblicati da “Il Fatto Quotidiano”, come era possibile fare prima, quando era sufficiente citare l’autore, la fonte e la licenza a cui era sottoposta l’opera.

Con ogni probabilità, leggendo quanto riportato, l’applicazione che ho scaricato gratis e mediante la quale leggo il giornale sull’Android sfruttando il feed RSS del sito web, è illegale. E illegali sono (o, meglio, “diventano”) i bannerini pubblicitari che i programmatori che lo hanno realizzato hanno posizionato in fondo alla schermata per tirar su due lire. Per tirarle su, si badi bene, sull’applicazione, non sui contenuti. Potrei essere diventato un delinquente solo per questo?

Wikipedia non ha ancora registrato la variazione. Lasciamogliela ancora per qualche tempo giusto per ricordarci di quando eravamo più liberi. E di quando lo erano anche Padellaro & C.

Download (PDF, 430KB)

Confutatis Maledictis

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Una signora mi ha detto che il mio blog sta cominciando a diventare noioso.

Senz’altro è vero, ma io sono vecchio e rincoglionito (sicché tendo sempre più spesso a reiterare sempre gli stessi discorsi). Inoltre sono acciaccato, malandato, menomato, zoppo, pensionato d’accompagnamento, in breve, “infelice”, come avrebbe detto il mi’ nonno Armando e questo mi rende vieppiù rimuginante e ripetitivo.

Del resto, cosa volete, anche gli argomenti di cui parlo son tutt’altro che popolari.
Se parlassi di sesso, delle gravidanze delle star, se vi invitassi a donare due euro all’Associazione Nazionale contro l’Unghia Incarnita (Onlus!!!!), se vi rimbalzassi i coglioni con l’ultimo telefonino in pura plastica a soli 535 eurini e ci state larghi, a quest’ora avrei molte più visualizzazioni.

Invece vi parlo di privacy (e il bello è che non la penso nemmeno come voi!), vi parlo di diffamazione (reato odiosissimo ma v’importa ‘na sega a voi, quella degli altri è diffamazione, la vostra è critica!), vi parlo di copyright (e anche lì v’importa ‘na sega a voi, voi la roba la scaricate, peggio per chi ci capita!), vi parlo di Wikipedia e di quanto sia improponibile, ma a voi Wikipedia vi garba di molto, e poi via, Di Stefano, perché questa continua crociata contro Wikipedia? Ora avresti anche rotto i coglioni a criticarla ogni volta che chiede i soldi alla gente.

Crociata?? Io non faccio nessuna guerra, e Wikipedia non è custode del Santissimo Sepolcro.
Vi rompo i coglioni quando parlo del loro vizietto di chieder soldi alla gente? Beh, anche loro rompono i coglioni a chieder soldi a ogni pie’ sospinto, ci mancherebbe altro che non li si possa criticare (ah, no, giusto, la mia è diffamazione, la critica è la vostra).

E poi non mi piacciono Jovanotti, la Boldrini e Saviano. No, via, non va bene così. E avete ragione, sto cominciando a diventare noioso. Sapete cosa c’è?? Che vi pigliate uno spazio web dove vi pare, ci installate WordPress o quello che vi garba a voi, e il blog ve lo fate per conto vostro, così la smettete di rompere i coglioni a me.

Copyright sui fonogrammi: 70 anni di cultura negata

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Quello che si ventilava dal 2008 sta per accadere anche in Italia.

I termini per il copyright per la libera diffusione delle incisioni sonore passeranno presto da 50 a 70 anni.

Il che significa che moltissime delle registrazioni (soprattutto di musica classica e operistica, ma non solo) presenti e distribuite in rete (anche dalle mie biblioteche on line!) non potranno più essere (re)distribuite, né tanto meno scaricate in Italia.

Lo schema di recepimento è già stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Ora la parola passa alle Camere, al mPresidente della Repubblica e alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Da lì ci saranno altri 15 giorni di comporto.

Per quanto attiene le mie iniziative, queste registrazioni resteranno in linea il più a lungo possibile, ma saranno tolte dalla distribuzione con tanto di spiegazione non appena la normativa starà per essere operativa anche in Italia.

E’ una legge assurda che, inutile dirlo, penalizza la libera fruizione dei contenuti a favore delle industrie discografiche e con scarso vantaggio per gli interpreti. E’ il frutto di un compromesso all’europea, perché la proposta iniziale del commisario europeo McCreevy rischiava di portare questo termine a 95 anni.

Ma, comunque sia, non ho nessunissima intenzione di rischiare la galera per voi, quindi dàtevi una regolata.

Altrove qualcuno mi copia

Reading Time: < 1 minuteSolo ieri ho scritto e pubblicato il post che ho intitolato “Collegio! (Uno stream-of.consciousness)”, un divertissement che non mi sembrava niente di che.

Questa mattina l’ho ritrovato paro paro sul sito www.tgonline.eu.

Mi dispiace sempre un po’ quando mi copiano e incollano senza chiedermelo, o, peggio, quando quello che scrivo viene triturato dagli aggregatori di news, visto che non è neanche rilasciato sotto licenza Creative Commons, a quanto mi consta. E se consta a me consta a tutti.

Ho scritto al webmaster per cercare, senza rinunciare a pretendere un minimo indennizzo, di risolvere la cosa senza passare per vie gerarchiche superiori.

Dopo circa sei-sette ore dalla mia mail il sito risulta radicalmente cancellato:

E dire che sarebbe bastata una mail: “Posso ripubblicare quello che scrivi?”

Copyright: sequestrati scaricolibero.com, filmgratis.tv e ifile.it

Reading Time: < 1 minute

Con un provvedimento operato dalla Guardia di Finanza del Veneto, sono stati posti sotto sequestro i siti scaricolibero.com e filmgratis.tv.

Le accuse, oltre che alla violazione della proprietà intellettuale (art. 171 ter comma 2 e 171 comma 1), fann oriferimento alla ricettazione (art. 648 cp).

L’inchiesta è stata disposta dal Tribunale di Parma.

Con un provvedimento separato è stato chiuso il servizio di hosting ifile.it e il sito Library.nu dedicati alla diffusione illegale di e-book. Il giro di affari si sarebbe aggirato attorno agli 8 milioni di euro.

Bocciato l’emendamento Fava sul copyright in rete

Reading Time: < 1 minute

Il voto contrario a larga maggioranza sull’emendamento presentato dall’On. Fava (Lega Nord) è l’ennesima sconfitta della strategia della repressione rispetto ai nuovi modelli di fruizione e creazione dei contenuti abilitati dalla Rete. La terza sconfitta in pochi mesi. 

Essa arriva dopo lo stop al regolamento censura sul diritto d’autore di Agcom e l’abrogazione del comma ammazza-Blog e ammazza-Wikipedia contenuto nella legge sulle intercettazioni. 

Il voto di oggi conferma innazitutto le nuove importanti ed efficaci possibilità di mobilitazione che la Rete affida ai cittadini, sempre più determinati a far valere i propri diritti interagendo e se necessario contestando direttamente i propri rappresentanti. Ma è anche il segno che esiste una piccola pattuglia trasversale di parlamentari determinati a difendere i valori di una rete libera e aperta. I dati sullo sviluppo del mercato legale rilasciati oggi dimostrano chela strategia repressiva che ha fermato lo sviluppo della Rete in Italia non ha piu’ senso. 

E’ arrivato il tempo di una stagione di riforme che promuovano una piu’ aperta e innovativa diffusione di contenuti creativi e dei dati delle amministrazioni. Con un nuovo approccio l’Internet Aperta puo’ essere un volano di sviluppo, anche tramite la nascita e la crescita di nuove ed innovative imprese.

Dichiarazione di Luca Nicotra, segretario dell’Associazione Agorà Digitale

La SOPA di Fava all’italiana

Reading Time: 2 minutes

Il mondo gira e noi siamo ancora lì a guardarci le dita dei piedi, compiaciuti di quanto siano belle le nostre estremità che ballano sul compiacimento che ci fa affermare che sì, finalmente Wikipedia e lo sciopero della rete hanno fermato SOPA, PIPA e quant’altro.

Attenzione, per l’opinione pubblica della rete è merito dell’oscuramento di Wikipedia, beninteso, non certo dell’opposizione di Obama, che tra parentesi sarebbe anche il Presidente degli Stati Uniti, se un disegno di legge liberticida non è passato dalle Camere degli States.
 
Noi che ci fidiamo della rete, noi che esercitiamo il sentimento web-confidential per eccellenza, ovvero l’illusione che la rete possa effettivamente cambiare la politica, eravamo talmente impegnati ad applaudire un javascript di Wikipedia che non ci siamo accorti che da noi  qualcosa non è mai cambiato.

E quella che non è mai cambiata è la composizione del Parlamento.  Perché uno dice: "Via, Berlusconi se n’è andato, adesso si cambia pagina, sì, magari Monti potrà fare delle cose criticabili ma l’essenziale è che la vecchia gente sia stata spazzata via."

Mica vero. E’ cambiato il Governo, non la Legislatura. Quelli che erano al Parlamento tre anni e mezzo fa ci sono ancora, non sono cambiati. Sono sempre lì e legiferano. Noi non ce ne accorgiamo ma legiferano.

Giovedì scorso l’on. Fava ha proposto un emendamento in Commissione per le Politiche Comunitarie.
Cosa dice questo emendamento? Semplicemente che qualunque soggetto che ne abbia interesse che ritenga (si badi bene, che "ritenga", non che "sia certo") che su una determinata pagina web siano ospitati contenuti che secondo lui ledono il proprio diritto d’autore può rivolgersi al provider che ospita quella pagina chiedendo che venga eliminata, e se il provider non ottempera può essere ritenuto responsabile della diffusione di quei contenuti.

In pratica il Far West.

E’ una norma che incita alla vigliaccheria e alla giustizia-fai-da-te, quella per cui se una persona ritiene leso un proprio diritto non si possa e non si debba rivolgere alla magistratura (che verificherà, se del caso, se quel diritto è stato effettivamente leso oppure no), ma stabilisca a priori, per mezzo del suo sentire che sì, gli è stato fatto un torto.

Leggi ammazzablog, inciuci delle Authority, progetti di legge proposti dalla Carlucci, bavagli. Il clima in Italia sulla rete è pesante. Ma a noi sembra non importare. Come sempre saremo ben lieti di piangere quando il danno sarà fatto (cioè se e quando l’emendamento verrà definitivamente approvato e trasformato in legge) e di andare a piangere da mamma Wikipedia chiedendo un altro sciopero che ci faccia illudere che anche in Italia un gruppo di utenti che scrivono arbitrariamente delle voci che vengono altrettanto arbitrariamente catalogate come "enciclopedia", senza nessuna supervisione scientifica, possa fare il bello e il cattivo tempo in politica.

Copyright: L’Unione Europea estende a 70 anni i diritti sulle interpretazioni e le incisioni

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Il Consiglio dell’Unione Europea, con un comunicato stampa, ha annunciato di aver adottato in sede comunitaria la cosiddetta"legge Cliff", che estende i diritti d’autore sulle incisioni fonografiche da 50 a 70 anni.
Tutti gli stati membri sono tenuti ad adeguare le rispettive legislazioni entro due anni.

Il comunicato stampa è reperibile e scaricabile qui.

E qui trovate il testo della direttiva.

E’ chiaro che si tratta di una notizia tragica per la libera circolazione della cultura in rete, ma ancor più tragico mi sembra il silenzio dei soliti noti che detengono il monopolio della distribuzione, gratuita o a pagamento, di materiale attualmente fuori diritto d’autore. I piagnistèi arriveranno, come al solito, pietosi nella forma e nei contenuti, quando ciò che è già irreversibile, lo diventerà in modo definitivo.

Quindi, se l’entrata in pubblico dominio delle incisioni è stabilita, a tutt’oggi, fino al 1960, se fosse già in vigore la nuova direttiva dovremmo fermarci al 1940.

Ma l’aspetto più grottesco è che questa estensione dei termini di legge viene fatta passare come una conquista a favore degli autori. E’ palesemente falso. Si tratta, tutt’al più, ma proprio tutt’al più, di un contentino supplementare per gli interpreti, ma nulla di più.

Adesso vi spiego perché:

L’incisione della Quinta Sinfonia di Beethoven del 1952 diretta da Toscanini, con la NBC Symphony Orchestra, attualmente è in pubblico dominio.
Questo significa che chiunque può redistribuirla (gratis o a pagamento) o riprodurla, rimasterizzarla, metterla in circolazione in opere derivate (ad esempio, una neanche tanto ipotetica edizione dell’Opera Omnia di Beethoven).
Con l’entrata in vigore della legge, l’incisione entrerebbe in pubblico dominio dal 1 gennaio 1953.
Gli eredi di Toscanini, quindi (perché Toscanini è morto) potranno continuare a percepire i diritti sulle opere distribuite fino a quella data.
Ma gli eredi di Beethoven (l’autore dell’opera), naturalmente, non prendono un centesimo, essendo Beethoven morto nel 1827. Ed essendo trascorsi 70 anni dalla sua morte, la sua opera è comunque in pubblico dominio.

Prendiamo ora l’esempio dell’incisione de "Il nostro concerto" di Umberto Bindi, che risale, guarda caso, proprio al 1960.
L’incisione dovrebbe essere già in pubblico dominio. Nessun problema per l’interpretazione, dunque.
Invece si dà il caso che l’interprete sia anche autore della canzone. E, quindi, anche se quella registrazione è stata effettuata più di 50 anni fa, il brano non è comunque utilizzabile perché cadrà in pubblico dominio compiuto i 70 anni dalla morte di Bindi. Cioè il 1 gennaio 2073.

Quindi non corrisponde a verità l’affermazione che con l’attuale legislazione si sta entrando lentamente in un inestricabile Far West del diritto d’autore in cui potrebbero venire diffuse impunemente copie di "Volare" di Domenico Modugno, delle primissime incisioni dei Beatles, dei primi smolleggiamenti di Adriano Celentano. Il punto è che non basta che l’incisione sia in pubblico dominio, ci vuole anche che l’autore o gli autori siano passati a miglior vita da più di 70 anni!


Placido Domingo è presidente dell’IFPI (Federazione Internazionale delle Industrie Fonografiche) e ha rilasciato questa dichiarazione:
"E’ un grande onore essere invitato a diventare il presidente dell’IFPI – ha dichiarato Domingo – Ho sempre creduto moltissimo nell’importanza del rispetto per il talento e nei diritti di tutti coloro che interpretano, creano, producono e investono in musica. Oggi il mondo della musica e di tutte le arti sta affrontando enormi cambiamenti e sfide. La tecnologia, che da una parte consente agli artisti di essere conosciuti come non mai, ha condotto ad un dibattito su come trovare un modo per proteggere la proprietà intellettuale di artisti, creatori e di tutti coloro che vivono e lavorano nel mondo della musica. Spero di essere parte di questi dibattiti". (il grassetto è mio)

Ritengo sorprendente il fatto che un artista come Domingo parli di "trovare un modo per proteggere la proprietà intellettuale" a fronte della tecnologia (e la "tecnologia", anche se Domingo non lo dice, è la rete) e non parli, invece, di "trovare un modo per rendere la cultura libera di circolare".

Il punto è che oggi, se qualcuno prende la Quinta di Beethoven diretta da Toscanini nel 1952, la digitalizza, la masterizza e la distribuisce (gratuitamente o vendendola, non importa) non commette nessun reato. Tra meno di due anni potrebbe ritrovarsi a rischiare il carcere (perché per questo tipo di reato è prevista la reclusione). Si rischia il carcere per un brano inciso nel 1952! E per la cui incisione Toscanini e, successivamente, i suoi eredi, hanno già percepito i diritti sulle vendite e sulle utilizzazioni per 50 anni.

50 anni erano e sono un tempo più che ragionevole per godere dei proventi di una interpretazione. Fermo restando che Umberto Bindi e Domenico Modugno non li può comunque toccare nessuno.

Per cui, quello che viene fatto passare come un intervento a favore degli autori è e rimane un intervento a favore delle case discografiche a scapito del privato cittadino e dell’accesso alla cultura in linea generale.

Dunque, tra meno di due anni, una iniziativa come classicistranieri.org diventerà fuorilegge. O, quanto meno, monca di più della metà del suo catalogo. Ed è chiaro che non appena la legge sarà recepita in sede nazionale, cancellerò i contenuti "proibiti", perché distribuire gratuitamente cultura è da nobiluomini, ma rischiare la galera per la cultura è da imbecilli.

Non c’è altro da dire se non sottolineare che la direttiva è stata appoggiata caldamente dall’Italia. C’era da dubitarne?

Copyright: il Presidente dell’AGCOM Calabro’ convocato d’urgenza al Senato

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Ricevo da Luca Nicotra dell’Associazione "Agorà Digitale" la seguente nota sull’audizione al Senato della Repubblica del Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò, convocato d’urgenza per giovedì 21 luglio alle 8,30. Lo riproduco integralmente, anche se rispetto all’originale sono "saltati" alcuni link.

Il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò è stato convocato con urgenza per giovedì 21 luglio, alle ore 8.30, dalle commissioni 7a (Comunicazioni) e 8a (Cultura) del Senato per rispondere dei gravi attacchi alla libertà di informazione e all’accesso alla conoscenza che permangono nel nuovo schema di regolamento sul diritto d’autore (qui il calendario del Senato).

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata sì costretta a modificare il suo regolamento, rinunciando di autoattribuirsi il potere di inibire l’accesso ad interi siti web, ma ha deciso di perseverare nel faraonico e inquietante progetto di diventare arbitro unico di tutti i contenuti presenti sulla Rete.

Aver ottenuto questa convocazione è un altro importante successo (dopo l’evento La notte della Rete che ha spinto l’Agcom a modificare parte della delibera) per chi, come l’associazione radicale Agorà Digitale e tutte quelle riunite nell’iniziativa sitononraggiungibile.it (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider assistiti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone), fin dall’inizio ha preso una posizione chiara e netta, che manterremo fino alla fine: l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può intervenire con un regolamento che mette in pericolo principi fondamentali come giusto processo, libertà di espressione, di informazione, diritto di accesso alla conoscenza e la libertà di impresa.

C’e’ bisogno innanzitutto di una riforma delle regole che ci permettono di condividere contenuti in rete: è impensabile applicare le norme previste dall’Autorità senza prima riformare la legge sul diritto d’autore, vecchia ormai 70 anni e chiaramente obsoleta rispetto ai cambiamenti a livello informativo e tecnologico dei decenni successivi alla sua promulgazione: deve infatti essere adeguata alle nuove forme della creatività, della circolazione delle informazioni e della possibile remunerazione.

Da una parte il Parlamento non ha strumenti per imporre "formalmente" uno stop al regolamento. Dall’altra però Agcom non potrà ignorare la posizione delle istituzioni, soprattutto se questa posizione si dimosterà forte e motivata. A questo proposito sono stati chiarissimi i senatori Vita e Vimercati, che con urgenza hanno avanzato la richiesta di convocazione sostenendo che a questo punto, sia opportuna una moratoria, in attesa di una procedura istituzionalmente più corretta, non lesiva delle prerogative delle Camere".

Ma sono 23 i senatori che compongono gli uffici di presidenza delle due Commissioni che audiranno Calabrò ed è noto quanto scarsa sia la consapevolezza della classe politica dei rischi insiti nel regolamento Agcom.

È compito anche e soprattutto nostro, di noi che ci siamo mobilitati fin dall’inizio, provare a convincerli dell’assoluta necessità di uno stop al provvedimento. Abbiamo meno di 48 ore.

Volete saperne di più? Trovate i loro nomi e le le loro attività su questa e quest’altra pagina.

E questi sono i loro indirizzi:

possa_g@posta.senato.it, barelli_p@posta.senato.it, vita_v@posta.senato.it, valditara_g@posta.senato.it, marcucci_a@posta.senato.it, asciutti_f@posta.senato.it, giambrone_f@posta.senato.it, rusconi_a@posta.senato.it, pittoni_m@posta.senato.it, musso_e@posta.senato.it, polibortone_a@posta.senato.it, levimontalcini_r@posta.senato.it, grillo_l@posta.senato.it, menardi_g@posta.senato.it, ranucci_r@posta.senato.it, baldini_m@posta.senato.it, vimercati_l@posta.senato.it, cicolani_a@posta.senato.it, filippi_m@posta.senato.it, stiffoni_p@posta.senato.it, oliva_v@posta.senato.it, fistarol_f@posta.senato.it, detoni_g@posta.senato.it

Continuate a mobilitarvi. Scrivete, informate e condividete. Fatelo subito. I motivi di questa nuova mobilitazione sono forti e condivisi non solo tra la società civile ma anche dagli stessi addetti ai lavori. Raccontate a questi politici ormai da troppo tempo distanti dalle nuove forme di diffusione dell’informazione e della conoscenza l’enorme rischi che stiamo correndo!

Per maggiori informazioni potete leggere ed inviare ai senatori la seguente documentazione:

    * La lettera aperta ai Membri delle Commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assoprovider e Studio Legale Sarzana.
    * L’approfondimento a cura di Agorà Digitale sul nuovo regolamento Agcom.

Luca Nicotra
Associazione Agorà Digitale
Tel: (+39) 0668979271
www.agoradigitale.org

AGCOM: il testo della delibera 398/11

Reading Time: 3 minutes[…]

RITENUTO OPPORTUNO, stanti la particolare rilevanza e complessità tecnica della materia oggetto di regolamentazione e la conseguente necessità di approfondire adeguatamente gli aspetti relativi alla protezione del diritto d’autore connessi ai servizi di media audiovisivi, di sottoporre ad ulteriore consultazione pubblica lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica;
A tale scopo, lo schema di Regolamento che si pone in consultazione si propone, da un lato, di favorire lo sviluppo dell’offerta legale, dall’altro di disciplinare l’attività di accertamento, prevenzione e cessazione delle forme di violazione del diritto d’autore nei settori di competenza dell’Autorità. Sono escluse dall’ambito dell’emananda disciplina le applicazioni con le quali gli utenti possono scambiare contenuti direttamente con altri utenti attraverso reti di comunicazione elettronica.
Nell’esercizio delle attività previste dallo schema di Regolamento l’Autorità opera nel rispetto dei diritti e delle libertà di espressione del pensiero, di cronaca, di commento, critica e discussione, ispirandosi ai principi fondamentali sanciti dal Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici e alle eccezioni previste dalla Legge sul diritto d’autore.
Al fine di promuovere l’offerta legale, l’Autorità ritiene utile coinvolgere tutti gli stakeholder attraverso l’istituzione di un Tavolo tecnico, le cui modalità di funzionamento sono delineate nell’ambito dell’articolato; ad esso è altresì demandata la definizione di alcuni aspetti operativi del procedimento posto a tutela del diritto d’autore.
Inoltre, sotto il profilo procedimentale, appare opportuno prevedere una prima fase in cui il titolare del diritto potrà richiedere direttamente al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo o radiofonico la rimozione del contenuto protetto, fatte salve le garanzie di contraddittorio con il c.d. uploader. Solo a seguito di tale fase preliminare sarà possibile invocare l’intervento dell’Autorità, che potrà attivarsi su segnalazione del titolare del diritto in caso di mancata rimozione, o dell’uploader che lamenti, per contro, l’illegittima rimozione del contenuto.
La Direzione competente, ove ne ravvisi gli estremi, potrà invitare il gestore del sito o il fornitore del servizio di media audiovisivo o radiofonico all’adeguamento spontaneo alla normativa rilevante che si assume violata. Nell’ipotesi in cui tale invito dovesse rimanere inevaso, la Direzione investirà della questione l’organo collegiale competente che, al termine di un procedimento che fa salve le garanzie di contraddittorio tra le parti, potrà ordinare la rimozione dei contenuti illegali. Nel caso di soggetti localizzati all’estero, previo richiamo, potrà richiedere la rimozione dei contenuti illegali destinati al pubblico italiano in violazione delle norme sul diritto d’autore. Nel caso in cui il sito non ottemperi alla richiesta, il caso verrà segnalato alla Magistratura per i provvedimenti di competenza.
Al fine di fugare qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell’Autorità e sul rapporto tra l’intervento amministrativo e i preminenti poteri dell’Autorità giudiziaria, non si è ritenuto di includere negli interventi di propria competenza la misura dell’inibizione dell’accesso ai siti, sia italiani che esteri. Inoltre, resta inteso che, qualora il soggetto decida di adire la via giudiziaria, l’Autorità non darà al procedimento alcun seguito.

VISTA la delibera n. 453/03/CONS del 23 dicembre 2003, recante “Regolamento concernente la procedura di consultazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 28 gennaio 2004, n. 22;
RITENUTO congruo il termine di 60 giorni entro il quale i soggetti interessati possono comunicare le proprie osservazioni;
VISTA la proposta formulata dalla Direzione contenuti audiovisivi e multimediali, d’intesa con il Servizio giuridico;
UDITA la relazione dei Commissari Sebastiano Sortino e Gianluigi Magri, relatori ai sensi dell’art. 29 del Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento dell’Autorità;

DELIBERA

Articolo 1
1. È sottoposto a consultazione pubblica lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica, di cui all’allegato A alla presente delibera, di cui forma parte integrante e sostanziale, recante “Schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”.
2. Le modalità di consultazione sono riportate nell’allegato B alla presente delibera.
3. Le comunicazioni di risposta alla consultazione pubblica dovranno pervenire entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.
La presente delibera è pubblicata integralmente sul sito internet dell’Autorità e nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 6 luglio 2011
IL PRESIDENTE

Scarica il testo del provvedimento in formato .PDF

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La delibera dell’AGCOM: niente piu’ chiusura diretta dei siti. Ma il testo e’ discutibile.

Reading Time: < 1 minute

Dài, dài, pigia, picchia e mena, come si dice a Guasticce, la montagna dell’AGCOM ha partorito un topolino di modeste dimensioni e di dubbia efficacia.

Ma è già qualcosa che nel testo firmato ieri sia sparita la maledetta e odiosa chiusura dei siti per mano dell’autorità amministrativa, prima ancora che per quella giudiziaria, e che abbia fatto capolino in un qualche contesto normativo il concetto del "Fair use" ovvero dell’uso e della diffusione di lavori altrui senza scopo di lucro o commerciale.
E’ anche un bene che le decisioni dell’AGCOM siano appellabili presso il TAR del Lazio (secondo il testo precedente non si poteva nemmeno proporre appello), ma proprio perché il "Fair Use" è tracciato in modo così nebuloso, sarebbe bene, anzi, sarebbe decisamente meglio che il legislatore creasse una normativa ad hoc in modo che sia chiaro cosa si può e cosa non si può fare.

In breve, poche idee ma ben confuse. Abbassare la guardia proprio adesso sarebbe il vero e proprio reato morale che si possa fare davanti all’AGCOM, che concede 60 giorni di tempo per far pervenire alla sua sede rimostranze e proposte. Solo che ci sono di mezzo le vacanze e il caldo, e dubito fortemente che si apra un dibattito approfondito in rete.

La scaletta della “Notte bianca della rete”

Reading Time: 2 minutes17,50 Fulvio Sarzana avvocato, fra i promotori di Sitononraggiungibile.it
17,55 Marco Scialdone avvocato, fra i promotori di Sitononraggiungibile.it
18,00 Antonio Di Pietro Presidente IDV 18,00
18,05 Mauro Vergari Adiconsum 17 – 19.30
18,10 Emma Bonino Vice-Presidente Senato 18,00
18,15 Il Piotta cantante e produttore discografico, “Mai mai mai” video manifesto di Greenpeace e comitati referendari contro privatizzazione acqua e nucleare
18,20 Carlo Infante Urban experience
18,25 Juan Carlos de Martin Professore Politecnico di Torino, responsabile italiano di Creative Commons video registrato
18,30 Peter Gomez direttore Fattoquotidiano.it
18,35 Tana de Zululeta già giornalista del Sunday Times e The Economist, ex parlamentare
18,40 Ignazio Marino Senatore Pd
18,45 Giovanbattista Frontera Vice-Presidente Assoprovider
18,50 Pierfrancesco Bazzoffi Velvet
18,55 Oliviero Beha Giornalista, scrittore, conduttore tv
19,00 Federica Festa attrice di teatro 18-20
19,05 Roberto Natale Presidente FNSI
19,10 Dario Fo Premio Nobel Skype
19,15 Franca Rame attrice teatrale, ex parlamentare Skype
19,20 Fulvio Abate scrittore e giornalista 19-20
19,25 Alessandro Gilioli direttore L’Espresso.it
19,30 Nicola D’Angelo ex relatore delibera, commissario Agcom 19-20
19,35 Margherita Hack Astrofisica telefono
19,40 Guido Scorza avvocato esperto in diritto delle nuove tecnologie, fondatore dell’Istituto per le politiche dell’innovazione
19,45 Vittorio Zambardino giornalista e blogger
19,50 Pippo Civati Consigliere regionale Pd, blogger Skype: ciwati
19,55 Marco Perduca Senatore radicale
20,00 Lidia Ravera Scrittrice Telefono
20,05 Gianfranco Mascia Popolo viola, blogger
20,10 Gennaro Migliore Sel
20,15 Donatella Poretti Senatrice Radicale
20,20 Marco Pierani Altroconsumo
20,25 Roberto Cassinelli Parlamentare Pdl 20+
20,30 Fabio Granata Deputato FLI, membro della Commissione parlamentare antimafia 20+
20,35 Beppe Giulietti Presidente Articolo 21, parlamentare 20+
20,40 Rita Bernardini Parlamentare Radicale 20+
20,45 Antonio Tabucchi scrittore Skype 20,30
20,50 Marco Berry Iena, conduttore di Invisibili, Telefonico
20,55 Flavia Perina parlamentare FLI, giornalista 20+
21 Leoluca Orlando Parlamentare Idv 20+
21,05 Enzo Raisi Deputato FLI 20+
21,10 Carlo Verna Usigrai
21,15 Vincenzo Vita Parlamentare Pd 20+
21,20 Sergio Spina regista
21,25 Arturo di Corinto giornalista
21,30 Giordano Sangiorgi Presidente Mei – Meeting Etichette Indipendenti Skype: giordano.sangiorgi
Stefano Disegni vignettista presente in sala con le sue vignette

La Notte bianca della rete – Comunicato dell’associazione “Agoradigitale”

Reading Time: 2 minutes

Caro Valerio,

Non sarà una vigilia tranquilla per l’Agcom: sarà, piuttosto, "La Notte della Rete". Il 5 luglio, a 24 ore dall’approvazione della Delibera definita "ammazza-Internet" dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento. 

Per maggiori informazioni sul provvedimento dell’Agcom vai alla pagina: www.agoradigitale.org/nocensura

L’evento si svolgerà martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 presso la Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Fra i presenti già confermati:
Olivero Beha, Rita Bernardini, Emma Bonino, Pippo Civati, Nicola D’Angelo, Juan Carlos de Martin, Tana de Zulueta, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Carlo Infante, Giulia Innocenzi, Ignazio Marino, Gianfranco Mascia, Gennario Migliore, Roberto Natale, Luca Nicotra, Leoluca Orlando, Flavia Perina, Marco Perduca, Marco Pierani, il Piotta, Donatella Poretti, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.

Come fare per dare il tuo sostegno all’iniziativa:

Mancano poco piu’ di 48 ore all’approvazione del regolamento. Non c’e’ piu’ tempo da perdere!

Giovanbattista Frontera, Luca Nicotra, Fulvio Sarzana, Mauro Vergari, Marco Pierani, Marco Scialdone
Promotori dell’iniziativa www.sitononraggiungibile.it

Delibera AGCOM: il comunicato della Free Hardware Foundation

Reading Time: 2 minutes

Ricevo e pubblico.

Comunicato stampa del 04/07/11

DELIBERA AGCOM E DIRITTO D’AUTORE:TUTELARE I DIRITTI DI TUTTI

La Free Hardware Foundation esprime viva preoccupazione in merito alla decisione dell’AgCom di porre in consultazione dal 6 luglio una delibera in materia di diritto d’autore che mette a rischio la libertà d’informazione e d’espressione online.

L’AgCom, con la delibera 668 del 2010 vuole arrogarsi la prerogativa di oscurare, anche in via cautelare,con procedimento amministrativo, e senza le necessarie garanzie di le gge l’accesso a siti e servizi web per una presunta violazione del diritto d’autore, disattendendo perciò sia la Costituzione che il diritto comunitario che lo consentono solo dietro disposizione della magistratura e con l’intervento del Ministero dell’Interno.

Mentre la Free Hardware Foundation non legittima in alcun modo le violazioni dei diritti degli autori, sottolinea il pericolo che il dispositivo in questione, col pretesto di tutelare autori ed editori possa offrirsi come una grossolana forma di censura nei confronti di chi utilizza opere e parti di opere per i fini legittimi d’informazione, di satira, di critica, di insegnamento e di ricerca.

La Free Hardware Foundation mette in guardia tutti coloro che sostengono una società aperta e democratica dal fatto che l’iniziativa dell’Agcom possa essere usata strumentalmente per silenziare il dissenso che si esprime nelle reti telematiche.

La Free Hardware Foundation si occupa dalla nascita di trovare il giusto equilibrio tra i diritti degli autori e i diritti dei fruitori delle opere creative. La Fondazione riconosce che quello dell’industria del falso è una piaga sociale e si  batte affinché vengano garantiti i diritti degli autori e dei consumatori. Per questo chiede la riduzione temporale della durata del diritto d’autore in Italia (lda 633/1941), una riforma del ruolo della Siae che consente la rappresentazione degli interessi degli autori minori e una differente ripartizione dei proventi fra creatori ed editori.

Per questo denuncia con forza il tentativo dell’Agcom di intervenire sul tema del diritto d’autore in assenza di un quadro legislativo in grado di riconoscere i diritti di tutti nella fruizione delle opere creative.

La Free Hardware Foundation chiede una moratoria degli effetti finali della delibera in oggetto in attesa che il parlamento si pronunci in maniera chiara e sostanziale sul tema della tutela della creatività nell’era digitale.

Free Hardware Foundation

Luca Nicotra: l’AGCOM si fermi o diventa una scheggia impazzita del potere

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Dichiarazione di Luca Nicotra, segretario dell’Associazione radicale Agorà Digitale e promotore della Mobilitazione contro Regolamento-Censura di Agcom

La richiesta di moratoria del regolamento-censura dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non viene più solo dalla società civile. L’intero arco dei partiti, membri del Governo e il Presidente della Camera sono intervenuti per chiedere un passo indietro ad Agcom.
Percio’, mentre in queste ore si organizzano raccolte firme da parte di parlamentari e oltre 100.000 mail sono giunte al presidente dell’Autorità e agli altri Commissari, Agcom e Calabrò si devono, ripeto, si devono fermare altrimenti diverranno una scheggia impazzita di potere.
Indipendenza non vuol dire autarchia. Anzi, proprio l’assenza di strumenti vincolanti da parte del Governo e del Parlamento nei confronti dell’Autorità, obbligano quest’ultima a dare la massima importanza al dialogo con le istituzioni, richiesto invano da giorni. A nulla servono le rassicurazioni di Calabrò. In democrazia il "fidatevi" non è accettabile. Ormai non è più una questione di apertura di una nuova consultazione, o di alcuni dettagli del testo che verrà approvato il 6 luglio. Agcom deve porre in moratoria la regolamentazione o metterà a rischio non solo la libertà di espressione, informazione e accesso alla conocenza, ma lo stesso funzionamento democratico delle istituzioni.