Vito Comencini: “Questo Presidente della Repubblica mi fa schifo”

Il deputato leghista Vito Comencini, dall’assemblea dei giovani della Lega a Pontida ha dichiarato, insultando il capo dello Stato, “Posso dirlo? Questo Presidente della Repubblica mi fa schifo! Mi fa schifo chi non tiene in conto del 34% dei cittadini”. Al di là dello sfogo ingiustificato per la perdita di poltrone da parte del suo partito, a colpa ed opera del Capitano Salvini, io mi auguro vivamente e con tutto il cuore che Comencini voglia rinunciare alle sue prerogative da parlamentare per affrontare da semplice cittadino le conseguenze a cui inevitabilmente lo porteranno le sue gravi parole. La parte grottesca di questa ennesima farsa è che da quanto riferisce l’agenzia di stampa AGI, Comencini, 31 anni, sarebbe tuttora “studente di giurisprudenza”. Ma nella striscionistica spicciola della deliziosa kermesse ce n’è stato anche per il presidente del Consiglio: “Conte infame per te solo letame”. In breve, esempi edificanti per la gioventù riunita e tristezza unica per le gravi parole pronunciate da un partlamentare della Repubblica, che viene pagato con i soldi dei cittadini e non certo per dare addosso al Presidente della Repubblica. Dal vostro indignato speciale è tutto, linea allo studio.

126 Views

Le bizze di Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, non appena Conte è stato nominato Presidente del Consiglio incaricato, ha subito fatto le bizze. Ha visto che per lui la poltrona da Ministro dell’Interno è sfumata, che la nomina a vicepremier invece pure, e che, insomma, non c’è trippa per gatti. Eppure l’accordo col PD lo ha ripreso in extremis dalla caduta vertiginosa verso l’oblio cui sembrava essere predestinato dopo il fallimento del suo inciucio con la Lega. Adesso se n’è uscito nuovamente a dire che “O mi approvate i 10 punti della mia parte politica (che poi sono miracolosamente e inspiegabilmente diventati 20) o salta la cucuzza insieme a tutto il cucuzzaro. Si permette di farlo dopo che ha praticamente dimezzato i voti dalle scorse politiche alle ultime europee, dopo aver avallato tutte le iniziative politiche di Salvini e aver convinto i suoi a salvarlo dalle indagini della Procura siciliana e dalla relativa richiesta di autorizzazione a procedere, adesso si permette il lusso di alzare la voce (che paura!) e di minacciare addirittura quelle elezioni anticipate che inevitabilmente perderebbe. Cioè, non si è dimesso dopo le europee, no, ha chiesto a Rousseau e a una manciata di smanettoni iscritti a una piattaforma privata, proprietà di un privato, se dovesse lasciare oppure no. E’ ovvio che gli hanno risposto tutti di sì. Lui l’ha presa come un plebiscito, ed eccolo qui a mascherare la vera essenza della sua richiesta, che è “O me, o le elezioni”. Certo, ce ne deve volere di prepotenza per arrivare a fare dei ricattucci del genere. E tutti continuano a dire che questo governo non è affatto interessato alle poltrone, no, macché, Di Maio è diventato la succursale di Poltrone&Sofà. E così siamo di nuovo in bilico e il governo di neoinciucio giallorosso sta per esalare l’ultimo respiro prima ancora di presentarsi alle Camere. “Due miserie in un corpo solo” (G. Gaber).

136 Views

I “Giuseppi” di Donald Trump

Starting to look food fior the highly respected Prime Minister of the Italian Republic Giuseppi Conte. Represented Italy powerfully at the C7. Loves his Country greatly and works well with the USA. A very talented man who Will hopefully remain Prime Minister.

Evidentemente Donald Trump nello scrivere questo post ha parlato della pluralità del terzo mandato a Giuseppi Conte.

63 Views

Verso il Conte-bis

Io non so se la gente si stia consumando inesorabilmente i neuroni o che cosa, ma abbiamo la possibilità forse irripetibile di proporre come prossimo presidente del Consiglio un nome di garanzia, una figura super partes che calmi gli estremi bollori del patto scellerato tra M5S e PD e faccia da ago della bilancia dell’inusuale matrimonio politico. Giorni fa avevo sostenuto la candidatura di Marta Cartabia. Mal me ne incolse. Sono stato attenzionato (orrenda espressione che va molto di moda) sul fatto che la signora abbia avuto dei trascorsi in Comunione e Liberazione e che abbia espresso opinioni non perfettamente condivisibili dalla sinistra sul ruolo della donna nella società. E va beh, ma si trattava comunque di un nome istituzionale di altissimo livello, perché di questo si tratta: trovare una persona che garantisca che Tom e Jerry non litighino più e non si prendano a ceffoni per tutto il resto del durare della legislatura.
E invece qual è il nome che è saltato fuori? Conte. Ora, per l’amor del cielo, Conte sarà anche una persona preparata, un gentiluomo, una persona di buon senso, ha messo alle corte Salvini in un discorso storico al Senato della Repubblica, ma Conte rappresenta comunque il vecchio che avanza, anzi, riaffiora. E’ uscito dalla porta di Palazzo Kitsch per rientrare dalla finestra. E’ stato il presidente del consiglio del peggior governo della storia della Repubblica, quello che vedeva tra le sue compagini i sovranisti, gli antieuropeisti, gli invocatori del cuore immacolato di Maria, gli ostentatori a tutti i costi di rosari e vangeli. Quello che era il capo del governo quando il Senato (sempre quello che Renzi voleva abolire) salvava il Ministro dell’Interno dal processo con l’autorizzazione a procedere richiesta dalla magistratura siciliana. E’ quello che non ha detto nulla quando lo stesso Ministro dell’Interno di cui sopra offendeva Carola Rackete, rea di aver evitato più gravi e tragiche conseguenze al suo carico navale di disperazione e prostrazione. Conte è quello che, durante il suo dicastero, ha lasciato approvare il decreto di sicurezza bis, che prevede la galera per chi salva un povero disgraziato che rischia di annegare, provvedimento sul quale ha posto la condizione della modifica secondo le indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica. E adesso lo vogliono tutti. Ma proprio tutti. Perfino i marxisti-leninisti. Che saranno, questo sì, due o tre in tutto in Parlamento, ma intanto ci sono. Per favorire il nome di Conte nella trattativa sgangherata tra M5S e PD si è mosso perfino D’Alema (ve lo ricordate?). La Boschi ha detto che lei non farà mai parte del prossimo esecutivo (ma chi la vuole?) ma che voterà comunque la fiducia (c’era da dubitarne?). E’ un vero e proprio plebiscito che non ha un senso. Perché se vuoi avere un segnale di discontinuità (termine tanto caro al sempre più impacciato Zingaretti), devi agire sul doppio binario del programma di governo e sui nomi. Non c’è un’alternativa possibile. Non puoi riciclare quello che è stato buttato nel cestino dei rifiuti e farci un paralume.
E le consultazioni del Presidente della Repubblica cominciano domani alle 16. E non c’è più tempo. Il nome di Conte è il primo passo verso l’inciucio giallorosso. Zitti e subire.

85 Views

Giuseppe Conte: too little too late

Giuseppe Conte ha svolto un’ esemplare comunicazione al Parlamento. Conte non ha soltanto criticato il suo vice e traditore Salvini, lo ha annientato, annichilito, massacrato, crocefisso mentre lui (Salvini) baciava il rosario. E a nulla gli è servito raccomandare se stesso e la nazione italiana al sacro cuore di Maria, Conte ha avuto la meglio nonostante le polemiche della sua Lega e le vivissime acclamazioni anche da parte dell’opposizione. Non nego che anch’io mentre guardavo la diretta dal Senato ho pensato con soddisfazione “Adesso lo finisce!” Conte è certamente un gentiluomo e merita l’onore delle armi. Poi però basta. Conte è stato il capo del governo che faceva riferimento a un patto scellerato tra gli inqualificabili 5Stelle e gli intolleranti xenofobi della Lega. Durante il suo governo è stato approvato il decreto sicurezza bis con un voto di fiducia, fiducia venuta meno dopo pochissimi giorni da uno dei due partiti della coalizione fino ad arrivare alla sfiducia ritirata in zona Cesarini prima delle inevitabili dimissioni di Conte al Senato. Ha avuto coraggio, Conte. È stato elegante e galantuomo, rispettoso delle istituzioni repubblicane e democratiche, cosa che è il MINIMO che ci si possa e che ci si debba aspettare da un rappresentante politico. Adesso però se ne vada a casa. Lui è il suo governo fallimentare. Lui è la sua politica di limitazione dell’aumento dell’immigrazione clandestina che ha prodotto danni e solo danni. Vada a casa col suo governo sovranista, vada a casa perché è l’unico modo di salvare la faccia davanti agli scandali di OpenArms e di tutto quello che verrà, prima che la Corte Costituzionale ci metta una mano per un gesto di pietà. Vada a casa, professor Conte.
81 Views

Salvini: Processatemi pure. Anzi no.

Solo pochissimi giorni fa ho scritto un accorato post in cui auspicavo che Salvini si sottoponesse spontaneamente al giudizio dei suoi giudici naturali, che rinunciasse all’immunità parlamentare e che si facesse processare come qualunque altro disgraziato incappato nelle maglie della giustizia italiana. Il perché l’ho spiegato: Salvini è il Ministro dell’Interno, è il capo della polizia e adesso deve dare l’esempio ai suoi sottoposti e all’intero paese. Inizialmente sembrava proprio che saremmo andati in questa direzione. Salvini, tutto baldanzoso, ha detto che non gliene frega niente del processo, che lui continua a fare quello che ha fatto finora (nulla, probabilmente), che le navi cariche di disgraziati che chiedono asilo nel nostro Paese se ne possono stare tranquillamente al largo o andare in Olanda, visto che battono bandiera di quella nazione, che ha paura zero (su questo non ci credo nemmeno se lo vedo, una incriminazione per abuso di ufficio e sequestro di persona è roba da non dormirci la notte), che lui ha agito nell’interesse della nazione, e bla e bla e bla. Poi, d’improvviso, l’inversione a U. La retromarcia. L’inversione di tendenza. La richiesta al Senato di non concedere l’autorizzazione a procedere al Tribunale dei Ministri di Catania e la aspettativa del voto favorevole (a lui) degli alleati di governo del Movimento 5 Stelle, se no potrebbe anche saltare tutto l’ambaradàn dell’esecutivo. Si sono svegliati anche Conte, di Maio e Toninelli, che manderanno un memoriale alla giunta per le autorizzazioni a procedere in cui ristabiliranno che quella di non far sbarcare la nave Diciotti fu una decisione di tutto il governo e non del singolo ministro dell’interno, accollandosi una responsabilità politica che evidentemente sussiste, ma che non può coincidere (infatti non coincide) con la responsabilità penale che, secondo elementari nozioni di diritto scolastico, è personale e solo personale. Se, poi, Di Maio, Toninelli e Conte ritengono che il loro operato rivesta dei profili penali, allora possono tranquillamente autodenunciarsi (come fece Marco Cappato per il caso di DJ Fabo e non solo) e rispondere a un giudice davanti al quale potranno difendersi (non si sa da che cosa, dalle proprie autoaccuse, probabilmente, e qui si sfiora completamente il grottesco). Non lo faranno mai perché un conto è essere imputati di un procedimento (anche solo per essere stati d’accordo con il Ministro del Rancore), altra cosa è essere ascoltati come testimoni, ovvero come persone informate sui fatti. Del resto, per il Movimento 5 Stelle, votare a favore dell’immunità parlamentare per Salvini, sarebbe come dare uno schiaffo al proprio elettorato. E poi cosa c’entra una memoria depositata alla Giunta per le Immunità? La memoria la presenterà Salvini sempre se e quando lo riterrà opportuno, non è che ci sono terze parti in ballo. Il Presidente della Giunta è stato abbastanza chiaro su questo (ah, il Presidente è Maurizio Gasparri). C’è molta confusione sotto il sole e ben poco di nuovo.

34 Views

Marco Travaglio e la scomparsa del fatto

meme

La notizia è un po’ datata, ma, come vi dico sempre io, questo non è un blog di informazione, in cui la tempestività è il primo requisito utile ed indispensabile, ma di opinione, e le opinioni si possono esprimere sempre e quando ci pare.

Ciò premesso, Marco Travaglio stavolta l’ha fatta proprio fuori dal vaso. Il 1 giugno scorso, in un editoriale che si intitola(va) “Meglio o meno peggio?” scriveva a proposito dell’appena nato governo Conte:

“Tutto se ne può dire, fuorché che sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni. Non c’è neppure un ministro inquisito o condannato, ed è la prima volta dal 1994.”

Ora, che questo governo non sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni è e resta una opinione di Marco Travaglio, legittima anche se non condivisa e condivisibile (difatti io non la condivido); ma il fatto che non ci sia neppure un inquisito o un condannato al suo interno è una notizia palesemente falsa. Io non sono un blogger di professione, non sono nemmeno un debunker di stato di quelli assoldati dalla Boldrini quando era Presidente della Camera, quindi non spetta a me corredare e confermare quanto sto dicendo. In fondo per essere debunker servono solo saper leggere e un accesso a Google, per cui potrete consultare la situazione giudiziaria dei neo-ministri in carica semplicemente cercandovela da soli o consultando Wikipedia, che è il più grande casellario giudiziale disponibile in rete, impietoso coi nemici e comprensivo con i simpaticoni.

Vedrete, giocando anche voi un pochino agli Attivissimi e ai Puentes de noàrtri, che quello che scrive Marco Travaglio non è affatto vero. E c’è da chiedersi perché e come Marco Travaglio cada in questo svarione, lui che è sempre attento al centesimale dell’affermazione giornalisticamente pura. Se la situazione delle condanne e delle pendenze penali degli interessati l’ho trovata io poteva benissimo conoscerla anche lui ed evitare di scrivere quella che è una solenne inesattezza (non è vero quel che ha scritto, ma è vero esattamente il contrario).

Questa è esattamente quella che Travaglio considera, in suo bellissimo libro (purtroppo assai poco reperibile) intitolato “La scomparsa dei fatti” come l’omissione del fatto per far trionfare l’opinione. Come se fosse l’opinione e non il fatto a contare e ad essere centrale nella dinamica dell’informazione.

Travaglio stavolta l’ha proprio cannata di brutto. E speriamo che si tratti solo di un caso grave ma isolato. Non vorrei dover assistere alla scoparsa dei fatti, quella vera, per l’esaltazione di questo governo che non ha assolutamente nulla di esaltante.

42 Views

Un (altro) testo inedito di Paolo Conte

Brìllano,
lo vedi, baby, che scintìllano
come lampi che lùccicano
anzi no, rispléndono
oscurati
anzi no, ovattati
dall’abat-jour.
(bu-bu tàz, vu-vu scràz).

Férmati
(sì, baby, sài, amo le sdrùcciole
che son parole un po’ ridìcole
ma fanno jazz
…fanno jazz…)
ho qui un languore sullo stòmaco
chissà se mangeremo una bontà
o il gelato di limon, ch’è sempre il sòlito
(vu-vu-vù… rata-tà).

E allora sàlvati
da questo cielo che piovìggina
Accappatoi o impermeàbili??
Ti offro il sole dei metalmeccànici
e il plenilunio dei polìtici
oppure vieni, abbiamo un tàvolo
a uno spettàcolo
del tabarin.

Ed è così che in questa notte fùlgida
– non insistere, Max, ti prego, smèttila,
che tutto questo non semplifica,
si modifica
si lubrifica… –
facciamo un bagno nell’oscurità.
Chissà se ami ancora gli oleandri
o se resti attaccata al baobàb
(bubu-cchiù… bubu-cchiù…).

Che sarà mai la nostra vita diàvola?
Una Giulietta che rimbomba e che accèlera
sull’asfalto che dalla pioggia scorre vìscido
corre lontana e poi si spiàccica
come un lampo ascètico
sul guarde-rail
(razazàz… razazàz… vuvuvù…)

Foto da: http://it.wikipedia.org/wiki/File:PaoloconteBerlin.jpg
Licenza: Quest’opera è stata rilasciata nel pubblico dominio dal suo autore, Richardfabi. Questa norma si applica in tutto il mondo.
In alcuni paesi questo potrebbe non essere legalmente possibile. In tal caso:
Richardfabi garantisce a chiunque il diritto di utilizzare quest’opera per qualsiasi scopo, senza alcuna condizione, a meno che tali condizioni siano richieste dalla legge.

29 Views

Paolo Conte compie 71 anni

E auguri all’incommensurabile Paolo Conte, con il suo Picasso in fiamme, bionde che stringono i denti, lui che non parla tedesco, sul divano marron, tra il romore che fa il cellofàn, la sensualità delle vite disperate, i bagni diurni, che, notoriamente sono dei paradisi di tiepidità, mentre fuori piove e un mondo freddo, ci vogliono gli impermeabili (e ricomincerà come in un rendez-vous), abbiamo mangiato una bontà, le sue parole d’amore scritte a màcchina, la sua polvere di palcoscènico, come di orchestra vista a Nàpoli, con tutta la strada nei sàndali (quanta ne avrà fatta Bàrtali?), coi francesi che s’incàzzano, a Stradella c’è una fisarmònica, la comprensione che non so trovare in questo mondo stùpido, zaz-zàz-zàz-zarazzàz…

It’s wonderful!
64 Views