E la De Gregorio rispose

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Mentre stavo scrivendo il post sui miti consigli di Michela Murgia è arrivata una risposta via Twitter alle mie obiezioni da parte della stessa Concita De Gregorio. Siccome mi è sembrato un intervento pacato e dai toni austeri lo ripubblico per dovere di cronaca, critica e correttezza nei confronti della controparte.

Le bollette dell’acqua e della luce di Concita De Gregorio

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Il 1° febbraio scorso su Twitter è apparso questo sfogo di Concita De Gregorio che recita “Voi, fascisti, mi potete anche sequestrare i conti correnti, impedirmi di pagare l’acqua e la luce, ma non è così che avrete la mia testa e mia voce, poveri illusi. Che ne sapete voi della libertà ”  Che cosa è successo? E, soprattutto, chi sono i “fascisti” che starebbero impedendo (probabilmente schierandosi stile plotone di esecuzione sui gradini dei prefabbricati delle Poste Italiane) alla De Gregorio di recarsi all’ufficio postale (come fanno molti) con le bollette in mano per pagare le utenze di acqua e luce? La soluzione dell’enigma è semplice. I “fascisti” non sono i giudici che l’hanno condannata a pagare un totale piuttosto astronomico di 5 milioni di euro per le cause di risarcimento per diffamazione che la De Gregorio, come direttore responsabile in solido, ha perso contro Dell’Utri, Miccicché, La Russa, Taormina, Previti, Angelucci oltre a Paolo, Silvio e Piersilvio Berlusconi e altri», rosaria la De Gregorio.

Tra questi “altri” c’è anche un certo Stefano Andrini:

«Gentili signori. Chi mi ha sequestrato il conto corrente si chiama Stefano Andrini. Cercate bio. Non è diffamazione, non è penale. Sono cause civili. Pago per l’editore che non c’è. il mio debito personale è saldato. Non lamento per me, denuncio per tutti ».

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Su Twitter con Nicola Lagioia. Per un’analisi della polemica

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Ho avuto una discussione su Twitter con tale Nicola Lagioia.

Non sapevo nemmeno di avere la prima edizione (2001) del suo “Tre sistemi per sbarazzarsi di  Tolstoj (senza risparmiare se stessi), me l’ha detto mia moglie e ho pensato subito di  regalarlo alla biblioteca comunale.

Detto questo, spero di riferire al meglio il pensiero del mio interlocutore che, se vuole,  avrà ampio diritto di replica.

Si è cominciato con Chomsky a Roma. Lagioia comunica che i biglietti sono esauriti. Ecco  come è proseguito il dialogo:


@NicolaLagioia @andreamoro_ Biglietti esauriti? Ma perché era a pagamento??

@valeriodistefan @andreamoro_ è all’Auditorium. Ieri a pagamento (c’ero). Perché non  dovrebbe esserlo? (c’era orchestra, luci ecc.)

Si noti come nasce la polemica sterile in rete. Uno (cioè io) chiede se l’incontro di  Chomsky fosse stato a pagamento. Ero memore di una conferenza di Chomsky, a Pisa, sul finire  dei miei studi e del fatto che per assistervi non avevo dovuto pagare nemmeno una lira.

La risposta “Perché non dovrebbe esserlo?” innesca di per sé la volontà polemica, perché  passa dall’aspetto del dato oggettivo (quell’evento era a pagamento) al dato moralistico (“e  per quale motivo non avrebbe dovuto esserlo?”).

Quindi si prosegue:


@NicolaLagioia @andreamoro_ Mah, vedi un po’ tu… Chomski… alla faccia dell’anarchismo culturale. Meno male che lo sentii a Pisa. Gratis.
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