Le idiosincrasie di Facebook

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Mi succede una cosa strana (un’altra?)

Se, dal computer, mi collego con una delle mie pagine Facebook e tento di mettere in evidenza un post (a pagamento), ricevo un messaggio di errore come questo:

in cui mi si dice, in pratica, che se voglio continuare a pubblicare o mi metto a fare il bravo per svariate settimane e rispetto le loro regole (mi hanno già disattivato e successivamente riattivato l’account due volte!), oppure gli invio i miei documenti: patente di guida e una delle ultime bollette ricevute. O anche l’ultimo estratto conto della mia carta di credito (che cosa se ne faranno mai dei miei movimenti, visto che la maggior parte di loro vanno proprio a Facebook?), insomma, qualcosa che sia intestato a me (gli manderò l’ultima bolletta del gas, che era pari a zero, anzi, mi hanno perfino rimborsato).

La cosa curiosa è che se provo a mettere in evidenza lo stesso post tramite cellulare, tutto va regolarmente a buon fine, e non mi chiedono proprio nulla. Certo, c’è da aspettare che loro “approvino” i contenuti (capirai, cosa sarà mai un po’ di cultura libera, rispetto alle fotografie di piedacci in primo piano, formosità più o meno gradevoli in costume, cuoricini e gattini varii), ma, insomma, il divieto viene bypassato.
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Domande intelligenti: e-book o libri di carta?

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Sono più di vent’anni che mi occupo di e-book, testi elettronici (non dànno la scossa se li leggete, tranquilli!) e uso del computer per l’analisi e la lettura dei testi letterari e poetici, ma tanto sapete assai voi.

In tutto questo tempo, soprattutto quando dico che gestisco una biblioteca per la (re)distribuzione di e-book gratuiti, vedo la gente che mi guarda schifata (schifata soprattutto di non capirci una beata verza) e mi dice “Nonnò, io i libri li compro in libreria e solo di carta”.

Primo, chi t’ha chiesto niente (tutt’al più gli e-book che redistribuisco sono lì per essere, appunto, donati a chi li vuole, non imposti a chi non sa cosa farsene), secondo anch’io i libri li compro in libreria, non vedo dove altrimenti dovrei, a parte il fatto che posso averli anche gratuitamente per breve tempo prendendoli in prestito in biblioteca.

Poi aggiungono: “Gli e-book non potranno mai sostituire i libri di carta!”

Ma certo che no. A parte quando si vuol leggere “50 sfumature di grigio” e lo si compra in formato elettronico perché bisogna fare le fighette con l’e-book reader sulla spiaggia e non far vedere ai vicini di ombrellone che si sta leggendo un libro erotico un po’ maialotto perché se no ti prendono per una signora disponibile e con qualche perversione sessuale (la prima circostanza non è necessariamente vera, la seconda sì).
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Il Garante per la Privacy e lo smaltimento dei rifiuti informatici

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IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nella riunione odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan e del dott. Giuseppe Fortunato, componenti, e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;

VISTI gli atti d’ufficio relativi alla problematica del rinvenimento di dati personali all’interno di apparecchiature elettriche ed elettroniche cedute a un rivenditore per la dismissione o la vendita o a seguito di riparazioni e sostituzioni; viste, altresì, le recenti notizie di stampa in ordine al rinvenimento da parte dell’acquirente di un disco rigido usato, commercializzato attraverso un sito Internet, di dati bancari relativi a oltre un milione di individui contenuti nel disco medesimo;

VISTO il d.lg. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), con particolare riferimento agli artt. 31 e ss. e 154, comma 1, lett. h), nonché alle regole 21 e 22 del disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza

Storia di ordinaria informatica scolastica

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La collega entra in sala insegnanti e mi vede seduto all’unico computer disponibile per una settantina di docenti.

"Scusa Collega [il termine "collega" si trasforma quasi in un nome proprio di persona quando  non si conosce il vero nome dell’insegnante a cui ci si sta riferendo], ma il computer lo stavo usando io, è una cosa velocissima, giusto due minuti, devo scrivere una richiesta…"

Primo: dov’è scritto o da dove cavolo devo capire che TU stavi usando il computer?
Secondo: perché tutte quelle che vogliono evidentemente usare il computer a cui IO sto lavorando mi dicono che "è una cosa velocissima", quando potrebbero benissimo dirmi la verità? (la verità è: "Collega, vai via di lì che mi ci voglio mettere io!")

La collega si siede, ci mette due minuti prima di capire che Word non si avvia dal Desktop ma che bisogna andarlo a cercare nell’elenco programmi. Naturalmente impreca contro il computer e non contro la sua dabbenaggine.

Word è finalmente aperto e la collega può scrivere le sue sei-sette righe in tutto, comprensive di intestazione, cordiali saluti, osservanze varie etc…

Ci mette venti minuti perché, si sa, "è una cosa velocissima".

Prima scrive il corpo del testo, poi si accorge che il suo nome e cognome lo voleva in grassetto, ma non trova il grassetto, però prima evidenzia il testo, le sfugge il mouse, se la prende con il computer, poi decide che se si indirizza una lettera a una scuola si può mettere la località in cui la scuola si trova, quindi che sarebbe anche carino scrivere una cosa tipo "Al Liceo Classico ‘Lucignolo’- Firenze", lo fa, ma disgraziatamente aveva disinserito il CAPS-LOCK, quindi il tutto le appare minuscolo mentre lei lo voleva rigorosamente maiuscolo.

Nel frattempo fa quattro prove di stampa, non la soddisfano, la quinta dovrebbe essere quella buona, ma la carta della stampante è finita, per cui c’è il bidello da chiamare.

Venti minuti di tempo, quattro fogli di carta buttata, alberi abbattuti e decine di altre persone che non potevano accedere al computer perché "è una cosa velocissima".

Avrebbe sprecato meno tempo e risorse scrivendo la sua richiesta a mano, cosa che ormai non fa più nessuno e non se ne capisce il perché.