L’insostenibile pesantezza di avere una bestia nel cuore

Lo hanno ridato ieri sera su RAI Tre.

Al cinema non mi era piaciuto e l’avevo semplicemente bollato come “Roba da comunisti!” (“tutti i film che fanno adesso son di destra, se annoiano son di sinistra“, diceva Giorgio Gaber).

In TV ha dimostrato tutta la sua pesantezza, inutilità, pretestuosità, inconsistenza, assenza di lavoro interpretativo, stupida e funzionale ostentazione del dolore, attenzione per i piagnistei, morbosità per l’ostentazione di una neoricchezza italica che nessuno ha visto mai.

Disturbi di stomaco e sintomi di pirosi gastrica a ripetizione. Poi il telecomando ha fatto il resto, finendolo pietosamente.

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Bianco e nero – di Cristina Comencini

Lei (Ambra Angiolini) lavora in una organizzazione assistenziale a favore dell’Africa, sicuramente una OnLus (le OnLus sono delle eccellenti lavatrici di soldi e dei pozzi senza fondo per raccoglierne dal 5 per mille sull’Irpef).Lui (Fabio Volo, che interpreta un personaggio antipaticissimo, l’unico che parla milanese a Roma) è un tecnico di computer che poco si interessa del lavoro della moglie ma un giorno incontra Nadine, nera, e se ne innamora (e ti credo!)

In una sorta di commedia degli equivoci si dipana la vicenda di questa coppia parallela, mostrata per far vedere che esiste la tolleranza, che la diversità arricchisce, e che anche tra persone diverse si può convivere. Insomma, le solite cose sapute e risapute tanto da diventare dei luoghi comuni e che solo dei veltroniani convinti potrebbero prendere per oro colato e per intuizione originale artistica.

Lei, nera, è ricca, straordinariamente ricca, con una collezione di carte di credito da far paura, a confutare lo stereòtipo che nero è sinonimo di poveraccio.
Il poveraccio, invece, è lui, il bianco, con una società che stenta a decollare e una moglie che, tanto per non dichiararsi razzista, chiama “troie” le donne nere (noblesse oblige!).

Molti spunti interessanti, il film è godibile ma poco realistico, siccome doveva a tutti i costi finire bene e non poteva concludersi con loro due che si lasciano per sempre, sembra una favola della buonanotte.

Bella la partecipatione di Katia Ricciarelli che appare decisamente molto brava. Il suo personaggio è l’unico che dica qualcosa di sensato e di realistico nel film.

Insomma, si può guardare. Con un po’ di senso critico ma si può guardare…

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A casa nostra

Bel film. Non è un capolavoro, ma fa passare bene un paio di ore.

Zingaretti, per la prima volta, fa la parte dell’indagato e ci riesce benissimo. Valeria Golino, da par suo, è un commissario della Guardia di Finanza, personalmente penso sia un bene che nel film appaia pochissimo.

La storia è una di quelle che si intrecciano e che fanno anche male. Milano è lo sfondo di una Tangentopoli dei nostri giorni che più che di reati si nutre di potere.

Particolarmente accurata la scelta della colonna sonora (da sottolineare il cammeo di "Concerto" degli Alunni del Sole, ma ci sono anche il Preludio dalla "Traviata" di Verdi, e una serie di chicche, tra cui "Sinnò me moro" cantata da una Alida Valli di altri tempi).

Tra le battute degne di essere ricordate "Adesso spiegami com’è che ‘staccato’ si scrive tutto attaccato e ‘tutto attaccato’ si scrive staccato!".

La morale è sempre quella, se stai dalla parte del bene e della legalità, qualcosa ottieni ma sostanzialmente lo prendi in quel posto, perché contro il potere che emerge o che si consolida non puoi fare nulla. Soprattutto se sei una commissario della Guardia di Finanza che ha una relazione con un pirla e ti ostini a dire che è l’uomo della tua vita e volere un figlio da lui a tutti i costi.

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