Lettera a Carlo Lorenzini “Collodi”

Reading Time: 2 minutes

Caro Collodi,

c’era una volta… “Un burattino!”, dirà subito Lei. No, caro il mio Furbèga, ha sbagliato. C’era una volta una canzone.

Oh, per intenderci, mica una canzone di quelle serie, da incidere su un disco a 78 giri, che non esistevano nemmeno quando è morto Lei, no, era una canzonetta di quelle false per bambini. Solo che a’ mocciosi dei su’ tempi probabilmente gli cantavano la ninna-nanna, mentre a me tutte le mattine alle elementari (e insieme a me a tutta la classe) mi picchiavano le gònadi con “Carissimo Pinocchio”, diffusa dagli altoparlanti di quelle scuole onorate. Dopo si diceva la preghierina e si cominciava la giornata. Chi lanciava con la cannula della penna le palline di carta imbevute di saliva e precedentemente masticate con doviziosa perizia, chi si rovinava il grembiàle con le pompette della Pelikan che gli scoppiavano in mano, chi, non avendo perizia né nell’una né nell’altra cosa, semplicemente si cacava addosso.

Nella canzoncina anzidetta, il Suo “Pinocchio” (best seller mondiale, ne converrà, come i film di Benigni!) veniva chiamato “amico dei giorni più lieti”. Non le sembra un po’ troppo?
Sì, vanno bene Geppetto, la Fata Turchina e il Grillo (spiaccicato contro il muro come si meritava per aver fatto una morale non richiesta).
Ma Pinocchio fa inquietare. Rischia di essere bruciato per cuocere un montone, viene trasformato in ciuchino per poi farci la pelle da tamburo, lo derubano ma la mala giustizia lo manda in galera, viene preso alla tagliola, lo legano alla catena, gli fanno fare il cane, gli tocca aspettare una notte intera che la lumaca gli venga ad aprire la porta, gli si bruciano i piedi mentre cerca di asciugarsi, si becca una secchiata d’acqua in capo mentre cerca da mangiare, è vittima della mala sanità, poi gli portano la bara, da ciuchino gli legano un peso al collo e cercano di affogarlo, viene inghiottito da una balena, e che cazzo, non è esattamente “quella gran Culo di Cenerentola” (op. cit.), e non è nemmeno una storia che uno la racconta a un bimbetto e quello ci si addormenta tutto felice e sereno. Ha mai sentito qualche ragazzino dire “Io da grande voglio essere come Pinocchio”?

Lei, caro Collodi, lo sa molto bene dove dorme il polpo, e ha capito ancor meglio che a ragionar di scarpette, di prìncipi azzurri, di fusi pungenti, di cacciatori, di mele avvelenate e di gatti cogli stivali non si fa ciccia, mentre a scriver di terrore la gente ti compra a frotte. Speriamo davvero che Le duri!

Suo sdegnoso

Valerio probabilmente Di Stefano

Il mio Pinocchio fragile…

Reading Time: 4 minutes

Rileggere ad alta voce "Pinocchio" per la gente del Web non è stata una riscoperta particolramente entusiasmante (anche se, paradosso della vita, ci sono degli ascoltatori entuasiasti dell’audiolibro che ho terminato e messo in linea appena ieri).

Intanto c’è da dire che di versioni gratuite di "Pinocchio" in audiolibro ne esistono almeno due. Una, quella distribuita dal Gutenberg Project e da Librivox mi sembra molto "americana", l’altra, per la voce di Silvia Cecchini mi è sempre sembrata un po’ troppo melliflua e poco adatta (anche se di gran lunga migliore della precedente) a rendere tutte le sfumature dell’animo del personaggio del Collodi e del mondo che gli gira intorno.

Così ho deciso di mettere a disposizione una versione mia.

Se piacerà o non piacerà non è affar mio e non me ne curo. Il lavoro è lì per chi lo vuole, e chi non lo vuole può tranquillamente andare a prenderselo dove crede meglio. Il lavoro, s’intende.

Mi curo, invece, di quello che ho provato nel rileggere a voce alta e nel dare un qualsivoglia senso (foss’anche quello del mio personale modo di recepire il testo) l’opera ingiustamente considerata "maestra" nella letteratura mondiale.

Penso che quello che mi ha sempre colpito di Pinocchio sia stato il registro linguistico di un toscano d’antan che ho sempre amato frequentare. Ma poi basta.

Sgomberiamo il campo da possibili equivoci: Pinocchio non fa ridere. Al contrario, a leggerlo c’è proprio di che sfracassarsi i coglioni, non è un libro per l’educazione dei bambini e dovrebbe essere somministrato sotto la stretta sorveglianza e supervisione di un adulto.
Pinocchio è tutto meno che educativo, ha personaggi improbabili e strampalati e, soprattutto, quello che sapevamo sulla fiaba non è vero.
Quella dai capelli turchini, ad esempio, non appare subito nell’opera come "Fata", ma come Bambina.
Una bambina che propone a Pinocchio di farle da sorellina. E che muore di crepacuore all’ennesima marachella del burattino. Una stronza, la Bambina dai capelli turchini che fa incidere sulla lapide della sua tomba perfino il nome del colpevole della sua morte (così si sentirà in colpa di più!).
E come tutte le donne stronze nella vita di un uomo torna. Non si sa come faccia, metempsicosi, gusto per l’orrido, Gerovital.Ma ormai non è più bambina, è donna, ed è disposta a fargli da mamma e da fata insieme. Anche qui resterà con un palmo di naso, perché Pinocchio va nel Paese dei Balocchi e tanti saluti e sono.
La donna, per Pinocchio è sorella/madre/fata. Quindi solo ruoli asessuati. E non perché un burattino (che si muove, pensa e agisce in tutto e per tutto come un bambino vero)  non potesse provare delle pulsioni erotiche (coltiva altri sentimenti come quelli della lealtà e dell’amicizia), ma perché la società gliele nega in guisa di controllo materno e di intoccabilità.

Alcuni capitoli sono addirittura  raccapriccianti. Pinocchio capisce fin troppo presto cosa sono la giustizia e i magistrati: il giudice delegato a ricevere la sua denuncia di furto per tutta risposta lo sbatte in galera.
Lui non ne capisce il perché, deve solo accettare ciò che la società esterna gli impone e conformarvisi per il suo bene e per il bene della società stessa. Non capisce ma deve adeguarsi. E come tutte le persone che assaggiano la galera, non può fare altro che sprofondare sempre di più.
Viene impiccato dagli "assassini" che lo vogliono derubare promettendogli guadagni facili in poco tempo (in fondo il Gatto e la Volpe non erano altro che una delle moderne finanziarie), lo costringono legato a una catena a fare il cane da guardia, rischia di essere fritto in padella a guisa di pesce e, trasformatosi in ciuchino, viene costretto a una umiliante performance nel circo, si azzoppa e lo rivendono a un delinquente matricolato che lo affoga con una pietra al collo per farne pelle da tamburo.
Non c’è rieducazione, non c’è redenzione per Pinocchio nell’essere se stesso, ma solo nell’essere il prodotto delle aspettative degli altri. Quanto più Pinocchio corrisponde a quello che la Fata, Geppetto e il Grillo-Parlante vogliono da lui, tanto più è come loro, dunque buono.

Pinocchio è il prototipo di quelli che ce la fanno, che diventano bambini in carne ed ossa, che non muoiono ciuchi come il suo amico Lucignolo, che ciuco era e ciuco è destinato a rimanere per sempre, fino alla sua pietosa morte da ciuco, perché lui non ha una fata a cui sacrificarsi per essere salvato, lui non ha nessuno, e allora tanto peggio.

Quelli che hanno spostato il senso del romanzo di Collodi nella ricezione della gente sono stati:
Walt Disney (che l’ha epurato di quella parte che era tragica sì, ma che fungeva da campanello di allarme per il senso critico del lettore e lo ha trasformato in una farsa statunitense che nulla ha a che vedere con i toscanismi dello scritto);
Luigi Comencini, che nel trasporlo sul piccolo schermo ha fatto un’opera davvero meravigliosa, ma completamente diversa dal libro a cui è ispirato;
Edoardo Bennato che ha cannato la comprensione del personaggio della Fata e ci ha fatto un inno post-femminista all’acqua di rose.

Comunque, se volete ascoltare la mia lettura, la trovate qui:

Filename  Size  Date 
      01.mp3
 
4,378,785   4/19/11  5:11 am
      02.mp3
 
4,453,665   4/19/11  5:11 am
      03.mp3
 
6,824,097   4/19/11  5:12 am
      04.mp3
 
4,109,217   4/19/11  5:12 am
      05.mp3
 
3,957,537   4/19/11  5:12 am
      06.mp3
 
2,784,033   4/19/11  5:12 am
      07.mp3
 
5,612,961   4/19/11  5:13 am
      08.mp3
 
4,202,913   4/19/11  5:13 am
      09.mp3
 
4,230,945   4/19/11  5:13 am
      10.mp3
 
4,697,121   4/19/11  5:14 am
      11.mp3
 
5,473,569   4/19/11  5:14 am
      12.mp3
 
7,725,729   4/19/11  5:15 am
      13.mp3
 
5,845,281   4/19/11  5:15 am
      14.mp3
 
5,885,985   4/19/11  5:15 am
      15.mp3
 
4,556,193   4/19/11  5:16 am
      16.mp3
 
6,207,393   4/19/11  5:16 am
      17.mp3
 
8,007,969   4/19/11  5:17 am
      18.mp3
 
8,168,865   4/19/11  5:17 am
      19.mp3
 
6,138,273   4/19/11  5:18 am
      20.mp3
 
4,919,841   4/19/11  5:18 am
      21.mp3
 
4,408,353   4/19/11  5:18 am
      22.mp3
 
5,422,881   4/19/11  5:19 am
      23.mp3
 
9,122,337   4/19/11  5:19 am
      24.mp3
 
9,987,873   4/19/11  5:20 am
      25.mp3
 
5,028,513   4/19/11  5:20 am
      26.mp3
 
4,376,097   4/19/11  5:20 am
      27.mp3
 
10,715,937   4/19/11  5:21 am
      28.mp3
 
8,531,745   4/19/11  5:22 am
      29.mp3
 
12,031,905   4/19/11  5:23 am
      30.mp3
 
7,856,673   4/19/11  5:23 am
      31.mp3
 
10,529,697   4/19/11  5:24 am
      32.mp3
 
9,161,505   4/19/11  5:24 am
      33.mp3
 
13,961,505   4/19/11  5:25 am
      34.mp3
 
12,035,745   4/19/11  5:26 am
      35.mp3
 
9,890,721   4/19/11  5:27 am
      36.mp3
 
18,690,465   4/19/11  5:28 am

Lettura di Valerio Di Stefano

Licenza: Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5