Sulla sua cattiva scuola

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scuola

Mia moglie è un genio, l’ho sempre detto. E’ stata lei che mi ha fatto notare come l’attenzione dei media per l’assoluzione di Berlusconi in Cassazione abbia ovattato quella per lo sfacelo delle nostre istituzioni, a cominciare dall’approvazione alla Camera del DDL che porta il nome dell’illustre Costituzionalista Maria Elena Boschi, decreto che prevede la trasformazione del Senato da elemento del bicameralismo perfetto in zerbino della Camera dei Deputati. E, dato un colpo alla democrazia in senso puro (chi controllerà più il lavoro dei deputati impegnati ad approvare articoli, dispositivi ed emendamenti a spron battuto?), diamone uno anche alla scuola, via, così si minano le basi del Paese in maniera più efficace.

C’è da aver paura a sentire Renzi che dice:
Il merito (dei docenti) lo valuterà il preside, sentito il consiglio dei docenti, secondo modalità che sceglieranno. Decideranno loro.

A parte il fatto che i presidi si chiamano Dirigenti Scolastici e che non esiste il “consiglio dei docenti” (casomai esiste il “collegio dei docenti” o il “consiglio di classe”), si apprende da queste poche e agghiaccianti parole che il Dirigente Scolastico è quello che permetterà ad alcuni di prendere degli euro in più sulla busta paga, sulla base di quello che dice il collegio docenti, di cui, tra parentesi, il Dirigente Scolastico fa parte (può votare) e che presiede. Insomma, decide il tuo preside se sei bravo o no. Il lecchinismo portaborsistico della scuola italiana è dietro l’angolo: adesso tutti a sorridere al Dirigente, tutti a fare quello che dice lui, tutti a proporre progetti su progetti (tanto i soldi crescono ancora dalle monetine piantate da Pinocchio nel Campo dei Miracoli!), viaggi di istruzione (gite) con un posto di particolare prestigio già assegnato -nel caso al Dirigente venisse il ghiribizzo di farsi un viaggetto-. Tutto pur di entrare nelle sue grazie.
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Collegio! (Uno stream-of-consciousness)

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Sonno. Sonno che ti trascini fino all’aulamagna e che fai finta di star benissimo.

Caldo. Caldo e odor di polvere, odor di chiuso, odor di caldo. Polvere bagascia calda, che s’infila nei polmoni, che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, caldo che cominci a sudare, di un sudoriccio leggero e insistente, che tarderà molto a puzzare, ma quando puzzerà sarà la morte dell’anima, chè il tuo sarà solo un sudore fra centoventi, e allora cominci a guardarti intorno per vedere se a puzzare sei proprio tu, ma puzza tutto un sistema e non puoi porci rimedio. Annusare e subire.

Complimenti. Sei stata bravissima. No, sei stata più brava tu. No, guarda, tu sei stata veramente eccezionale. No, guarda, lo dico davvero col cuore, sei stata più eccezionale tu. Il tuo progetto è stato mitico. Il tuo invece è stato stellare.

Appello. Abate, Abbatangelo… e chi lo sa se sarai pronto e sferzante di energia quando arriverà il tuo turno a gridare “presente!” o se ti accascerai sulla sedia, sedia scomoda, sedia di plastica, sedia che ti ci appiccichi sopra col sudore, e il sudore puzza, e puzza il sudore di tutti e via che si ricomincia.

Si vota. C’è da votare? Su cosa? Sull’ordine del giorno? Non lo sapevo… Tu cos’hai votato? Massì, voto favorevole anch’io, tanto cosa vuoi che sia, poi mi tocca far vedere che non la penso come gli altri, e non sia mai, già mi evàporano i pensieri.
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Disimpressioni di settembre – L’ora del primo collegio docenti

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La mattina del primo settembre c’è sempre un’aria fresca e pulita, quando esci verso le otto per andare a fare il collegio docenti.

Pensi che in fondo non è poi tanto male ricominicare. Tutto sembra vivibile, mentre respiri quegli ultimissimi scàmpoli di vacanza, vestito di fresco, con le cose belle stirate e leggere, e mentre cerchi le chiavi della macchina che è lì fuori e quando la accendi fa brum-brum, che ti pare che perfino il motore ti obbedisca.

La colonna sonora è obbligata. Ti metti a canticchiare "Impressioni di settembre" della Premiata Forneria Marconi, attacchi, un po’ stonato "Quante gocce di rugiada intorno a me… cerco il sole ma non c’è" e invece il sole c’è, e quando parcheggi a scuola ti fa capire che di lì a poco ha intenzione di picchiare e duro.

Ogni anno faccio il "totocollega". Il "totocollega" è una cosa mia, una sorta di rito scaramantico, un residuo dello sciamanesimo che mi devo essere portato dietro da chissà quando. Consiste nel cercare di indovinare se il primo collega che incontri è uno di quelli che ti stanno simpatici. Se sì, l’anno scolastico andrà bene. Sono cazzate, se ci si pensa, ma è come la filastrocca della Candelora per vedere se siamo ancora dentro o fuori dall’inverno.

Ho incontrato una collega che neanche ricordavo. Buio completo, buco nero, assenza di sinapsi, nirvana. "Ma tu eri qui anche l’anno scorso?" sto per dirle, ma poi mi trattego, bloccato da quel senso di pudore che, per fortuna, ingrassa ancora i mervi alle inibizioni umane.

Sarà un anno incerto, dunque, ma questo lo sapevo già, non mi consola affatto.

Stringo mani sudate e bacio visi che nemmeno mi ricordavo. I bidelli sono sempre gli stessi, Gigi mi saluta poi va a infrattarsi da qualche parte a leggere il giornale.

Per il primo collegio docenti è eccezionalmente aperto anche il bar. Naturalmente l’offerta nutritiva è limitata. Giusto il caffè, il cappuccino e i cornetti surgelati per vedere se il fornetto di dotazione scongela ancora da dio come l’anno scorso. Se no le macchinette hanno sempre Coca-Cola, Gatorade, Fanta, Tuc, Croccantelle, Fiesta, Kinder Bueno, Kinder Brioss e da quest’anno, novità assoluta, gli stick, quelli di Tacabanda. Ci porteremo dietro tutto questo per nove mesi agghiaccianti.

La De Edibilis è già in sala insegnanti con il suo tramezzino. Se non si sveglia con un pollo arrosto tutte le mattine dice che le vengono imancamenti e resta nervosa tutto il giorno. Più in là una collega con gli stivali pitonati, ma coi brillantini, però, perché è ancora esttae, ha già cominciato a lamentarsi che anche quest’anno le tocca lavorare "in questa scuola di merda". La De Edibilis ha un rigurgito di tramezzino maionese e tonno.

La segretaria mi accoglie con un sorriso: "Allora,. professore, ha risolto il problema della sua sede quest’anno? E’ contento, sì?? Si vede, perché oggi è tutto in tiro!" E ci mancherebbe anche altro che andassi vestito come un miserabile.

Nel corridoio, verso l’aula magna, appena dieci minuti dopo l’ingresso a scuola due colleghe si scambiano la cattiveria di rito e che si ripete ogni primo settembre: "Ma sei andata al mare quest’anno?" Ecco, il mare come panacea di tutti i mali, l’abbronzatura come testimonianza quasi indelebile che te la sei spassata. La collega che non è andata al mare, naturalmente, si è sciroppata un marito campione di pirlàggine, bambini scostumati e suocera scassatesticoli. Ti credo che è bianca come la morte.

E l’aula magna è lì, la vedi vuota, ma sai che a minuti si riempirà. Qualcuno ha già preso posto, le porte sono state aperte dopo due mesi da qualche persona dotata di un minimo di umana pietà.

"Buongiorno a tutti, procediamo all’appello e poi daremo lettura dell’ordine del giorno… Abate, Abbatangelo…"

Si comincia a sudare. Don Mafia si è comprato un paio di occhiali da sole ancora più scuri, ma la macchina ha dovuto restituirla al Vaticano.

Si procede con la riunione per materie. Poi è la volta dell’insediamento della commissione per gli esami integrativi. Altri zuccherini con la schiena imperlata di sudore.

Buon anno scolastico.

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