Tra donazioni che non esistono e spamming che, invece, c’e’

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Un paio di comunicazioni di servizio già che ci sono.

a) Mi è arrivata una e-mail da parte di un lettore (pare impossibile, ma ne ho ancora, masochisti, evidentemente…) che, a seguito del recente articolo sulla donazione a favore di Julian Assange e Wikileaks, mi chiede se sono disposto a raccogliere qualche soldino brevi-manu tra i miei lettori,  (sempre i masochisti di cui sopra) inviato tramite PayPal e poi trasmetterlo all’associazione tedesca che si occupa di redistribuire il denaro a Wikileaks.

La risposta è no.

Mi sembra evidente il perché. La prima ragione è che sono una nota carogna e che ho un carattere assolutamente intollerante e polemico. Sono anche molto vigliacco, per cui figuràtevi…

Ma soprattutto perché mi pare che, con quello che ha fatto Assange per il mondo e la libertà e trasparenza di informazione in rete, il minimo che potete fare per lui è affrontare una spesa bancaria adeguata per mandargli due soldi. O, se proprio avete un istituto di credito strozzino, cambiate istituto di credito, che volete che vi dica.

Lo stesso lettore, devoto del Conte von Maasoch, mi chiede se il mio blog e i siti che mantengo per la redistribuzione di cultura libera, accettano donazioni per il servizio svolto.

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Pollini sublima Mozart

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Persone come Maurizio Pollini sono tra le poche che hanno il potere straordinario di farti sentire orgoglioso di essere italiano (e c’è da riconoscere che non è facile, ormai).

Ascoltare Pollini è come guardare l’Italia vincere ai Mondiali dell’82, ti fa sentire bene.

E’ uscito un CD con due concerti per pianoforte e orchestra di Mozart (il K 414 e il K 491, tanto per intenderci) ed è uno dei pochi che ti danno il senso dell’opera d’arte, di quelle cose granitiche, della musica che è scolpita nella pietra.

Pollini dirige i Wiener Philarmoniker e vola sulla tastiera, con un suono pulito e una tecnica da restarci a bocca aperta. Sono 50 minuti di musica pura in tutti i sensi. Peccato per la Deutsche Grammophon che non incide più come quando c’era il vinile (come afferma il Prof. Gianni Pagannone, che è anche il mio preside).

Tanto poi lo trovo il verso di farvene ascoltare un pezzetto. Uh, se lo trovo!

Il Neujahrskonzert e i surrogati della RAI

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Non faccio fatica ad ammetterlo, sono un inguaribile tradizionalista.

Mi piace il Concerto di Capodanno, quello da Vienna, quello della Sala Grande degli Amici della Musica.
Mi piace il Bel Danubio Blu (valzer op. 314 di Strauss, chè i  numeri hanno la loro importanza nella musica!), mi piace battere le mani al ritmo della Marcia di Radetzky, sentire Peppi Franzerin (che quest’anno non c’era) che commenta gli intervalli tra un pezzo e l’altro e per me un capodanno non è capodanno senza i Wiener Philarmoniker che fanno un po’ i pirla e scherzano.

Da un po’ di tempo però, la RAI lo dà in differita. Cioè registrato, cioè non in diretta, cioè una delusione.

Se si calcola che da qualche anno, in diretta ti propinano una melensa “cover” italiana dal Teatro La Fenice di Venezia (splendida location, ma il Concerto di Capodanno è altro!) con le solite musiche italiane da pizza, spaghetti, mozzarella, mandolino e pummarola ‘n coppa.
Gazzeladre in quantità, stuoli di traviate, ammucchiate di barbieridisiviglia, vincerò a piovere e una bella granellata di libiamolibiamo.
Quest’anno hanno eseguito anche la Ouverture dal Guglielmo Tell, ma solo il finale, perché l’assolo di violoncello iniziale, che è quanto di rossinianamente più struggente si possa ascoltare, hanno deciso di tenerselo da parte.

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