A Livorno qualcuno era comunista

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A Livorno “Il Partito” era “il Partito” e “il Partito” non poteva che essere il Partito Comunista Italiano, che non solo ci era nato, ma ci aveva messo radici solidissime.

Finché ci bazzicavo io, a Livorno “Il Partito” non aveva mai perso un’elezione comunale. E guai a chiamare “il Partito”, che so, la Democrazia Cristiana. Esisteva, certo, svolgeva una onesta, caparbia, onorevole ma inutile opposizione.

Quelli che erano del “Partito” spesso amavano adornarsi il petto (non so se anche il crine) di catene a maglia assai doppia, in oro massiccio, che ciondolavano una falce e martello sulla canottiera riempita di patacche di unto e maleodorante di sudore. Qualcuno di supporto aveva anche l’immagine dorata della Beata Vergine di Montenero, anticipando un certo cerchiobottismo di maniera.

I comunisti a Livorno andavano alle feste de l’Unità (quando era ancora l’organo del PCI, ma, soprattutto, quando era ancora il giornale fondato da Antonio Gramsci, non questo quotidiano medioborghese che di gramsciano ha solo un vago sentore e un ricordo sempre più sbiadito), bevevano vino rosso nei fiaschi, o se lo mettevano nei bicchieri erano bicchieri con la falce e il martello anche quelli, parlavano di Togliatti, di Berlinguer, di “Terradioboiacini” e quando morivano si facevano portare al Cimitero dei Lupi, una bella falce e martello sulla lapide tanto per mettere subito le cose in chiaro.
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Dichiarazioni estive di Di Pietro e Casini

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Antonio Di Pietro e Pieferdinando Casini

Di Pietro ha affermato, in un’intervista al “Fatto Quotidiano” di oggi, che nei confronti di Napolitano “fossi ancora pm chiederei una condanna politica”.

Ipotesi quanto meno bizzarra perché:
a) i pm non chiedono condanne politiche, chiedono condanne tout-court e l’applicazione delle pene relative;
b) Di Pietro non è più un pm per sua scelta;
c) Di Pietro si dimentica che le condanne politiche le può chiedere proprio ora che è un politico.

Al contempo Casini, parlando di Ingroia ha dichiarato: “sicuramente è il giudice più imparziale del mondo, ma io tra le mie mura domestiche ho il diritto di dire quello che penso” e “Se dovessi essere giudicato da Antonio Ingroia avrei qualche preoccupazione in più”.

Ora, il punto è che Ingroia non è un giudice e, come tale, non giudica, ma chiede a un giudice terzo di emettere delle condanne (o anche delle assoluzioni, se del caso).
E Casini, finché non commette reato ha il diritto di dire quello che pensa nonsolo tra le sue mura domestiche, ma anche fuori. Solo che, come tutti, può essere tranquillamete criticato per quello che dice.

Piccoli esempi di politica estiva spicciola.

Pierferdinando Casini: “Le previsioni di Formigoni mi sembra siano ragionevoli”

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«Le previsioni di Formigoni mi sembra siano ragionevoli. Non vedo come si possa andare avanti con un governo che davanti all’emergenza sociale è assente, indifferente. Noi abbiamo fatto di tutto per stimolare gli uomini di buona volontà del Pdl ma alle affermazioni private non corrispondono fatti pubblici, quindi meglio lo sbocco elettorale»

(Pierferdinando Casini)

Cronache di poveri amanti

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E così Casini divorzia da Berlusconi.
Fine della storia. E, come tutte le storie che finiscono, si lascia dietro uno strascico pietoso di stillicidio politico.
Berlusconi ha detto a Casini che non lo voleva più in casa, poi l’ha corteggiato di nuovo e alla fine Casini si è preso “del tempo per riflettere” (tipica scusa che prende tempo e tiene l’altro sulle spine, anche se puzza un po’ di retorica) e poi se n’è andato dicendo “io sono mio” e correndo da solo.La conferenza stampa di Casini del 15 febbraio scorso a Salerno è una storia ancor più sconfortante, e consapevole del Vostro buon stomaco, ve la ripropongo dal lettore di MP3 del sito, così vi fate un po’ del male, ma soprattutto perché è storia di cui poi i giornalisti si dimenticheranno di renderci conto sotto le elezioni.

Il Maalox ve l’offro io.

PS: La registrazione è tratta dagli archivi di Radio Radicale ed è distribuita secondo la licenza http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

Tu sola dentro la stanza. E tutto il mondo fuori.

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Ballano tutti da soli. Tutti. Sono autosufficienti.
Gianna Nannini, quando era ancora viva, cantava "per oggi sto con me, mi basto".

Veltroni balla da solo e non si fa accompagnare, nelle danze, dalla sinistra sempre meno radicale e sempre meno chic che, dal canto suo, candida Bertinotti e si prepara al suicidio.

Il Partito Democratico, dunque, spiana la strada alla Destra e alla sua fondamentale ignoranza (bandiera rozza la trionferà!), ritirandosi.

Ma anche Storace balla da solo. Casini sembra non aver fatto altro per tutta la vita.

Una volta a fare tutto da soli si diventava ciechi.

L’ora delle decisioni irrevocabili

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Cuffaro alla fine ha fatto il “gran rifiuto”.

Si è dimesso (una “decisione irrevocabile”, come l’ha definita lui, ignaro, probabilmente, di aver fatto una citazione d’antan) dalla carica di Presidente della Regione Sicilia per la condanna inflittagli in primo grado a cinque anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici dai soliti “giudici giustizialisti” (beh, certo, se no che giudici sarebbero?).

Dice che lo ha fatto per un impulso personale interiore (lo stesso che, probabilmente, lo aveva spinto ad offrire cannoli all’indomani della sentenza).

Casini e la sua UDC hanno già deciso che una persona condannata in primo grado non se la lasciano scappare: candideranno Cuffaro alla Camera o al Senato (adesso, non lo sanno, vedremo..) e stanno già pensando che sì, si può andare alle urne anche subito, altro che riscrivere le regole.

E ci andremo, come sempre in una “domenica di sole” (come diceva Gaber). E Berlusconi al governo non ci farà poi così tanto male.

Cinque anni a Cuffaro (e ci sta largo!)

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Salvatore Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia, che qui vediamo ritratto in una posa di rara intimità elettoral-familiare, è stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio.Aveva sempre affermato che in caso di conferma dei capi di imputazione si sarebbe dimesso.Siccome i capi di imputazione ipotizzavano che Cuffaro avrebbe favorito Cosa Nostra, dato che è stato condannato per un favoreggiamento a un non mafioso, ha pensato bene di non andarsene, nonostante il tribunale abbia applicato anche la pena accesoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici.

E’ stato benedetto e difeso da Pierferdinando Casini, che facendo eco all’UdeUR di Mastella, ha tuonato contro i giudici cattivi e malvagi che colpiscono i politici buoni e virtuosi con azioni cronometriche, a orologeria e con precisione giudiziaria chirurgica, dimenticando -o forse non sapendo proprio per niente- che il processo a Cuffaro è andato avanti per tre anni.

Tutti e due avrebbero potuto invocare la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva passata in giudicato. Il problema per Cuffaro è che l’interdizione perpetua dai pubblici uffici scatta dopo il processo di appello.

Blog falsi, Casini veri

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La rete, ultimamente, pullula di blog veri di politici veri, di blog falsi di politici falsi, e di blog falsi tout-court.Dopo la segnalazione del blog ufficiale di Clemente Mastella, che moderava e continua a moderare i commenti alla fonte (blog sulla cui autenticità non c’è modo né motivo di dubitare), ne sono spuntati altri che bypassano l’increscioso inconveniente censorio.

Il più interessante corrisponde al nome di clEMENTE MASTELLA, che se visualizzato con i caratteri adeguati, riesce a spiegare in modo abbastanza inequivocabile, ancorché imbarazzante, il nome del link corrispondente.

Una banda di buontemponi ha anche messo su mastellatiodio.blogspot.com, Non contenti di questa formidabile ed esplicita dichiarazione d’amore nel confronti del Ministro della Giustizia, hanno voluto strafare aprendo pierferdinandocasini.blogspot.com.

Il fatto che sia stata usata la stessa piattaforma del blog ufficiale di Mastella avrebbe dovuto far pensare a un falso. Il punto è, invece, che è a questi livelli, il falso blog di Casini poteva sembrare più vero che mai (tant’è che ci sono cascato anch’io), vista la competenza informatica dei nostri parlamentari e la loro tendenza all’omologazione.

Il primo post dei buontemponi era davvero un capolavoro di ironia e di imitazione dello stile di Pierferdinando Casini. Peccato che Casini l’abbia presa davvero male e abbia sguinzagliato la polizia postale dietro a questi burloni, rei soltanto di avergli fatto il verso. Sono stati degli Alighiero Noschese della blogsfera, ma hanno osato alzare la mano della satira contro i potenti e adesso la loro bravata potrebbe finire veramente male.
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