Montante & Contante

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Io sono profondamente contrario all’uso generalizzato dei pagamenti elettronici (mediante bancomat o carta di credito) a discapito del contante. Almeno per importi molto piccoli e quotidiani. Come il caffè al bar, il giornale in edicola, il pranzo al fast food, la ricarica telefonica, la spesa al supermercato, la prestazione del barbiere, le sigarette dal tabaccaio, l’ordinazione su Amazon.
Al commerciante la transazione elettronica COSTA (la banca che gli concede il POS si trattiene una percentuale sul prezzo finale del prodotto) e potrebbe “caricare” questo costo sull’utente finale con conseguente aumento dei prezzi.
Ma, soprattutto, il contante è sinonimo di anonimato, e l’anonimato è un valore. Perché dovrei lasciare una traccia elettronica solo perché scelgo di bere un caffè nel bar Tale piuttosto che nel bar Talaltro? Per non parlare della spesa al supermercato, in cui il pagamento elettronico è relazionato all’emissione di uno scontrino numerato in cui viene dettagliato tutto ciò che compro, nei minimi particolari (perfino l’etto di prosciutto del banco della salumeria riporta l’origine: San Daniele, Parma, toscano, nostrano etc…). Si avrebbe così un ulteriore mezzo per profilare i gusti e le abitudini dell’utente, le banche avrebbero una base di dati formidabile, compresi i dati sensibili (il sistema del pagamento elettronico incrociato con lo scontrino funziona anche per le farmacie, per cui sarebbe relativamente semplice verificare se quel giorno, con quel pagamento, ho comprato una scatola di profilattici, piuttosto che un antipressivo triciclico, piuttosto che un’Aspirina, anzi, per le farmacie il database si amplia ulteriormente perché lo scontrino è deducibile dalla dichiarazione dei redditi, e il cerchio della tracciabilità si allarga).
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