Linkem mi manda un addebito errato

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Dice: ma càpitano tutte a te? Toh, davvero! O, meglio, non è vero, son cose che càpitano anche agli altri. Solo che gli altri non hanno un blog e, soprattutto, non ne parlano.

Quando mi trasferii nella mia nuova dimora da cui gestisco i miei siti (o sytarelli), oltre ad avere bisogno delle cose fondamentali (acqua, gas, corrente elettrica), avevo bisogno anche di una connessione internet. Da prima mi sono rivolto alle compagnie telefoniche che hanno un limite di gigabytes di traffico. Ma non ero soddisfatto. E poi per i siti (o sytarelli) e per il lavoro avevo bisogno di una connessione stabile. Ma non volevo mettere un telefono fisso. Non ne avevo e non ne ho tuttora bisogno.

Quindi mi sono rivolto a Linkem per avere una connessione dati senza linea fissa. Efficientissimi. In tre giorni mi arrivò il modem (un coso di forma cilindrica) ed ero in linea. Potevo navigare. Ma c’era un problema: il protocollo FTP funzionava a strattoni, e io dell’FTP ho bisogno come del pane. Peccato, peccato davvero.

Decisi quindi, entro i 14 giorni previsti dal Codice del Consumo, di avvalermi del diritto di recesso. Ho restituito il modem (a loro spese, bravi!) e sono passato a un altro gestore, con cui mi trovo decisamente meglio (la connessione FTP è una scheggia). Pensavo che la situazione si fosse risolta così. Com’è bello poter esercitare i propri diritti e poter contare su persone gentili!

Invece no. Invece stanotte mi arriva un SMS da parte della banca che gestisce la mia carta di credito (svegliandomi con un bzzz bzzz, nonostante io dorma come un sasso e con i tappi nelle orecchie!) in cui mi si comunicava gentilmente che mi era stata addebitata una settantina di euri a saldo della prima fattura emessa.

Fattura? Con il diritto di recesso esercitato nei tempi dovuti? 70 euri? E chi ho ammazzato io?

Stamattina telefono al costumer care. Ci tengono a farmi sapere che tutto il personale che risponde alle richieste degli utenti è regolarmente assunto con un contratto (a tempo determinato o indeterminato? Non si sa!) e che loro non utilizzano precari. Obbravi!

Aspetto cinque minuti che mi sembrano eterni (sempre con la formula di rito: per non perdere la priorità acquisita -io acquisisco priorità? Non lo sapevo-) e mi risponde Simona. Le espongo il problema e mi dice “Oh, Maria vergine! Questo non doveva proprio succedere!” Eh, lo so, ma intanto che si fa? “Apro subito una segnalazione e sollecito lo storno della fattura con rimborso sulla Sua carta di credito.” Ecco, così si fa. Chissà questo rimborso quando mi arriverà, ma intanto devo pagare (anzi, ho già pagato!).

Son cose che succedono ai vivi.

Montante & Contante

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Io sono profondamente contrario all’uso generalizzato dei pagamenti elettronici (mediante bancomat o carta di credito) a discapito del contante. Almeno per importi molto piccoli e quotidiani. Come il caffè al bar, il giornale in edicola, il pranzo al fast food, la ricarica telefonica, la spesa al supermercato, la prestazione del barbiere, le sigarette dal tabaccaio, l’ordinazione su Amazon.
Al commerciante la transazione elettronica COSTA (la banca che gli concede il POS si trattiene una percentuale sul prezzo finale del prodotto) e potrebbe “caricare” questo costo sull’utente finale con conseguente aumento dei prezzi.
Ma, soprattutto, il contante è sinonimo di anonimato, e l’anonimato è un valore. Perché dovrei lasciare una traccia elettronica solo perché scelgo di bere un caffè nel bar Tale piuttosto che nel bar Talaltro? Per non parlare della spesa al supermercato, in cui il pagamento elettronico è relazionato all’emissione di uno scontrino numerato in cui viene dettagliato tutto ciò che compro, nei minimi particolari (perfino l’etto di prosciutto del banco della salumeria riporta l’origine: San Daniele, Parma, toscano, nostrano etc…). Si avrebbe così un ulteriore mezzo per profilare i gusti e le abitudini dell’utente, le banche avrebbero una base di dati formidabile, compresi i dati sensibili (il sistema del pagamento elettronico incrociato con lo scontrino funziona anche per le farmacie, per cui sarebbe relativamente semplice verificare se quel giorno, con quel pagamento, ho comprato una scatola di profilattici, piuttosto che un antipressivo triciclico, piuttosto che un’Aspirina, anzi, per le farmacie il database si amplia ulteriormente perché lo scontrino è deducibile dalla dichiarazione dei redditi, e il cerchio della tracciabilità si allarga).
Perché non posso acquistare un’automobile in contanti? Cos’hanno i miei soldi, puzzano? Si presume forse che provengano da attività illecite? Se è così bisogna dimostrarlo. Se non lo si dimostra non vedo perché negarmi il diritto di pagare cash.
Dice: ma c’è da combattere l’evasione fiscale. Senz’altro. Ma perché i cittadini dovrebbero essere obbligati a pagare anche cifre ridicole con un dispositivo elettronico SOLO perché lo stato non riesce a mettere una pezza alla piaga dilagante dell’evasione, magari con leggi estremamente più severe (rendiamoci conto che per un reato ridicolo come la diffamazione sono ancora previsti tre anni di carcere, mentre per le piccole evasioni fiscali non è prevista nessuna sanzione detentiva e se diffami una persona crei un danno SOLO a quella persona, mentre se evadi il fisco crei un danno a tutta la comunità) e controlli incrociati più capillari. Gli strumenti, ancorché a volte inadeguati, ci sono. Si tratta di usarli. Il mio bancomat non fermerà di certo le mafie, il flusso immenso di soldi neri della criminalità organizzata, ma neanche il malcostume spicciolo del dentista che ti dice che ti fa il lavoro a 300 euro senza fattura e a 400 con la fattura (e beati voi se spendete solo 400 euro dal dentista!). Ma, soprattutto, davanti al pericolo dell’eccessiva profilazione dell’utente finale, rivendico il mio diritto a pagare in contanti e a sparire, anziché far parte di un numero indefinito di dati a disposizione dei poteri forti.

La mail di phishing che sembra arrivare da Aruba (e invece no)

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Schermata del 2018-10-29 14-26-07

Ieri ho ricevuto due mail con mittente apparente comunicazioni@staff.aruba.it, l’indirizzo dal quale Aruba invia la maggior parte delle sue comunicazioni ai responsabili dei siti web ospitati.

Mi si dice che classicistranieri.com starebbe per scadere e che se non pago loro interromperanno il servizio. Lì per lì mi è preso un colpo, poi con un po’ di analisi della mail e, soprattutto, con la certezza che classicistranieri.com scade nel 2019 e che ho impostato il rinnovo immediato, mi sono tranquillizzato.

Intanto c’è da dire che la mail è scritta in un italiano approssimativo (“ti informiamo che il dominio classicistranieri.com scadrà” – sì, va beh, scadrà, come tutto nella vita anche lui avrà la sua fine, ma QUANDO?? e “si procederà a sospendere Sicuramente i vostri servizi”), poi giunge dall’indirizzo noreply@classicistranieri.com (che non esiste, perché le e-mail che fanno capo a quel dominio le gestisco io), e infine, a cliccare sul link indicato, si accede a una schermata che richiede il pagamento di 8 euro e rotti (classicistranieri.com costa molto di più, tra hosting, dominio, statistiche, backup etc…) ma, soprattutto, invita a inserire i dati della carta di credito (niente PayPal!). E così siete fregati.

Schermata del 2018-10-29 14-33-38

Google Chrome segnala questo collegamento come “Sito ingannevole in vista” e rimanda, nella barra degli indirizzi, a un dominio che si chiama bathline.it che sembra non avere nulla a che fare con questa catena e che si occupa soltanto di arredamenti e sanitari per bagno. Misteri. Intanto eccovi il testo della mail e, se avete un sito con Aruba, state attenti:

Gentile cliente,

ti informiamo che il dominio classicistranieri.com scadrà.

COME RINNOVARE?
L’operazione di rinnovo è semplice e veloce: è sufficiente effettuare l’ordine online e relativo pagamento.

RINNOVA ORA CON UN CLICK : http://pagamenti.aruba.it.classicistranieri.com.if3p.it/a2?valeriodistefano@classicistranieri.com

Per visualizzare il riepilogo dell’ordine e l’importo da pagare, puoi procedere al rinnovo da questa pagina.

COSA ACCADE SE NON RINNOVI?
In assenza di regolarizzazione da parte vostra entro 48 ore, si procederà a sospendere Sicuramente i vostri servizi.

Cordiali saluti
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Customer Care Aruba S.p.A.

www.aruba.it
assistenza.aruba.it

Maternità: si comprano in rete lo sperma e il kit fai-da-te per l’autoinseminazione artificiale

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Volete un figlio? Nessun problema, ve lo potete fare su misura standovene “comodamente seduti sulla poltrona del vostro PC”. Sarà sufficiente soltanto una carta di credito. Pagherete da un minimo di 40 a un massimo di 320 euro, ma volete mettere la soddisfazione di scegliere colore degli occhi, dei capelli e quoziente intellettivo del nascituro prima ancora che voi veniate ingravidate?

Succede in Danimarca, con la più grande banca del seme del mondo, la Cryos International.

Il donatore lo scegliete voi. Potete controllare le sue caratteristiche personali attraverso il suo profilo, vedere le foto di quando era bambino e perfino ascoltare la sua voce registrata (immagino che ascoltare la voce del padre biologico del vostro programmato figliuolo dìa un imprinting notevole alle caratteristiche somatiche e genetiche dell’infante!).

Poi fate l’ordinazione. Non so se ci sono spese di invio o sconti-comitiva, ma se tutto va a buon fine, dopo pochissimi giorni vi vedrete recapitare ben 0,5 millilitri di liquido spermatico del prescelto e anche un kit per l’autofecondazione-fai-da-te.

Al donatore vengono corrisposti 67 euro circa (e ci sta largo!) per essersi divertito con una provettina sterile.

Tutti felici. Ma se siete un’aspirante madre che vuol fare tutto da sola, non vi venga il ghiribizzo di avere Linux sul vostro computer. Eh, no, la vostra VISA va bene, ma il vostro sistema operativo no. Per accedere alla totalità delle funzioni del sito bisogna usare Microsoft Silverlight. Una madre felice ha sempre il suo Windows a portata di mano!