Il testo del DDL Aprea in discussione al Senato

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Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali (C. 953 Aprea e abbinate, C. 806, C. 808 e C. 813 Angela Napoli, C. 1199 Frassinetti, C. 1262 De Torre, C. 1468 De Pasquale, C. 1710 Cota, C. 4202 Carlucci e C. 4896 Capitanio Santolini).

TESTO UNIFICATO APPROVATO DALLA COMMISSIONE, RISULTANTE DAGLI
EMENDAMENTI APPROVATI
Capo I.
AUTONOMIA STATUTARIA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE STATALI

Art. 1.
(L’autonomia scolastica e le autonomie territoriali).

1. L’autonomia delle istituzioni scolastiche, sancita dall’articolo 117 della Costituzione, è riconosciuta sulla base di quanto stabilito dall’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, e dal decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.
2. Ogni istituzione scolastica autonoma, che è parte del sistema nazionale di istruzione, concorre ad elevare il livello di competenza dei cittadini della Repubblica e costituisce per la comunità locale di riferimento un luogo aperto di cultura, di sviluppo e di crescita, di formazione alla cittadinanza e di apprendimento lungo tutto il corso della vita. Lo Stato, le Regioni e le autonomie locali contribuiscono al perseguimento delle finalità educative delle istituzioni scolastiche esercitando le funzioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e successive modificazioni. Vi contribuiscono, altresì, le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, ciascuna secondo i propri compiti e le proprie attribuzioni.
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Chi ha paura di Wikileaks?

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Wikileaks fa paura, suscita un polverone ogni volta che preannuncia la pubblicazione di un documento scottante, i governi cominciano a gridare "al complotto!", qualcuno denuncia il responsabile Julian Assange per violenza sessuale con la evidente intenzione di far venir fuori uno scandalo nello scandalo, con la suolita logica del "tutti colpevoli/nessun colpevole".

Assange, il faut le dire, non mi pare abbia un aspetto del tutto rassicurante, ma il punto è che le teorie del Lombroso sono roba del secolo scorso e bisogna anche riuscire a buttare via i pregiudizi e le impressioni negative "de visu".

Wikileaks fa paura perché fa paura la verità. Non c’entra nulla l’anonimato garantito dal provider svedese PRQ che lo ospita, l’anonimato è solo un paravento, per Wikileaks l’anonimato è come una spilla d’oro per la cravatta, e serve solo a garantire gli utenti che sottomettono i documenti all’attenzione del sito, la sua forza consiste in un concetto assai più semplice: dire la verità e documentarla.

E’ questo che fa paura alla gente, è questo che è veramente e inevitabilmente destabilizzante.
E’ inutile che Frattini parli di una combinazione di notizie inesatte, che gli Stati Uniti vivano uno stato di estrema tensione e che il tedesco "Der Spiegel" riesca ad avere lo scoop di pubblicare il materiale in possesso di Wikileaks.

Oggi quello che destabilizza non è conoscere dei fatti e delle circostanze, ma pubblicarli e renderli disponibili al pubblico.

L’Italia riesce a malapena a balbettare qualcosa davanti alla possibilità cha ha qualsiasi cittadino di fare informazione, le proposte dell’onorevole Carlucci sul controllo della rete stanno andando a ramengo con il governo. E con la proposta in questione, si copra con il velo della pità umana e cristiana la dichiarazione della Carlucci secondo cui: "È arrivato il momento di combattere ed eliminare l’anonimato su Internet. Ancora una volta anonimi delinquenti usano Internet per diffamare, dileggiare, schedare, offendere, denunciare. Questa volta ad essere colpite sono state addirittura le forze dell’ordine, schedate e offese da un blogger anonimo. L’ennesimo inaccettabile caso di uso improprio della rete che dimostra quanto urgente e necessaria sia una normativa che impedisca ai farabutti di usare la rete per finalità eversive, coprendosi dietro il paravento dell’anonimato".