Piacenza come Gomorra. Ormai le mele marce non esistono più

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Traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, peculato, abuso d’ufficio, falsità ideologica.

Con queste ed altre accuse sono stati indagati ed arrestati sei carabinieri e un’intera caserma è stata posta sotto sequestro a Piacenza. Una vera e propria associazione a delinquere che portava una divisa di stato riusciva a mantenere ben stretta tra le sue grinfie mezza città. Come tutto questo sia potuto accadere nessuno se lo sa ancora spiegare. Fatto sta che non si tratta più di sei mele marce all’interno di un sistema sano, un bubbone da estirpare con cautela, un cancro da operare, una metastasi da chemioterapia. No, queste è una stortura di un intero sistema. Perché di sistema si trattava e perché sistema era. Carabinieri che si fanno vedere con mazzi di banconote in mano (soldi racimolati chissà come, non certo solo con il modesto stipendio dei servitori dello Stato), si parla di pestaggi, di traffico di stupefacenti, come se fossero noccioline. E allora non ci sono più mele marce da buttare via, bisogna gettare tutto il cesto, o, se necessario, tutta la cassetta o tutto il carico.

Piacenza come Gomorra. Omertà diffusa e, soprattutto, strappo indelebile e irricucibile del rapporto di fiducia tra i cittadini e le forze dell’ordine. Io non posso enare in conflitto di fiducia con chi è addetto alla mia protezione e alla mia sicurezza. Io voglio e debbo potermi fidare. Se questo non accade non c’è più rapporto tra cittadino e istituzioni, non esiste più nemmeno il motivo per cui le forze dell’ordine stiano lì a fare che cosa? A farsi contestare una sfilza di reati lunga una riga intera del mio editor di testo? Ed è chiaro, ed è logico, che in Italia la responsabilità penale è personale, e che paga solo chi avrebbe commesso un reato di una gravità di questo tipo. Ma esiste anche la responsabilità morale, quella di chi sa come funziona il sistema e non denuncia, di chi accetta i soprusi e invece di andare a denunciare ossequia ed inchina. QUESTA è la responsabilità che non viene mai meno.
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L’insegnante Eliana Frontini sospesa dal ruolo in attesa dell’esito del provvedimento disciplinare

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Il Corriere della Sera ha pubblicato oggi la notizia secondo la quale Eliana Frontini, l’insegnante autrice dei commenti denigratori sulla figura del Carabiniere ucciso a Roma, e di cui vi ho parlato due giorni or sono (a proposito, grazie per essere stati così numerosi a cliccare su quella segnalazione), è stata sospesa dal ruolo in attesa che si definisca il procedimento disciplinare nei suoi confronti. Contemporaneamente sarebbe già sta querelata dal Sap per diffamazione e si ipotizzerebbe per lei un’indagine con l’accusa di vilipendio.

Fin qui i fatti, per questo breve aggiornamento che vi dovevo. Non ho nulla da dire nel merito.

Le foto dei presunti assassini di Mario Cerciello Rega

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Sui social e sulle edizioni on line dei principali quotidiani italiani stanno circolando documenti fotografici agghiaccianti.
Il primo in assoluto è la foto di uno dei due fermati per l’assassinio di Mario Cerciello Rega, in una caserma dei Carabinieri, con i polsi ammanettati e una benda sugli occhi. Scelgo di non ripubblicare questa immagini (e l’altra dicui vi parlerò tra qualche riga) un po’ perché la potete trovare tranquillamente in rete se proprio siete così morbosi da volerla vedere, un po’ perché ritengo doveroso non dare ulteriore risonanza (sia pure nei limiti dell’utenza di questo blog).
Mi chiedo dunque se sia decente e rispettoso di uno stato di diritto trattare un cittadino straniero fermato (e quindi custodito dallo Stato) in modo da superare ogni limite alla decenza e al tollerabile. Non si pensa alle conseguenze che gesti simili possono comportare (e le conseguenze a cui faccio riferimento sono sia il trattamento inumano del fermato, sia la diffusione della foto che non ha nessuna ragion di esistere) e la cosa più grave è che questo tipo di iconografia è stata diffusa proprio da ambienti o persone vicine ai carabinieri. Viviamo in uno stato di diritto. Abbiamo dato i natali a Cesare Beccaria, tanti per intenderci.
Io non so se l’uso delle manette sia stato legale e legittimo nel caso in specie, non faccio né il magistrato né l’avvocato, ma certamente risulta anomalo l’uso della benda sugli occhi. Per fare cosa? Per impedirgli di vedere, d’accordo, ma questo impedirgli di vedere non suona un po’ come una pena accessoria e ingiustificata? Per un reo confesso, poi.
L’altra foto che circola insistentemente, grazie anche a un articolo bello e intelligente pubblicato da Wired, è quella relativa alla bufala dei cittadini nordafricani inizialmente sospettati dell’assassinio del povero carabiniere. Nello screenshot relativo ad un post su una pagina Facebook si vedono quattro fotografie di cittadini nordafricani, con la dicitura “Catturati”. Vi si legge anche: “3 cittadini di origine marocchine (sic!) e uno di origine algerine… se uccidi uno di noi… hai il tempo contato e ti trascineremo davanti ad un giudice!” La pagina Facebook su cui è apparsa l’immagine dei quattro nordafricani (che non c’entravano niente con il delitto, evidentemente) risulterebbe, sempre a detta di Wired, “amministrata da due carabinieri attualmente in servizio”.
L’Arma dei Carabinieri, naturalmente e doverosamente, ha aperto delle inchieste disciplinari per far luce su ambedue i casi. Vedremo in seguito se ci saranno aspetti di interesse e competenza delle rispettive Procure della Repubblica.

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I carabinieri alla proiezione del film su Cucchi chiedono la lista dei partecipanti

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Screenshot da www.ansa.it
Screenshot da www.ansa.it

“Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri”, diceva una canzonetta di De André, ma questa volta i carabinieri hanno usato modi gentili per entrare nella libreria del centro commerciale “Le Gru” di Siderno dove si proiettava il film “Sulla mia pelle”, ispirato agli ultimi giorni di Stefano Cucchi. Con altrettanta gentilezza hanno chiesto la lista di chi partecipava all’evento. Ripeto, un gesto gentile e carino, privo di alcun interesse specifico. Però l’hanno chiesta. E la proprietaria della libreria (o chi la gestisce) ha spiegato loro che non esiste nessuna lista, che in occasioni come questa non si provvede a censire gli intervenuti, e allora i carabinierei, sempre gentilmente e cortesemente hanno ringraziato ma sono restati nei locali per tutto il tempo della proiezione, pur non chiedendo le generalità a nessuno.

L’Agenzia ANSA riporta quanto rilasciato dal colonnello Gabriele De Pascalis: “I carabinieri erano lì per attività di routine [non mi risulta che una proiezione cinematografica sia una attività che preventa di routine l’intervento delle forze dell’ordine] e hanno interloquito con gli organizzatori per sapere se c’era qualcuno delle istituzioni o autorità, in un’ottica di ordine e sicurezza pubblica [Mi risulta che anche un’autorità o una persona delle istituzioni possa, anche a titolo privato, assistere alla proiezione di un film]. A noi non interessa alcun elenco [e allora perché gli agenti lo avrebbero chiesto?], soprattutto in una manifestazione che non aveva alcun rischio di ordine pubblico. Noi siamo sempre tra la gente e non vogliamo che l’accaduto venga strumentalizzato, specie in una vicenda triste e delicata come quella di Stefano Cucchi”.
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Pedoweb, maxioperazione dei carabinieri

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Dopo quasi un anno di indagine il Reparto Operativo Carabinieri di Roma ed Europol hanno dato vita all’operazione Flashpoint con cui ieri è stato sottoposto a sequestro un sito italiano che distribuiva dalle proprie pagine numerose immagini e video di contenuto pedopornografico, scaricati e utilizzati da una ricca community il cui accesso era rigidamente controllato dai gestori del sito.

Ne hanno parlato ieri proprio i Carabinieri che si sono occupati dell’indagine, spiegando che sono stati registrati quasi 3mila contatti sul sito, contatti che nel corso del monitoraggio hanno consentito di individuare molti, se non tutti, gli appartenenti a questa comunità elettronica illegale. L’individuazione delle persone coinvolte ha fin qui prodotto l’arresto di un uomo di 65 anni, di Roma, la denuncia di 24 italiani che si connettevano al sito da tutto il territorio italiano mentre altre 15 persone sono state denunciate in Romania, Svizzera e Slovenia. Sono tutti sotto inchiesta con l’accusa di detenzione e divulgazione di contenuti di pornografia infantile.

Nel corso dell’operazione, hanno spiegato i Carabinieri, sono stati posti sotto sequestro 48 computer e moltissimo materiale informatico con i contenuti pedopornografici, tra cui smart card fotografiche, migliaia di CD e DVD nonché centinaia di videocassette. A quanto pare, gran parte di questo materiale ritrae abusi su minori dell’Europa centrale e di paesi del sudest asiatico.

Gli inquirenti hanno spiegato che il webmaster del sito aveva adottato diverse tecniche per tentare di proteggere la propria attività. Da una parte era impossibile accedere alla community senza essere "presentati" da altri componenti della stessa, dall’altra venivano spesso cambiati i server a cui si appoggiava il sito. Nel complesso, i contatti al sito hanno portato ad indagini ancora in corso su persone che si trovano in almeno 30 diversi paesi.

"Delle 25 persone individuate in Italia – ha spiegato ieri in conferenza stampa il comandante del Reparto Operativo, Roberto Massi – 7 sono della capitale" mentre "solo uno di questi ha precedenti specifici". "La prima parte dell’operazione – ha aggiunto il comandante del Nucleo Operativo di Roma, Fernando Nazzaro – ha riguardato l’individuazione del sito Internet italiano. La fase successiva è stata l’analisi delle connessioni in rete e del materiale trovato, mentre la parte centrale dell’operazione ha richiesto la collaborazione dell’Europol e ha portato alle perquisizioni, agli arresti e alle denunce, che si sono conclusi all’alba di questa mattina".

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