Giorgio Caproni è su Twitter

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Tomba di Giorgio Caproni - Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported

Su Twitter ho visto una cosa strana.

L’editore Chiarelettere pubblicizza l’hastag #primolibro2014. In soldoni, si tratta di dire quale sia il libro con cui abbiamo iniziato l’anno nuovo, ormai già sgualcito di una settimana. L’anno, non il libro.

Alla domanda di Chialettere ha risposto nientemeno che “Giorgio Caproni” (utente @CaproniGiorgio), dicendo “da oggi le MIE poesie” (il maiuscolo è mio).

Ora Giorgio Caproni, poeta insigne, è morto nel 1990. Come faceva a scrivere su Twitter??

Ma no, Valerio, non capisci. E’ solo un account per rendergli omaggio. In effetti gli ultimi post sono, per lo più, citazioni da poesie di Caproni. Anzi, da una sola, quella dell’Annina e della bicicletta. Ma perché si deve usare il nome, l’immagine e l’opera di un Poeta come Caproni per farsi vedere su Twitter??

Le “mie” poesie?? Ma di che cosa stanno parlando??

Web irriverente e un tantino dispeptico.

Vent’anni dalla morte di Giorgio Caproni, poeta

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Livorno e’ una citta’ che dimentica i suoi figli e li disperde ovunque.

A Livorno gl’importa ‘na sega se te ne vai, e quando torni non ti riconosce nemmeno. Amare una città così è, quanto meno, obbligatorio.

Vent’anni fa moriva il poeta Giorgio Caproni, uno dei massimi esempi di capacità versificatoria, una delle anime più sensibili del XX secolo.

Nacque a Livorno, in Corso Amedeo, ha scritto versi meravigliosi con titoli che, da soli, valgono tutta una vita di poesia: intitolare un libro di poesia "Il seme del piangere" vuol dire avere capito tutto.

Caproni si trasferì a Genova, che gli diede molti più onori di quanto non abbia fatto la sua città natale.

Tra le poesie che ricordo più volentieri c’è questa "Preghiera" che, a dispetto del titolo, non ha nulla di religioso (ché Dio a Caproni è sempre restato ostico), ma viene usato con il significato di "richiesta".

Eccone i primi versi. Ve la leggerei volentieri tutta, ma sono afono e raffreddato, verrebbe un troiaio. Chissà, magari più in là, intanto leggete, gustate, comparate e iNparate:


Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta,
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.
Arriverai a Livorno,
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figura netta,
nel buio, volta al mercato.
Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.
Livorno,come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
(…)

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