Il senso di Liber Liber per la “concorrenza”

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Anch’io ho letto il messaggio di Capodanno agli italiani pubblicato da Liber Liber sulla giornata del pubblico dominio.

Mi ha colpito, in particolare, un passaggio che mi fa piacere riportare:

“Ecco, una parola importante: “concorrenza“. Se vogliamo una cultura più libera, più accessibile, di qualità migliore, abbiamo bisogno della concorrenza. Abbiamo bisogno del pubblico dominio.”

Ora, io sono notoriamente un ignorante. Ma ho anche un brutto vizio, quello di verificare l’ovvio, lo scontato, il banale. Che cosa vuol dire “concorrenza”? Io non lo so, andiamo a vederlo sul dizionario Treccani, che dice:

“In commercio, nell’industria e sim., gara fra i diversi produttori o fra i commercianti per produrre e vendere in maggior quantità, e i mezzi a cui fanno ricorso per raggiungere lo scopo” (…)

Ecco il punto. “Concorrenza” sarà anche una parola importante, ma ha un’accezione commerciale. E’ una “gara” per produrre e vendere “in maggiori quantità”.

Ogni volta che mi sono sentito domandare come mai il mio classicistranieri.com faccia concorrenza a liberliber.it ho sempre risposto che classicistranieri.com non fa concorrenza a nessuno. Proprio perché non ragiona in una logica commerciale e non ritiene la parola “concorrenza” una parola importante per sé e per i valori del pubblico dominio.

classicistranieri.com non vende gadget, non ha uno shop, non vende i libri e le risorse che redistribuisce neanche in alternativa alla distribuzione gratuita, che è e resta l’unica modalità valida per veicolare i contenuti, è interamente autofinanziata, non è una associazione che riunisce soci a pagamento o gratuitamente, non ha l’obbligo di pagare alcuna tassa, non è formalmente costituita davanti a un notaio, è solamente l’iniziativa di un privato (io) che ha avuto dei contenuti gratuitamente e che gratuitamente li redistribiuisce. Unica eccezione le donazioni di chi passa e vuole lasciare qualcosa per la crescita della risorsa. Non c’è nessuna “gara”, dunque. classicistranieri.com non ha l’ambizione di essere migliore o peggiore di qualcuno, ma di non essere COME quel qualcuno, di avere una identità propria e di offrire dei contenuti con una etica diversa. Se qualcuno condivide i nostri primcipii etici può scaricarsi un testo di quelli redistribuiti, se invece non li condivide può sempre andare a prenderselo dove crede meglio. Anche pagarlo su Liber Liber, se lo crede opportuno.
Un modo di dire piuttosto diffuso nella lingua italiana è “La concorrenza è l’anima del commercio” (la riporta lo stessso vocabolario Treccani), ma solo chi pensa in termini commerciali può considerare la parola “concorrenza” come una parola importante, o pensare che chi fa la stessa cosa possa avere velleità di (con)correre a gara.
Ho sempre pensato a classicistranieri.com come a qualcuno che all’entrata di una chiesa o di un luogo pubblico, distribuisca gratuitamente libri elettronici e materiale di pubblico dominio, o pubblicato secondo una licenza CC a chi lo vuole o ne è interessato. Punto e basta. Il concetto di “concorrenza” lo lasciamo volentieri agli altri.

Che, poi, sono gli stessi che in una querela contro di me, hanno chiesto e mai ottenuto che venisse sequestrato l’intero blog che state leggendo. E il cerchio si chiude.

Il Concerto di Capodanno della Fenice di Venezia

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Noi italiani siamo un popolo invidioso e vendicativo.

Cosa c’entrava che gli austriaci da decenni avessero un loro concerto di Capodanno fatto con musiche dei LORO musicisti e diretto fino agli anni 70 da un LORO direttore d’orchestra (Willy Boskowski) per ricordare la LORO storia?

Minchia, dovevamo farlo anche noi un concerto su quello stile, con le musiche dei NOSTRI musicisti. Cosa c’entra il bel Danubio blu? E perché la Marcia di Radetzki?? E com’è che siamo costretti a sorbirci il Valzer dell’Imperatore??? Quelli suonano e noi siamo qui a guardare.

Siamo bravi anche noi a farci il nostro bravo concerto di Capodanno dalla Fenice di Venezia.

Intanto il battimani finale lo facciamo sul “Libiamo Libiamo” di Verdi, così anche i giapponesi che pagano fior di quattrini il biglietto sono contenti. E mettiamo loro sopra anche qualche inquadraturina della RAI.

Il “Va’ pensiero”, sempre di Verdi, deve PER FORZA esser suonato in guisa di valzerino anche lui. Cosa ci combina se nelle indicazioni esecutive Verdi aveva scritto “Grave”, “sottovoce” e “con dolore”, se stai a guardare tutto quello che ha scritto Verdi non ne esci più vivo. Facciamolo in ùn-duettré, un-duettré e chiusa lì.

L’ultimo bis? Ma che domande, l’Ouverture dal “Guglielmo Tell” di Rossini. Però siccome è bella, allora la tagliamo. Invece di farla cominciare dall’assolo di violoncello prendiamo direttamente trombe e tromboni dell’allegro vivace e quello che c’era prima chi se ne frega. Tanto, voglio dire, ce ne freghiamo altamente di quello che aveva scritto Verdi che facciamo brutta figura proprio con Rossini? No, no, via, via, tagliare!

E facciamoglielo vedere al mondo intero che ce l’abbiamo anche noi la nostra um-pa-pà-Musik!