Egidio, 82 anni, morto di carcere e di cancro

Si chiamava Egidio e aveva 82 anni. Era stato condanmnato a passare nove mesi dietro le sbarre per ver portato un migrante irregolare in Italia. Viene anche detto “favoreggiamento dell’immigrazione irregolare” (che è un modo gentile per non definirla “clandestina”). Non aveva preso un soldo, Egidio, non c’era stato alcun scambio di favori. Tutto è stato gratis et pro amore dei. Fatto sta che Egidio dalla galera c’è uscito da morto. Non l’ha ammazzato la vecchiaia, ma un tumore. C’è solo da chiedersi se Egidio, con il suo fardello di sofferenze caricato da una sentenza assurda proporzionata da una giustizia assurda, dovesse veramente andare in carcere a scontare la sua pena. Se n’era accorto il magistrato di sorveglianza, che il 6 settembre scorso ha firmato l’autorizzazione alla detenzione domiciliare in ospedale. Tanticchia in ritardo, come si suol dire, perché Egidio è morto proprio il giorno dopo. Non era un delinquente abituale, Egidio, lo dimostra il fatto che non ha mai presentato denuncia di cambio di domicilio alla magistratura inquirente, che avrebbe potuto patteggiare una pena che sì, gli avrebbe consentito di ottenere dei benefici che non comportassero il carcere (anche se il regato di favoreggiamento all’immigrazione è un reato ostativo, e non consente alternative alla galera). Questi sono maneggi che sono noti a dei professionisti del crimine a dei “mestieranti dell’illegalità, non certo a un povero vecchio”, come scrive ilo quotidiano “Avvenire”. E così, se sei malato, se sei in carcere, se sei vecchio, se sei un brav’uomo, muori come uno stronzo, sempre in virtù di quella malagiustizia che certamente riequilibra gli assi delle esigenze del contenzioso tra stato e cittadino, ma non restituisce la dignità di una morte che dovrebbe essere legittimamente serena. Anche e soprattutto di carcere si muore.

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Ma il tumore non è un dono

Nadia Toffa in una recente istantanea tratta da "Vanity Fair"
Nadia Toffa in una recente istantanea tratta da “Vanity Fair”

Nadia Toffa sta veramente esagerando. Anzi, ha rotto decisamente i coglioni. Sostenere che il cancro è un dono, anche se lo si sostiene esclusivamente per proprio conto e sulla base della propria personalissima esperienza, è un’offesa nei confronti di tutti quelli che soffrono per questa malattia, per i loro diretti congiunti, per le tante disperazioni che caratterizzano i contesti personali e familiari di chi è affetto da tumore. Il cancro è un dono una veneratissima sega. Un dono ti sorprende, ti lascia a bocca aperta dallo stupore, sei sempre grato a qualcuno per quello che hai ricevuto, che sia una persona cara ad avertelo fatto o Dio in persona (naturalmente solo per chi ci crede, chi non ci crede muore come un cane tra atroci sofferenze) mentre il tumore è tedio, lo accogli con sconforto, non sai più che fare, sei disorientato, cerchi di reagire al meglio, ma il meglio non è mai sufficiente, il cancro è l’anticamera della morte, è il calvario della chemioterapia, di speranze che svaniscono, di una vita che non è più degna di essere vissuta come tale.

Nadia Toffa sarà anche malata, ma anche i malati dicono banalità assolute e dozzinali. Ha detto “se ce l’ho fatta io a sconfiggerlo ce la può fare chiunque”. Ma non è tutto: “Tutti i tumori sono uguali”. Un cazzo. Ci sono tumori che, presi a uno stadio iniziale, possono perfino essere guariti con un intervento chirurgico e un po’ di radioterapia. E ci sono tumori in stadio talmente avanzato da essere curati con la sperimentazione perché ormai non c’è nulla da fare. Di tumore si muore. Il cancro uccide. E uccide lentamente, in anni e anni di sofferenze e di alternarsi di speranze e sconforto. Siamo felici che Nadia Toffa si sia illusa di averlo sconfitto, ma c’è gente che non ce la fa sul serio, non per finta, e non è vero che quel “chiunque” riesca sempre e comunque a cavarne le gambe.

Ma poi, perché Nadia Toffa ha tirato fuori questo florilegio di affermazioni sconcertanti e discutibili? Perché aveva da promuovere un libro. E non potrebbe farlo attraverso i canali tradizionali delle librerie, dei giri per l’Italia per raccontare la propria esperienza, della propaganda della sua casa editrice? No, perché se un libro dice delle cose interessanti lo posso anche comprare, se no sono libero di lasciarlo lì ad aspettare di arrivare al più presto nei remainders con 70% di sconto o di andare direttamente al macero, che nel caso della Toffa è anche la soluzione più auspicabile, se le premesse sono queste. Nadia Toffa ha fatto della sua malattia un pretesto per spettacolarizzare, non per condividere. E questo francamente è inaccettabile, se non altro perché c’è gente che soffre in silenzio, lontana dalle telecamere, dai social network, dalle reti sociali, dalle Iene e dal mondo luccicante dello spettacolo. C’è gente che per la chemio perde i capelli e che si rinchiude in casa per la vergogna, perché il cancro non si accontenta di essere una malattia autonoma e distruttiva, no, ti porta la depressione, ti porta il vomito, non ti riconosci più, dimagrisci, sei uno zombi vivente. E tutto questo ha una dimensione che si chiama “privato”. Io ho sempre pensato che se avessi il cancro ne parlerei, ma dal mio blog, per le persone che mi vogliono bene e che mi apprezzano, per chi vuole leggermi, non per una generalità indifferenziata (come l’immondizia!) di sciacalli. Perché è questo che sono i curiosi delle malattie altrui, sciacalli, e Nadia Toffa non ha fatto altro che dar loro da mangiare carne fresca in uno spettacolo senza fine.

Sì, Nadia Toffa ha decisamente rotto i coglioni. Banalizzare, come sta facendo lei, è solo profondamente pericoloso. E nel tempo in cui ho scritto questo articolino sono già morte oltre 300 persone per cancro nel mondo, secondo le ultime statistiche.

 

 

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Il Reflusso Gastroesofageo da cancro (via spamming!)

reflusso

Io soffro di MRGE. Che sarebbe un acronimo graziosetto e cripticello per definire la “Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo”.

La mi’ nonna Angiolina avrebbe detto “Ciai i fortóri!” ma ora non vai da nessuna parte se non soffri almeno di una siglettina e sicché ho dovuto adeguarmi.

Ieri mi è arrivata una mail di cosiddetto spamming che portava come oggetto “The Real Cause Of Your Acid Reflux” ovvevo “La vera causa del vostro reflusso acido”, nel campo From c’era un certo “stomach cancer”, ovvero “Cancro allo stomaco”. La mail comincia con il rassicurante “Non avrei mai creduto che la mia acidità fosse dovuta al cancro”.

Ma andate in culo! Questi non sono spammer. Gli spammer cercano di affibbiarti ora un software per il computer, ora una pasticchina di Viagra contraffatto. Tutt’al più c’è qualche puttanone di alto bordo che ti si offre, così se vuoi prendere contatti con una professionista che scrive dall’altro capo del mondo e farti spennare un po’ di soldi sei libero di abboccare. Ma questi son dei terroristi. Non ti dicono, cioè, che mangi come un bottino e che se tu (cioè io) ingurgitassi meno troiai magari staresti anche meglio, no, macché, vengono a raccontarti la loro esperienza e si firmano anche, così la gente sa dove andare a cercarli per corcarli di sacrosante mazzate.

Non so loro, ma io per Pasqua all’agnello cacio e uovo all’abruzzese non ci rinuncio. E poi la sera di Riopan ne prendo tre!

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Sally Ride amava la Privacy

Screenshot da corriere.it

La signora Sally Ride è stata la prima donna americana ad andare nello spazio. E’ morta due giorni fa a seguito di una malattia incurabile. La notizia è questa. Non c’è altro.

Sui giornali di tutto il mondo (e, in Italia, sul corriere.it) è apparsa la notizia che la signora aveva una relazione omosessuale, tenuta nascosta per 27 anni. Che, voglio dire, non è che sia una cosa che riguardi o attenga alla sfera dell’informazione chi la Ride abbia amato e se questa persona sia un uomo o una donna.

Abbiamo anche saputo il nome della compagna, nel caso le informazioni non dovessero soddisfare pienamente le nostre pruderies, e, come se non bastasse, ecco la fotografia della partner.

Non è sufficiente: la Ride è morta per un tumore al pancreas. Il più generico e antico “Male incurabile” non è più di moda. Come se morire di un tumore al pancreas sia diverso che morire di un tumore osseo o epatico.

Ah, dimenticavo: Sally Ride AMAVA LA PRIVACY. Aveva per il trattamento della sua personale riservatezza un occhio di riguardo e un interesse del tutto speciale.

Lei.

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E’ uscito per Mondadori il libro di Anna Lisa Russo (annastaccatolisa) “Toglietemi tutto ma non il sorriso”

E’ uscito il libro di Anna Lisa Russo (“annastaccatolisa”), la blogger malata di cancro deceduta il 4 ottobre scorso al Reparto Cure Palliative dell’Ospedale di Livorno.

Si intitola “Toglietemi tutto ma non il sorriso” ed è stato pubblicato da Mondadori.

Anna Lisa sapeva benissimo che io non compro più un libro pubblicato da Mondadori da almeno due anni. E non comprerò neanche il suo. Il costo del libro (17 euro) l’ho devoluto alla fondazione che porta il suo “nom de plume” e che si occupa, in suo nome, di raccogliere fondi per una borsa di studio a favore della ricerca sui carcinomi tripli negativi (www.annastaccatolisa.org).

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Anna staccato Lisa e’ morta



Anna staccato Lisa non è più con noi.

Si era sposata il 15 agosto scorso, ed aveva un blog.

Aveva anche il cancro. Non aveva fatto mistero della sua sofferenza, che era diventata momento di confronto quotidiano o quasi con chi aveva la disponibilità ad ascoltarla.

Era livornese, almeno di aodzione finale. Temperamento coriaceo, di chi non prende nulla sul serio, neanche la malattia.

Aveva fede, Anna staccato Lisa (perché le forme sono importanti!). Credeva in Dio. Spero solo che tutto questo le abbia fatto coraggio negli ultimi momenti. Io non credo proprio che adesso riposi tra le braccia di quel Signore in cui aveva riposto, legittimamente, la sua fede. Ma era una blogger anche lei, una di quelle persone sul cui pensiero la mannaia di una porcheria di regime sta per calare la mannaia tagliente della più bieca censura.

Resistere, anche e soprattutto nel ricordo di Anna staccato Lisa, sarebbe un dovere ineludibile. Ma Anna staccato Lisa non c’e’ piu’.

Alla sua famiglia, al marito, al reparto di cure palliative dell’Ospedale di Livorno il dolore immenso di averla perduta.

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Anna staccato Lisa si sposa

Anna staccato Lisa, la coraggiosa titolare del blog “Ho il cancro” oggi si sposa.

Mi sembra un ottimo modo di far fruttare una festività, altrimenti sinceramente inutile e imbarazzante. Ma al di là delle considerazioni sul Ferragosto (di cui, in questo preciso momento, non ce ne può fregare di meno), vale la pena di sottolineare che il matrimonio è stato organizzato in tre giorni.

Pensavo di essere uno di quelli che aveva stracciato tutti i record (mi sono sposato in cinque mesi), ma Anna staccato Lisa ha dimostrato, giustamente, che sono un dilettante.

La cerimonia si svolgerà oggi pomeriggio alle 17 nella Chiesa dell’Ospedale di Livorno.

Auguri di cuore.
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“Cancro? Aloe subito” – Annuncio pubblicitario rimosso da questo blog

Sulla testata del blog (il mio blog) l’altro giorno è apparso, tra gli annunci di Google Adsense questo testo pubblicitario:

"Cancro? Aloe subito. Dr. XXX risponde ad Agosto indo XXX YYYYYY Chemio? Aloe subito…" (segue l’indirizzo web di un sito)

Non conosco l’efficacia terapeutica dell’aloe contro il cancro o quale effetto abbia sulle conseguenze dell’uso di farmaci chemioterapici.

Ma io questo annuncio sul mio blog non ce lo voglio.

Ho messo il sito nella blacklist del mio account di Google Adsense e in poche ore non dovrebbe essere più visibile in questa sede.

Se dovesse accadere avvertitemi, sì??

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Il blog di Anna staccato Lisa, che ha il cancro

Vi prego di dare un’occhiata, quando potete, al blog di Anna Lisa (“Anna staccato Lisa”, come l’autrice ama proporsi e firmarsi), toscana, 33 anni, malata di cancro.

Lo trovate all’indirizzo:
http://annastaccatolisa.splinder.com

Alcuni giorni fa è stato inserito tra i blog di punta dal quotidiano “La Stampa” nella sua versione on-line e sta già ottenendo un certo successo, per cui non avrebbe bisogno di alcun link da questa periferia dell’impero, ma l’idea che sottende agli scritti di Anna Lisa non è tanto il mostrare “coram populo”

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Venga a fare un esame preventivo per il tumore al seno. Ma è morta da 3 anni.

 

Le hanno mandato una di quelle lettere cretine, stampate in serie da ASL cretine, e inviate a potenziali utenti target scelti in modo cretino da database nemmeno aggiornati.

Così, a una famiglia è capitato di ricevere questa lettera di cui riproduco una parte, indirizzata a una loro congiunta, con l’invito di rivolgersi alla struttura per un esame preventivo gratuito contro la possibilità di un carcinoma mammario.

La signora, però, era morta da tre anni di tumore.

E i danni da stercofigure non li ripaga nessuno, nossignori.

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