Il dottor Claudio Marabotti e i dati sulla mortalità nel Comune di Rosignano Marittimo

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Ripubblico di seguito (perché è stata già pubblicata da il Tirreno) la lettera aperta che l’amico Claudio Marabotti ha indirizzato al Sindaco del Comune di Rosignano Marittimo sui tassi e le cause di mortalità nel territorio. Penso che la lucidità con cui Claudio espone la materia del contendere sia esemplare e mi viene da dire che è così che si scrive una lettera a un primo cittadino o, comunque sia, qualcosa che abbia la speranza e l’aspirazione di essere pubblicato da qualche parte. E siccome Claudio Marabotti è anche incredibilmente bravo in queste e in altre cose, ho deciso di dar seguito al suo scritto anche qui sul blog, così mi sento un po’ ganzino anch’io.

Egregio Sig. Sindaco, le scrivo perché lei è la massima autorità sanitaria del nostro Comune. Sono un medico, e mio padre è morto per un mesotelioma pleurico.
A fine 2014 ho visto i dati epidemiologici sulle cause di morte nella nostra zona e, nel mare di cifre che raffrontano l’incidenza di patologie osservate qui rispetto alle medie italiane, mi sono balzati agli occhi alcuni dati, che riassumo brevemente.
Mesotelioma. Nel nostro Comune c’è un eccesso marcatissimo di casi di mesotelioma pleurico. Si parla di una incidenza di oltre il 300 per cento (!) rispetto all’atteso, cioè oltre tre volte l’incidenza media italiana, sia per i maschi, sia per le femmine. In dieci anni ci sono stati 16 morti per mesotelioma pleurico in più rispetto all’attesa. Ci sono alcuni dati aggiuntivi da sottolineare su questo tema:
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Alessandro Iacuelli – Gli inganni di Terzigno

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"Aprire una discarica in un parco nazionale era una scelta da evitare". Lo dice il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in una trasmissione di Radio Svizzera Italiana. E non sbaglia, visto che si tratta di una scelta ottusa e in contrasto con leggi e regolamenti dello Stato, oltre che con le direttive dell’UE, che vietano tassativamente la costruzione d’impianti in riserve naturali. Anzi, a dirla tutta, le direttive europee dicono anche che di discariche non se ne devono proprio più fare. Allora? Perché all’improvviso scoppia una nuova emergenza rifiuti in Campania e tutta la politica dice che occorre destinare a discarica la cava Vitiello, tra Terzigno e Boscoreale, che c’è una legge dello Stato che lo prevede?

E’ un clamoroso inganno, basato sulla scarsa memoria storica sia della maggior parte delle persone (che continua a fregarsene dei propri rifiuti) sia della falsamente scarsa memoria storica di chi dovrebbe fare opposizione. Tanto per cominciare non può esserci una legge dello Stato che dice che a Terzigno va aperta una seconda discarica. Non può esserci, perché sarebbe in violazione di altre leggi, di regolamenti del ministero dell’Ambiente e di precise norme UE. C’è qualcosa di scritto, è vero, ma non è una legge.

E’ un decreto d’urgenza, risalente al maggio 2008, voluto dal commissariato straordinario per i rifiuti che, nel nome del "fare presto" a ripulire la parte salotto della città (sull’emergenza rifiuti si era giocata la campagna elettorale alle politiche di quello stesso anno e Berlusconi aveva detto a gran voce che avrebbe "risolto lui" il problema nei primi 100 giorni) preferì – tanto per cambiare – sacrificare il "fare bene", con il “fare presto”. Risultato, una discarica che andava fatta più lontana dalle abitazioni e non dove la natura è protetta. E di studi che indicavano dove mettere le discariche ce n’erano stati, anche più di uno. Ma si andava di fretta e a chi protestava Bertolaso, con la solita arroganza, accusava di mettere i bastoni tra le ruote.

Il fatto che esista una legge, lo sentiamo ogni giorno urlare dagli schermi televisivi da parte del governatore Caldoro come dal presidente della Provincia Cesaro; ma é è un "mito" di Stato che va assolutamente sfatato. Prima che, a furia di ripeterlo in televisione, diventi nella mente dei cittadini un’inoppugnabile verità. Quella che chiamano "legge" si chiama "decreto-legge", ha un numero (decreto 90/2008) e un testo qui reperibile: http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/decreto_rifiuti/20080523_dl_90.pdf

Se qualcuno ha la pazienza di leggerlo, si accorge di due cose. La prima è che si parla sia della cava Sari sia della cava Vitiello a Terzigno, eppure fino ad ora è bastata la cava Sari. La seconda cosa è un pugno in un occhio: quel decreto è scaduto.

E’ scaduto il 31/12/2009, pertanto non ha alcuna validità legale, tornando ad essere quel che è: carta straccia. Anzi, a dire il vero, tutto il commissariato straordinario all’emergenza rifiuti è diventato carta straccia, visto che non c’è più. E’ vero, esiste la legge 123/2008, che pomposamente si chiama "Conversione  in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90", ma le modificazioni sono così tante (l’elenco è più lungo del decreto 90 stesso), da modificare e stravolgere completamente quel decreto, ma l’abile mossa psicologica di Berlusconi fu di chiamarlo "conversione in legge del decreto 90/2008", forzando l’idea che quel decreto fosse diventato legge. E forzando contro ogni logica la proroga dell’apertura delle discariche campane. Altro che "camorra dietro le proteste", che come mostreremo stavolta non c’entra nulla: siamo di fronte ad un illecito commesso dallo Stato stesso. E non è l’unica cosa che va "storta". Va storto anche che il comma 2 dell’articolo 14 di quel decreto, che elenca i codici CER, cioè in definitiva le categorie merceologiche di rifiuto, che possono essere tombati a Terzigno e negli altri siti campani. E si tratta dei codici CER dei rifiuti residui a valle della raccolta differenziata. Vengono vietati i rifiuti tal quale, quelli non trattati, cioè quelli uguali a come sono stati presi dai cassonetti: cioè quelli che vengono tombati alla Sari e presto anche a Cava Vitiello.

Che cosa sta succedendo? E come spiegare il grande "colpo di fortuna" avuto dalle istituzioni alcuni giorni dopo, quando si è interrotta la raccolta dei rifiuti urbani nella città di Napoli? Già, perché di grande colpo di fortuna si tratta, il trovarsi davanti al fermo della raccolta in una città di un milione di abitanti, ed avere la scusa "pronta": gli abitanti di Terzigno e di Boscoreale bloccano le discariche, per cui la raccolta è ferma. Ma è così? La risposta è no. E’ solo l’inganno successivo. E se non è per questo, allora Terzigno cosa c’entra? Nulla. Terzigno e Boscoreale, ancora una volta, sono vittime dell’inganno di Stato. Usate come "scusa", per far sembrare che sia colpa loro se il sistema si è inceppato.

Partiamo allora da quello che è stato il reale inceppamento del sistema di raccolta. Appunto, del sistema di raccolta, non di smaltimento. Si è interrotto il passaggio dei camion autocompattatori che raccoglievano dai cassonetti stradali, pochi giorni dopo l’inizio della fase di scontro e di rivolta popolare a Terzigno e si è addossata la colpa alle proteste popolari. Invece c’è dietro un problema amministrativo, con dei risvolti degni di un romanzo thriller. E forse la soluzione non è a Terzigno, dove d’altronde lo Stato, la Regione, la Provincia, lo stesso Bertolaso, sapevano già in anticipo che avrebbero trovato resistenza. Hanno trovato resistenza per la Sari, due anni fa, e oggi gli animi sono anche più esacerbati di allora. Pertanto era più che prevedibile che ci sarebbero stati problemi, un riaprirsi di quella frattura democratica, di cui spesso si è parlato qui su Altrenotizie, già aperta in Campania dal commissariato straordinario. Ma allora, se lo sapevano, perché l’hanno fatto?

A Napoli si sono fermati gli autocompattatori. Punto. Questo è successo. Ma allora, dando una lettura superficiale alla cosa, viene in mente di lasciare Terzigno per qualche ora e andare a porre la domanda presso l’Asia, la municipalizzata di Napoli. C’è però da fare attenzione, perché anche qui c’è un inganno, l’ennesimo. Infatti, l’Asia non ha sufficienti mezzi. Pertanto ha suddiviso il territorio della città in diversi "lotti" ed ha assegnato ciascun lotto con una regolare gara d’appalto ad un privato. Ma c’è un privato che è un po’ più importante di altri. Perché ha più del 66% dei lotti tutti per sè!

Quindi, se si fermano i suoi veicoli, si ferma la raccolta su oltre due terzi di Napoli. Questo soggetto è un colosso nazionale: Enerambiente, azienda privata di proprietà dell’imprenditore veneziano Stefano Gavioli. Che non campa solo di Enerambiente, visto che è appena una delle 35 società del suo impero societario, peraltro difficile da inquadrare, visto che i pacchetti azionari si perdono in giro per le sue stesse scatole cinesi. Intanto, quel che é certo, è che per capire cosa sta succedendo, bisogna lasciare anche Napoli, e andare di corsa direttamente a Venezia.

La Enerambiente, che ha fermato i suoi camion a Napoli pochi giorni dopo l’inizio degli scontri di Terzigno, ha provocato la mancata raccolta dai cassonetti e, quindi, l’emergenza rifiuti. L’Asia smentisce, dice un’ Continua a leggere

Campania senza sbocchi – di Alessandro Iacuelli

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Appena cinque mesi dopo le dimissioni di Corrado Catenacci, la sera del 6 marzo anche Guido Bertolaso ha lasciato l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Abbandono di poche ore, visto che meno di 24 ore dopo le sue dimissioni sono state respinte. Già dalla mattina del sette marzo, è divenuto visibilmente più difficile risolvere il problema immondizia nella regione. A far precipitare la situazione sembra sia stato il progetto di realizzare una discarica a Serre, nel salernitano. Poiché l’intera regione per quanto riguarda i rifiuti é ormai allo sbando, ed il commissariato straordinario non è in grado di produrre soluzione neanche atte a tamponare la situazione, si è oramai in uno stato tale che i siti dove ubicare le discariche per il CDR (Combustibile derivato dai rifiuti) ed i materiali di scarto, i cosiddetti “sovvalli”, vengono cercate un po’ a caso, dove c’è appena un po’ di spazio libero.

Così, a Serre il terreno individuato per insediare la discarica è stato scelto, manco a farlo apposta, in prossimità dell’oasi Wwf di Persano. Un progetto che il ministro dell’ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, non ha gradito, dichiarando la sera del 6 marzo a Palazzo Chigi: "Una grande discarica regionale dentro un’oasi? È una scelta che non condivido, spero che la notte porti consiglio". Ma prima della notte sono arrivate le dimissioni di Bertolaso.

Già nel pomeriggio il commissario straordinario aveva manifestato il proprio disagio subito dopo l’audizione della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti: "Il tempo sta scadendo per trovare soluzioni indolori. Una sola persona non può risolvere il problema in questa regione e non può essere resa responsabile di quelle che sono state le vicende degli ultimi 14 anni, visto che se ne sta occupando da soli 4 mesi".

In realtà, le cose non stanno precisamente così e le parole di Bertolaso sono le stesse di Catenacci di due anni fa, le stesse di Bassolino di 5 anni fa. In pratica, chiunque assume la carica di commissario straordinario, inizia a dare le responsabilità ai propri predecessori, in una costante pratica di autoassoluzione.

E’ toccato al Consiglio dei Ministri il valutare la situazione. L’incarico è stato dapprima conferito a Gianfranco Mascazzini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, poi con una nota resa pubblica dal sottosegretario Letta, Palazzo Chigi ha deciso di respingere le dimissioni e mantenere Bertolaso in carica. Resta quindi a lui il “cerino acceso” costituito da una matassa sempre più intricata che aveva già portato il suo predecessore, Corrado Catenacci, a dimettersi, sommerso da polemiche e avvisi di garanzia, il 9 ottobre scorso. Data nella quale Bertolaso preferì addirittura non accettare l’incarico, salvo poi convincersi dopo una telefonata del Capo dello Stato. Al suo insediamento aveva dichiarato: "Ricominciamo da capo", paragonando l’emergenza rifiuti ad una calamità naturale.

La Campania non ha ricominciato da capo. Nonostante gli sforzi per uscire dall’ideologia della discarica, si produce un CDR che non è adatto ad essere un combustibile, e può solo andare, ancora una volta, in discarica. A questo è necessario aggiungere che, essendo i rifiuti un prodotto della società umana, l’incapacità di gestirne lo smaltimento non può in nessun modo essere paragonato ad una calamità naturale; può solo essere frutto di un’incapacità di gestione di un sistema industriale dei rifiuti, che li "segua" dal cassonetto fino al tombamento finale, passando per la differenziazione, il recupero, il riciclo, il riuso.

Di certo a Bertolaso, a capo della Protezione Civile, l’esperienza non manca: negli anni scorsi aveva affiancato l’ex commissario Catenacci mediando con la popolazione di Acerra per la costruzione del termovalorizzatore, poi con i cittadini delle altre località (Campagna, Montesarchio e l’area giuglianese) si era impegnato sul problema delle discariche.
Negli ultimi 5 mesi ha dovuto fare i conti con le difficoltà di imporre le proprie scelte: realizzare dei termovalorizzatori, accelerare le procedure di raccolta differenziata per ridurre i volumi da trattare negli impianti di CDR, ottimizzare il lavoro all’interno delle stesse strutture, colmare la mancanza di discariche nelle quali smaltire gli scarti della lavorazione degli impianti di CDR, evitando così la paralisi nella lavorazione delle “ecoballe” e l’accumulo di immondizia, come è continuato ad accadere negli ultimi mesi, lungo le strade. Tutti i giorni.

L’ultima sfida l’ha persa: quella di attivare la discarica a Serre, in previsione della chiusura dell’invaso "Riconte" di Villaricca. Uno sversatoio al quale la popolazione si è opposta, come oramai avviene contro tutte le decisioni del commissariato. Il motivo è semplice: fino al 2002, l’incarico è stato assegnato al presidente della Giunta Regionale, figura eletta in modo diretto dai cittadini. Dopo il 2002, l’incarico è sempre stato assegnato a prefetti o ad altre figure istituzionali non scelte dai cittadini. Figure che, in virtù dei poteri straordinari assegnati, hanno troppo spesso impedito ogni dialogo con la cittadinanza, arrivando anche alla repressione violenta, come ad Acerra il 29 agosto 2004. Una mancanza di dialogo che ha causato una vera e propria frattura nella democrazia campana. Frattura che vede ora solo la contrapposizione: da un lato le scelte commissariali, dall’altro la cittadinanza che si oppone. Senza che nessuno mostri capacità di mediazione.
Con queste "dimissioni lampo", si apre nuova pagina nella gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Una nuova pagina, ma non l’ultima, come i cittadini si augurano.

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