Il potere e la gloria

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L’atteggiamento sminuente di Renzi si concretizza soprattutto quando il Nostro si trova faccia a faccia con il dissenso.

Se qualcuno lo contesta alla Festa dell’Unità a Bologna, si tratta di pochi “fischi”. Se qualcuno lo contesta sul suo amatissimo Twitter sono dei “rosiconi”. Se i black bloc mettono a ferro e fuoco Milano si tratta comunque di “teppistelli” (e sappiamo molto bene che i milanesi riescono a sopportare tutto, appalti comprati, lauree truccate, cliniche degli orrori, politici ladri, infiltrazioni della malavita organizzatama non spaccare loro le porte e le vetrine delle banche perché si incazzano!) mentre di fronte agli scioperi degli insegnanti e degli studenti in sette città italiane ha detto che “Sì, va bene, su alcuni punti si può trattare!” Ma non ha detto che il testo della sua disgraziata riforma scolastica passerà alla Camera il 19 maggio prossimo, quindi la disponibilità al miglioramento durerà al massimo 13 giorni (immagino che dialogo!) e non riguarderà uno dei punti più controversi: il potere dato ai presidi di scegliere discrezionalmente i docenti da apposite liste.

Perché ciò che fa dei provvedimenti di Renzi dei provvedimenti vincenti nelle aule non è la bontà del provvedimento, ma la prepotenza. Un testo di legge come quello dell’Italicum è stato sottoposto a tre voti di fiducia. E sarebbe il caso che ci spiegassero lorsignori come è possibile che una legge elettorale con porti il contributo fattivo del maggior numero possibile delle parti politiche (come dovrebbe essere).

Potere, quindi, nient’altro che potere. Che è lo stesso che Renzi e i suoi stanno dando ai dirigenti scolastici. E poi, quando accanto al termine “potere” viene associato l’aggettivo “discrezionale” il potere ha un sapore ancora migliore, roba che il Chupa-Chups al latte e fragola diventa un sacchetto di bucce di baccelli (nòmansi “baccelli” a Livorno le pregevoli fave). Per questo non esiste e non può esistere ascolto dell’altro che la pensa in modo diverso, perché il potere è nelle mani di uno solo. Ci hanno fatto anche credere, ad esempio, che le leggi le faccia il Governo e non  il Parlamento. Perché se le facesse veramente il Parlamento non ci sarebbe questa tempistica così stretta e, probabilmente, qualcuno le leggi oltre che a scriverle le discuterebbe pure.

Daranno il contentino di una manciata di assunzioni in più in cambio della chiusura di un occhio sui finanziamenti alla scuola privata, e chi verrà assunto in ruolo sarà solo molto meno libero ma non lo saprà.

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Sulla sua cattiva scuola

scuola

Mia moglie è un genio, l’ho sempre detto. E’ stata lei che mi ha fatto notare come l’attenzione dei media per l’assoluzione di Berlusconi in Cassazione abbia ovattato quella per lo sfacelo delle nostre istituzioni, a cominciare dall’approvazione alla Camera del DDL che porta il nome dell’illustre Costituzionalista Maria Elena Boschi, decreto che prevede la trasformazione del Senato da elemento del bicameralismo perfetto in zerbino della Camera dei Deputati. E, dato un colpo alla democrazia in senso puro (chi controllerà più il lavoro dei deputati impegnati ad approvare articoli, dispositivi ed emendamenti a spron battuto?), diamone uno anche alla scuola, via, così si minano le basi del Paese in maniera più efficace.

C’è da aver paura a sentire Renzi che dice:
Il merito (dei docenti) lo valuterà il preside, sentito il consiglio dei docenti, secondo modalità che sceglieranno. Decideranno loro.

A parte il fatto che i presidi si chiamano Dirigenti Scolastici e che non esiste il “consiglio dei docenti” (casomai esiste il “collegio dei docenti” o il “consiglio di classe”), si apprende da queste poche e agghiaccianti parole che il Dirigente Scolastico è quello che permetterà ad alcuni di prendere degli euro in più sulla busta paga, sulla base di quello che dice il collegio docenti, di cui, tra parentesi, il Dirigente Scolastico fa parte (può votare) e che presiede. Insomma, decide il tuo preside se sei bravo o no. Il lecchinismo portaborsistico della scuola italiana è dietro l’angolo: adesso tutti a sorridere al Dirigente, tutti a fare quello che dice lui, tutti a proporre progetti su progetti (tanto i soldi crescono ancora dalle monetine piantate da Pinocchio nel Campo dei Miracoli!), viaggi di istruzione (gite) con un posto di particolare prestigio già assegnato -nel caso al Dirigente venisse il ghiribizzo di farsi un viaggetto-. Tutto pur di entrare nelle sue grazie.

Quelli che prenderanno meno saranno, dunque, i docenti che fanno lezione in classe (quelli Renzi-compliant la faranno nelle aule multimediali, con le lavagne tecnologizzate, collegandosi a una connessione internet che non c’è) che si porteranno a casa i compiti da correggere (gli adepti avranno soltanto dei test a crocette!), che si rifiuteranno di accompagnare gli studenti in gita perché è l’unico modo per incanalare l’opinione pubblica sui problemi della scuola, meglio di uno sciopero (ma ci saranno sempre quelli -anzi, quelle- che diranno “Preside, se il collega non va vado io!!”), che presenteranno un fenomenale progetto sull’educazione alla riflessiologia del piede (da svolgersi con i soldi pubblici, si badi) perché ne hanno tratto tanto giovamento e devono diffondere il sacro e plantare Verbo!

Nell’articolato appare anche la “chiamata diretta” dei docenti da parte dei Dirigenti Scolastici che attingeranno da un Albo in cui saranno pubblicati i curricula degli aspiranti. Clientelismi e interessi parenteschi a tutto vapore.

Saranno in molti, al contrario di quanti si crede, a seguire Renzi in questo gioco al massacro. A seguirlo nell’istruzione che fa male al paese e ad accompagnarlo dove nessuno vorrebbe andare: sulla sua cattiva scuola.

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Laura Boldrini e il finanziamento pubblico ai partiti

Era un bel po’ di tempo che non parlavo più di Laura Boldrini.

Era diventata, per me, poco più di una passante che ti urta o ti pesta un piede. Ti fermi, le dici di stare più attentina la prossima volta perché guarda l’ il callo, poi riprendi la tua strada, mastichi qualche bestemmia e dopo altri tre o quattro passi ti sei già dimenticato del nome e del viso di chi si era posto impunemente in mezzo al tuo passaggio.

Invece rieccola, la Boldrini, con un tweet che denuncia la sua (personalissima, s’intende) preoccupazione per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. E lì ti càscano i diociliberi, perché la prima cosa che ti si stampa nella mente come un flash è che nel 1993 si è votato un referendum proprio sullo stesso tema e che la maggioranza degli italiani si espresse a favore della cancellazione dell’odioso prelievo politico dalle tasche dei cittadini. Successivamente l’infida consuetudine fu reintrodotta con vari nomi e nomignoli su cui è doveroso stendere un velo di pietà.

Quello su cui, no, non bisogna stendere alcun velo è il fatto che una persona che occupa un’altissima carica dello Stato  dimentichi questo dato fondamentale di democrazia diretta e non si voglia piegare a un elemento evidente che deriva dall’esercizio diretto di diritti sacrosanti sanciti dalla Costituzione.

Perché la Boldrini è così contraria all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti? Semplice, perché un “sistema democratico deve garantire a tutti l’accesso alle cariche pubbliche”. Oh!
Ma il sistema è democratico proprio perché chi viene votato maggiormente ha maggiore possibilità di accesso alle cariche pubbliche, chi viene votato di meno avrà una rappresentanza minore e di controbilanciamento (altri la chiamano “opposizione”), sono secoli che funziona così e nessuno ci vede niente di strano, a parte la Boldrini che è stata candidata alla Camera con un partito che da solo non sarebbe riuscito a vedersi rappresentato e che ha dovuto coalizzarsi con il PD, ma questo inciucio le ha permesso di essere eletta allo scranno più alto di Montecitorio.

La cosa che desta particolare meraviglia non è tanto il fatto che ci si limiti a manovrare la materia del finanziamento pubblico ai partiti dalle stanze buie e polverose del palazzo (ora lo so cosa mi risponderebbe la Boldrini: “Parli per sé, nel mio ufficio non c’è nemmeno un granello di polvere!”), ma che queste esternazioni vengano scritte, così, senza pensarci troppo, magari fidando nel fatto che su Twitter uno scritto ha, solitamente, vita breve.

Ma noi abbiamo la memoria lunga

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Camera con vista

Stamattina, verso le 10, ho acceso la Radio su GR Parlamento (ormai anche Radio 3 sta diventando inascoltabile per il marcato carattere filogovernativo delle trasmissioni informative del mattino).

Trasmettevano, probabilmente in replica, la conferenza stampa della Presidente Laura Boldrini, in occasione della cerimonia del ventaglio.

Immancabile la domanda sul rapporto tra le istituzioni e i social media, alla quale la Boldrini ha risposto, con entusiastico slancio, che la Camera dei Deputati è felicemente su Twitter, su Flickr e su Instagram, e che presto avrà anche lei la sua pagina Facebook.

Oh!

Ora le domande sono: e allora? Qual è l’interesse pubblico della notizia? E si pretenderebbe anche una risposta.

C’è gente (come me) che ha un account su Twitter da anni e, giustamente, questa non è una notizia. Anche perché se si dovesse fare una “caso” di ogni account Twitter aperto si intaserebbero le agenzie di stampa.

Cos’hanno fatto, dunque, quelli della Camera dei Deputati? Hanno fatto né più né meno che quello che facciamo un po’ tutti, hanno sottoscritto alcune condizioni, hanno settato un paio di permessini, hanno messo on line una fotografia di sfondo e, come tutti, possono usare un canale loro dedicato.

Nessun capolavoro della potenza informatica, dunque, nessuna alta espressione dell’ingegno umano, piuttosto è assai singolare come ci sia gente che è su Facebook da anni e un’istituzione non vi abbia ancora aperto la sua pagina. Mentre gli utenti invecchiano sul social network più amato dagli italiani la Camera dei Deputati non riesce (ancora) a fare vagiti e ruttino.

Il distacco da parte delle istituzioni nei confronti della gente, si vede anche da questo: sonnecchiamenti diffusi (su Twitter molti messaggi sono dedicati ad avvertire il pubblico di quando iniziano e quanto finiscono le sedute) e poi, quando si tratta di stringere, è tutto uno sventolar di orgoglio di appartenenza alle forme più trendy della comunicazione.

Ricordo che tempo fa un’impiegata della Biblioteca di Empoli sventolava per ogni dove il fatto che da quel momento in poi fosse possibile comunicare con l’ente anche via Skype. E in fondo che cos’era stato fatto? Era stato installato un programma (o una APP, come si dice oggi con orrida tendenza contrattiva), niente di più.

E la Camera non è da meno. Solo che al di là dell’orgoglio c’è la rabbia fallaciana di doversi sottoporre alle critiche degli utenti. E lì stà l’inghippo. Perché impedire i commenti della gente proprio non si può, ma nemmeno pagare qualcuno che stia lì solo a guardare chi offende e chi no e cancelli ora questo ora quell’altro intervento.

Perché è questa la Camera. Vecchia, polverosa e un po’ disordinata.

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La Camera dei Deputati è su Twitter!!!

Laura Boldrini ha comunicato ieri sul suo account Twitter che adesso anche la Camera dei Deputati ha il suo account Twitter, e ha invitato i suoi follower in quello che ha definito “un altro passo in avanti nel dialogo con i cittadini.”.

Ma in fondo, che cos’è stato fatto? E’ stato semplicemente creato un account su Twitter, lo si è collegato a una casella di posta elettronica e da quel momento quell’account è entrato in funzione. Nient’altro.

I cittadini dialogavano tra di loro via Twitter da svariati anni prima che qualcuno a Montecitorio si decidesse ad avere la felice intuizione e a dire “facciamolo anche noi!”.

Personalmente trovo imbarazzante questo atteggiamento trionfalistico che si basa su una operazione assolutamente ordinaria e banalmente quotidiana. Perché immagino che siano ancora molti ad aprire un account su Twitter ogni giorno senza trovarci nulla di strano.

Al momento in cui scrivo la Camera dei Deputati ha su Twitter 4018 follower, che non mi pare poi gran che, nemmeno se leggiamo questo dato alla luce del fatto che sono stati raggiunti in un giorno e sull’onda del clicca-clicca selvaggio.

L’ordinarietà assunta a livello di notizia è una moda molto diffusa. Ci cascano anche le nostre istituzioni.

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Laura Boldrini: Guten Hashtag!

Non ci sono più parole per raccontare le reazioni verbali e non di Laura Boldrini di fronte alle presunte offese che le giungono.

Infatti, se da una parte le espressioni rivoltele possono far legittimamente pensare a un’intenzione diffamatoria, dall’altra i suoi pasticci telematici prestano il fianco a una interpretazione quanto meno pretestuosa dell’indignazione dimostrata davanti a quelle espressioni suppostamente denigratorie.

Beppe Grillo ebbe, giorni fa, a definire la Boldrini “un oggetto di arredamento del potere, non è stata eletta ma nominata da Vendola”.
Ora, indubbiamente sentirsi definire “oggetto di arredamento” sa molto di soprammobile e può ferire e urtare la sensibilità personale. La Boldrini avrebbe avuto tutto il diritto di rivolgersi alla magistratura per vedere se quelle parole sono o non sono un’offesa o se sono frutto (come io sono convinto) del diritto di critica di Beppe Grillo.

Ma la Boldrini ha contrattaccato, e l’ha fatto sul web, attraverso il suo account Twitter: “Grazie alle parlamentari di diversi partiti per la solidarietà contro un’offesa a tutte le donne. Grazie a chi sta twittando #siamoconlaura”.

Facile la contromossa: “Le critiche sono rivolte a lei, non alle donne italiane. Si vergogni di usarle come scudo per la sua incosistenza.”

Al che, inspiegabilmente, la Boldrini cancella il suo intervento su Twitter. Che viene comunque ripreso da svariate testate giornalistiche, il TG1 in testa. Viene anche ripreso dallo stesso blog di Grillo, ma col passare delle ore viene a mancare sempre di più la fonte diretta. Nessuno, in breve, che si sia preso la briga di “fotografare” il post prima della sua cancellazione. E le notizie riportate di seconda mano sono sempre un po’ antipatiche.

Sono riuscito a ritrovarne tracce sicure, perché il post originale è, purtroppo, stato cancellato anche dalla cache di Google.

Ma andando a cercare proprio su Google la stringa “solidarietà contro un’offesa a tutte le donne” (l’ultima parte dello scritto della Boldrini) si trova che l’intervento, ancorché cancellato, è stato regolarmente indicizzato:

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

Qui potete vederlo in versione più ingrandita:

I riferimenti sono chiari, c’è l’indirizzo web dell’account della Boldrini e c’è anche il numero di riferimento del post. Il testo è proprio quello, così com’è stato riportato.

Su Twitter i toni si sono un po’ smorzati (Grazie ai gruppi della #Camera per il sostegno in aula non tanto alla mia persona, ma all’Istituzione che rappresento – Grazie a chi ha firmato una nota di solidarietà nei miei confronti e ai tanti che stanno retwittando)

ma su Facebook la Boldrini rilancia: “Così tanti attestati di vicinanza e solidarietà oltre a farmi piacere sono la prova che chi voleva offendere me ha in realtà offeso tutte le donne. Fuori e dentro la Camera.” In breve, si arroga il diritto di rappresentare tutte le donne (“fuori e dentro la Camera”, ci tiene a precisare, come se ci fosse differenza), anche quelle che possono essere d’accordo con Grillo e, quindi, non sentirsi minimamente offese.

Non esiste la diffamazione di genere e la Boldrini non ne è l’emblema. Abbia almeno la compiacenza di non parlare anche in nome di chi non si sente rappresentata da lei.

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Il PD respinge un emendamento abrogativo della salva-Previti

ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, con questo emendamento andiamo a cancellare un comma dell’articolo 47-ter dell’ordinamento penitenziario, aggiunto dalla famigerata «legge Cirielli», ovvero soprannominata, dai colleghi del PD, «legge salva Previti».
Allora, andiamo a citare qualcosa. «Cercano di salvare Previti con altra norma ad personam» (Massimo D’Alema). «Purtroppo, alcune norme quando le avremo abolite – per inciso, adesso abbiamo l’opportunità di abolirne almeno una – avranno fatto effetto e chiuderemo le stalle quando i buoi saranno scappati, perché molte leggi sono legate a scadenze precise.
Una volta al Governo faremo subito un provvedimento per sospendere gli effetti delle leggi ad personam e dopo le scriveremo» (ottobre 2005). Stiamo ancora aspettando.
La Cirielli è una legge a fini privati, è stato compiuto un altro grave strappo istituzionale. Ebbene, rammendiamo questo strappo istituzionale, siamo qui apposta.
Una Camera a gettoni decide secondo interessi penali e criminali di questo o quell’esponente della maggioranza (Luciano Violante, 15 dicembre 2004). Parliamo di un amico di Berlusconi, neanche di un nemico, di Violante. La salva Previti è una porcata (Anna Finocchiaro, 14 dicembre 2004). Ci avevano dato dei matti quando abbiamo parlato di scandalo; lo scambio eccolo qua, la salva Previti (Gavino Angius, 5 luglio 2005), e via discorrendo. Titolo di la Repubblica: l’opposizione grida allo scandalo contro una legge ad personam scritta direttamente nello studio dell’avvocato Previti. Ora finalmente dopo otto anni, anzi sette anni e mezzo, abbiamo l’opportunità, grazie ad un emendamento del MoVimento 5 Stelle, di cancellare questa norma salva Previti. Oltretutto abbiamo trovato che non è solo salva Previti perché, aiutando gli ultrasettantenni, salva anche un noto pregiudicato che ha fatto una manifestazione ieri proprio qui vicino.

MAURIZIO BIANCONI. Ma piantala imbecille!

PRESIDENTE. Onorevole Bianconi, la richiamo all’ordine. La prego. Onorevole Bianconi, la prego!

ANDREA COLLETTI. Invito sempre la Presidenza a togliere la sambuca almeno la mattina…(Commenti)

PRESIDENTE. Onorevole Colletti, prego anche lei di mantenere…

MAURIZIO BIANCONI. Vergogna! Idiota! Me ne vado da me! (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi! Onorevole Bianconi, la prego. Onorevole Bianconi! Onorevole Colletti, la prego di concludere il suo intervento sull’emendamento. Onorevole Colletti, per favore!

ANDREA COLLETTI. È una necessità per far funzionare quest’Aula…

PRESIDENTE. Onorevole Colletti, la prego di concludere il suo intervento. Le sono rimasti due minuti e cinquanta secondi (Il deputato Bianconi si avvicina al banco del deputato Colletti – Gli assistenti parlamentari si interpongono tra il deputato Colletti e il deputato Bianconi).

MAURIZIO BIANCONI. Come hai detto ? Voglio sapere cosa ha detto quando sono uscito. Mascalzone!

PRESIDENTE. Onorevole Bianconi, la richiamo all’ordine.

ANDREA COLLETTI. Glielo ripeto.

PRESIDENTE. Onorevole Colletti, la prego di concludere il suo intervento sull’emendamento in questione.

ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, se mi lascia concludere. Se lei mi dà la parola io concludo.

PRESIDENTE. Gliela do, però lei concluda il suo intervento.

ANDREA COLLETTI. Signor Presidente, io concludo se me la dà. Grazie mille. Quindi, questo emendamento, oltre a togliere una norma della salva Previti, toglie ovviamente anche una norma del salva Berlusconi, perché lo è diventata in automatico. Ora ci domandiamo: ma come voteranno il PD e SEL su questa norma che abroga un pezzo della salva Previti ? Allora, io la risposta già ce l’ho purtroppo, ma facilmente la vedremo da tabellone elettronico (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

DONATELLA FERRANTI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, ho evitato di intervenire su alcuni aspetti che magari potevano riportare gli interventi a quello che è il testo del decreto-legge, però non posso non intervenire su questo emendamento. In realtà, qui si vuole eliminare qualcosa che non c’è nel decreto-legge e che sta nella legge dell’ordinamento penitenziario, articolo 47-ter, comma 01, che – qui poi si fanno nomi – però in realtà prevede che possano scontare la pena esecutiva alla detenzione domiciliare gli ultra settantenni, escludendo peraltro una serie di reati, che sono quelli dell’articolo 4-bis e altri reati molto gravi ed escludendo questa possibilità laddove si tratti di un recidivo. Ecco, questo comma dell’articolo 47-ter è fuori da qualsiasi modifica del decreto-legge e non è stato preso in considerazione dalla Commissione perché è fuori anche del tema specifico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole De Lorenzis. Ne ha facoltà.

DIEGO DE LORENZIS. Signor Presidente, stavo ragionando su quello che ha dichiarato il mio collega Colletti poi, vista la reazione dell’onorevole Bianconi, credo che voterò a favore come il mio gruppo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Ferraresi. Ne ha facoltà.

VITTORIO FERRARESI. Signor Presidente, colleghi, certo che sentir dire da una collega che questo emendamento, che va comunque a modificare una norma dell’ordinamento penitenziario, e comunque in generale di questo stiamo parlando, è fuori tema, quando nei decreti che fate e che facciamo, che sono decreti omnibus, c’è veramente di tutto, è veramente sorprendente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Sono veramente allibito. Fuori tema, addirittura!
Colleghi del PD, dopo che nel 2004 avete fatto un’opposizione veramente stringente su questa norma e dopo che sono stati fatti una serie di girotondi, quindi anche con una forza mediatica imponente, fuori da quest’Aula, votare questo emendamento mi sembra veramente il minimo di coerenza, il minimo, veramente, di rispetto verso i cittadini italiani.
Ora noi abbiamo questa occasione. Quindi, coraggio, colleghi del PD: scongelatevi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !

PRESIDENTE. Onorevole Ferranti, lei è già intervenuta. Non posso darle nuovamente la parola.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Colletti 2.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Scanu…
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti  415
Maggioranza  208
Hanno votato sì   94
Hanno votato no  321.

La Camera respinge (Vedi votazioni – Applausi polemici dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

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La pagina Twitter di Laura Boldrini

Incipit della pagina Twitter di Laura Boldrini

Sono andato a visitare la pagina Twitter del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Viene aggiornato con cadenza irregolare, comunque non quotidianamente.

Vi si trovano comunicazioni sulle sue attività in giro per l’Italia e sugli eventi che ritiene più importanti alla Camera.

Naturalmente il fatto che i lavori della Camera siano stati sospesi non è minimamente riportato

(vedete qualcosa voi? Io no)

 

L’8 luglio scorso, però, la Boldrini utilizza ben tre tweet per parlare del Papa in occasione della sua visita a Lampedusa. Non lo fa per nessun altro evento istituzionale. Le piace il Papa, d’accordo, i fatti di fede attengono alla sfera personale e privata dell’individuo, ma la Boldrini è la terza carica dello Stato e di uno Stato Laico.
Non pretendo che la Boldrini rinunci alle sue opinioni personali (che può esprimere quando non esercita le sue funzioni), mi basta solo che quando scrive sul suo profilo ufficiale (che conta oltre 122.000 “follower”) incarni sì il ringraziamento a un Capo di Stato straniero che viene a farci visita, ma anche e soprattutto quella laicità di cui abbiamo tanto bisogno.

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Daniela Santanché vicepresidente della Camera

Daniela Santanchè in una recente apparizione pubblica

Apprendo oggi dalla pagina Facebook di tale Giuseppe Civati (ma guarda lì cosa mi tocca fà’), che piace a più di trentamila persone e anche a una mia carissima amica (Giuseppe Civati, non la sua pagina Facebook, ça va sans dire) che il Partito Democratico sarebbe pronto a votare compatto con l’attuale maggioranza di governo (cioè, in estrema sintesi, con il PDL, quindi con se stesso) la candidatura di Daniela Santanchè a vicepresidente della Camera. Due donne, dunque, saranno sedute sul più alto scranno di Montecitorio e probabilmente già dalle prime sedute sarà una sfida all’ultimo foulard di Hermès, al cashmerino più “giusto” e un richiamo per tutti al rispetto nei confronti delle istituzioni. Quello che viene reclamato da chi affermò che Maometto era un poligamo e un pedofilo.

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Laura Boldrini: “Non immaginavo questa povertà in Italia”

Questa Signora dall’aria mite e dai modi edulcorati, per volere del neo-eletto Parlamento, e in particolare del PD, Presidente della Camera dei Deputati, durante una conferenza stampa a Civitanova Marche, in occasione dei funerali delle tre vittime della strage di stato, suicide non per la crisi economica che ha strangolato i loro conti in banca, ma per la politica che ha strangolato le loro esistenze più intime, ha detto:

“Non immaginavo questa povertà in Italia”.

No? Decine di viaggi in tutto il mondo per occuparsi degli ultimi, dei più poveri e degli emarginati ed è stato necessario che tre persone si togliessero la vita a pochi chilometri dalle sue radici (l’attuale Presidente della Camera è nata a Macerata) per rendersi conto che la gente è alla canna del gas.

Questa legislatura non durerà. E’ troppo lontata dalla gente e dai bisogni del Paese. Invitare Papa Francesco o auspicarne la visita alla Camera mentre la gente muore di paralisi dello Stato più che un sintomo è un segno del dove stiamo andando: verso nuove elezioni, in cui il M5S avrà un calo dei voti considerevole, e in cui il partito di maggioranza relativa sarà quello di Berlusconi.

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