Tifoso del Cagliari è colto da infarto sugli spalti. Gli ultrà della Fiorentina gli gridano “Devi morire”

Non mi sono mai occupato di calcio sul mio blog. Potrebbe essere questa l’occasione per cominciare. Un tifoso del Cagliari, durante l’incontro con la Fiorentina, è stato còlto da infarto mentre si trovava con la madre e la sorella sugli spalti a tifare la sua squadra. A un certo punto, com’è e come non è, gli ultrà della Fiorentina hanno cominciato a urlargli contro “devi morire!”, proprio nella partita che era stata interrotta attorno al 15′ del primo tempo per ricordare Astori, il capitano della loro squadra, morto prematuramente lo scorso anno. Poi risulta che alla fine il tifoso cagliaritano che doveva morire è morto sul serio e questa è la fase più triste di una storiaccia che si svolge nella quotidianità di un contesto di tifo sconsiderato e a-sportivo, dove la gara di 22 omini in mutande che corrono dietro a un pallone cercando di infilarlo nella porta avversaria diventa ben più importante di una vita umana che si spegne, e in cui l’appartenenza di campanile la fa da padrona su qualsiasi sentimento di pietà umana e/o cristiana (per chi ci crede). Schifo, ohibò…

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Il calvario di Anne Frank

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Nessuno tocchi il sacro volto di Anne Frank! Lo hanno deturpato per dirimere delle contumelie che riguardano la cosa più insulsa e inutile che abbiamo oggi in Italia, il calcio.

Una masnada di assassini della memoria, senza palle né sentimenti, ma dotata di una buona dose di ignoranza ha vestito con le casacche delle squadre di calcio gli abiti lisi della bambina simbolo dell’olocausto e ne ha fatto adesivi, appiccichini, posterini e volantini vari per denigrare la tifoseria avversa. Mi chiedo se questo sia uno scopo importante e mi rispondo tranquillamente di no.

Anne Frank non c’entra nulla con questi rigurgiti di intolleranza, eppure l’hanno di nuovo tirata in mezzo. Razzaccia di codardi invigliacchiti dall’anonimato.

Una volta a scuola si leggeva il suo “Diario”. Era una sorta di libro di lettura obbligato. C’era una meravigliosa collana della Einaudi che si chiamava “Letture per la scuola media” e c’erano dentro titoli bellissimi di autori straordinari. Ovvio che il diario di Anne era il best seller della collezione. Ce l’avevano tutti in casa. A scuola (la scuola media, ché alle superiori si dovevano leggere cose più difficili) c’era l’ora espresssamente dedicata al libro di lettura. E tutti tenevamo il fiato sospeso quando risuonavano le parole:

« …È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere… »

L’uomo, invece, è intimamente cattivo e Anne è stata ridotta così,

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colpa di qualche sfaccendato smanaccatore col Photoshop, che magari si sarà anche beato del risultato finale della sua opera come se questo mondo illusorio del pallone, dei miliardi, delle fighe al fianco, delle carriere facili, abbia anche solo lontanamente qualcosa a che vedere con il nascondiglio di Anne, con i suoi scritti e con la sua tutto sommato irriducibile fiducia nell’essere umano.

Quell’essere umano che continua ad ucciderla ogni giorno.

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Quelli che tifano Argentina perché loro i crucchi non li possono soffrire, oh yeah…

Diciamoci la verità, quelli che hanno tifato Argentina nella finale del Campionato del Mondo di calcio non hanno supportato la squadra di Messi per una innata e spontanea simpatia nei confronti dell'”albiceleste”, visto che oltretutto quella era la prima volta che usavano questo termine. L’hanno fatto per una altrettanto radicata antipatia nei confronti dei tedeschi e del modello germanico in generale.

I tedeschi dovevano perdere non perché non siano arrivati in finale almeno allo stesso modo in cui ci sono arrivati i bonaerensi (tiè, le so anch’io le parole difficili), ma perché sono bravi.

Hanno giocato un calcio onesto ed efficace, sono arrivati in Brasile senza troppi strombazzamenti, hanno fatto il loro campionato sul campo e non sulle conferenze stampa, hanno messo un bestione in porta che dà più sicurezza di una saracinesca, il loro allenatore non se la tira esultando su e giù per la panchina. In breve, hanno fatto quello che non hanno fatto gli altri: hanno giocato. E, naturalmente, per questo devono perdere. Si sono permessi di umiliare una squadra come il Brasile, che era quella che DOVEVA vincere PER FORZA questo mondiale e no, non si può essere più forti del Brasile, non ci si può permettere di sconvolgere le aspettative di un paese e del mondo intero, perché se no poi la gente piange.

E poi, diciamocelo francamente, i tedeschi ci stanno sui cabasisi perché hanno un’economia che funziona. Ma come si permettono di essersi rialzati da due guerre mondiali e aver ricostruito il loro sistema economico e produttivo passettino dopo passettino? Come possono permettersi il lusso di andare un giro più di 10 anni con la stessa autovettura quando noi dopo 3-4 anni la cambiamo perché “è vecchia”?? E osano perfino chiedere scusa e girarsi dall’altra parte per non disturbare mentre rispondono al cellulare, quei crucchi della malasorte. Non è possibile! Quando si risponde al cellulare lo si fa interrompendo la conversazione in atto e parlando forte in modo da farsi sentire da tutti e far vedfere che noi il cellulare ce l’abbiamo.

Ci stanno sulle palle i tedeschi perché per loro le regole sono fatte per vivere meglio, mentre per noi sono fatte per essere infrante se no non siamo i più bravi, i più furbi e i più scaltri.

E la vittoria della Germania mette in crisi tutto questo e molto altro. Chi ha tifato Argentina per tifare contro i tedeschi non ha tifato PER una squadra, ma ha tifato CONTRO la possibilità concreta di essere felici e di essere onesti.

Un po’ di vergogna no, nevvero??

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Entrò nell’area, tirò senza guardare ed il portiere lo fece passare

Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Émile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Julius Schubert.

Non è un elenco, è un mantra. E’ il Grande Torino, quello della tragedia di Superga del 1949, di cui oggi ricorre l’anniversario.

E noi, invece di pensare a questi atleti, a questi campioni veri ed autentici, guardiamo senza dire una parola quello che succede fuori e dentro a uno stadio dove qualcuno imbraccia un’arma da fuoco e si mette a sparare prima di una cacchia di finale di Coppa Italia che, voglio dire, a chi gliene frega qualcosa della Coppa Italia? Sarà importante la Coppa Italia?? No, proprio per niente. Però la Questura ha dovuto trattare con i tifosi per vedere se la partita si poteva giocare o meno. Lo Stato che patteggia sotto gli occhi del Presidente del Senato e del Presidente del Consiglio, presente in tribuna assieme ai suoi figli (bello spettacolo per dei bambini, nevvero?), e che non ha detto una sola parola (neanche su Twitter da quel che mi risulta, eppure è un mezzo che Renzi ama tanto) sull’accaduto è un’immagine di degrado che non andrebbe mai più ripetuta.

Ieri sera alla radio, al termine della radiocronaca di un match che doveva essere immediatamente sospeso, solo Marco Tardelli ha avuto parole dure, anzi, durissime. Per il resto è pura normalità. Del resto si giocò all’Heysel, cosa ce ne frega di un ferito grave e di un’altra decina di feriti a vario titolo? Ma possiamo mai farci mancare una partitella SOLO perché qualcuno si è divertito a sparare? Non foss’altro che per dare un messaggio ai giovani, a cui bisognerebbe spiegare che il calcio non è una cosa così seria da passare avanti alla vita.

Macché, si gioca. E allora quanta emozione un calcio ad un pallone!

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Wikipedia e la “consecutio temporum” dei Campionati Europei di Calcio

Sono grato al sito http://wikiperle.blogspot.it per avermi dato la possibilità di riflettere su un aspetto ingiustamente considerato marginale rispetto alle modalità in cui Wikipedia presenta i contenuti.

Ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che Wikipedia non è la cultura libera in rete, ma la rappresentazione di quello che il senso comune (o, se si preferisce, il raziocinio o il conformismo) considera come culturalmente rilevante.

La differenza è più che evidente ed estendibile a un numero teoricamente infinito di campi dello scibile umano. Tocca ambiti delicatissimi come la sanità e la salute pubblica (una cosa è l’effettiva efficacia o meno di un farmaco, altra cosa è quello che crede la gente sull’efficacia di un farmaco -da qui la polemica senza fine sui farmaci generici-), come la scuola (una cosa è quello che prevedono i programmi ministeriali, altro è quello che si insegna o che viene considerato utile), come l’informazione (che interesse ha una notizia? E una notizia esiste di per sé o solo perché c’è un’opinione pubblica che se la fagòcita?).

Fatto sta che leggendo un intervento di quelli di Wikiperle mi sono reso conto di quanto, a volte, le voci di Wikipedia siano scritte male. Su loro invito sono andato a vedere la recentissima voce “Euro 2012” di cui vi offro sia lo screenshot:

Screenshot da it.wikipedia.org

che la versione PDF:

Campionato-europeo-di-calcio-2012

Alla sezione 2.5, denominata “Biglietti” si legge che “I biglietti sono stati venduti direttamente dall’UEFA tramite il proprio sito o distribuiti alle federazioni nazionali delle 16 finaliste.” E anche che “Le domande dovevano essere presentate nel marzo 2011 per i 1,4 milioni di biglietti disponibili per le 31 partite del torneo.” Ma, subito dopo “Più di 12 milioni di domande arrivarono, che rappresentò un aumento del 17% rispetto all’ultima edizione del torneo e in generale è il record di sempre per un campionato europeo.”

Ricapitoliamo: i biglietti “sono stati venduti”, le domande “dovevano essere presentate”, ma le domande “ARRIVARONO”?? A parte il fatto che non si trattava certamente di “domande”, ma, casomai, di richieste, ma la consecutio temporum? Passati e trapassati prossimi si alternano a passati remoti come se nulla fosse, e, come se non bastasse, si legge che “rappresentò un aumento” (che cosa rappresentò un aumento? Qual è il soggetto della frase??) e di lì a poco un bel presente indicativo per concludere la frase (“è il record di sempre”).

Più avanti: “I prezzi variano da 30 euro per un posto in curva (…)” (ma se sono stati venduti in passato e l’evento si è concluso come fanno a “variare” i prezzi dei biglietti??).

Chi me lo spiega, per favore?

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“Non è vero che abbiamo perso, non abbiamo vinto, è diverso…” (cit.)

Abbiamo perso ma eravamo in dieci, eravamo stanchi, abbiamo fatto tanta fatica, abbiamo avuto solo tre giorni per preparare una finale, la squadra ha giocato bene, comunque sia siamo caduti in piedi, i tedeschi mangiano le patate, Buffon è il nostro Capitano, Balotelli ha giocato un match meraviglioso anche se non ha toccato palla, gli spagnoli hanno sofferto ma non ci hanno umiliati, ci hanno solo fatto quattro gol,  e comunque è tutta colpa di Beppe Grillo se da domani ci risvegliamo con calciopoli.

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Vincere! E vinceremo!!

Iconografia circolante su Facebook nelle ultime ore

La parola d’ordine, tanto per cambiare, è una e una sola: vincere. E vinceremo.

Vorrei tanto che perdesse, ma l’Italia vincerà contro la Spagna, stasera, conquisterà il titolo europeo, tutti andranno nel più totale delirio perché i campioni in quanto campioni non truccano le partite e possono scommettere dal loro tabaccaio, tanto sono soldi loro e quindi tutti zitti, del resto se i soldi se li sono fatti giocando al calcio e noi non siamo stati altrettanto bravi non possiamo prendercela con nessuno. Con la Russia il 1 giugno abbiamo perso 3-0 ma era un’amichevole, e quindi il messaggio è che con un po’ di prepotenza e di faccia tosta si può mettere a tacere tutto, perfino calciòpoli, tanto delle amichevoli chi se ne frega.

E intanto sui social network si trovano queste iconografie un po’ patchwork, stucchevoli e superstiziose dedicate ai “nostri campioni”. Continua la lettura di “Vincere! E vinceremo!!”

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Dov’è la vittoria? – Il bis

Il commento sulla Merkel tratto dalla pagina Facebook dell'Onorevole Luca D'Alessandro

 

Abbiamo battuto la Germania per 2-1 e ce ne siamo già dimenticati.

Siamo un popolo, oltre che dalla dura cervice, come la Bibbia insegna, anche dalla memoria corta. Ci bastano due gol di Balotelli (a cui fino a qualche settimana prima qualcuno diceva di voler dare le banane) e ci resettiamo. Ci formattiamo il cervello, insomma, per poi riempirlo di altre cose che vanno a cancellare e sovrascrivere sinapticamente le precedenti. Siamo disperati, per farla breve.

Comunque ce l’abbiamo fatta. Abbiamo battuto i crucchi, i mangiapatate, i mangiacrauti, i mangiawuerstel (“Wuerstel” è un termine che non ha un corrispettivo in tedesco), ammazza quanto magnano, i nazisti (perché il passato non si cancella, nemmeno quando le generazioni non hanno più nulla a che vedere con chi li ha preceduti), i protestanti, i luterani, e, perché no, come scrive l’Onorevole Luca D’Alessandro sulla sua pagina Facebook, l’abbiamo fatto prendere “in quel posto” alla “culona inchiavabile” (termine berlusconiano di orrendo e sprezzante conio). Continua la lettura di “Dov’è la vittoria? – Il bis”

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Il potere ipnotico del biscotto

Jersera eravamo in altre faccende affaccendati. Dovevamo tifare per la Nazionale Italiana che stava affrontando il difficilissimo e delicato impegno contro la omologa della Repubblica d’Irlanda che, guarda caso, era anche l’ultima del girone, non ha mai segnato un gol ed era già eliminata matematicamente.

Insomma, una fatica di Sìsifo. Poi dovevamo stare attenti che Spagna e Croazia non ci facessero il biscotto (termine odioso e imbecille), mettendosi d’accordo nell’impattare sul 2-2 il risultato di una partita, pensando che siccome da noi le partite si truccano, allora TUTTI devono PER FORZA fare come noi. E magari, sicuro di vincere, qualche italiano avrà scommesso una decina di euro secchi sul risultato della partita degli spagnoli.

E’ stata dura, ma, dicono, “ci abbiamo messo il cuore”, e allora va tutto bene.

Anche l’essersi dimenticati, o non aver letto proprio per niente, che proprio ieri il Pubblico Ministero, al termine della sua requisitoria al processo contro Berlusconi sui diritti TV ha chiesto tre anni e otto mesi per l’ex presidente del Consiglio. Che, per carità, è solo la conclusione di una delle parti in causa, ci sarà la difesa che trarrà le sue conclusioni, e anche in caso di condanna si tratta solo di una sentenza di primo grado.

Però è una notizietta importantina, no? Voglio dire, se ne può parlare. La narcosi del biscotto, che si è dissolta quando ci siamo resi conto che i giocatori di Spagna e Croazia NON sono corrotti o corruttibili (no, loro no…), ci ha obnubilato la visone d’insieme della realtà. Che appare in posizione gravemente penalizzata rispetto al “circenses” calcistico che ha conquistato le prime pagine.

E’ inutile, siamo un popolo dalla memoria corta. Berlusconi ce lo siamo già abbondantemente dimenticato. A dire il vero anche la vittoria sull’Irlanda…

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La Nazionale di calcio visita i campi di Auschwitz e Birkenau

Nel luglio di due anni fa visitai i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau (circa un chilometro e mezzo di distanza l’uno dall’altro).

Fu una delle esperienze più devastanti e arricchenti insieme della mia vita. Non si può capire niente di quello che è successo se non si calpesta l’erba che è nata dove sono morti milioni di uomini e donne.

La foto di allora che vi propongo l’ho scattata proprio mentre la mia visita si stava concludendo. Stavamo tornando verso l’autobus che ci avrebbe riportati ai rispettivi alberghi di Cracovia. E anche a una certa sicurezza e tranquillità personali, quelle di essere ancora vivi. Fu allora che pensai che io stavo tornando indietro, mentre tanta gente quel gesto non l’aveva mai fatto.

Oggi la Nazionale di calcio è andata su quei luoghi. Speriamo davvero che sia servito a qualcosa.

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Prandelli e l’estremo tentativo di evitare brutte figure all’Italia

Prandelli, bisogna riconoscerglielo, ci ha provato.

Ha provato, sia pure in extremis, a non farci coprire di ridicolo ai prossimi europei. Ha detto che se non è il caso di andare si può anche restare in Italia e non partecipare. E’ una cosa sensata, vista la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul nostro calcio e Buffon che va dal suo tabaccaio di fiducia e dice che sarà ben padrone lui di decidere come spenderli i suoi soldi.

Prandelli non ha fatto altro che dire quello che si doveva dire in un momento in cui nessuno aveva voglia di dirlo per primo.

Naturalmente hanno fatto cadere la dichiarazione nel vuoto. Un po’ di imbarazzo iniziale ma poi ha prevalso l’inveterata tecnica del “Non rispondiamo alle provocazioni”, e la Nazionale è partita per la Polonia, dopo aver perso per tre a zero un’amichevole contro la Russia.

Oggi il Corriere della Sera ha scritto che la Nazionale “alloggerà nell’hotel Turowka, a Wieliczka: 14 chilometri dal centro della città, periferia grigia, donne anziane che osservano da dietro le finestre delle casette, un benzinaio che dorme su una sedia con la bottiglia di birra in mano, un supermercato, una tabaccheria.”

Beh, almeno il tabaccaio c’è.

Prosegue l’articolista: “l’albergo sorge in uno dei luoghi più malinconici che fosse immaginabile scegliere in Polonia. Uno di quei posti dove se hai perso, ti convinci che sia stato giusto. E se vinci, pensi di non averlo meritato.”

Il che non è neanche detto debba essere per forza un male.

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Arresto cardiaco: Morosini del Livorno è morto

Non amo il calcio, e questo lo sapete.

Ma c’è sempre qualcosa di tuo (cioè di mio) quando un giocatore del Livorno si accascia sul campo di Pescara. Perché Livorno e Pescara sono, comunque, luoghi in cui hai (ho) vissuto, perché Livorno ce l’hai nel cuore, perché il Livorno in serie “A” è stato un sogno, perché quando sei lontano gli amici ti telefonano per farti sentire il chiasso del traffico e dei tifosi.

Si passa sempre dalla burla alla tragedia. In un attimo.

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Enzo Bearzot, campione del mondo

E’ morto Bearzot, lo sapevi? Quello dei mondiali dell’82, che c’era Pertini al Santiago Bernabeu che alzava la pipa al gol di Tardelli, no, mi pare Altobelli, o forse era Rossi, ma chi lo sbagliò il rigore Cabrini o Conti, ma vai a sapere, però mi sa che era Conti, e la pipa però la fumava anche Bearzot, sì, va bene, si pareggiò col Cameroun uno a uno, il portiere si chiamava ‘Nkono, come fa uno a chiamarsi ‘Nkono, che è ‘Nkono gelato… era la battuta di allora, certo però che anche chiamarsi Bearzòt, con quel sorrisino, però ci ha portato in fondo, e come ci sono rimasti cacini i tedeschi, era dal ’70 che non gliene suonavamo così di brutto, e lui, Bearzot, rideva, giocava a briscola sull’aeroplano con Zoff, o era Antognoni, ora te ne vòi sape’ troppe, non lo sapevo nemmeno che stava male, poveròmo, davvero, guarda, mi dispiace, ma non me ne ricordavo nemmeno… fu lui che ci fece sapere che il pallone è tondo? Sì, e per la terza volta eravamo Campioni del Mondo.

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