La prescrizione secondo Wikipedia

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Su Wikipedia, alla voce in italiano riguardante “Adriano Sofri” è riportato che:

“Leonardo Marino, (…) invece fu inizialmente condannato e successivamente assolto per intervenuta prescrizione del reato (…)”

Ora, bisognerebbe spiegare, e per l’ennesima volta, a Lorsignori, che se un reato viene dichiarato prescritto, questa NON è una assoluzione. Se no l’imputato sarebbe stato assolto (per non aver commesso il fatto, o perché il fatto non sussiste o perché il fatto non costituisce reato).

Nel caso di Leonardo Marino, poi, la responsabilità era stata, secondo la stessa Wikipedia, riconosciuta nei gradi di giudizio precedenti. Dunque, ancora una volta, Marino era responsabile ma non poteva essere condannato perché sono passati troppi anni dai fatti contestati alla data della sentenza definitiva. E lì muore il processo.

Ma “non essere stati condannati” non significa automaticamente “essere stati assolti”. Non è che prima uno era colpevole (condanna) e poi non lo è stato più (assoluzione).

E’ un pensiero di formazione tipicamente destroide per cui “nessun condannato = tutti innocenti” (del resto quante volte le prescrizioni di Berlusconi sono state fatte passare per “assoluzioni”). E che questo pensiero venga esteso da Wikipedia al popolo del web non può che fare paura.

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La fiction melliflua sul commissario Calabresi

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Il commissario Luigi Calabresi - foto di Pubblico Dominio -

Ho visto anch’io, come molti, la fiction sulla vicenda del Commissario Calabresi. Come molti ne sono rimasto insoddisfatto.

Ho pensato molto a quello che potesse avere urtato la mia sensibilità nella rappresentazione, certamente trasposta in tonalità minore da romanzo popolare: una scena.

Quando al personaggio-commissario Calabresi [non è detto che il personaggio e il suo referente storico coincidano nelle scelte] viene imposto di dire al Pinelli che Valpreda aveva confessato, dopo averlo trattenuto oltre le 48 ore massime previste per un fermo di polizia, Calabresi esegue.

Conosce il Pinelli, ci ha parlato, ha cercato di capirne la personalità e le ragioni. Eppure, anche di fronte ai suoi dubbi umani, a quel “ragionevole dubbio” che gli si insinua dentro, il personaggio-Calabresi obbedisce. Si conforma, si adegua ad una logica superiore e soverchiante che vuole un colpevole a tutti i costi.

Questa è la finzione. I punti in comune con la realtà non li conosceremo mai.