Tifoso del Cagliari è colto da infarto sugli spalti. Gli ultrà della Fiorentina gli gridano “Devi morire”

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Non mi sono mai occupato di calcio sul mio blog. Potrebbe essere questa l’occasione per cominciare. Un tifoso del Cagliari, durante l’incontro con la Fiorentina, è stato còlto da infarto mentre si trovava con la madre e la sorella sugli spalti a tifare la sua squadra. A un certo punto, com’è e come non è, gli ultrà della Fiorentina hanno cominciato a urlargli contro “devi morire!”, proprio nella partita che era stata interrotta attorno al 15′ del primo tempo per ricordare Astori, il capitano della loro squadra, morto prematuramente lo scorso anno. Poi risulta che alla fine il tifoso cagliaritano che doveva morire è morto sul serio e questa è la fase più triste di una storiaccia che si svolge nella quotidianità di un contesto di tifo sconsiderato e a-sportivo, dove la gara di 22 omini in mutande che corrono dietro a un pallone cercando di infilarlo nella porta avversaria diventa ben più importante di una vita umana che si spegne, e in cui l’appartenenza di campanile la fa da padrona su qualsiasi sentimento di pietà umana e/o cristiana (per chi ci crede). Schifo, ohibò…

Andrea Parodi due anni dopo: sirbones isperdidos

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Sono due anni che Andrea Parodi è morto.

Preferisco usare questa espressione piuttosto che le più scontate e pietose, nonché pietistiche "se n’è andato" (ma se uno se n’è andato magari dopo torna, Andrea Parodi non torna più) o "è volato via" (già, ma dove?)

Andrea Parodi era la voce solista dei Tazenda.
Una sera, a Sanremo, assieme a Pierangelo Bertoli, la Sardegna salì sul palco con questo groppo che aveva un solista con una voce cristallina e potente, magro magro e coi capelli lunghi.

Poi tutta l’Italia cominciò a cantare "chirchende ricattu chirchende" senza minimamente sapere che cosa volesse dire, la gente ballava al ritmo di "Nanneddu meu" e si commuoveva davanti ai verso di "No potho reposare".

Andrea Parodi morì per un tumore allo stomaco (i soliti buonisti direbbero "un brutto male", ma certo che il male è brutto, se n’è mai visto uno bello?), ma tre settimane prima aveva portato all’Anfiteatro di Cagliari il suo ultimo concerto.

Praticamente somigliava già a un cadavere, era uno scheletro rivestito, senza capelli e si reggeva a malapena in piedi, tanto da dover essere costretto a sedersi più e più volte.

Ma la voce e l’interpretazione, nonché gli arrangiamenti dei brani erano da brivido. La versione live di "Astrolicamus", un brano scritto da lui dopo la sua separazione dal gruppo, è impeccabile. Così come il gioco della rima "sos armentos"/"sos trabentos".

E’ bello ricordarsi di Andrea Parodi ogni tanto.