Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

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Non siamo in un paese normale, in cui, pure, il tema della solidarietà nei confronti degli altri dovrebbe essere preponderante, tanto che non dovrebbe esistere un “Prima gli italiani”, ma un “Prima chi ha bisogno”, se, come sta accadendo, la notizia del rapimento della volontaria Silvia Romano in Kenya viene corredata da una sorta di torrente fluviale di hate speeching in cui la trattano da “oca giuliva”, e le dicono che se avesse continuato a fare la volontaria nel contesto più umile e discreto della parrocchietta tutto questo non le sarebbe accaduto, condendo le violente considerazioni con un prosaico “Se l’è andata a cercare”.

Sono gli stessi imbecilli che pontificano che si deve andare ad aiutare i neri in casa loro e non accoglierli in casa nostra, ma poi quando qualcuno ci va è un’oca giuliva che se l’è andata a cercare, quindi cosa ci possiamo fare noi se Cappuccetto Rosso è andata dritta dritta in bocca al lupo cattivo? Oltretutto ci costerà un sacco di soldi in operazioni umanitarie, missioni all’estero, riscatto.

E di Cappuccetto Rosso ha parlato ieri nella sua rubrica “il Caffè” del Corriere della Sera Massimo Gramellini che, da par suo, ha scritto testualmente: “Ha ragione chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta. Ed è vero che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto.”

Gramellini parla di “smanie di altruismo” e dà ragione agli imbecilli di cui sopra che sottolineano il “cosa vuoi mai farci adesso?” di gucciniana menoria. Ma non è che le smanie di altruismo non sono altro che quella che i cattolici da sempre chiamano “vocazione”, quella che ti fa andare anche in un “villaggio sperduto” del Kenya a rischiare la pelle per dare una mano alla popolazione di lì e fare qualcosa in cui credi fermamente? Ma a chi ha dato fastidio Silvia Romano, alias gramelliniano Cappuccetto Rosso, nel fare la propria scelta di vita? Ai commentatori folli di Facebook e Twitter che dal calduccio delle loro case si collegano con i loro computerini o i loro smartphone della malora per riversare strali di veleno sotto forma di byte apparentemente innocui e protetti da una forma di pseudonimato quando non di anonimato vero e proprio per cui chi vuoi che vada a cercarli, e poi, anche se fosse, “abbiamo sempre espresso un’opinione”. Ai giornalisti di regime che non trovano altro da fare che dare ragione ai suddetti imbecilli comodosi, che vorrebbero la volontaria cameriera nelle mense della Caritas piuttosto che in Kenya ad aiutare i bambini come voleva lei (e, ripeto, si tratta solo di sacrosante scelte).

E così lo sbaglio di Silvia Romano è stato solo suo, e il caso del suo rapimento è diventato un’occasione da parlarne durante un caffè: “Ah, signora, mi lasci dire, questi giovani d’oggi sono proprio degli spericolati senza sale in zucca, abbiamo tante situazioni di povertà in Italia, che cosa ci combinava andare fin laggiù??”

E la tazzina vuota ricade sul piattino facendo rumore. Il caffè è finito, i giudizi sommari sono stati dati, Silvia Romano è nelle mani dei rapitori ma del resto se l’è voluta. Appuntamento con un’altra tazzina a domani, quando di Silvia si parlerà sempre meno.

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Spingere un carrello pieno sotto braccio a te e parlar di surgelati rincarati

“Tre litri di latte, baguettes “in quantità industriali” (5), filetti all’acciuga (??), fettine scelte (quante?), macinato, bocconcini, insalata lattughina, saccottino fragola (??), tortellini, un vasetto di Nutella, biscotti, otto pacchi di spaghetti (“…di marca buona”), cannelloni rigati, rigatoni, 6 uova, pennoni, salmone (parecchio!), Würstel, panini per hot dog, hamburger, pollo, spinacine, bevande rosse, zucchine sfuse, stracchino e pomodoro.” E anche un barattolo di Nutella.

Tutto questo ha acquistato l’onorevole Picierno ieri mattina, prima di essere ospite a Ballarò. Ha speso 80 euro. Per l’esattezza 80,02 euro. Ha sciorinato lo scontrino in trasmissione. Non si sa se voleva dimostrare di essere una buona massaia o che con 80 euro si possano comprare molte cose. Beh, certo è che non è riuscita né nel primo né nel secondo intento. Infatti è ormai pacifico che la maggior parte delle famiglie italiane consuma molto salmone, e gli ottanta euro al mese del governo Renzi contribuiscono innegabilmente a sanare questa esigenza primaria. E poi il salmone con che cosa lo vuoi servire? Certamente, con le baguettes. Non con il pane comune in pagnotte, che sei in quattro con un chilo te la sfanghi, non con le baguettes, perché se al popolo manca il pane non è bello dirgli di mangiare delle brioches, ma con le baguettes ci se la può cavare senza particolari figuracce.  E le fettine, mi raccomando, che siano scelte, non sia mai che in casa ci si debba fare una pizzaiola che costa meno e riempe di più.

E, sia chiaro, niente farina, acqua, vino, olio extravergine di oliva, zucchero, sale, caffè o altri beni di prima necessità. Piuttosto un bel barattolone di Nutella (il bonus antifame caro al PD non poteva essere altro che di stretta marca morettiana), scaccia i pensieri e fa venire i brufoli.

Che poi la Picierno non è quella che a settembre 2013 chiuse un intervento alla Camera contro il Movimento 5 Stelle con un sonoro “vaffanculo”?

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Venga a prendere il caffè da noi…

Napolitano, nella sua ultima visita a Poggioreale ha promesso un messaggio alle Camere sui  temi dell’indulto e dell’amnistia. Si è bevuto un bel caffè (pure ‘n carcere ‘o sanno fa’!)  coi detenuti e poi se n’è scappato perché l’attendeva la crisi del Governo Letta, che non è  mai stata crisi davvero.

Non ho mai negato la mia posizione favorevole all’indulto in primo luogo (che non cancella i  reati) e all’amnistia, anche in combinato. Per le condizioni disumane in cui versano le  nostre carceri (“chiste so’ fatisciente, pe’ ‘cchist’e fetiente se tengono l’immunità!“) e  perché il sistema penale italiano è un monolite che non ha mai cambiato faccia mentre la società muta e non vede più certi comportamenti come reati.

Quindi indulto sì, amnistia probabilmente, ma anche e soprattutto depenalizzazione,  sfoltimento dei processi, nuova visione del crimine da parte delle leggi e dei codici.

Non è possibile che si rischi la galera per diffamazione, non è possibile andare in carcere perché si è craccato un software e lo si è dato a un amico, o si è cancellato il timbro del biglietto dell’autobus e lo si è obliterato un’altra volta.

Riscrivere le regole prima di ogni altra cosa, quindi. E fare in modo che tutto questo non  appaia come in grande salvacondotto a favore di Berlusconi.

A questo proposito Napolitano ha detto che «Quelli che, come i grillini, mi accusano di  volere un’amnistia pro-Berlusconi sono persone che fanno pensare a una sola cosa, hanno un pensiero fisso e se ne fregano dei problemi della gente e del Paese».

Che crema d’Arabia ch’è chistu caffè!

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Lo spamming del caffè e del parmigiano “terremotato”: presentato ricorso al Garante della Privacy

Giorni fa ho parlato di un caso di “spamming” riguardante una ditta che vende caffè on line (non c’è niente di male a vendere caffè on line) che ha fatto una offerta speciale che prevede l’omaggio di un pezzo di parmigiano reggiano derivato dalle forme “terremotate” per tutti i clienti che avessero fatto un acquisto. Ho espresso in quell’articolo le mie perplessità.

Oggi ho fatto partire il ricorso annunciato presso il Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Come avevo detto, qualora mi dovesse venir riconosciuto anche solo un centesimo oltre i 150 euro che ho pagato per i diritti di segreteria, sarà impiegato per i bisogni dei terremotati dell’Emilia.

Ometto nomi e dati della controparte almeno finché il Garante non li pubblicherà.

Ecco il testo del ricorso:


Roseto degli Abruzzi, 17 giugno 2012

A: Garante per la protezione dei dati personali
Piazza Monte Citorio, 121
00186 Roma

Oggetto: Ricorso ai sensi dell’articolo 146 DL 196/2003

Il sottoscritto DI STEFANO VALERIO nato (…) e residente in (…), codice fiscale (…).

PREMESSO CHE
– il giorno 22/05/2012 alle ore 3:08 circa, perveniva sulla propria casella di posta elettronica 5555@6666.it una mail pubblicitaria dall’indirizzo ffff@iiii.com recante pubblicità non richiesta, anche sotto forma di link a pagina web esterna, inerente la promozione delle attività di vendita di confezioni di caffè;
– atteso che nella mail medesima appaiono quali recapiti di riferimento, tra gli altri, l’indirizzo e-mail xxxx@yyyy.com, e la dicitura “(…)”
– che nella stessa data questo ricorrente, chiamando il numero telefonico indicato nei  messaggi, aveva conferma della circostanza che l’iniziativa è effettivamente afferente alla (…) così come precedentemente indicata;
– nella stessa data questo ricorrente inviava all’indirizzo xxxx@yyyy.com, mediante posta elettronica certificata, una richiesta firmata digitalmente a norma di legge, che qui si allega, recante “Richiesta informazioni e disposizioni ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 “ allo scopo di conoscere:
1. la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che mi riguardano, anche se non ancora registrati;
2. la comunicazione in forma intelligibile dei dati medesimi;
3. l’origine dei dati;
4. le finalità e le modalità su cui si basa il trattamento;
5. la logica applicata, se il trattamento è effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;
6. gli estremi della mia dichiarazione resa con le modalità previste dall’art. 13 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (ovvero dall’art. 10 della Legge 31 dicembre 1996, n. 675 se il mio consenso è stato prestato anteriormente al 1° gennaio 2004), con la quale vi autorizzo a trattare i miei dati personali;
7. i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere stati comunicati;
8. l’ambito di diffusione dei dati medesimi;

ma soprattutto che il sottoscritto richiedeva la cancellazione dei dati personali registrati e la cessazione dell’invio di messaggi e-mail pubblicitari o comunque riguardanti le attività di cui trattasi.

Successivamente questo ricorrente riceveva altri tre messaggi pubblicitari dallo stesso indirizzo, rispettivamente il 28/5/12 alle 3:12, il 4/6/12 alle 6:20 e il 12/06/12 alle 11:14.

CONSIDERANDO:

– la mancata ricezione della risposta della controparte nei termini previsti (15 gg ai sensi dell’art.146 del DL 196/2003);
– l’impossibilità di conoscere l’esito alla negazione all’uso di tali dati, così come di conoscere il nome del responsabile del trattamento dati, e in genere di ricevere informazioni e tutela ai sensi del citato Decreto 196/2003;

CHIEDE

– l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali al fine di adottare tutte le misure necessarie per impedire alla controparte la continua violazione del DL 196/2003 e l’uso dei dati personali a fini promozionali;
– il risarcimento delle spese e dei diritti, con riserva di ogni azione per il risarcimento danni.

Il sottoscritto allega attestazione di versamento dei diritti di segreteria, fissati in euro 150 sul conto corrente bancario intestato a Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, n. 121 00186 Roma, ai fini del presente procedimento, elegge domicilio presso la propria residenza, (…) e dichiara di essere raggiungibile al recapito telefonico n. 3XXXXXXXXX, nonché alla casella di posta
elettronica kkk@zzz.com .

CHIEDE INOLTRE

che la documentazione inerente il presente procedimento, venga cortesemente anticipata via posta elettronica (certificata o tradizionale) agli indirizzi sopracitati.

Con osservanza

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