Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

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Non siamo in un paese normale, in cui, pure, il tema della solidarietà nei confronti degli altri dovrebbe essere preponderante, tanto che non dovrebbe esistere un “Prima gli italiani”, ma un “Prima chi ha bisogno”, se, come sta accadendo, la notizia del rapimento della volontaria Silvia Romano in Kenya viene corredata da una sorta di torrente fluviale di hate speeching in cui la trattano da “oca giuliva”, e le dicono che se avesse continuato a fare la volontaria nel contesto più umile e discreto della parrocchietta tutto questo non le sarebbe accaduto, condendo le violente considerazioni con un prosaico “Se l’è andata a cercare”.

Sono gli stessi imbecilli che pontificano che si deve andare ad aiutare i neri in casa loro e non accoglierli in casa nostra, ma poi quando qualcuno ci va è un’oca giuliva che se l’è andata a cercare, quindi cosa ci possiamo fare noi se Cappuccetto Rosso è andata dritta dritta in bocca al lupo cattivo? Oltretutto ci costerà un sacco di soldi in operazioni umanitarie, missioni all’estero, riscatto.

E di Cappuccetto Rosso ha parlato ieri nella sua rubrica “il Caffè” del Corriere della Sera Massimo Gramellini che, da par suo, ha scritto testualmente: “Ha ragione chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta. Ed è vero che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto.”
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Spingere un carrello pieno sotto braccio a te e parlar di surgelati rincarati

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“Tre litri di latte, baguettes “in quantità industriali” (5), filetti all’acciuga (??), fettine scelte (quante?), macinato, bocconcini, insalata lattughina, saccottino fragola (??), tortellini, un vasetto di Nutella, biscotti, otto pacchi di spaghetti (“…di marca buona”), cannelloni rigati, rigatoni, 6 uova, pennoni, salmone (parecchio!), Würstel, panini per hot dog, hamburger, pollo, spinacine, bevande rosse, zucchine sfuse, stracchino e pomodoro.” E anche un barattolo di Nutella.

Tutto questo ha acquistato l’onorevole Picierno ieri mattina, prima di essere ospite a Ballarò. Ha speso 80 euro. Per l’esattezza 80,02 euro. Ha sciorinato lo scontrino in trasmissione. Non si sa se voleva dimostrare di essere una buona massaia o che con 80 euro si possano comprare molte cose. Beh, certo è che non è riuscita né nel primo né nel secondo intento. Infatti è ormai pacifico che la maggior parte delle famiglie italiane consuma molto salmone, e gli ottanta euro al mese del governo Renzi contribuiscono innegabilmente a sanare questa esigenza primaria. E poi il salmone con che cosa lo vuoi servire? Certamente, con le baguettes. Non con il pane comune in pagnotte, che sei in quattro con un chilo te la sfanghi, non con le baguettes, perché se al popolo manca il pane non è bello dirgli di mangiare delle brioches, ma con le baguettes ci se la può cavare senza particolari figuracce.  E le fettine, mi raccomando, che siano scelte, non sia mai che in casa ci si debba fare una pizzaiola che costa meno e riempe di più.
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Venga a prendere il caffè da noi…

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Napolitano, nella sua ultima visita a Poggioreale ha promesso un messaggio alle Camere sui  temi dell’indulto e dell’amnistia. Si è bevuto un bel caffè (pure ‘n carcere ‘o sanno fa’!)  coi detenuti e poi se n’è scappato perché l’attendeva la crisi del Governo Letta, che non è  mai stata crisi davvero.

Non ho mai negato la mia posizione favorevole all’indulto in primo luogo (che non cancella i  reati) e all’amnistia, anche in combinato. Per le condizioni disumane in cui versano le  nostre carceri (“chiste so’ fatisciente, pe’ ‘cchist’e fetiente se tengono l’immunità!“) e  perché il sistema penale italiano è un monolite che non ha mai cambiato faccia mentre la società muta e non vede più certi comportamenti come reati.

Quindi indulto sì, amnistia probabilmente, ma anche e soprattutto depenalizzazione,  sfoltimento dei processi, nuova visione del crimine da parte delle leggi e dei codici.

Non è possibile che si rischi la galera per diffamazione, non è possibile andare in carcere perché si è craccato un software e lo si è dato a un amico, o si è cancellato il timbro del biglietto dell’autobus e lo si è obliterato un’altra volta.

Riscrivere le regole prima di ogni altra cosa, quindi. E fare in modo che tutto questo non  appaia come in grande salvacondotto a favore di Berlusconi.
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Lo spamming del caffè e del parmigiano “terremotato”: presentato ricorso al Garante della Privacy

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Giorni fa ho parlato di un caso di “spamming” riguardante una ditta che vende caffè on line (non c’è niente di male a vendere caffè on line) che ha fatto una offerta speciale che prevede l’omaggio di un pezzo di parmigiano reggiano derivato dalle forme “terremotate” per tutti i clienti che avessero fatto un acquisto. Ho espresso in quell’articolo le mie perplessità.

Oggi ho fatto partire il ricorso annunciato presso il Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Come avevo detto, qualora mi dovesse venir riconosciuto anche solo un centesimo oltre i 150 euro che ho pagato per i diritti di segreteria, sarà impiegato per i bisogni dei terremotati dell’Emilia.

Ometto nomi e dati della controparte almeno finché il Garante non li pubblicherà.

Ecco il testo del ricorso:


Roseto degli Abruzzi, 17 giugno 2012

A: Garante per la protezione dei dati personali
Piazza Monte Citorio, 121
00186 Roma

Oggetto: Ricorso ai sensi dell’articolo 146 DL 196/2003

Il sottoscritto DI STEFANO VALERIO nato (…) e residente in (…), codice fiscale (…).

PREMESSO CHE
– il giorno 22/05/2012 alle ore 3:08 circa, perveniva sulla propria casella di posta elettronica 5555@6666.it una mail pubblicitaria dall’indirizzo ffff@iiii.com recante pubblicità non richiesta, anche sotto forma di link a pagina web esterna, inerente la promozione delle attività di vendita di confezioni di caffè;
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