La BUR c’est comme un jour

Eccola qui la Biblioteca Universale Rizzoli. Quella vera, non quella che viene venduta attualmente nelle librerie, pur decorosa, ma che con questa non ha nulla a che fare. Era quella degli anni ’50, piccoli volumi in sedicesimo, brossurati in grigio a prezzi popolari. C’erano traduzioni che ai giorni d’oggi nessuno riproporrebbe più, ma che, al contrario, in una Biblioteca Universale che sia degna di questo nome fanno la loro sporca o pulita fugura. Sono stati forse l’unico tentativo veramente riuscito di portare la letteratura a portata di tasca di ciascuno. Mi son messo a collezionarli per gioco, ma hanno un interesse culturale enorme. Traducevano anche i nomi degli autori, sicché si possono trovare ancora “Guglielmo Shakespeare” o “Enrico Ibsen“. O titoli come “Come vi garba” per “As you like it“. La gente li vende su e-bay. Oppure ci sono librerie di libri “usati” che ne hanno qualche decina di titoli. Bisogna sapersi accontentare ma si possono trovare delle cosucce carine. Voi, piuttosto, temperati lettori, se ne avete qualcuno e/o non sapete cosa farvene, tenete presente quest’umile servitore.

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Storie di Libri – David H. Lawrence – Figli e amanti

La BUR era questa.

Coi volumini grigini, di piccolo formato, una raccolta veramente "universale" e degna del suo nome, con titoli che non si trovano più, e con un senso antico che nelle nuove edizioni è difficile da rintracciare.

Trovai "Figli e amanti" di Lawrence in una libreria di Pisa, con rispetto parlando, a 2500 lire a volume. Comprai anche "Zanna Bianca" e  "Martin Eden" di London, nonché "La Monaca" di Diderot (ne regalai una copia a un amico che aveva una fidanzata cattolica) e l’"Elogio in morte di Madonna Fiammetta" del Boccaccio.

E’ solo una traccia per far vedere come poteva essere la BUR allora. Ho anche qualche volumetto rilegato in tela blu, ma devo dire che il fascino del cartone grigio non mi ha mai abbandonato.
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Storie di libri – Margherita Hack – L’amica delle stelle – Storia di una vita

Avere a Roseto Margherita Hack è molto più di un’opportunità, è scoprire che un pensiero diverso e "altro" esiste, ed è perfettamente possibile.
E’ il trionfo del dato scientifico e razionale sulle elucubrazioni filosofiche e la tronfia pomposità della loro vana inutilità (o utilità che dir si voglia).
E’ l’opportunità di ascoltare una voce libera in modo disarmante, ricca di rigore toscano e, quindi, diretta, non insinuante, assolutamente chiara e ferma. Stanca, probabilmente, ma presente e agente perché viva, che va al nocciolo delle cose perché il resto, semplicemente, non è interessante, è perfettamente da buttar via.
E’ l’ateismo che ci vorrebbe ogni giorno, quello che premette se stesso a qualunque tipo di ragionamento perché in non credere, come il credere, del resto, possono far partire quell’onestà intellettuale che dovrebbe far parte di ogni discorso.
E la Hack che sorride a tutti perché riconosce nell’Altro un portatore di diritto dovrebbe far bene a tutti.
A me ne ha sempre fatto e continuerà a farne tanto, e così spero di voi.

L’esemplare di "L’amica delle stelle" in edizione BUR lo comprai su una bancarella dell’usato alla stazione di Padova (quella sera il treno per Venezia si fermò sul binario 1 anziché sul 3 come faceva di solito) la sera che tornai per la prima volta nell’appartamento che avevo affittato, e che cominciava, da allora, ad essere "casa". Fu il primo libro che comprai per la casa nuova, del resto non avevo molto lì, in valigia avevo giusto la radio, il resto sarebbe venuto pian piano.
La prima notte che dormii in quel letto mi misi ad ascoltare un po’ di jazz da Radio Tre, qualche altro programma di informazione qua e là, e attaccai a leggere la vita della Hack, interessantissima finché non si parla di dati scientifici, ma questo è un mio limite, non ho mai amato la fisica.
Con l’autografo di stasera anche questo libro è tornato a casa sua. Lire 14.500.

[Cortesia di angelo Di Marzio – a destra nella foto-]

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