Pubblico dominio: quel pasticciaccio brutto di “Ciak”

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A me da piccino “Ciak”, la rivista di cinema, piacicchiava.

Andavo in cerca delle schede cinematografiche che la pubblicazione regalava ogni mese, sotto forma di cartoncini spessi, ciascuno con la locandina di un film, e con la trama e varie informazioni aggiuntive sul cast e sul regista, scritte sul retro. Con un po’ di tempo e pazienza potevi farti un piccolo Mereghetti a tuo personale uso e consumo.

Mi fa piacere apprendere che “Ciak” esista ancora. Ma in un articolo pubblicato ieri (“Le opere libere da diritti dal 1° gennaio. E che si possono usare gratis” a firma di Alessandro De Simone) la consusione regna sovrana. Si riprende l’annoso tema della giornata del pubblico dominio, festeggiata in tutto il mondo il primo gennaio, quella che sigilla l’elenco degli autori e delle opere che ognuno può ripubblicare, gratuitamente o a pagamento, senza dover corrispondere (più) alcun diritto economico o rendere conto agli eredi, senza incorrere nei reati previsti e puniti dagli artt. 171 e seguenti della legge sul diritto d’autore.

Andiamo a vedere cosa scrive De Simone a proposito delle opere letterarie:

“La notizia è che Il grande Gatsby, il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, è adesso libero.”

Sono dieci anni esatti che l’opera di Francis Scott Fitzgerald è in pubblico dominio (naturalmente in lingua originale): essendo l’autore deceduto nel 1940, l’opera omnia (non solo il capolavoro “Il grande Gatsby”) dello scrittore statunitense è entrata in pubblico dominio dal 1 gennaio 2011. Quindi dov’è la notizia?? Sono 10 anni che lo redistribuisco su classicistranieri.com e nessuno (giustamente!) mi ha mai detto nulla.

Altra “notizia” riguarda “Mrs. Dalloway” di Virginia Woolf. Non è in pubblico dominio da oggi (sto sempre parlando dell’edizione in lingua originale inglese, naturalmente), ma dal 1 gennaio 2012, essendo la Woolf morta (suicida) nel 1941.

L’autore dell’articolo cita anche “Il velo dipinto” di William Somerset Maugham come opera di pubblico dominio. Niente di più falso. Somerset Maugham è deceduto nel 1965, e occorre attendere ancora il primo gennaio dell’anno solare successivo al compimento del 70° anniversario dalla sua morte.

Stesso discorso per “Manhattan Transfer” di John Dos Passos (morto nel 1970), “Il segreto di Chimneys” di Agatha Christie (morta nel 1976) e “Foglie secche” di Aldous Huxley (è morto nel 1963!)

Quindi col cavolo che in Italia queste opere possono essere riprodotte o utilizzate per trasposizioni (anche cinematografiche).

Diverso discorso per la citata opera “Il Processo” di Franz Kafka (l’autore fa riferimento, opportunamente, all’edizione originale in tedesco): è in pubblico dominio dal 1 gennaio 1995 (Kafka è morto nel 1924).

Da dove nasce l’equivoco? Dal fatto che queste opere sono di pubblico dominio, sì, ma negli Stati Uniti, dove vige una legislazione che riguarda soprattutto la data di prima pubblicazione. In Italia è ancora reato copiare, diffondere, trasporre, utilizzare in qualsiasi modo Huxley, Somerset Maugham e Agatha Christie. Per la verità il giornalista un accenno alla legislazione americana lo fa, ma il tono generale dell’articolo indurrebbe a una eccessiva disinvoltura nell’utilizzo dei diritti di questi autori.

Come sempre, niente di nuovo sotto il sole. Vedi giudizio human come spess’erra?