Assoluzione fisiologica

E ora siamo tutti più tranquilli.

Dopo che il boss è stato assolto in secondo grado nel processo per il caso Ruby, l’estate trascorre solitamente più noiosa e i condizionatori possono di nuovo andare a palla mentre le località di mare si riempono di bambini vocianti, di mamme strillanti  e di metalli urlanti (questa la riconoscono in due o tre, ma mi è venuta così, estemporanea).

Dunque pare che non fosse vero un beneamato ciùfolo il castello accusatorio di primo grado, e i giudici, quelli veri, non quelli comunisti, hanno riconosciuto l’estraneità ai fatti di Berlusconi. O meglio, per un capo di accusa hanno riconosciuto che Berlusconi non è estraneo a quel fatto, ma che quel fatto non costituisce reato.

Ah, bene, come ci si sente rilassati! Ora finalmente qualcuno (Brunetta) può chiedere pubblicamente la grazia e dimenticarsi che, trattandosi di una sentenza di secondo grado, manca ancora la Cassazione prima di pronunciare definitivamente la parola “fine” sull’affaire Ruby, che se è vero come è vero che il principale imputato dell’affaire è stato assolto, c’è da metterci la mano sul fuoco che sia VERAMENTE la nipotina di Mubarak.

Lui, del resto, sapendo di non poterci più nemmen sperare sulla grazia, ha chiesto una legge che gli permetta di ricandidarsi alle elezioni e che aggiri tanto la Legge Severino quanto l’odiosa sentenza (quella sì, passata in Cassazione) che lo dichiara interdetto dai pubblici uffici per tre anni.

Fuochi di ferragosto, li chiamerebbe Battiato.

Il PD, vedendo allontanarsi per il suo principale alleato lo spettro di ben altro tipo di interdizione dai pubblici uffici, quella perpetua, facendo anche lui i conti senza l’oste rappresentato dalla Cassazione, è sicuro che ci sia la serenità necessaria per portare avanti lo sfascio istituzionale determinato dalla svendita del Senato della Repubblica con lo sconto del 75% stile remainders.

Ancnhe Wikipedia è contenta. Alla voce “Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi” (perché ci vuole una voce a parte) mette il caso Ruby tra i procedimenti conclusi, mentre tra i procedimenti ancora a carico del Nostro, una “diffamazione aggravata nei confronti di Antonio Di Pietro, accusato di avere ottenuto la laurea grazie ai servizi segreti” (robettina, via…) la corruzione del senatore De Gregorio (stai a guardare il capello!) e, colmo dell’ilarità, un procedimento per “corruzione in atti giudiziari in riferimento alle testimonianze rese nel procedimento “Ruby” principale”. Ci sarebbe anche il deposito, da parte della Procura della Repubblica di Napoli, di “nuovi documenti nei quali Berlusconi è indagato per il reato di finanziamento illecito ai partiti a causa di finanziamenti che sarebbero stati erogati negli anni scorsi al Movimento Italiani nel Mondo.”

L’è el dì de mort, alégher!

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I’ Fazio ‘o show!

Fabio Fazio, 10 Settembre 2010, Mandela Forum, 9° Incontro nazionale di Emergency, Firenze

Nun me guarda’
stuorte pecche’
momentaneamente
nun sto’ vicino a te
sto’ cu l’amice
e cu l’amice
io faccio ‘o show.
(Arbore – Mattone)

C’era qualcosa che non mi tornava nell’affaire Brunetta-Fazio.

Sono stato a rimuginarci per giorni (o minutini!) per arrivare al capo di quello che non mi scendeva per il gargarozzo delle prevedibilissime domande di Brunetta, e delle altrettato prevedibili risposte del presentatore di “Che tempo che fa?”

Ed è qualcosa che va ben oltre il pur lauto compenso contrattuale che Fazio non ha fatto conoscere per inesistenti “motivi di privacy” (non si capisce bene se dell’azienda o sua), giacché le dichiarazioni dei redditi di chiunque sono pubbliche (sì, anche le mie, anche le vostre -inutile che facciate quelle espressioni di disappunto-, anche quelle di Fazio).

Fazio, che, non bisogna dimenticarlo, è stato definito da Gubitosi come “non un costo ma una fonte di profitto”, ci ha tenuto a precisare a Brunetta che la sua trasmissione è interamente pagata dalla pubblicità.

Che è un autogol clamoroso.

Perché a me non me ne frega niente se i ritorni pubblicitari coprono i costi di quello che fai. Mi devi dire che il tuo programma, con le varie interviste alla Boldrini, a Jovanotti, allo stesso Brunetta, a Roberto Saviano, a chi ti pare sono servizio pubblico di interesse collettivo. Allora, visto che lo sono, non mi ci metti la pubblicità, perché io non voglio che una libera opinione venga condizionata da un pannolino, un’automobile, una marca di crackers.

Poi se vuoi farmi credere che i cinguettii di Massimo Gramellini o le Jolande e i Walter della Littizzetto siano anch’essi servizio pubblico, mi dispiace ma non ci siamo.

Un servizio di pubblico interesse me lo offri a costo zero sia che tu abbia la pubblicità a farti da stampella, sia che quella trasmissione te la guardino in quattro o cinque. E’ servizio pubblico e basta.

E se facessi servizio pubblico veramente potresti essere pagato dal canone degli utenti e guadagnare anche una cifretta un po’ più ragionevole, che male non ti fa.

 

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Colpo di grazia

Brunetta e Schifani saliranno al Quirinale, forse già domattina, con le dimissioni dei deputati dei loro gruppi firmate in tasca, per chiedere la grazia per Berlusconi al Capo dello Stato. Atteggiamento senza dubbio di interlocuzione e conciliazione.

Bondi ha detto che o si va a un provvedimento di clemenza istituzionale o si paventa la guerra civile. Rassicurante.

In Italia l’istituto della grazia è regolamentata dall’articolo 681 del codice di procedura penale.

Come direbbe il nostro ultrafelede Baluganti Ampelio, “O cosa ci sarà scritto”? Andiamo a vedere almeno il comma 1:

“La domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e giustizia.”

Bondi, Brunetta e Schifani non sono né tutori né prossimi congiunti di Berlusconi, cosa ci vanno a fare?
Vanno, evidentemente, a sollecitare la concessione di una grazia motu proprio da parte di Napolitano. Certo, Napolitano lo può fare. Può, cioè, in linea teorica, concedere la grazia a Berlusconi o a chiunque altro anche senza che l’interessato la chieda.
Ma occorrerebbe, comunque, un’istruttoria. Non è che Napolitano conceda la grazia random!

C’è un’altra cosa molto interessante da osservare. La concessione è causa di estinzione della pena e non del reato.
Vuol dire che la colpevolezza di Berlusconi, ormai, è assodata e giudicata, non si mette in discussione.
Il massimo che la delegazione quirinalizia può ottenere è che Berlusconi non sconti la sua pena residua ai domiciliari o in affidamento in prova ai servizi sociali (o in carcere, se lo preferisce), ma non che venga cancellato il “marchio d’infamia” che grava su di lui, e di cui la stampa e l’informazione internazionale stanno parlando.
Le pene accessorie (cioè la famigerata interdizione dai pubblici uffici) sono cancellate solo se il provvedimento lo stabilisce espressamente.

Di che cosa stanno parlando?

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Renato Brunetta – “Sono stati quattro referendum emotivi”

“Gli italiani sono andati a votare per paura: la gente se la prende con i governi perché c’è la crisi, succede da tre anni in molti Paesi europei. E’ un segno di malessere, poi aggiungiamoci Fukushima, ed ecco il risultato. Il traino e’ stato il nucleare, sono stati 4 referendum emotivi”.

da: http://www.renatobrunetta.it/2011/06/15/intervento-del-ministro-renato-bruentta-a-otto-e-mezzo/
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Ma perche’, con la PEC non si possono mandare oggetti solidi???

Anche sull’istituzione della scalcinata Posta Elettronica Certificata di Stato c’è poi da ridire.

C’è gente che ha disperato che per l’introduzione della PEC in Italia (che poi c’era già, non vedo la necessità di tutto questo fuocodartificismo becero, se io l’ho presa tre anni fa è segno che tre anni fa si poteva fare…) perché teme per l’abolizione della tradizionale raccomandata cartacea.

Che è una di quelle psicosi collettive che ha preso l’opinione pubblica quando si cominciava a parlare di e-book, perché si temeva che potesse soppiantare il libro cartaceo (si prevedevano biblioteche ospitate su server megagalattici e chiusura delle librerie di carta. La gente diceva "Nulla potrà mai darmi il piacere dell’odore del libro", e così gli sniffatori della pagina stampata se la prendevano con la rete, rea di aver digitalizzato la cultura.

Scrive un lettore sul blog: http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi/

"(…) magari, forsei, non conosco bene la funzione, ma spero che non venga per niente cancellata la raccomandata dalle poste, perchè permette di spedire alcune piccoli pacchi risparmiando rispetto ai costi della spedizione come pacco….cosa che via internet con la PEC non credo si possa fare con gli oggetti solidi."

Ma va’?? Con la posta elettronica non si possono mandare gli oggetti solidi??? Strano. Io pensavo che la PEC l’avessero inventata per permettere ai cittadini di inviarsi ombrelli, mobili usati, pialle del 12, cavaturàccioli, regali di nozze, lavatrici, elettrodomestici e tutto quanto fa spettacolo.

Che delusione questa PEC!

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La Posta Elettronica Certificata “per tutti gli italiani” e’ un buco nell’acqua


La casella di posta elettronica certificata "per tutti" è stata preanunciata in pompa magna come la solita rivoluzione "epocale" (fateci caso, "epocale" è un aggettivo che il Governo usa quando vuole coprire i propri fallimenti, è una mano di bianco esterna data a un edificio cadente e pericolante, è il travestimento della realtà, l’illusione della rivoluzione vera).

Da oggi, dunque, ogni cittadino avrà la possibilità di avere un indirizzo di posta elettronica certificata. Bello. Ma perché, prima no? Io ho una casella PEC da tre anni e l’ho sempre usata regolarmente. Dov’è, dunque, la novità? E, soprattutto, qual è il valore aggiunto e l’originalità di questa iniziativa?

Si potrà dire: la PEC di Stato da oggi è gratuita per tutti, mentre prima, se la volevi, eri costretto a pagartela. Sì, e allora? A parte il fatto che una casella di posta elettronica certificata costa, con Aruba, sei euro iva compresa, da che mondo è mondo il pubblico è gratuito e il privato, se lo vuoi, te lo paghi di tasca tua, niente di nuovo sotto il sole.

Le ridondanti notizie che trapelano attarverso il quotidiano filogovernativo "Repubblica", parlano, inoltre, di possibilità di usare la PEC soltanto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Che è una boiata bella e buona. Perché, se lo Stato mi dà uno strumento che ha il valore legale e giuridico di una raccomandata, posso usarlo SOLO per interfacciarmi con la pubblica amministrazione? Voglio dire, posso scrivere al mio comune, alla scuola, ai carabinieri, alla polizia, al tribunale, alla direzione generale del Tesoro della mia provincia, ma non posso scrivere al mio amico Baluganti Ampelio che, guarda caso, essendo un libero professionista, ha l’obbligo di avere una casella di posta elettronica certificata? E se lo voglio mandare a dare il ramato alle pecore attraverso la PEC di Stato perché non posso farlo?

La risposta è semplice: sì che posso farlo, ma quelli di "Repubblica" confondono il destinatario "Pubblica Amministrazione" con le caratteristiche tecniche della PEC, che sono quelle di poterricevere messaggi da indirizzi a loro volta certificati. Che non è la stessa cosa.

Ad ogni modo, si sappia che qualunque casella di posta elettronica certificata *può* ricevere e trasmettere da e presso qualunque indirizzo, certificato o tradizionale che sia, se con la PEC di Stato questo non è possibile o ci sono delle limitazioni sappiate che sono paletti che sono messi dal gestore, e che non sono insiti nel mezzo.

E’ come se vi dessero gratis una macchina che possa andare solo in determinati luoghi. O che non superi una certa velocità. Non è colpa della macchina, evidentemente.

Notevolmente macchinosa anche la procedura per registrarsi. Prima bisogna farlo on line, poi andare a farsi riconoscere in uno dei 6100 uffici postali abilitati al servizio (ce li vedete voi gli impiegati postali a chiedere "Cos’è che voleva, Lei? La PEC? Ma non poteva usare i francobolli come tutti gli altri? Scusi, vado a chiamare il Direttore…")

E’ la solita sparata, grandi effetti speciali, ma di rivoluzione pochina, la rivoluzione e l’abbattimento del cartaceo si avranno solo quando TUTTI i cittadini saranno messi nelle condizioni di poter usare la PEC per comunicare verso CHIUNQUE. Cioè quello che già esiste, sia pure a pagamento.

Altra obiezione: e la firma digitale? Se io spedisco via PEC un documento allegato a un messaggio di posta elettronica, l’unica cosa certezza che ho è che quel documento è stato spedito da quell’indirizzo, non che quel documento sia autenticamente sottoscritto. La firma digitale è fondamentale per capire e far capire che io sono io, punto e basta. Ma "ça viendra", direbbero i francesi. O gli ottimisti.

Dulcis in fundo: lo Stato, gestendo le PEC dei cittadini, ha la possibilità di controllarli nei loro rapporti con l’amministrazione pubblica, molto meglio di quanto non facciano e non possano fare i "dati incrociati" (ad esempio quelli del fisco o quelli anagrafici). Ogni mail certificata spedita o ricevuta crea un "precedente" di cui l’amministrazione tiene memoria.

E lo stato ha la memoria lunga. Lui sì che è all’altezza!
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Bunetta: 500 euro ai giovani perché vadano via da casa, da prelevare sui fondi delle pensioni di anzianita’

"Diamo meno ai genitori e 500 euro ai figli che escono di casa" [1]

"La verità è che la coperta è piccola (…)" [2]


[1] Io li pagherei volentieri per fare uscire dalla scena politica Brunetta, in modo che si faccia una vita autonoma e non continui a gravare sulle spalle degli italiani.
[2] …ma per lui è più che sufficiente
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Insegnanti e pubblici dipendenti: nuove fasce di reperibilita’ per malattia in vigore dal 4 febbraio 2010

Le nuove fasce di reperibilità per i dipendenti pubblici (dunque, anche per gli insegnanti) in caso di malattia, fissate

dalle 09 alle 13 e
dalle 15 alle 18

andranno in vigore a partire dal 4 febbraio 2010 (Decreto n. 206 del 18/12/2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2010).

Nel file PDF trovate il testo del Decreto.

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Il cedolino dello stipendio

E’ arrivato lo stipendio.

O meglio, lo stipendio ancora non è in banca disponibile. Lo vrò domani, o, con ogni probabilità, dal 23. E’ arrivato il cedolino. Elettronico, direttamente con l’e-mail, cazzo che figata la tecnologia, e guarda qui la pubblica amministrazione come si sta dando da fare per recapitare la documentazione in modo rapido, efficiente, puntuale ed ecologico tutto quello che fino a ieri era fatto di carta e ora occupa talmente poco spazio nche con un CD-ROM uno si archivia una vita di lavoro.

E bravo Brunetta, questa volta nessuno può dire che il Ministro della Funzione Pubblica non sia stato all’altezza, cosa che gli riesce sempre regolarmente.

Certo, mi hanno tolto una decina di giorni di malattia, ma c’è tutto, e, soprattutto, ci sono i dané, i vaìni, i schèi, le palanche, il valsente, i dindi. Che dal 10 dicembre che ho preso la tredicesima non erano più arrivati. Nel frattempo uno può anche morire, è la scuola italiana, bellezza.

Noto una cosa, però. Risulto dipendente dall’Ufficio del Tesoro di Teramo. Invece dipendo in tutto e per tutto da quello di Pescara, perché la scuola in cui sono titolare è in provincia di Pescara, se non hanno ancora cambiato la geografia.

Poco male, però, sul modulino PDF c’è un bel link a un sito web splendidamente e opportunamente consigliato e predisposto in modo da risolvere tutti i problemi che possano presentarsi, per carità, siamo qui apposta.

Dico: "Ho la posta elettronica certificata e la firma digitale, mando una comunicazione e il problema si risolve, adesso cerco il recapito…"

Col cazzo! Voilà un perfetto errore di sistema. Come vedete la pubblica amministrazione funziona ancora splendidamente…

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Fuori dalla scuola pubblica le maestre dell’asilo “Cip e Ciop” di Quarrata arrestate per maltrattamenti!

Le hanno arrestate, una in flagranza di reato.

Si chiamano Anna Laura Scuderi, 41 anni, e Elena Pesce, 28 anni. La prima è la titolare dell’asilo "Cip e Ciop" di Quarrata (Pistoia), la seconda è una maestrina.

Dopo una attività investigativa di intercettazioni con telecamere nascoste, è stato scoperto che un bambino è stato costretto a restare con la testa nel suo vomito dopo essere stato preso a pacche sulla nuca ed essere stato fatto cadere. Era solo un bambino di otto mesi. Un bambino strattonato con forza, al punto di causare la lussazione di una spalla. Niente giochi. Qualcuno veniva chiuso in bagno per punizione.

Altri bambini sono stati picchiati, o lasciati per ore al freddo o al buio.

Le due sono state arrestate e trasferite al Carcere di Sollicciano.

Sono persone che, per la gravità dei reati e per la qualità delle prove non dovrebbero mai più far ritorno a occuparsi o a insegnare nelle scuole pubbliche. Quella che è stata arrestata in flagranza di reato, dunque, verrà probabilmente processata per direttissima. Con tutte le attenuanti del caso (sconto di un terzo della pena per il rito, è incensurata, e chissà che non venga ammessa a patteggiare).

L’altra, invece, con ogni probabilità si barcamenerà per le maglie del rito ordinario. La terranno in carcere per un po’, poi sarà scarcerata per decorrenza dei termini o perché non c’è più pericolo di inquinamento delle prove. Un po’ di arresti domiciliari non si negano a nessuno.

Poi arriverà l’udienza preliminare, il rinvio a giudizio e, solo dopo, il processo di primo grado.

Che si svolgerà quasi sicuramente quando sarà pronto il provvedimento sul processo breve.

E che fra eccezioni procedurali, tempistiche fisiologiche, esigenze (sacrosante!) della difesa, i due anni del processo lo manderanno in prescrizione.

E se il processo va in prescrizione vuol dire che la Scuderi dovrà per forza essere reintegrata nel proprio lavoro (da cui per ora può essere stata sospesa, non licenziata, perché non si licenzia un pubblico dipendente senza una sentenza definitiva passata in giudicato) mentre questa gente dovrebbe semplicemente andare fuori dalla scuola e da qualunque altro ufficio pubblico per tutta la vita, ipso facto e sine die, e via latineggiando.

Tutto questo perché c’è da salvare il Presidente del Consiglio. Perché non si deve far durare un processo più di due anni, perché se putacaso si arriva a sentenza dopo due anni e mezzo per questa stronza è tutto cancellato.

Colpevole? Magari sì, certo, la prescrizione lascia sempre il "fumus" della responsabilità, ma ufficialmente non punita.

E ufficialmente degna di vedersi restituire tutti gli stipendi sospesi, con gli interessi e con tante scuse e magari i saluti alla famiglia.

Poi se gli insegnanti prendono l’influenza il Governo i soldi che ritira ai pubblici dipendenti li vuole subito. Perché sono dei fannulloni. Una di queste, con ogni probabilità, sarà una prescritta. E qualcuno dirà anche che c’è stato un accanimento dei soliti magistrati comunisti.
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Cambia l’orario di reperibilita’ per la visita fiscale dei dipendenti pubblici in malattia

Dal 15 novembre entra in vigore l’ennesimo cambio dell’orario di reperibilità dei dipendenti pubblici in caso di visita fiscale dovuta a malattia. Gli arresti domiciliari andranno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per ogni giorno di malattia inclusi le domentiche e i festivi se compresi nel certificato medico.

Statev’ accuort’!
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Renato Brunetta, la Cuccarini del Governo Berlusconi

«Io, povero, non bello e non ricco, ho fatto il c… al mondo e sono la Lorella Cuccarini del governo Berlusconi»

(Renato Brunetta, intervista a "Gente", 2007)
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