A scuola alle 10!

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E così, l’ultima soluzione tirata fuori dal cilindro della scuola italiana per rendere più efficaci le ore di frequenza scolastica è questa: fare entrare gli alunni delle prime classi alle 10.

L’esperimento sarà operativo -secondo quanto riportato da skuola.net- a partiure dal prosssimo mese di settembre e solo per alcune classi prime dell’Istituto Ettore Majorana di Brindisi. Il Dirigente Scolastico, Salvatore Giuliano, ha recentemente affermato inuna dichiarazione al “Corriere della Sera”:

“Coinvolgeremo tutti, enti locali e famiglie, ma sicuramente da settembre avremo le prime classi con orario di entrata spostato in avanti. Dopo anni di sperimentazione di metodologie didattiche che puntano ad andare incontro alle esigenze degli studenti, il nostro non è un punto di partenza, ma di arrivo”.

Evviva. Tanto più che sembrerebbe proprio che alcuni studi recenti dimostrino come dormire più a lungo sia di estremo beneficio per la salute dei nostri ragazzi. Eh, beh, ci volevano gli studi, perché la mi’ nonna Angiolina che diceva che “il sonno fa diventà’ belli” (come la pappa al pomodoro, ndr) queste perle di saggezza salutistica me le dava gratis, povera donna. Quindi, siccome questi ragazzi vanno a dormire dopo le 23 (non si sa bene cosa facciano prima), entrando alle 8,30 come tutti gli esseri umani (insegnanti compresi, che non si vede perché non avviano diritto a un trattamento analogo, forse a loro il sonno fa male) non dormirebbero abbastanza per coprire tutti i fabbisogni fisici e fisiologici.

Dunque, dormire di più per rendere di più e per studiare meglio.

Ora io mi chiedo come facevo io che la domenica sera alle 21 avevo una trasmissione radiofonica da condurre fino alle 24 e che non ero mai a letto prima delle 1.00 a svegliarmi zompando come un grillo (forse!) la mattina dopo alle 7,50 perché dovevo andare a prendere la corriera che mi portava, da Vada, a scuola a Livorno. E in più il lunedì avevo quasi sempre rientro pomeridiano, quindi fatica doppia. E questo per tutto l’inverno e se non c’era da studiare per qualche materia.

Come facevamo noi che ci svegliavamo con quell’odore a volte nauseabondo del latte e caffè che veniva dalla cucina a dire di no alla mamma che ci portava via le lenzuola calde e ci ordinava di saltare giù dal letto pena sfasciamento di sèggiola sul groppone? E vai a scuola, se hai sonno ti svegli, ecco, ti fai una bella immersione del viso nell’acqua diaccia stecchita e via. Sono tutte cose che non hanno mai ammazzato nessuno e adesso ci si deve fare sopra una sperimentazione scolastica con tanto di studi scientifici a supporto.

Sono tutte sensazioni e consapevolezze perdute, ma ricordatevi che è la sperimentazione, bellezze!

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Brindisi: stavolta c’è scappato il mostro!

E così anche stavolta c’è scappato il mostro.

Nel pomeriggio di ieri in rete sono stati diffusi dati personali, tra cui nome, cognome, indirizzo di posta elettronica e quant’altro possa essere servito ad identificare in maniera unilaterale un individuo, di una persona interrogata dalle forze dell’ordine e non soggetta a nessun fermo, a nessuna indagine e men che meno a un capo di imputazione, ammesso che anche un capo di imputazione sia indizio di colpevolezza, nell’ambito delle indagini per l’attentato di Brindisi.

Sapete, magari somigliava tantissimo a uno che era stato fotografato con le mani in tasca vicino a un chioschetto, e già stare con le mani in tasca è un gesto sospetto. Chissà che cosa può avere in tasca una persona, magari le chiavi della macchina, o quelle di casa, o il portafoglio, o il cellulare, no, via, bisogna assolutamente indagare, è necessario andare a vedere chi è questo qui che si permette il lusso, si veda il caso, di somigliare tanto a una persona ricercata, o addirittura che sia proprio QUELLA persona, che non si sa se abbia commesso o meno il fatto, però intanto lo si interroga e la stampa lo sputtana, così impara a somigliare a qualcun altro, magari a zoppicare un po’, o ad avere altre strane e sospette abitudini come avere un fratello, insomma, a commettere tutta questa serie di azioni sospette che ne fanno, in principio e ab ovo, un poco di buono, o, comunque, un possibile attentatore dinamitardo (certo, un dinamitardo con le bombole di gas, ma non si può pretendere tutto dalla vita) che ha spezzato la vita di una povera ragazza.

La persona interrogata non c’entrava niente. Non era lui.

Ma nel frattempo è stato preso a insulti indicibili sulla sua pagina di Facebook (e quale miglior ragione per essere insultati che quella di non aver fatto niente? Non fare niente di male è un gesto altamente rivoluzionario, perché tira fuori la rabbia che la gente si cova dentro: come ti permetti tu di non fare nulla di male, in modo che io non posa nemmeno trovare un appiglio per vomitarti addosso tutto il mio disprezzo? Come minimo devi andare in giro con un paio di calzini turchesi, come la storia ci insegna), i suoi dati personali pubblicati su blog, siti di giornalisti, periodici on line e di carta, giornali e chi più ne ha più ne metta.

Tutti a fare a gara a chi faceva lo scoop e a chi pubblicava per primo il nome e il cognome del “killer”. Non era vero niente. L’interrogato non aveva nessuna responsabilità, diretta o indiretta con il crimine.

Tra quanti hanno ceduto a questo gioco al massacro, degno del manzoniano “dàgli all’untore”, figura anche Gad Lerner, che sul suo blog sottotitolato “il bastardo” aveva inserito un articolo dal titolo eloquente: “Nome e Cognome il killer di Brindisi”.

Una volta diffusasi la notizia che, cari Signori, non era vero niente, il Signor Nome e Cognome non è il killer di Brindisi, ci sarebbe tanto piaciuto, del resto purtroppo non si possono mettere in galera gli innocenti al posto dei colpevoli, malauguratamente vige questo maledetto principio del diritto per cui la responsabilità penale è personale, se no a quest’ora qualcuno avrebbe dimostrato che le promesse si mantengono, e il Birba sarebbe stato dato in pasto all’opinione pubblica che avrebbe avuto di che sbranarselo a suo bell’agio, una volta, dunque, che il buco nell’acqua era conclamato, l’articolo è stato modificato in una versione più morbida: “Brindisi, dalla procura esce un nome”.

Solo che cercando su Google questo articolo, si scopre che 23 ore prima, esisteva sul blog un articolo con il titolo precedente e non ammorbidito. Ecco lo screenshot:

A nulla è valso il tentativo di Gad Lerner di rivoltare la frittata e inserire nel nuovo e più mellifluo articolo per la rete SOLO le iniziali dell’interrogato che, ripeto, non è mai stato neanche sottoposto a indagine. Gli hanno fatto solo qualche domanda, hanno visto che non era stato lui, fine della storia.

Una vita spezzata dalla macchina del fango, associata per l’occasione in una “große Koalition” di blogger, carta stampata, sistema di informazione, singoli cittadini che prendono Facebook come una pistola e sparano direttamente nel mucchio, ‘ndo’ cojo cojo e tanti saluti a casa. Perché a distruggere la vita delle persone si è sempre pronti, poi, tanto, casomai, dopo si chiede scusa. Cioè quando è sempre troppo tardi.

Naturalmente per gli studiosi e i grandi intellettuali la colpa è della rete. E ci mancherebbe anche altro che non si demonizzasse il mezzo per chi lo usa. Specialmente adesso che è DAVVERO colpa di Beppe Grillo.

Perché parlano di “rete impazzita”, non di “giornalismo-macelleria”.

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Le analisi sull’attentato di Brindisi come armi di distrazione di massa

E’ stata sicuramente la mafia. O forse la Sacra Corona Unita [1]. Comunque sia fa parte di una strategia del terrore. Guarda lì, proprio davanti a una scuola intestata a Falcone e alla moglie, e proprio nell’anniversario dell’attentato di Capaci. Sissì, è stata la mafia, perché la mafia odia la cultura e ci vuole tutti ignoranti, e se non è mafia o Sacra Corona Unita sarà criminalità organizzata a iosa lo stesso, perché, vedi, sono venuti Pietro Grasso e Don Ciotti, ma non bisogna tralasciare nessuna pista, però quella mafiosa ci piace di più, del resto gli inquirenti stanno lavorando a 360°, anche se in fondo, a voler ben vedere, potrebbero essere i servizi deviati, ma anche gli anarco-insurrezionalisti, chè se ne sente tanto parlare e meno male che non ne abbiamo mai visto nemmeno uno, perché devono essere molto ma molto pericolosi, gentaccia, ma a qualcuno la colpa bisogna pur darla, del resto c’è una recrudescenza di tipo terroristico che ha già dato segnali precedenti molto preoccupanti, forse stanno tornando le Brigate Rosse, ma pare che abbiano inquadrato l’assassino, dev’essere il gesto isolato di un folle, che probabilmente non era solo, e allora è segno che il mondo è pieno di folli, ma li prenderemo e avranno l’ergastolo, sì, insomma, con questa strategia della tensione ci stiamo un po’ ingarbugliando anche noi, ma del resto che volete, che la gente viva tranquilla? Eh, no, non si può…

[1] Che, poi, io questa roba qui che “mafia” si scrive minuscolo e “Sacra Corona Unita” si scrive maiuscolo non l’ho mica mai capita…

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A scuola si muore

E’ già cominciato l’orrendo cannibalismo mediatico sulla povera ragazza che ha perso la vita questa mattina nell’attentato di matrice si-dice-mafiosa davanti a un Istituto Tecnico, a Brindisi.

E alla stampa nazionale si aggiunge il popolo di Facebook che ne ha saccheggiato il profilo, ripubblicato foto, moltiplicato l’iconografia in uno sciacallaggio senza fine, che non si ferma neanche davanti alla tragedia più evidente e sconfortante: tutti a ravanare nella vita privata di chi non ha più una vita, non importa se era una ragazza minorenne.

Anzi, su Facebook sta girando insistentemente, in queste ore, una frase attribuita ad Antonino Caponnetto, secondo cui la mafia avrebbe molta più paura della scuola che della giustizia.

Ora, io spero vivamente che anche questo sia una trovata dei soliti primadonnisti della rete, e che abbiano attribuito a Caponnetto una frase che non ha detto o, se l’ha detta, almeno che sia stato in un contesto profondamente diverso. Perché anche quello delle citazioni a vànvera sarebbe un capitolo da approfondire a parte.

E comunque una cosa è certa: alla mafia della scuola non gliene frega un bel niente.

E allora a chi è che importa DAVVERO qualcosa della scuola? Ai Governi, naturalmente. Allo Stato. Infatti l’istruzione pubblica e l’Università sono state le prime istituzioni a essere messe in ginocchio dalle politiche dei tagli sulla formazione dei futuri cittadini.

Non è solo un problema di ridenominazione dei corsi di studio (per cui dalla “Ragioneria” si è passati all'”IGEA” e poi alla “Amministrazione Finanza e Marketing”), è un problema di ore tagliate con l’illusione che se si studia di meno si studia in modo più efficace (ma quando mai si è visto?), sono precari che non lavorano, sono insegnanti di ruolo che devono assorbire il lavoro degli altri (si veda la compresenza con gli insegnanti di madrelingua per i docenti di lingue straniere), sono progressioni di carriera e posizioni stipendiali bloccate, sono pensionamenti rimandati, neo-assunzioni col contagocce, sono le scuole che sono costrette a chiedere delle “donazioni obbligatorie” per le fotocopie e la carta igienica, (la scuola è arrivata agli ossimori!) è un’Università allo sbando, è la logica del “con la cultura non si mangia”.

E se con la cultura non si mangia, senza mangiare si muore.

A scuola si muore un po’ ogni giorno perché alla scuola hanno staccato la spina. L’istruzione vive di energia residua e non rinnovabile.

E ci destreggiamo tra le affermazioni del Capo della Polizia Manganelli che dice che i responsabili saranno presi (lo speriamo bene!) e che avranno l’ergastolo. Ora, in uno stato di diritto se un imputato prende l’ergastolo o meno, se è responsabile dei reati che gli vengono contestati lo decide la magistratura, non una dichiarazione di intenti o un auspicio personale rilasciati alla stampa.

Avremo ancora bare bianche, palloncini colorati, striscioni, applausi ai funerali, parole retoriche e presenze contrite di circostanza.
Ma non avremo risposte. Saremo muti davanti al gorgo in cui stiamo scendendo (come i più bei versi di Cesare Pavese ci hanno insegnato), e avremo un solo filo di fiato quando, tornando alle nostre case, penseremo all’unisono: “E’ tutta colpa di Beppe Grillo e dei grillini!”

Perché non è possibile che sia colpa nostra, vero?

 

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