Quelli che tifano Argentina perché loro i crucchi non li possono soffrire, oh yeah…

Diciamoci la verità, quelli che hanno tifato Argentina nella finale del Campionato del Mondo di calcio non hanno supportato la squadra di Messi per una innata e spontanea simpatia nei confronti dell'”albiceleste”, visto che oltretutto quella era la prima volta che usavano questo termine. L’hanno fatto per una altrettanto radicata antipatia nei confronti dei tedeschi e del modello germanico in generale.

I tedeschi dovevano perdere non perché non siano arrivati in finale almeno allo stesso modo in cui ci sono arrivati i bonaerensi (tiè, le so anch’io le parole difficili), ma perché sono bravi.

Hanno giocato un calcio onesto ed efficace, sono arrivati in Brasile senza troppi strombazzamenti, hanno fatto il loro campionato sul campo e non sulle conferenze stampa, hanno messo un bestione in porta che dà più sicurezza di una saracinesca, il loro allenatore non se la tira esultando su e giù per la panchina. In breve, hanno fatto quello che non hanno fatto gli altri: hanno giocato. E, naturalmente, per questo devono perdere. Si sono permessi di umiliare una squadra come il Brasile, che era quella che DOVEVA vincere PER FORZA questo mondiale e no, non si può essere più forti del Brasile, non ci si può permettere di sconvolgere le aspettative di un paese e del mondo intero, perché se no poi la gente piange.

E poi, diciamocelo francamente, i tedeschi ci stanno sui cabasisi perché hanno un’economia che funziona. Ma come si permettono di essersi rialzati da due guerre mondiali e aver ricostruito il loro sistema economico e produttivo passettino dopo passettino? Come possono permettersi il lusso di andare un giro più di 10 anni con la stessa autovettura quando noi dopo 3-4 anni la cambiamo perché “è vecchia”?? E osano perfino chiedere scusa e girarsi dall’altra parte per non disturbare mentre rispondono al cellulare, quei crucchi della malasorte. Non è possibile! Quando si risponde al cellulare lo si fa interrompendo la conversazione in atto e parlando forte in modo da farsi sentire da tutti e far vedfere che noi il cellulare ce l’abbiamo.

Ci stanno sulle palle i tedeschi perché per loro le regole sono fatte per vivere meglio, mentre per noi sono fatte per essere infrante se no non siamo i più bravi, i più furbi e i più scaltri.

E la vittoria della Germania mette in crisi tutto questo e molto altro. Chi ha tifato Argentina per tifare contro i tedeschi non ha tifato PER una squadra, ma ha tifato CONTRO la possibilità concreta di essere felici e di essere onesti.

Un po’ di vergogna no, nevvero??

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…e continuavano a chiamarlo femminicidio

Marilia Rodrigues Silva Martins, 29 anni, brasiliana, in stato di gravidanza, è stata uccisa nell’ufficio in cui lavorava. Presunto colpevole il suo amante nonché datore di lavoro.

A Bari, Paola Labriola, 53 anni, psichiatra, è massacrata a coltellate. Presunto autore del gesto un suo paziente.

Ad Avellino Clotilde Sensale, 76 anni, commerciante titolare di un negozio di abbigliamento sportivo nel centro storico è stata presa a coltellate per cinque euro. Il suo presunto assassino è un pregiudicato di 41 anni.

Il primo è un femminicidio, gli altri due no.

Il perché è facilmente intuibile.

Perché la donna brasiliana uccisa era incinta, e per giunta dell’uomo con cui aveva una relazione. Era bella, almeno così l’hanno fatta apparire. Una donna giovane, bella, sola in Italia, lontana dal proprio paese e, soprattutto, madre.
Basta questo per inquadrare il fatto nella categoria del “femminicidio”. Perché la vittima, prima ancora che donna è “femmina”, proprio per i motivi di cui sopra. Non è solo un essere umano, è qualcosa di più. E’ una categoria a sé, e proprio per questo fa notizia.

Una donna che curava le persone con disturbi mentali invece no. Non era giovane, o almeno non più giovanissima, anche lei è stata uccisa sul luogo del suo lavoro, non era affatto incinta, no, probabilmente aveva dei figli già grandi, ma questo desta poco interesse per la pubblica opinione dèdita a scandalizzarsi ad ogni “femminicidio” sospinto.
Così come una donna di 76 (“capirài, non pubblicano nemmeno la foto sul giornale, tutt’al più sulla lapide o sugli annunci funebri”), che “sì, povera donna, tutto quel che si vuole, era anche dinamica per la sua età, brutta cosa essere ammazzati per cinque euro, non si discute” (perché la gente pensa questo!) ma queste, appunto, sono donne, non femmine. Cadaveri, non vittime.

E’ come se parlare di “femminicidio” avvicinasse le assassinate agli altari e sacrificasse tutte le altre. Come se l’omicidio per motivi passionali avesse più dignità di essere condannato e aborrito di quello per mano di un povero malato o perpetrato per motivi così futili come una banconota da cinque euro.

Siamo irrimediabilmente stupidi da dividere i morti in serie A e serie B.

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Saimos do Facebook

Il Brasile, terra meravigliosa e paese ingiustamente considerato “in via di sviluppo”, senza poi chiarire in sviluppo rispetto a che cosa, è cornice di una delle proteste di consistenti, violente e sanguinolente di questo noiosissimo inizio di millennio.
Dovremmo imparare molto dal Brasile, specialmente da questo manifestante che, armato soltanto di un cartello e di una testa per pensare, ricorda a tutti che per protestare è necessario uscire da Facebook e entrare nelle piazze.
In Italia, naturalmente, accadrà soltanto che chi è su Facebook ci rimane, perché essere su Facebook è un po’ come tenere il culo su una poltroncina che è sempre nostra per piccina ch’ella sia.
La rete ci fa incontrare. Poi, quando ce n’è bisogno, si va fuori.

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Brasile: Cesare Battisti e’ libero. Respinta la richiesta di estradizione

Sostiene mia moglie che la notizia della liberazione di Cesare Battisti e del respingimento da parte del Brasile della richiesta della sua estradizione in Italia sia l’ennesima arma di distrazione di massa.

Mia moglie ha ragione.

Napolitano afferma che sono stati lesi gli accordi (quali accordi? Ci sono degli accordi che permettono all’Italia di non osservare le decisioni di uno stato estero, sovrano e indipendente?), Berlusconi che dice di provare “Grande rammarico” (è rammaricato per le decisioni degli altri e non prova nemmeno un tantinello di vergogna per le sue), Calderoli che vuole boicottare i Mondiali di Calcio del 2014 quando dovremmo solo boicottare il nostro di campionato avvelenato dal Minias e dai Signori sotto inchiesta.

Le uniche parole sensate sono state quelle della presidente del Brasile Rousseff: “Le decisioni della Corte non si discutono”.

Quando si dice una lezione di stile…
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Alberto Torregiani a Milano alla manifestazione pro-Berlusconi davanti al Palazzo di Giustizia

Il signor Alberto Torregiani è figlio di Pierluigi Torregiani, il gioielliere ucciso nel 1979  dai PAC (Proletari Armati per il Comunismo) di Cesare Battisti, il terrorista per il quale le autorità brasiliane hanno negato l’estradizione in Italia. Nella giornata in cui il padre venne ucciso, il signor Alberto Torregiani è rimasto colpito alla schiena, condannato alla sedia a rotelle per tutta la vita.

Il signor Alberto Torregiani ha sempre riferito che la sua lotta per l’estradizione di Cesare Battisti non corrisponde a un senso di vendetta, ma di mera e pragmatica giustizia.

Il signor Alberto Torregiani poche ore fa era a Milano a manifestare la sua solidarietà al Presidente del Consiglio, assieme a varie altre decine di persone, tra cui Daniela Santanché. Una foto lo ritrae in mezzo a due signori che portano cartelli recanti la scritta "Silvio, devi resistere, resistere, resistere".



Il signor Alberto Torregiani in questa occasione ha avuto modo di dichiarare: «Sono qui perchè parte della magistratura continua ad alzare la voce, mentre dovrebbe lavorare in silenzio, come la maggior parte dei magistrati.»

Io credo che si possa, anzi, si debba rilevare che il signor Alberto Torregiani manifesti un atteggiamento molto contraddittorio e che, ancorché vittima del terrorismo e paralizzato, i suoi discorsi e i suoi atteggiamenti pubblici (considerato che si tratta di persona nota alla pubblica opinione) e che le sue dichiarazioni (pubblicate sul "Corriere della Sera")  possano essere criticati come quelli di chiunque altro. Me compreso. Anzi, no, perché io non sono mai andato a una manifestazione pro-Berlusconi e non ho mai rilasciato dichiarazioni al maggior quotidiano nazionale.

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L’estradizione di Cesare Battisti e gli atteggiamenti del governo italiano

Premetto che della vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti non mi interessa gran che.

Ma c’è qualcosa di inutilmente morboso negli atteggiamenti dei politici (e fin lì non mi stupisce affatto che abbiano comportamenti morbosi), dell’opinione pubblica e perfino nelle dichiarazioni delle stesse vittime sulla decisione dell’ex Presidente Lula da Silva di non concedere l’estradizione di questo bel naccherino in Italia.

L’iter giudiziario competente al Brasile è stato completato. E’ stato sentito il Tribunale Supremo che ha dato parere favorevole all’estradizione, il Presidente, sia pure in zona Cesarini e a poche ore dallo scadere naturale del suo mandato, ha deciso di concedere a Battisti l’asilo politico appoggiandosi sulla normativa, quella che prevede che il Presidente (a cui, come in Italia, spetta il potere di Grazia) possa non seguire le indicazioni del Supremo se ci sono elementi per ritenere che nel paese in cui sarà estradato, il condannato possa temere per la sua incolumità.

Lula ha pensato e sottoscritto questo. E allora?

E allora polemiche senza fine, si vedono ragazzini brufolosi che inneggiano slogan vagamente fascistoidi e sicuramente destrorsi e che scrivono striscioni con concetti aberranti tipo tenetevi i transessuali e ridateci Battisti, Gasparri ha tirato fuori la solita solfa sul fatto che chi ha ragione è l’Italia, ma bisogna anche dire (altra banalità aberrante) che le buone relazioni con il Brasile non vengono minimamente messe in discussione. E vorrei anche vedere che per un pirla condannato all’ergastolo uno metta sul piatto le relazioni diplomatiche con un paese democratico.

Insomma, per noi Lula da Silva ha pisciato fuori dal vaso e glielo dobbiamo fare vedere noi ai brasiliani di che cosa siamo capaci, come ai mondiali di calcio dell”82 in cui avemmo ragione della nazionale capitanata da Socrates, basta con questi carioca che giocano meglio di noi.

E invece di pensare che Lula da Silva possa anche avere ragione, magari in astratto, che non si sa che fine facciano i cittadini consegnati nelle mani dello stato italiano (forse ci siamo dimenticati i casi di Stefano Cucchi o di Federico Aldrovandi), richiamiamo l’ambasciatore italiano in Brasile a Roma, ce la prendiamo con Daniel Pennac che ha espresso solidarietà a Battisti (ce la dovremmo prendere con Pennac per quello che scrive, non per le opinioni che esprime a titolo personale!) e non pensiamo minimamente che si tratta della decisione presa da uno stato sovrano, riconosciuto e democratico.

Ci si può appellare al Tribunale Internazionale dell’Aja? Si hanno ottime possibilità di veder ribaltata la decisione di Lula da silva? Benissimo, lo si faccia, e si eviti di tirare in ballo i transessuali brasiliani che con la miopia internazionale dei nostri politici non c’entrano niente.

E, per favore, quei giovani che manifestavano per riavere in Italia un terrorista della cui storia, che è soprattutto storia del loro paese, mandiamoli a studiare.
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Cesare Battisti e il Brasile garantista di Lula da Silva



Siamo gente strana, noi italiani, per lo più fuori di testa.

Napolitano a nome di tutto il paese ha rappresentato al presidente brasiliano Lula da Silva lo "stupore e il rammarico" per la negazione dell’estradizione del delinquente Cesare Battisti, che di onorevole ha soltanto il nome.

"Stupore e rammarico" è un’espressione burocratica in diplomatichese puro, per dire che siamo incazzati neri e che non ci possiamo fare nulla.

Perché si dà il caso che la decisione sia stata presa da un paese sovrano nel pieno rispetto delle regole interne, ci piacciano o non ci piacciano. Battisti è stato furbo? Non si sa, di certo i brasiliani non sono scemi e hanno capito che in Italia la disparità di trattamento tra cittadini esiste, perché il Lodo Alfano ne è una chiara dimostrazione.

E il Presidente della Repubblica ha un bel dire che i diritti di un terrorista sono gli stessi di qualunque altro delinquente comune, se esistono cariche dello Stato, tra cui la sua, che si trovano oltre la punibilità penale in corso d’opera.

Abbiamo di che imparare dal Brasile? Certamente. Ma dovremmo soprattutto smettere l’abito saccentone e presuntuoso di chi non solo non ha più nulla da insegnare, ma che non può pretendere equità là dove non è disposto a darne.
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Il Mago Coelho e Brida pensano a te!

Ti senti solo? Depresso?
Hai bisogno di uno scopo nella vita?
Credi che nell’aldilà non ci sia un tubo di nulla e la cosa ti inquieta?
Hai bisogno di una dimensione spirituale interiore che soddisfi la tua voglia di divino ma ti lasci fare, al contempo, il cazzo che vuoi?

Affidati senza ulteriori indugi ai servigi del



MAGO COELHO(R)!

Egli saprà guidarti nel cammino della vita ristabilendo per te energie positive, convergenze astrali, scacciando malumore, malocchio, influssi malefici e altre robacce che ce le manda la Negatività in persona, pfui, via tutto, solo felicità, amore e benessere.

Pensi che tutto questo ti costi un occhio della testa? Ma no, brutto stronzone malfidato che non sei altro, oggi il Mago Coelho ha pubblicato per te il nuovissimo libro Brida (o "Maruska", ora non ricordo…), lo ha scritto nel 1990 e sentiva il bisogno di farlo tradurre proprio per gli italiani, pensa un po’ che culo!



E con 18 eurini ti levi il pensiero, la voglia di New Age e la sete del prosciutto.

E potrai dire anche tu con legittimo orgoglio, assieme al Mago Coelho: "Quando ho scritto "Brida" e l’ho pubblicato in Brasile più di 18 anni fa, alcune tematiche come il volto femminile di Dio erano ancora estranee alla maggior parte delle persone."

Ora invece anche tu potrai diventare un Coelhone. Ma ti rendi conto della grazia che ti è arrivata?

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