Ordine di carcerazione per Umberto Bossi (e pena sospesa -per ora!-)

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La notizia è di quelle che sono passate in sordina negli ultimi giorni, relegata a pochissime righe in una pagina interna sui quotidiano nazionali, o a un minuscolo link sulle home page dei giornali on line. Umberto Bossi è stato raggiunto da un ordine di carcerazione dopo il passaggio in Cassazione che ha confermato la condanna a 1 anno e 15 giorni di reclusione per il trascolorato leader della Lega, colpevole (a questo punto lo si può dire!) di vilipendio al Capo dello Stato, per aver definiti l’allora Presidente della repubblica Napolitano un “terùn” facendo contemporaneamente un accenno di gesto delle corna.

Dopo la sentenza di Cassazione, la magistratura di Brescia ha chiesto e ottenuto un ordine di arresto per Bossi. Subito dopo, però, ha emesso un’ordinanza di sospensione della pena. Bossi dovrà scegliere in quale forma di detenzione scontare la pena (sostanzialmente se carceraria o domiciliare) o se vorrà optare per la libertà vigilata o per l’affidamento inm prova ai servizi sociali, tutte forme “alternative” per scontare una condanna tutto sommato mite ma esecutiva. Bossi ha svariati precedenti penali al suo attivo (se volete approfondire l’argomento potete guardare la voce a lui dedicata su Wikipedia, che sui morti e i precedenti penali è un vero e proprio portento, bisogna riconoscerlo) e questo, probabilmente, ha fatto sì che una condanna a solo un anno e mezzo, una volta passata in giudicato, diventasse esecutiva.

Ma non è stata ordinata la carcerazione per un mariuolo qualunque. E’ stata ordinata la carcerazione per Umberto Bossi, il Ministro del Welfare dei governi Berlusconi, di cui la Lega è stata alleata per interi lustri. Non è un cittadino comune a dover andare in galera (o, come in questo caso, usufruire delle forme alternative di espiazione della pena), Bossi è stato una figura centrale delle trascorse legislature. E’ stato deputato e senatore, Ministro delle riforme del federalismo (le solite razzate leghiste), Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. Col suo carico di carichi (gioco di parole) pendenti è stato anche membro della Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni dal 22 luglio 1999 al 10 giugno 2001. Cioè, chi si occupava della giustizia e dei diritti dei cittadini nel 1999-2001 adesso è stato oggetto di un ordine di carcerazione per vilipendio al Presidente della Repubblica.

Ha fatto parte di quel gruppo di politici di centro-destra che hanno amministrato e governato il Paese negli anni del non ancora terminato berlusconismo. E, come già accaduto per Berlusconi, adesso deve scontare una pena. Fa parte di quel gruppo di politici di spicco  per i quali si stanno lentamente aprendo le porte del carcere (o dei servizi sociali, si veda il caso). E’ solo questione di tempo. Una generazione politica formata da individui per cui la giustizia ha comminato la galera condannando così non già un gesto isolato e occasionale (può succedere a tutti una diffamazione o un vilipendio del capo dello Stato sotto forma di critica apparente, i social network ne sono pieni), ma la logica stessa che sottende e ha sotteso alla loro opera governativa. Non si è condannato un uomo o un politico, si è chiesto il carcere per un simbolo, peraltro tragicamente presente nella compagine governativa attuale.

Ma per l’informazione ufficiale italiana tutto questo conta poco, anzi, pochissimo.

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Le dimissioni di Umberto Bossi: “di Siònne le torri atterrate”

Una delle riconquiste culturali che le dimissioni di Umberto Bossi ci permetterà, con la riduzione in cenere della Lega Nord come forza di governo che non può più identificarsi con un leader che si autosclude, sarà il riappropriarci del “Va’ Pensiero” visto non più come un inno nazionale di una nazione che non c’è e non c’è mai stata, ma come patrimonio musicale insostituibile di tutta l’umanità. Ora che di Siònne vediamo le torri atterrate, possiamo indignarci dell’usurpazione della miglior musica di Verdi, ove olezzavano tèpide e molli canottiere e braghe come divise guerresche. Giù le mani da Giuseppe Verdi!

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Umberto Bossi ha cambiato cellulare

Oggi abbiamo una notizia sconvolgente nel panorama dell’informazione nazionale: Umberto Bossi ha cambiato numero e/o cellulare e ha mandato un SMS a tutti i suoi contatti per comunicare che d’ora innanzi sarebbe stato reperibile direttamente sulla nuova linea, considerato che l’apparecchio che deteneva in qualità di Ministro della Repubblica ha dovuto restiturlo.

Davvero non ci si crede, ma com’è stato possibile? Al mondo non c’è NESSUNO che cambi numero di telefono, per necessità o solo per sfizio e che, successivamente, comunichi il suo nuovo recapito alle persone che ci tiene a continuare a contattare.

Questa sì che è una notizia! Corriamo subito a pubblicarla sul Corriere della Sera (se no poi si rischia che la gente non ne venga a consocenza, e potrebbe essere una disgrazia…)

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Federalismo: schiaffo al Parlamento

– Avete problemi di allergia alle Commissioni Bicamerali?
– Le vostre proposte di legge finiscono sempre in pareggio?
– I Comuni vi stanno alle calcagna?
– Avete bisogno di attuare il FEDERALISMO®ma non vi sentite compresi da nessuno?

Dàte anche voi un bello

SCHIAFFO AL

PARLAMENTO©

e comincerete a sentirvi subito meglio e a mostrare a chiunque che siete anche voi dei bèi PREPOTENTONI™, altro che discorsi!

Ma ricordate: SCHIAFFO AL PARLAMENTO© è un presidio sanitario d’urto e di emergenza adatto ad affrontare problemi non risolovibili altrimenti, per gli effetti collaterali e le modalità d’uso consultate il medico o rivolgetevi all’On. Prof. Umberto Bossi, con rispetto parlando.
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Il solito “vile attentato” alla Lega da parte dei soliti “vigliacchi” anarco-insurrezionalisti

Hanno sparato tre o quattro petardi vicino casa di Bossi, stanotte, a Gemonio, e siccome il portone e alcune vetrate della sede locale del movimento "per l’indipendenza della Padania" si sono un po’ danneggiati, ecco che si parla subito di vili attentati, di anarco-insurrezionalisti (tanto, quando non si sa a chi dare la colpa ci sono sempre gli anarco-insurrezionalisti a fare da capro espiatorio, ma poi, chi sono questi anarco-insurrezionalisti? Qualcuno ne ha mai visto uno? Sono come gli unicorni, ne parlano tutti ma non li ha mai visti nessuno), di gesti infami e codardi, di attentato alla democrazia, Maroni dichiara che non si lasceranno intimidire (e certo che non si lasceranno intimidire, cosa dovrebbe intimidirli, qualche petardo? E se fosse stata la bomba di Maradona a scoppiargli sotto casa cosa avrebbero dovuto fare, farsi ricoverare tutti in cardiologia per infarto fulminante?).

La cose che non tornano sono due:

a) su un video del Corriere della Sera (oh, mica Radio Padania!) si dice chiaramente che i bòtti sono stati uditi distintamente da tutta la popolazione di Gemonio Varese (controllate, controllate pure), ma che il leader della Lega Umberto Bossi, che era rientrato a casa da pochi minuti è stato avvertito dai carabinieri dell’accaduto. Ma se abita a 100 metri di distanza! Ecco quello che mi indigna, il sensazionalismo delle notizie, il pretendere di darci a bere che si sia trattato di chissà che cosa e poi contraddirsi in questo modo sterile e puerile, perché se i rumori delle esplosioni sono arrivati fino alla periferia, come faceva Bossi a dover essere avvertito dai Carabinieri?

b) una foto, pubblicata dallo stesso Corriere della Sera mostra chiaramente che nel negozio accanto alla sede della Lega (almeno credo si tratti di un esercizio commerciale) le vetrine sono intatte, pare insomma che non ci siano danni di rilievo.

Nel frattempo  Arianna Ciccone del gruppo "Valigia Blu" ha segnalato Radio Padania alle Autorità competenti perché, a suo dire, “gli studenti padani invitano le forze dell’ordine a spaccare le ossa ai manifestanti”.

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Bossi e il lodo Alfano allargato: “Il Cavaliere va difeso”



L’idea del giorno è quella di un lodo cosiddetto "allargato".

Ovvero la sospensione dei processi per il premier (fin qui nulla di nuovo) fino alla fine del mandanto anche se il procedimento è cominciato prima dell’assunzione della carica (e qui starebbe la rivoluzione copernicana).

Del resto, ha detto Bossi, "il premier lavora per il Paese, qualcosa gli devi dare".

Come se non bastassero i denari che si prende e che paghiamo regolarmente ogni giorno con le nostre tasse (versate, quindi sui redditi regolarmente dichiarati al fisco).

Ah, il tutto sarebbe esteso (da qui la denominazione di "lodo allargato") anche ai ministri, così si fa un favore anche a Blancher e al suo ministero "ad hoc".

La dichiarazione di Bossi non appare tanto assurda perché strampalata, anche se lo è. E’ grottesca perché pretende di convincere gli italiani che è normale dare un contentino al Presidente del Consiglio solo perché lavora per il paese, così potrà continuare a lavorare indisturbato, soprattutto dai magistrati che gli chiedono conto delle proprie azioni.

Questa gente parla il linguaggio dell’assurdo facendolo passare per assoluta normalità, banalità, quotidianità e impunità. Allargata.
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Roba da Facebook! – Bossi Renzo, di Umberto

Il figlio del Senatur si è visto togliere da Facebook, giochino preferito dalla maggioranza degli italiani, peggio delle palline clic clac negli anni 70 (quelle che facevano certi bernoccoli sulle nocche delle mani e sulla testa che lèvati…) una specie di vidogame che si chiamava "Rimbalza il clandestino".

Il sempre solerte e studioso Renzo Bossi ha messo da parte i suoi brufoli e si è subito messo a pensare al contrattacco, probabilmente farà circolare in rete un giochino intitolato "Ciàpa ‘l bastùn e spàca ‘l terùn".

Avete il programma, ma non siete riusciti a cavare un ragno dal buco, nienete paura, appare la scritta «Prova ancora e dimostra di essere un vero leghista». Se non ci riuscite, ovviamente, i pirla siete voi.

Intanto, però, il Game Over è arrivato per il Renzino. Perché Facebook, essendo una cazzata vera e non una cazzata finta, ogni tanto qualcosa di vero lo fa.

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Ryanair, Bossi, la Lega e i passeggeri italiani

Ancora una volta ci sarà chi pensa che sia un falso.

Invece stavolta la Ryanair dalla home page italiana del suo portale ha usato l’immagine del per nulla provocatore Bossi con tanto di dito alzato, per dire che il Governo Italiano, tanto per cambiare, va in quel posto ai passeggeri e ai cittadini.

Il che è vero, ma la Lega si è incazzata e ha promesso azioni radicali, non voleranno più con la Ryanair. Beh, adesso che risaneranno l’Alitalia, con tutta quella gente in esubero, finalmente avranno la possibilità di volare con una compagnia di bandiera, rigidamente italiana, schiava di Roma e centralista.

Altrimenti vadano a prendere AirOne, vadano a prendere AirDolomiti, vadano a prendere la Lufthansa, vadano a prendere Iberia, e vadano anche a prenderselo dove credono meglio già che chi sono.

Io il 1 agosto vado a Londra. Con RyanAir. Ormai è diventata una questione politica.

(screenshot da www.ryanair.it)

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Umberto Bossi schiavo di Roma

Bossi quel dito sa benissimo dove se lo deve cacciare, e su questo pare proprio che non ci siano dubbi.

Il Ministro della Repubblica schiavo di Roma che da Roma prende un lauto stipendio ha sbofonchiato qua e la’ sugli insegnanti del sud che bocciano i figli dei padani (e pensare che potrebbero tirare avanti ignoranti e felici!) ha alzato il medio verso l’inno nazionale che non e’ nemmeno questo gran bel pezzo di musica colta, e ha fatto indignare Schifani, Fini, Napolitano e Berlusconi.

Che, infatti, oggi, saranno i primi impuniti del Lodo Alfani che diventera’ legge dello stato esecutiva a metà settimana (ecco, come ci siamo rimasti?)

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I fucili del Sciur Umbert

Dire che Bossi mi sta antipatico è una tautologia.

Ci gode proprio a rendersi nemica la maggior parte dell’opinione pubblica e a confinarsi nel partitello-ombra di Berlusconi a riempire le ampolle con le acque del Po.

E stavolta ha detto che se non cambiano le schede, lui e i suoi imbracciano i fucili.

Certo, a sentire le "sparate", trattandosi di fucili, c’è solo di che non stupirsi.

Ma soprattutto a questo signore che dall’alto della sua età e della sua emiparesi gioca ancora ai soldatini, c’è poco da prestare attenzione.
Umberto Bossi nel 2001 è stato condannato dal giudice di Cantù a un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, per vilipendio della bandiera tricolore, sei mesi in meno rispetto alle richieste del pm Claudio Galoppi.
La sentenza è stata resa definitiva dalla Corte di Cassazione e il Senatùr, che qui vediamo inquadrato in una delle sue pose migliori, è stato condannato definitivamente a 3000 euro di multa perché voleva usare la bandiera come carta igienica.

Quello che, forse, non è mai stato detto, è che i giudici della cassazione hanno revocato la sospensione condizionale della pena, quindi i danè, il coso lì, il Bossi, li deve tirare fuori e sull’unghia.

Nel 1994 aveva ammesso di aver ricevuto una tangente dalla Montedison, e si è beccato altri 8 mesi dalla Cassazione per finanziamento illecito ai partiti.

Tra meno di una settimana sarà ministro della Repubblica nel Governo Berlusconi.

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