L’ergastolo ostativo

Sgomberiamo il campo da un malinteso: la questione sull’ergastolo ostativo NON è stato sollevato dalla mancata concessione degli arresti domiciliari a Giovanni Brusca da parte della Corte di Cassazione, ma dal caso di Marcello Viola, condannato all’ergastolo per i reati di sequestro di persona, omicidio, possesso di armi e, naturalmente, associazione a delinquere di stampo mafioso. Viola, dopo essere stato sottoposto al regime di carcere duro previsto dal famoso articolo 41-bis, ne era uscito e aveva richiesto sia un permesso premio che la possibilità di accedere alla liberazione condizionale, entrambe negategli perché l’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario stabilisce che coloro che si siano macchiati di gravi reati (di mafia o di terrorismo, per esempio) non abbiano diritto né ai “benefici penitenziari” né alle misure alternative alla detenzione. Ecco che, in questi casi, l’ergastolo coincide con il ciclo vitale del condannato, al contrario di quanto accade per un ergastolo “semplice” per cui sono ammessi permessi premio, semilibertà, libertà condizionale e altri benefici prima della scadenza naturale dell’espiazione della pena (che, solitamente, in questi casi, non corrisponde al “fine pena mai”, ma viene anticipata anche grazie a buona condotta e quant’altro). Anche chi è stato condannato all’ergastolo e si trova sotto quanto previsto dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario può accedere ai benefici, batsa che collaborino con la giustizia. Viola non solo non ha mai collaborato, ma si è sempre dichiarato innocente in ordine ai fatti ascrittigli. Si è rivolto alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che gli ha dato ragione (lo Stato italiano è stato condannato alla refusione delle spee di giudizio, fissate in 6000 euro) e che si è dichiarata contraria all’istituzione dell’ergastolo ostativo. La CEDU, nel giugno scorso, ha condannato l’Italia perché l’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario violerebbe l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani che impedisce trattamenti contrari al senso di umanità. In particolare viene stigmatizzato l’articolo 4-bis là dove restringe la possibilità di una liberazione condizionale alla piena collaborazione del condannato per gravi reati con la giustizia, fissando la valutazione della pericolosità del soggetto al momento della commissione del fatto-reato e non al termine di un percorso di rieducazione. In pratica, secondo l’articolo 3 della Convenzione dei diritti umani, è impossibile privare un individuo della propria libertà senza dargli la possibilità, un giorno, di riacquistarla.

Fin qui quello che è successo. L’opinione è che a livello europeo si sia ignorata (o non si conosca per niente) la storia recente del nostro paese. Parliamo dell’uccisione di Salvo Lima, di Falcone che salta in aria con tre agenti della scorta e con la moglie, della strage di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Borsellino e gli agenti della sua scorta, della strage dei Georgofili, dei 15 feriti per una bomba a Roma nel maggio del ’93, dell’assassinio di Don Pino Puglisi. L’ergastolo ostativo è una norma che affronta il problema della pericolosità della mafia nei confronti dello Stato e che dà una risposta allo stragismo indifferenziato. E’ un argine, certo labile in confronto alla gravità dei fatti storicamente attestati e di cui ho fatto un breve riassunto, ma necessario. E’ uno strumento in mano ai giudici, che valutano caso per caso e sentenziano. E’ un antidoto contro la perdita della memoria da parte dell’opinione pubblica. Nessuno tocchi Caino non significa che il detenuto abbia sempre ragione.

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Quest’ermo colle

Pietro Grasso a Ballarò - Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Su, via, ora facciamola finita con queste storie del terzo scrutinio e della carta coperta del PD: il nuovo presidente della Repubblica sarà Pietro Grasso.

E’ il Presidente del Senato, attualmente sta facendo un po’ di palestra come capo dello Stato supplente, giusto per non arrivare spompato al traguardo finale, in magistratura è riuscito a sopravvivere a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (oggi uno di loro due sarebbe Presidente della Repubblica), è stato nominato dopo Gian Carlo Caselli, ha intrapreso la carriera politica, sa dirigere abbastanza bene il traffico a Palazzo Madama, Berlusconi può votarlo in quanto EX magistrato, non è troppo comunista e non scivola sul bagnato e frena bene anche sullo sterrato.

E siccome tutti si stanno prodigando per il Totocolle, allora ci ho provato anch’io, chè se mi va male sarà solo un pourparler con i lettori del blog, ma se mi va bene me la tiro a dumila.

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Condannato Giuseppe Ayala: diffamazione nei confronti di Salvatore Borsellino

Giuseppe Ayala (da: www.wikipedia.org) * Giuseppe_Ayala.jpg: Elena Torre from Viareggio, Italia * derivative work: RanZag - Questo file è sotto la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico

E a proposito di diffamazione, è stato condannato in primo grado Giuseppe Ayala, ex Pubblico Ministero ed ex politico.

E’ stato ritenuto colpevole di diffamazione per aver definito Salvatore Borsellino una persona con problemi “di sanità mentale”, e averlo associato alla figura di Caino.

Nonostante il parere contrario del pubblico ministero, è arrivata la condanna a 2000 euro di multa, oltre a un risarcimento di 15000 euro a favore della famiglia Borsellino e al pagamento delle spese processuali.

Ayala ricorrerà in appello (bene, è un suo diritto). Nel frattempo anche la legge può cambiare.

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Lo sbando totale a 20 anni dalla morte di Paolo Borsellino

Paolo Borsellino - da it.wikipedia.org

Oggi ricorrono 20 anni dalla Strage di Via D’Amelio in cui morì Paolo Borsellino.

Stamattina alla radio sentivo una sorta di pietosa e pietistica “gara a tifare” il giudice dell’agenda rossa o Giovanni Falcone. Come la gente che tifava Bartali o Coppi. Personalmente avrei scelto Coppi, così come scelgo Giovanni Falcone, ma il punto è che davanti a uomini di questa caratura civile e morale bisogna soltanto togliersi il cappello e restare in silenzio.

Ma c’è un clima troppo grave, troppo morboso e troppo ammorbante nel paese per onorare degnamente questi due uomini. C’è un’inchiesta della magistratura sulle trattative Stato-mafia. Alcuni dei magistrati che le conducono, in particolare uno, il Pubblico Ministero Antonino Ingroia è esposto, per le sue esternazioni di pensiero e la sua posizione politica (legittima) al giudizio della pubblica opinione. Dall’altra pesa come un macigno la decisione del Capo dello Stato di sollevare il conflitto di attribuzioni dei magistrati di Palermo innanzi alla Consulta. Rita Borsellino parla di “schiaffo agli italiani”, c’è un giornale, un quotidiano che ha fatto delle intercettazioni non ancora distrutte dei colloqui del Capo dello Stato una bandiera e un punto d’onore, mentre, dall’altra parte la politica ufficiale taccia qualunque critica da attacco deliberato contro il colle, e il resto della stampa sonnecchia, o, se proprio deve dare qualche notizia, sembra esserne addirittura scocciata.

Nessuna verità, nessuna certezza. E’ lo sbando. 

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Rita Borsellino perde di misura le elezioni primarie per la carica a sindaco di Palermo

Il Partito Democratico è riuscito persino ad autoincartarsi se è vero, come è vero, che alle elezioni primarie di Palermo, Rita Borsellino, candidato sostenuto e fortemente voluto dalla segreteria di Bersani, è stata battuta da Fabrizio Ferrandelli, ex Italia dei Valori, e ora candidato ufficiale (per forza, perché altrimenti la trasparenza va a farsi friggere) alla carica di sindaco di Palermo.

Non è, evidentemente un “corto circuito” interno, ma un vero e proprio disastro politico che, se da una parte nega a una donna di indubbio rigore morale e qualità personali come Rita Borsellino, la possibilità di diventare sindaco, dall’altra non tiene conto del fatto che la maggioranza interna (quella di Bersani, appunto) è andata in minoranza. A questo punto sarà impossibile per il Partito Democratico diventare maggioranza nel paese, a meno di non voler accettare quella “große Koalition” di cui parlava Berlusconi, che, tanto per cambiare, continuerà a fare il bello e il cattivo tempo anche sull’opposizione. Opposizione che, non dimentichiamolo, non ha mai fatto in modo che venisse approvata alcuna legge sul conflitto d’interessi durante gli anni del proprio governo.

La Borsellino non è stata eletta alle politiche del 2008. Adesso non potrà essere sindaco di Palermo.

E io credo che tutto questo una ragione ce l’abbia.

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Oscar Luigi Scalfaro, la signora Edith Mingoni in Toussan e i funerali di Paolo Borsellino

[Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro durante il giuramento del primo governo Berlusconi]

C’è una vecchia e curiosa vicenda che riguarda Oscar Luigi Scalfaro.

Negli anni ’50, in un ristorante di Roma, Scalfaro riprese la signora Edith Mingoni in Toussan perché vestita, a suo giudizio, in maniera disdicevole e poco attinente al senso della decenza dell’epoca.

La signora aveva mostrato le spalle nude, e il futuro Presidente della Repubblica le avrebbe fatto notare l’indecenza, facendosi accompagnare, secondo alcune foti, anche da due poliziotti.

La signora, che dal canto suo era una militante dell’allora Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro e un suo collega di partito per ingiurie.
Fu investita della questione la Giunta per le Autorizzazioni a Procedere della Camera dei Deputati, giunta di cui lo stesso Scalfaro faceva parte, ma nel frattempo prima il padre della Mingoni in Toussan, e successivamente il marito sfidarono Scalfaro a duello. La sfida fu rifiutata, e il Principe De Curtis, in arte Totò, indirizzò a Scalfaro una lettera, pubblicata sul quotidiano "Avanti!" in cui scrisse, tra l’altro:

"Non si pretende da Lei , dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa."

Il processo per ingiuria non fu mai celebrato perché nel dicembre 1953 entrò in vigore una legge sull’amnistia.

Questo episodio viene riportato su Wikipedia.

In occasione della morte di Scalfaro i giornali tirano fuori il celeberrimo "Non ci sto. Io sento il dovere di non starci!"
Ma nessun quotidiano ha ritirato fuori le immagini della folla di Palermo inferocita contro i politici e contro il Capo dello Stato, durante la celebrazione dei funerali di Paolo Borsellino e degli uomini e donne della sua scorta. Di un Presidente della Repubblica riuscino a malapena a sfuggire alla rabbia della gente perché in quel momento si era consumato lo strappo più profondo nella fiducia tra cittadini e vertici delle istituzioni.



Questo episodio NON viene riportato su Wikipedia.

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Il colore viola – Dopo il No Berlusconi Day, quasi quasi Berlusconi lo voto anch’io

#nd#

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Rutelio strikes again: il Copasir vuole gli atti del processo sull’omicidio di Paolo Borsellino

Rieccolo, dunque, Rutelio, con il suo fisico tarzànico e con la sua Jane a fianco (i più pruriginosi tra i miei affezionati lettori avranno senz’altro notato la trasparenza del costumino della Palombelli, ma non è un bello spettacolo!) a rivendicare il suo ritorno sul palcoscenico della vita quotidiana del nostro martoriato paese.

Non lo fa certo da politico, del resto come potrebbe, povera stella, bensì come presidente del Copasir, il comitato Parlamentare dei Servizi Segreti (lo sapevate che svolge questa funzione? Io no, e non se lo fila per niente nemmeno Wikipedia, il che è tutto dire…) il quale, audite audite, ha sentito il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta e, dopo aver parlato con Giuseppe Pisanu, in un summit al limite dell’inciucio politico, ha deciso che probabilmente sia aveva sentore, sì, insomma, si sospetta, quasi si direbbe, ci sono voci che riferiscono, si potrebbe perfino essere autorizzati ad affermare, sia pure con una certa cautela, che dietro all’omicidio di Paolo Borsellino e alla strage di Via D’Amelio potrebbero esserci i servizi segreti e una sorta dik collaborazionismo tra mafia e stato.

In breve, dal 1992 ad oggi ci è arrivato anche lui, e chissà che prima o poi non si renda conto anche che hanno inventato il classico buco nell’acquaio (il "bùo alla ‘onca" di labronica memoria) che serve per far scorrere l’acqua nelle fogne…

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