Faccio in fretta un altro inventario

Reading Time: 2 minutes

C’era qualcosa che non mi tornava nella decisione de “Il Fatto Quotidiano on line” di rinunciare all’uso delle licenze Creative Commons. Non che non fosse un suo diritto, beninteso, bene o male gli articoli che pubblicano sono di loro proprietà e possono decidere di cambiare clausole per il copyright quando vogliono. Salvo farci un po’ la figura dei geek “pentiti”.

Ma mi sembrava un fatto che, comunque, non si spiegava “da solo”.

Adesso è tutto chiaro: “il Fatto Quotidiano” (non solo la versione on line, ma tutto l’accrocchio editoriale) è quotato in borsa.

Il giornale dei lettori, quello che aveva come unico padrone il pubblico che lo leggeva e che poteva decretarne la sorte, comprandolo o no, adesso è (anche) una forma di investimento.

E allora io che lo compro (o che non lo compro) non sono più padrone di una bella cippa di nulla se, più su di me che vado in edicola a comprarmi il giornale in senso di quotidiano c’è qualcuno che va in banca a comprarsi il giornale nel senso di azioni.

Se prima c’era una qualcosa che era anche mio, in virtù del fatto che compravo un quotidiano che non percepisce alcun finanziamento pubblico, e che mi legittimava a riprodurre notizie, commenti, cronache e corsivi, adesso quel “qualcosa” non c’è più. O, meglio, è di importanza secondaria. Ma, soprattutto, appartiene ad altri.

Comprare “il Fatto Quotidiano“, oggi, non è poi molto diverso dal comprare la licenza di un sistema operativo per un computer: si compra un permesso (quello a leggere), non un bene (il giornale con gli articoli dentro).

Nella notazione scacchistica questa mossa la segnerebbero con un solenne “??“. Senza contare che negli scacchi si ricorda anche il “matto dell’imbecille”: nemmeno tre mosse e hai perso la partita. E io non gioco a scacchi.

Unicredit fa patapunfete, Nostra Signora dell’Ipocrisia e’ salva!

Reading Time: 2 minutes

Alle 11,48 di oggi il titolo Unicredit era sotto dell’11,15%, tra poco non avranno più nemmeno le braghe per tirarsele su.

E’ la fine di tutto, Berlusconi che sente franarsi il terreno sotto i piedi dice che non bisogna cedere alla tentazione di farsi prendere dal panico.

Sì, lo vada a dire ai clienti di Unicredit, quelli che si sono fatti abbindolare da proposte su misura e che ora stanno perdendo in picchiata, firmi qui, qui e qui, stretta di mano, pacca sulla spalla, e vai che ho venduto un altro future…

Piazza Affari, al momento in cui scrivo, è al -4,9%.

E’ l’implosione del sistema, dell’illusione dei guadagni facili che non esistono, del mercato azionario che precipita come il dirigibile Hindenburg.

E la gente comincia ad avere paura davvero. Non si vede, non si nota, ma forse ci si sta cominciando a rendere conto che i nostri prodotti "sicuri" (millantati da nomi grossi, tra cui le stesse Poste Italiane) tanto "sicuri" non lo sono affatto.

L’Euribor, il tasso a cui sono legati i mutui variabili, è a livelli record (lo chiamano "fixing", non sanno più cosa inventarsi per dirci che la gente è indebitata fino al collo!) e adesso anche in Italia la gente comincerà a vendersi la casa che aveva comprato col mutuo per pagarsi il mutuo stesso.

Perché ormai le banche non si presteranno più i soldi a vicenda.

E’ la cultura del sospetto e della paura che sta prendendo il sopravvento, nel Regno Unito la Corona sta entrando nel capitale delle otto principali banche nazionali.

In Italia, naturalmente neanche a parlarne. Sarebbe la sconfitta morale di Berlusconi: come se dovesse ammettere che lui senza lo Stato non è nessuno.

Il che è anche vero.

O la borsa o la vita

Reading Time: < 1 minute

La borsa dell’acqua calda rievoca ricordi antichi. Sa di nonna, di pentolino messo sul gas a bollire, di piedi gelati, di letto che ce la lasci e lo trovi già caldo, di stai attendo a riempirla che ti bruci perché poi l’aria fa schizzare l’acqua fuori. Era un rituale.Poi sono venuti gli scaldini elettrici e le borse di gomma sono andate nel dimenticatoio.

Fino ad oggi, quando, secondo una notizia riportata sui giornali, Berlusconi si è fatto ustionare da una borsa dell’acqua calda che gli è scoppiata addosso.

Altro che bombaroli e cavalletti tirati sul groppone. Da domani la cosa rossa si armerà di boules, strategicamente tappate. O lasciate provvidenzialmente aperte. Sempre quando riuscirà a capire perché cavolo si è data quel nome