Cannonate sui balzelli telefonici – di Dario Bonacina

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Non c’è dubbio: dopo l’eliminazione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato, il nuovo credo è l’abolizione dello scatto alla risposta. Ne parlano sempre più spesso gli utenti e le associazioni di consumatori, al punto che persino l’Authority delle Comunicazioni fa propria l’iniziativa e propone un emendamento al decreto Bersani affinché – prima che sia convertito in legge – elimini anche questo balzello. E qualcuno sta prendendo la mira anche sul canone Telecom e sulla tassa di concessione governativa.

Il canone è il bersaglio su cui anche Wind suggerisce di concentrare le mire, come si legge in un’intervista concessa al quotidiano la Repubblica dall’AD Paolo Dal Pino. Vistosi costretto a sopportare un onere stimato in 300 milioni per l’abolizione del costo delle ricariche, l’operatore consiglia, "invece di eliminare il costo delle ricariche" di pensare "al canone Telecom che da anni rimane invariato". Non potendo alzare le tariffe, per non causare "un’emorragia di clienti" a favore delle compagnie più forti sul mercato, "per mantenere l’equilibrio" l’azienda si vede costretta anche a "ridurre gli investimenti strutturali e tagliare i costi operativi". "Temo rischi per l’occupazione" dichiara Dal Pino.

C’è qualcun altro che non è contento dell’abolizione dei costi di ricarica: coloro che vendono le ricariche. "Sulle ricariche telefoniche non accettiamo più aggi da elemosina, siamo pronti allo sciopero" afferma Giovanni Risso, presidente nazionale della Fit, Federazione Italiana Tabaccai, alla notizia che gli operatori ridurranno ulteriormente i margini spettanti alla rete distributiva. "Non è giusto che i gestori penalizzino la nostra rete tenendo presente che, a titolo di esempio, in futuro su una ricarica da 10 euro il tabaccaio percepirebbe un margine medio lordo di circa 25 centesimi, mentre ora ne guadagna mediamente appena 30. E pensare che molti consumatori credono ancora che i costi di ricarica aboliti andassero tutti ai tabaccai. La verità è assai diversa".

E oltre alle petizioni varate da più parti per l’eliminazione dello scatto alla risposta, compare in rete anche un’analoga iniziativa – ancora senza firme, al momento della redazione del presente articolo – mirata ad abbattere la tassa di concessione governativa che grava sugli abbonamenti degli utenti privati: "Questa tassa – recita la motivazione della petizione – oramai non ha più ragione d’essere, visto che il telefono cellulare non è più un bene di lusso come lo era all’inizio della sua commercializzazione, quando costava tanto sia come apparecchio che come tariffazione. È anche grazie a lei che si è venuto a creare terreno fertile per il mercato del pre-pagato in Italia, dato che quest’ultimo consente di avere il cellulare senza costi fissi periodici, i quali gravano sul costo del bene anche in caso di non utilizzo dello stesso".

Sul patibolo delle gabelle, a questo punto, manca solo la tariffazione del traffico telefonico. Ma nessuno sembra avere ancora deciso di proporlo. Per ora.

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Costi di ricarica: dietrofront di Wind – di Dario Bonacina

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Non sono passate inosservate le nuove condizioni e le offerte tariffarie che Wind e Vodafone hanno deciso di praticare in conseguenza all’entrata in vigore del pacchetto Bersani. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti chiesto ai due operatori "chiarimenti urgenti" in merito all’offerta in vigore in questo periodo

La questione è emersa la scorsa settimana e non suscita meraviglia il fatto che, a sollevare il polverone, si sia posta in pole position Generazione Attiva, l’associazione presieduta da Andrea D’Ambra: dall’offerta presentata da Wind, si evinceva che l’operatore – ai vecchi clienti che non passassero ai nuovi piani tariffari – intendeva continuare ad applicare i costi di ricarica sulle schede prepagate di importo inferiore ai 50 euro. Nella serata di ieri si è però appreso, da una nota aziendale, che l’abolizione del costo fisso per la ricarica dei telefonini sarà valida per tutti i clienti, vecchi e nuovi.

"In relazione all’art. 1 comma 1 del d.l. n. 7/2007 – scrive l’azienda – Wind informa che, a seguito delle comunicazioni trasmesse dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Autorità delle Comunicazioni, rispettivamente in data 2 e 5 marzo 2007, non applicherà i contributi di ricarica ai contratti in essere alla data del 4 marzo 2007". Nella nota, l’operatore ha sottolineato "che questo provvedimento non potrà non avere impatti negativi sugli assetti concorrenziali del settore".

La decisione di Wind è peraltro in linea con le dichiarazioni rilasciate dal dicastero che fa capo a Pierluigi Bersani, che ieri ha diffuso una nota in cui ha osservato: "Oggi migliaia di cittadini hanno ricaricato il cellulare senza pagare i costi fissi grazie alla norma del decreto legge sulle liberalizzazioni entrata in vigore oggi. Una norma che non può che essere riferita a tutti i clienti attuali secondo i loro piani tariffari". Il Ministero fornisce quindi quella che in diritto viene definita interpretazione autentica quando afferma che "subordinare l’eliminazione del costo fisso al passaggio ad un nuovo profilo tariffario per coloro che acquistano carte prepagate al di sotto di 50 euro non sia in linea con la volontà del legislatore".

Al vaglio dell’Authority rimane l’offerta di Vodafone che invece consente, come richiesto dal decreto, il recupero del credito residuo legato ad una SIM scaduta (o per la quale il cliente esercita il diritto di recesso). Tuttavia, per ottenerlo, l’utente deve corrispondere all’operatore un contributo pari a 8 euro. Vodafone, a Punto Informatico, ha anticipato ieri la propria posizione spiegando che "il contributo di 8 euro copre solo parzialmente le spese vive per la gestione del recesso e l’invio del rimborso".

Non è mancato, nei confronti di Agcom, il plauso delle associazioni dei consumatori. Ma Altroconsumo, oltre a definire "discutibile" l’iniziativa di Vodafone, segnala l’allineamento del costo dei messaggi SMS, salito a 15 centesimi di euro nelle offerte di tre operatori su quattro, commentando: "È oramai evidente: la questione delle ricariche doveva essere affrontata dall’Autorità Antitrust e dall’AGCOM con una sanzione efficace, non con un decreto. Per Altroconsumo per superare la situazione attuale è necessario consentire l’ingresso anche in Italia degli operatori virtuali, l’unico modo che consentirebbe di introdurre più concorrenza sul mercato".

Ma se gli operatori sono sotto accusa, anche su Agcom si accendo i riflettori, quelli della Commissione Europea: come riferito da HelpConsumatori, la Commissione avrebbe espresso alcune perplessità sul provvedimento che abolisce i costi di ricarica. Non sulla sua opportunità, ma sotto il profilo delle "competenze" e "dell’applicazione" della legge: "Abbiamo sollevato alcune questioni procedurali sull’indipendenza dell’Autorità per le Comunicazioni in merito alla messa a punto della legge – ha dichiarato Martin Selmayr, portavoce del commissario europeo per la società dell’informazione e i media Viviane Reding – La Commissaria Reding condivide con il governo italiano l’obiettivo di proteggere meglio i consumatori, ma restiamo in contatto con le autorità italiane con le quali stiamo ancora discutendo la questione".

Il decreto Bersani, come noto, ha battuto sul tempo Agcom, che proprio in materia di costi di ricarica aveva promesso la promulgazione di un provvedimento regolatorio, attraverso una delibera che avrebbe potuto rappresentare la naturale conseguenza dell’inchiesta condotta con l’Antitrust, il cui esito è stato pubblicato nello scorso novembre.

Ad Agcom è rimasto, in ogni caso, il compito istituzionale di vigilare sull’operato delle compagnie telefoniche. Compito a cui l’Authority si è attenuta all’atto della pubblicazione del decreto Bersani: "Per evitare che vi fosse un trasferimento automatico dei costi di ricarica sui piani tariffari – ha riferito a il Messaggero il commissario Roberto Napoli – abbiamo chiesto ai nostri nuclei di Guardia di Finanza e Polizia postale di rilevare tutte le offerte degli operatori prima del 4 marzo. Le raffronteremo con le nuove comunicazioni che dobbiamo ricevere via internet in modo da garantire un confronto trasparente sui prezzi".

Ed è proprio all’insegna della trasparenza che l’Authority ha deliberato, tra le modalità attuative del Decreto, l’obbligo per gli operatori di mettersi in regola fin da subito esprimendo con chiarezza tutte le condizioni tariffarie per permettere agli utenti il confronto dei prezzi.

Alla luce di questi presupposti, il ministro Bersani ritiene comunque infondate le perplessità degli utenti: "Il timore che con una strategia tariffaria si compensi quello che si è perso con le ricariche è infondato perché le nuove offerte saranno messe in concorrenza tra di loro".

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Costi di ricarica: accuse agli operatori – Dario Bonacina

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Si avvicina il termine fissato dal decreto Bersani in merito al credito dei piani tariffari "ricaricabili", con l’abolizione dei costi di ricarica e della scadenza del credito prepagato. Ma in rete circolano voci di un intento contrario, o quantomeno da chiarire, da parte di alcuni operatori mobili. L’enigma sarebbe aperto su Wind e – per la scadenza delle SIM – su Vodafone.

Il blog di Windworld segnala l’introduzione di tre nuovi piani tariffari prepagati che l’azienda dell’Arancia varerà dal 5 marzo, e che, in conformità al pacchetto Bersani, non prevedranno addebiti di costi di ricarica. Secondo il blog, dal 5 marzo, i nuovi piani tariffari – che prevedono inoltre 15 centesimi di euro sull’invio di ogni SMS – sostituiranno i precedenti nell’offerta di Wind. Ma evidenzia che solo per questi tre nuovi piani non esisteranno più costi di ricarica, sia utilizzando vecchie ricariche ancora in vendita sia utilizzando quelle nuove, commercializzate a breve. Gli utenti con i vecchi piani tariffari, invece, continuerebbero a pagare i costi aggiuntivi sulle ricariche da 10 e da 25 euro. Il passaggio ai tre nuovi piani sarebbe comunque concesso senza addebiti aggiuntivi ai vecchi clienti (mentre saranno preattivati sulle nuove SIM).

Questa opzione sarà sufficiente a far ritenere Wind "adempiente" rispetto alla nuova normativa? WindWorld non è di questo avviso, e non lo è neppure Andrea D’Ambra, presidente dell’associazione di difesa dei consumatori Generazione Attiva, nonché primo firmatario dell’ormai storica petizione online finalizzata all’abolizione dei costi di ricarica: "Speriamo vivamente che queste voci vengano immediatamente smentite da Wind perché altrimenti ci troveremmo in presenza di un gravissimo abuso che non tollereremo in alcun modo. Ricordiamo in prima istanza ai clienti Wind che in tal caso la prima cosa da fare è cambiare operatore contemporaneamente dopo aver prontamente denunciato quest’ultimo".

Ma D’Ambra vuole approfondire anche le mosse di un altro operatore. "Ci pervengono inoltre – aggiunge – numerose segnalazioni secondo cui Vodafone non starebbe adempiendo pienamente al decreto per quanto riguarda i limiti temporali all’utilizzo del credito (scadenza della SIM). Per quanto esposto sopra chiediamo all’Authority Garante per le Telecomunicazioni di adempiere al suo dovere istituzionale verificando subito tali informazioni e provvedendo a sanzionare gli operatori indisciplinati". La scadenza della SIM, che implica usualmente la cancellazione del credito residuo non fruito alla data della disattivazione, è peraltro al centro di una recente decisione del giudice di pace di Napoli Riccardo De Miro, che ha obbligato il gestore telefonico a rimborsare l’utente.

Un’altra segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, "ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell’Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori". MDC formula anche una propria stima sull’impatto economico delle nuove offerte: "Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)".

E oltre all’aumento del costo delle chiamate, MDC denuncia una presunta violazione del Codice delle Comunicazioni elettroniche: "Vodafone per la restituzione del traffico residuo di una SIM disattivata per scadenza, portabilità o per la quale si vuole esercitare il diritto di recesso, chiede il pagamento di 8 euro, sottoforma di carta servizi, e l’invio di una raccomandata (3,40 euro). Quindi – calcola MDC – fino a 12 euro di traffico residuo l’utente non avrà alcuna convenienza a richiederlo. Tutto ciò viola le più elementari garanzie degli utenti e per questo l’associazione denuncerà l’iniziativa all’Agcom e all’Antitrust per verificare l’ingannevolezza della pubblicità".

Sulla questione "costi di ricarica", D’Ambra aggiunge infine l’elemento "rimborso": "Ora gli operatori dovranno rimborsare tutti i costi di ricarica ingiustamente prelevati in dieci anni ai cittadini italiani che hanno fatto entrare nelle loro casse solo 1,7 miliardi di euro nell’ultimo anno. Su questo Generazione Attiva sta lavorando con uno staff legale per offrire ai propri iscritti la possibilità di ottenere il rimborso".

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