L’omeopatia, il blogger, la Boiron e l’informazione di “Repubblica”

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Nota del 24 agosto 2011: Il testo di questo articolo è stato soggetto a numerose revisioni in itinere, per via della peculiarità del caso trattato e degli eventi che si sono susseguiti. Ritengo che questa versione possa essere data per definitiva. Faccio presente che la Boiron ha inviato una nota ufficiale al blogger Samuele Riva che è possibile leggere qui per cui la vicenda di Samuele può dirsi positivamente risolta.


Torno volentieri sul caso di Samuele Riva, il blogger che è stato raggiunto da una comunicazione della Boiron che preannunciava azioni legali se lo stesso Riva non avesse eliminato alcuni contenuti riteniti lesivi dell’omeopatia e di un suo prodotto dalla sua risorsa telematica.

Lo faccio perché il caso, che nel frattempo ha raggiunto una eco piuttosto vasta, anche al di fuori dei confini nazionali (ne ha parlato il British Medical Journal), viene riportato dalla versione on line del quotidiano “Repubblica”, in un modo che ha dello sconcertante. E vi prego di leggermi fino in fondo, anche se questo post vi apparirà lungo e noioso.

Cominciamo dal titolo di “Repubblica”:

“Omeopatia, blogger contro multinazionale” risulta quanto meno un titolo che può destare numerosi e legittimi interrogativi.
E’ stata la multinazionale a preannunciare la possibilità di una querela contro il blogger, non il contrario.
Il blogger si è semplicemente limitato a esprimere i suoi giudizi, il suo parere e la sua esperienza sull’uso dell’omeopatia in generale e in particolare su un prodotto della Boiron che si chiama “Oscillococcinum”.
Se questi giudizi siano o no lesivi dell’altrui onorabilità non è questione da affrontare in questa sede.
Personalmente ritengo che non lo siano.
Ma si dà il caso che in Italia un’opinione, specie se contraria, venga percepita come un’offesa.
Ecco, dunque, che è stata fatta partire la comunicazione preventiva della stessa Boiron.
Con tanto di citazione dell’articolo 595 che corrisponde al reato di diffamazione.
E adesso torno a formulare alcune mie personali opinioni su questo tipo di tutela giuridica:
Ritengo che il reato di diffamazione, non per come è previsto nel nostro ordinamento, ma per come viene utilizzato, sia una delle macchine per far soldi più riuscite di tutto il sistema giudiziario italiano.
In Inghilterra è stato depenalizzato. Lì se sei citato in giudizio per diffamazione se ne occupa un Ente amministrativo.
Se hai ragione il diffamatore ti paga una cifra astronomica, ma se hai torto la paghi tu a lui per averlo ingiustamente trascinato in un procedimento.
L’idea di poter dover pagare cifre considerevoli di risarcimento funziona molto bene da deterrente. La gente è invogliata a non diffamare e le vittime ci pensano su prima di trascinare in causa una persona, perché sanno che potrebbero perdere.
In Italia una querela non costa nulla, basta andare dai carabinieri, non dichiarare il falso, mettere nero su bianco i fatti poi ci penserà il magistrato. A questo punto entri nell’ingranaggio, e se ne esci assolto hai comunque pagato fior di avvocati perché difendersi è obbligatorio. Se sei condannato in via definitiva se ne occupa poi il tribunale civile che deve stabilire equamente l’entità del risarcimento (previo tentativo di conciliazione).

Ma torniamo ai fatti: nella lettera inviata da Boiron a Samuele Riva e pubblicata qui (non la ripubblico perché l’interezza del documento non è pertinente con il mio intento di critica) e firmata dalla Dottoressa Silvia Nencioni si legge:
“La pubblicazione tramite Internet dei suddetti messaggi inveritieri e spregiativi sia dell’omeopatia, sia della nostra società e del nostro medicinale offende gravemente la reputazione della nostra Società, integrando gli estremi di reato di diffamazione di cui all’art. 595 del codice penale e producendo ingenti danni alla nostra immagine risarcibili in sede civile.”

Questo è l’elemento che ha accentrato l’attenzione della rete. Ma ritengo che ci sia qualcosa di cui non si è parlato abbastanza o, se lo si è fatto, è stato in misura minore: nel documento, la Dottoressa Silvia Nencioni rivolgendosi al provider che ha in hosting il blog di Samuele Riva, afferma:
“La intimiamo infine a impedire ogni accesso a <> del detto Signor Samuele, autore degli articoli diffamatori suddetti”
Cioè, ammesso e non concesso che quegli articoli fossero effettivamente diffamatori Samuele Riva non avrebbe più potuto accedere al suo blog, con una evidente limitazione della sua libertà di espressione e di critica.
E’ la logica del “siccome io suppongo che tu abbia un’arma in casa ti faccio sequestrare tutto l’appartamento, così non rientri in casa nemmeno per farti una doccia, pace a te se poi puzzi, non dovevi detenere quell’arma.”
Ma questo avrebbe valore se fosse il singolo magistrato a disporlo (e si tende a non disporlo più nemmeno in sede preventiva).
Non è possibile che un soggetto privato (una persona fisica o giuridica, non importa), si rivolga al provider di un sito internet e chieda l’inibizione dell’accesso a quel sito da parte dell’avente diritto solo perché ritiene che certi contenuti siano lesivi della propria dignità personale.
Le opinioni personali di chiunque sono indubbiamente degne, a seconda dei casi, di rispetto, di critica, di essere espresse e di essere contestate.
Il problema non è, dunque, il personale sentire della persona potenzialmente offesa (la Boiron), ma l’aver richiesto in via preventiva una azione che sarebbe stata pregiudizievole per il blogger che, se fosse stata accolta, non solo avrebbe impedito a Samuele Riva di informare i suoi lettori sull’evolversi della vicenda, ma non gli avrebbe permesso più di scriverci su qualsivoglia argomento.

Dunque “Repubblica” sbaglia completamente il messaggio informativo.
Perché se le richieste della Boiron di rimuovere alcuni contenuti potenzialmente diffamatori avevano un loro senso (bene o male la volontà di voler risolvere stragiudizialmente la questione), l’istanza al provider appare certamente abnorme rispetto agli effetti citati.

Sarà un caso? No di certo. Infatti “Repubblica” rilancia con un articolo del giornalista Guglielmo Pepe e pubblicato sul suo blog “Noi & Voi” (il titolo, giusto per sdrammatizzare e sorridere un po’ fra le righe, mi ricorda un po’ uno di quei varietà degli anni ’70 con Alighiero Noschese) intitolato:

“Facile accusare l’omeopatia”.

Vediamo cosa dice Guglielmo Pepe:

“Dunque: un giovane milanese blogger accusa una casa farmaceutica omeopatica la Boiron sostenendo che un suo prodotto è inefficace, e l’azienda minaccia interventi legali (poi ritrattati). E tutto questo finisce sul British Medical Journal.

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