Il blog di Beppe Grillo è irraggiungibile e sotto l’attacco degli hacker di Anonymous

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Il blog di Beppe Grillo è sotto attacco dagli “Anonymous” e, al momento, irraggiungibile.

Dal blog ufficiale degli hacker di Anonymous (comodamente ospitato su blogspot.it, la piattaforma di Google) si legge:

“Il semplice fatto che l’accesso alle tue liste sia proibito agli stranieri, che tu sia un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte né parte e che per più volte (come da foto) ha magistralmente eseguito il saluto romano al tuo seguito e ai media, sostenendo la politica di repressione fascista, basterebbe per giustificare il perché di tanto accanimento.”

Gli Anonymous che buttano giù beppegrillo.it sono il segnale che la guerra tra poveri ha raggiunto dimensioni ciclopiche. Parole come “populista”, “senza arte né parte”, “politica di repressione fascista” hanno lo stesso greve e lagnoso sapore della critica cosiddetta “maggiore” che viene dai palazzi della paura dei partiti che si sentono tremare la terra sotto i piedi. Un linguaggio più omologato di un cheeseburger, che non stupisce più nessuno.

Ritagliano una fotografia e fanno apparire Grillo come uno che fa il saluto romano. E’ roba da collage di bambini di prima elementare, si taglia un po’ qua e un po’ là mettendo in evidenza quello che si vuole. Solo che in prima elementare ha un senso davvero.

L’hanno cannata di brutto, sia che si tratti di una boutade sia che ci credano davvero.

Mi dichiaro leggermente disturbato di stomaco. E se il mio blog dovesse diventare a sua volta invisibile ora sapete perché.

Un Mastella a pois (fortunato chi ce l’ha?)

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Avere un blog sta diventando per molti una necessità urgente, “una verità che si sente nel corpo, come la fame, o il bisogno di urinare” (*).Sarà per questa incontinenza verbale ed informatica che Clemente Mastella ha aperto un suo blog. Con uno sfondo a pallini multicolori, come il vestitino di Pinocchio durante il primo giorno di scuola.
Lo ha aperto, senza spendere un soldo di tasca sua per comprarsi un dominio personale, si è aperto uno spazio su blogspot.com e tanti saluti ai suonatori.
Solo per questo si potrebbe essere autorizzati a pensare che si tratti di un falso, invece è tutta roba vera.

Come è vera la politica sconcertante che il Ministro della Giustizia ha dato ai commenti dei suoi lettori.

Facciamo un salto indietro: c’è blog e blog. In un blog come il mio i commenti posso anche permettermi il lusso di non averli. E infatti non ne ho. Non sono il Ministro di Grazia e Giustizia, non rappresento niente e nessuno se non me stesso, non ho la responsabilità di dover portare su di me le istanze di migliaia di elettori.
Mastella sì. E che cos’è un blog per un politico se non l’occasione di tastare il polso all’elettorato?

Mastella non disabilita i commenti, no. Sarebbe troppo facile.
Lui li filtra.
Complice una cultura della rete che è sempre stata basata sulla ambigua e funesta figura del “moderatore” (newsgroup e mailing-list ne sono tristemente pieni), Mastella esordisce così con chiunque abbia la tentazione di scrivergli qualcosa:

In soldoni, li deve approvare lui.
Ma c’è di più. In un breve ma interessante scritto sulla politica del suo spazio web, Mastella chiarisce:

C’è una sola regola di navigazione qui dentro: l’educazione. Pertanto non risponderò a commenti anonimi o che contengano insulti. Inoltre non commenterò con i giornalisti, durante la giornata, le cose che scrivo in questo mio spazio. Su questo principio sarò categorico. Anche per loro, se vorranno, è presente lo spazio-commenti. Grazie.

Parla di educazione. Lui che è stato il principale artefice dell’indulto.
Ci viene a dire che non risponderà agli anonimi, ignorando o non sapendo proprio per niente che l’anonimato in rete è stata una conquista sociale e di civiltà.
Chissà quante volte avrà usato il comando #31# sul telefonino per non far apparire il suo numero al destinatario delle sue chiamate e adesso se la prende con l’anonimato!

Filtra i commenti e a forza di filtrarli gli sta accadendo l’inevitabile, di non averne più neanche uno.
Ecco quello che appariva su un suo post dell’11 settembre scorso (l’ennesimo sull’affaire Grillo): alle 9,30 di questa mattina (13 settembre) i commenti erano uguali a zero.

(*) Camilo José Cela, La famiglia di Pascual Duarte