Il Partito Democratico brucia la candidatura di Rosy Bindi a Primo Ministro

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Rosy Bindi è toscana, cosa che non guasta affatto.

La gente, quando vede un toscano comincia a dire: “Uh, ma davvero? Sei toscano?? A me piacciono tanto i toscani, con la loro “c” strascicata… dimmi un po’ quella della hoha hola holla hannuccia…”

Il toscano piace perché è sanguigno, menefreghista, è verbalmente arguto, amante del calembour, ha la lingua biforcuta, è capace, se fosse fòco, di ardere ‘l mondo e di uscire a riveder le stelle in cinque minuti.

Ma quando il toscano comincia ad essere quello che è, cioè un toscano, si comincia a non averne più bisogno e lo si accompagna delicatamente alla porta.

E’ Presidente della Camera (quindi ha una sensibilità e una preparazione istituzionale notevoli), era a fianco di Vittorio Bachelet quando fu ucciso, per cui ha vissuto in prima persona l’esperienza storica del terrorismo, non è sposata, vive e frequenta una struttura religiosa senza chiedere nulla a nessuno, in una parola si fa gli affari suoi.

E quando una persona si fa gli affari suoi è molto pericolosa.

Tanto pericolosa che quando mise mano alla redazione del testo di legge sui DICO il governo Prodi non ne fece di nulla.
Come della legge sul conflitto di interessi, del resto, perché non si dica mai che Rosy Bindi sia strata trattata con un occhio di riguardo maggiore rispetto a Berlusconi, macché, l’inerzia è stata uguale per entrambi.

Tanto pericolosa che Nichi Vendola ha avuto l’ardire di proporla come candidato premier per la sinistra.

Un candidato gradito da molte persone (io stesso, se esistesse una legge che mi permettesse di votare una persona e non la formazione che la sorregge, potrei prendere in considerazione la possibilità di votarla).
Sono praticamente tutti d’accordo. Tutti.
Tutti meno il Partito Democratico, naturalmente.

Ieri D’Alema, come il “Big Ben” di Portobello, ha detto stop.
Non l’ha neanche detto esplicitamente, a dire il vero, si è solo limitato ad affermare che l’indicazione di Rosy Bindi è stata portata avanti senza sentire il partito (e allora? Nichi Vendola non può indicare chi vuole?) per cui, tante grazie, ma Rosy Bindi ce la bruciamo sull’altare delle ipotesi, oltretutto è anche una donna e non si è mai visto un presidente del consiglio donna in Italia?
Via, via, adesso candideranno un uomo, magari deboluccio, possibilmente poco intelligente, così finalmente Berlusconi potrà governare indisturbato per altri cinque anni.

La bestemmia di Berlusconi (MP3) va contestualizzata, parola di Monsignor Fisichella

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La parola d’ordine è "contestualizzare".

Lo sanno anche i bambini che una parola interpretata fuori dal contesto iun cui è stata pronunziata potrebbe essere come minimo fraintesa.

E il re del fraintendimento non ha pronunziato una bestemmia, nossignori, tutto va ricontestualizzato, dice Monsignor Fisichella.

E allora ricontestualizziamo.

Berlusconi con un gruppo di militari racconta una barzelletta su Rosi Bindi. E già qui si muore dalle risate, a comando, come quelle registrazioni del pubblico che venivano montate durante le battute dei Jefferson o di Arnold.

Nella barzelletta il pastiche linguistico è perfino banale, del resto non credo che il nostro Presidente del Consiglio sia in grado di produrne di migliori: nella boutade si doveva vòlgere al maschile il nome di un fiore. Che so, "Margherita" diventava "Margherito", "Rosa" diventava "Roso", per cui, per analogia e trivializzazione, "Orchidèa" diventa "Orcodìo".

Ecco cos’ha detto Berlusconi, ha detto "Orcodìo". E’ stato talmente timoroso del giudizio altrui , soprattutto quello della Chiesa (tanto, appunto, il pubblico ride a comando) che non ci ha messo nemmeno la "p" davanti (del resto la barzelletta gli sarebbe crollata miseramente, come fa una "Orchidea" a diventare un "Pochidèo"?)

Va contestualizzato, lògico, per cui, all’interno di una gustosa e strabiliante storiella che avrebbe fatto impallidire i fratelli Marx dal deflagrante effetto comico intrinseco, oltretutto su Rosi Bindi (gesto garbato e gentile e per nulla volgare quello di alludere all’aspetto di Rosi Bindi con i militari), "Orcodìo" si può dire.

Berlusconi sembra un po’ quelli che in internet scrivono "caXXo" invece di "Cazzo" (nei fòrum, nelle chat, nei commenti su Facebook) e poi, quando li sgàmi, ti rispondono: "Eh, sai, ma io volevo dire ‘carro’!! Sei tu che pensi male…!"

Ma certo, come no, uno dice "Maremma maiala" o "Porca Maiella" perché vuole VERAMENTE offendere l’ex palude della Toscana del Sud e un massiccio abruzzese (cazzo avrà fatto il massiccio abruzzese alla gente per essere bestemmiato così?… mica la gente dice "Porco Gran Sasso!", anche perché il Gran Sasso è veramente grosso e gli fa un mazzo tanto!!), non penserebbe MAI alla divinità. In Abruzzo va molto di moda anche "Porco due!" E anche lì, come resistere alla tentazione di dare una lezione attraverso la bestemmia di quel campione di divinità che è il numero due??

Contestualizziamo! Non diciamo di essere dei gran pusillanimi, anzi, contestualizziamo e vedremo che una "porca" quando ci vuole ci vuole (del resto, quando diciamo "porca paletta!" abbiamo detto tutto, le palette sono notoriamente delle gran zòccole e vanno bestemmiate assai!).

Libertà di bestemmiare, dunque, con ipocrisia e velato ricatto (il "se qualcuno di voi tradisce…" finale).

Bestemmi pure Berlusconi. Ha il placet di Santa Romana Chiesa®, che quando si tratta di dare il premio Nobel per la medicina all’inglese Edwards, papà della fecondazione in vitro, dichiara che si tratta di una scelta inaccettabile. Quella!

(Qui di seguito, nel nostro lettore visrtuale di MP3, la barzelletta incriminata di Berlusconi, per chi ha stomaco…)

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Rosy Bindi e la solidarieta’ becera delle lettrici di “Repubblica”

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Gli insulti di Berlusconi a Rosy Bindi from Valerio Di Stefano on Vimeo.

E allora parliamo di Rosy Bindi, che ne vale la pena.

Parliamo della "pasionaria" cattolica, una di quelle cresciute a refettori di collegio o di monastero, a Azioni Cattoliche, biciclette sgangherate, ora et labora, una di quelle che amano la politica e, da cattoliche, riescono anche a stilare una legge per la regolamentazione delle unioni di fatto, tanto valida che il suo capo, la buonanima politica di Prodi, una volta guardatala, ha deciso di non farne di nulla perché si sa, va bene dare qualche diritto a chi convive "more uxorio", ma qui, cara Rosy, abbiamo il Vaticano quello vero, su via…

Rosy Bindi ha il grave torto, agli occhi della politica italiana, di fare della propria vita privata un evento che non interessa affatto alla politica.

Se torna a dormire dalle suore la sera, o se si compra un appartamentino da single Non-so-dove, sono affari suoi.

E in un momento in cui gli affari propri, la vita privata, quella sessuale, quella che uno svolge al di fuori delle aule parlamentari, sono informazione becera e salottiera (ma, proprio per questo, estremamente appetibile dal popolino dei fansi di "papi"), Rosy Bindi, che ha il torto di non chiedere nulla a nessuno, vine tacciata da "più bella che intelligente".

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