classicistranieri.com è sotto attacco hacker

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Da una settimana il sito classicistranieri.com è sotto attacco hacker.

Ho incaricato Wordfence, una risorsa web americana, di fare una scansione (anche su questo blog, per scongiurare eventuali infezioni) sul server FTP, ma c’è bisogno di molto, molto tempo.

Nel frattempo cercate di non connettervi alla biblioteca, vi farò sapere io quando (e soprattutto se) le cose saranno diventate sicure.

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Camera con vista

Stamattina, verso le 10, ho acceso la Radio su GR Parlamento (ormai anche Radio 3 sta diventando inascoltabile per il marcato carattere filogovernativo delle trasmissioni informative del mattino).

Trasmettevano, probabilmente in replica, la conferenza stampa della Presidente Laura Boldrini, in occasione della cerimonia del ventaglio.

Immancabile la domanda sul rapporto tra le istituzioni e i social media, alla quale la Boldrini ha risposto, con entusiastico slancio, che la Camera dei Deputati è felicemente su Twitter, su Flickr e su Instagram, e che presto avrà anche lei la sua pagina Facebook.

Oh!

Ora le domande sono: e allora? Qual è l’interesse pubblico della notizia? E si pretenderebbe anche una risposta.

C’è gente (come me) che ha un account su Twitter da anni e, giustamente, questa non è una notizia. Anche perché se si dovesse fare una “caso” di ogni account Twitter aperto si intaserebbero le agenzie di stampa.

Cos’hanno fatto, dunque, quelli della Camera dei Deputati? Hanno fatto né più né meno che quello che facciamo un po’ tutti, hanno sottoscritto alcune condizioni, hanno settato un paio di permessini, hanno messo on line una fotografia di sfondo e, come tutti, possono usare un canale loro dedicato.

Nessun capolavoro della potenza informatica, dunque, nessuna alta espressione dell’ingegno umano, piuttosto è assai singolare come ci sia gente che è su Facebook da anni e un’istituzione non vi abbia ancora aperto la sua pagina. Mentre gli utenti invecchiano sul social network più amato dagli italiani la Camera dei Deputati non riesce (ancora) a fare vagiti e ruttino.

Il distacco da parte delle istituzioni nei confronti della gente, si vede anche da questo: sonnecchiamenti diffusi (su Twitter molti messaggi sono dedicati ad avvertire il pubblico di quando iniziano e quanto finiscono le sedute) e poi, quando si tratta di stringere, è tutto uno sventolar di orgoglio di appartenenza alle forme più trendy della comunicazione.

Ricordo che tempo fa un’impiegata della Biblioteca di Empoli sventolava per ogni dove il fatto che da quel momento in poi fosse possibile comunicare con l’ente anche via Skype. E in fondo che cos’era stato fatto? Era stato installato un programma (o una APP, come si dice oggi con orrida tendenza contrattiva), niente di più.

E la Camera non è da meno. Solo che al di là dell’orgoglio c’è la rabbia fallaciana di doversi sottoporre alle critiche degli utenti. E lì stà l’inghippo. Perché impedire i commenti della gente proprio non si può, ma nemmeno pagare qualcuno che stia lì solo a guardare chi offende e chi no e cancelli ora questo ora quell’altro intervento.

Perché è questa la Camera. Vecchia, polverosa e un po’ disordinata.

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Il volume “L’idiota in politica” è partito alla volta della Biblioteca Comunale di Sesto Calende (buon viaggio!!)

Mi fa piacere comunicarvi (ne vo’ sinceramente assai tronfio & sussiegoso), che jermattina mi son giunte le due copie del volvme "L’idiota in politica" di Lydia Dematteo, destinete in dono rispettivamente alle Biblioteca di Roseto degli Abruzzi, ma soprattutto a quella di Sesto Calende, vicenduola di cui vi ho già parlato in un precedente post.

Mi compiaccio nel condivider seco voi che la copia per Sesto Calende, che andrà ad affiancarsi a quella già  esistente, ma che alcuni consiglieri leghisti faranno in modo (legale!) di non condividere con gli altri utenti della biblioteca, è già stata inviata.

Infatti, in modo altrettanto legale, ho inviato il libro pagato con i miei soldi per raccomandata pagata con i miei soldi (eccovi lo screenshot!!)



specificando il mio desiderio di farlo restare per la consultazione interna.




Siete contenti? Io sì.

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Il libro rapito: “L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord” e la Biblioteca di Sesto Calende

Alla Biblioteca Comunale di Sesto Calende hanno acquistato, con i soldi che i cittadini pagano con le tasse, un volume di Lynda Dematteo intitolato «L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord» con prefazione di Gad Lerner.

Il sindaco di Sesto Calende, Marco Colombo, ha dichiarato "esiste una commissione che sceglie i libri e non mi risulta che la scelta sia stata condivisa. E poi, diciamolo, la bibliotecaria è di sinistra", e inoltre «I soldi dei cittadini del mio Comune si devono spendere meglio. E se qualcuno proprio vuole leggere quel libro, lo può cercare nel sistema interbibliotecario provinciale, dove ce ne sono già due copie».

Ma non finisce qui. Il libro è stato preso in prestito dall’assessore alla Cultura Silvia Fantino, e, una volta restituito al legittimo proprietario (cioè alla collettività, nella persona giuridica della Biblioteca Comunale di Sesto Calende) verrà posto in essere un "passalibro" di protesta, secondo le parole dello stesso Sindaco: "lo faremo prendere in prestito da un militante leghista ogni mese, a turno, così manifesteremo il nostro dissenso verso quell’acquisto".

Una forma di protesta originale e legittima.

Quindi, per quello che mi riguarda, informo i lettori del mio blog di aver appena ordinato via Internet DUE copie del libro della Dematteo. Una la donerò alla biblioteca comunale di Roseto degli Abruzzi, dove vivo. L’altra la invierò, sempre in dono, alla biblioteca comunale di Sesto Calende dove chiederò che venga acquisita per la sola consultazione interna e non per il prestito.

Una forma di protesta originale e legittima.

Vi terrò informati.

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Biblioteca

La biblioteca dovrebbe essere un luogo sacro. Certo, un po’ easy going, ma comunque sacro.
E’ il luogo in cui si custodisce il sapere, quel posto in cui ci si può arrampicare tra gli scaffali partendo da una suggestione per arrivare a qualcos’altro, seguendo voli imprevedibili ed ascese velocissime del pensiero, come avrebbe detto Battiato.
In biblioteca ai miei tempi c’erano solo i libri. Poi sono arrivati i CD, da ascoltarsi rigorosamente "in loco". Minchia, costavano tanto i ciddì, la biblioteca del mio paese aveva l’integrale delle sinfonie di Beethoven dirette da Von Karajan, il comune si era indebitato fino all’orlo per acquistare quel cofanetto. Siccome noi visitatori eravamo tanti, c’era da fare la fila, e mentre qualcuno si stupiva della qualità dell’ascolto in "studio quality", senza i graffi e i fruscii del vinile, qualcun altro, già che c’era, leggeva un giornale in emeroteca.
Sono andato in biblioteca, come faccio spesso -è un gesto un po’ démodé, ma, del resto, non ho mai preteso di essere alla moda, e alla mia età non potrei più pretenderlo-, un po’ perché non voglio più comprare libri (ne ho già comprati più di quanti non riesca a leggerne), un po’ perché fa tanto senso civico da vecchietti (e te dài!), chissà se un giorno mi daranno una paletta in mano, un cappellino da mettere in testa, un giubbotto fosforescente per utilizzarmi come vigile attraversatore delle strisce pedonali davanti alle scuole e agli asili. Però voglio anche il fischietto.
Insomma, Di Stefano falla vreve, vado in biblioteca e ci trovo un assembramento esterno da concerto dei Beatles negli anni ’60. Uno dovrebbe essere contento che così tanti giovani vadano in biblioteca, e invece no, anche perché la biblioteca si usa dal di dentro e non dal di fuori.
Cosa fanno fuori dalla porta della biblioteca? Semplice, fumano.
Fumano tutti, ragazzi, ragazze, ragazzini, cazzo fumi che hai 14 anni scarsi, cos’è, questo, il fumuoir?? Ma in biblioteca non si va a leggere e a studiare? Una volta era così, voglio dire, prendevi un po’ d’aria per andare e tornare, c’era abbastanza silenzio, trovavi tutte le informazioni che volevi, a saperle cercare sul catalogo, e ti passavi un pomeriggio. Sempre se prima non ti toccava la Pastorale dei Beethoven diretta da Von Karajan direttamente in cuffia.
Ora l’attrazione principale della biblioteca non sono i libri. Quelli stano lì a fare da coreografia, cazzo volete che gliene freghi alla gente dei libri?? Internet è la vera attrazione. Le tre o quattro postazioni collegate a internet della biblioteca sono sempre occupate.
Le persone si avvicinano al banco e dicono "dovrei fare una ricerca in Internet, quale postazione è libera??"
L’ADSL di casa tua, ecco quale postazione è libera!!
Ma cosa ci vieni a fare il fighetto in biblioteca, che devi fare le "ricerche su Internet"? Ma fattele un po’ a casa, soprattutto quando per la ricerca di sui si tratta impieghi si e no cinque minuti di copia-incolla e il resto del tempo te lo passi a cazzeggiare su Facebook, lasci password e dati in ogni dove, ostentando una falsa sicumera ("Dov’è Explorer? Ah, eccolo…") da nerd ossesso, da quello che la sa lunga e poi ti spegni in una chat con la tua amica che, guarda caso, abita a trecento metri dalla biblioteca, le chiedi come sta, lei ti risponde che è a casa e che si annoia, e che se tu invece di sditeggiare su Facebook dalla biblioteca cogliessi la palla al balzo, facessi trecento metri a piedi e la invitassi ad andare sui prati a raccogliere le margheritine potresti attivare una sessione di lavoro molto più soddisfacente e interessante.
E poi gli studenti universitari di oggi. Dio mio… si siedono lì con il computer portatile (i più fighi ma inesorabilmente indebitati hanno il Mac, ci rendiamo conto, non avranno uno straccio di pensione, però intanto fanno i fanatici trincerandosi dietro uno schermo bianco con una mela in mezzo…), guardano con sufficienza te che sfogli il "Saturday Review of Literature" (1), si avvicinano alla postazione degli impiegati e fanno:
"Mi può dare la UserId e la password per il wireless???"
Ma porca miseria, una volta si chiedeva tutt’al più la chiave per il bagno (a sua volta custodita a chiave nel cassetto della bibliotecaria), ora no, ci si bèa in una serie di parole inglesi per dire che, tanto per cambiare, si vuole andare su Internet.
Gli studenti universitari hanno anche delle fotocopie. Sono fascicoletti sempre più fini, praticamente raggiungono il livello Kraft come campione ottimale per la produzione delle sottilette. Li posano accanto al Mac, appoggiano il cellulare sul tavolo (ah, il cellulare, il miglior amico dell’uomo!!), anzi, l’IpHone, perché fa pendant con il Mac di cui sopra e sbandierano almeno tre o quattro evidenziatori. Giallo, rosso, blu e verde. Giallo per le cose importanti, rosso per quelle importanti davvero, verde per quelle trascurabili, blu perché non c’entra un cazzo ma fa impressione e allora ce ne mettono un po’ già che ci sono, fa tanto Picasso dei primi periodi cromatici.
Prima pagina di fotocopia, introduzione. E via di evidenziatura. Cinque minuti. Ci vuole una sigaretta. Già che uno va nel fumoir, tanto vale parlare anche delle cose più inutili, co
n i ragazzi che sono già fuori, magari lamentandosi (
"sto preparando Fenomenologia dell’Ateismo Tibetano, una palla, ma mi serve per il credito…") e possibilmente tenendo la sigaretta con la mano destra leggermente piegata all’infuori, e spiaccicando regolarmente la cicca a terra, dove resterà dopo una pedata a impuzzire l’ambiente, una volta aspiràtone l’effluvio. Beh, ora si deve di nuovo studiare (già, ci sarebbe anche la seconda pagina da attaccare), squilla il cellulare, sì, è un SMS che dice che qualcuno ha mandato una mail, e allora bisogna andare sull’account wireless a controllare la posta elettronica del cavolo, fare un sorrisino del cavolo (come se quello che ti ha mandato la mail potesse stare lì a guardare) e rispondere con un SMS che preannuncia una risposta via mail però ora no perché queste istituzioni di diritto anarchico sono una rottura spaziale va beh, va’, scriviamola subito "se no mi dimentico" e alla fine ci vuole un’altra sigaretta perché lo sforzo manuale e mentale è stato immane, e Peppino De Filippo che si asciugava la fronte per la fatica di aver scritto una lettera in "Totò, Peppino e la Malafemmina" diventa un puparo.

E c’è questo odore dell’alcool degli evidenziatori che si mischia a quello delle matite con la gomma in cima (rigorosamente mai usate, quelle servono per fare bella figura), c’è questo senso del tempo che scorre e dei libri che restano lì, che basta allungare le mani ed aprirli, perché forse hanno ancora da dirci qualcosa, c’è questa depressione strisciante di cui si abbandona l’odore uscendo dall’ultima nuvola di fumo di Marlbòro.


(1) La biblioteca che frequento non  ha il "Saturday Review of Literature", ma mi piaceva ed è il primo che mi è venuto in mente.

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Blog e biblioteca insieme

Lassù qualcuno mi ama.
Se credessi ancora in Dio, probabilmente lo giustificherei così.
Invece no. C’è stata una signora che è stata abbastanza generosa da donare a classicistranieri.com una piccola somma di denaro che, però, ha permesso l’acquisto di vari servizi anche su questo dominio, per cui sì, anche questo è destinato a diventare una biblioteca virtuale, probabilmente molto più grande dell’altra, almeno nelle intenzioni.

Il blog, per quelli che lo conoscono, resterà sempre qui.

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