Certo giornalismo rosetano

A Roseto, dove abito, c’è un meetup dei cosiddetti “Amici di Beppe Grillo”.

A parte il fatto che hanno scritto “inpicciarsi” con la n riportando una citazione di Paul Valéry, stanno cercando di fare qualcosa.

Ho scritto oggi un piccolo intervento per loro, e lo riporto qui, anche se ai non rosetani potrà sembrare inutile e ridondante, ma, come si suol dire, chi se ne frega.


Tra il giornalismo che dovrebbe essere combattuto con le stesse ragioni della raccolta delle firme dei tre referendum del 25 aprile ci dovrebbe essere quello tipicamente rosetano a cui siamo stati assuefatti (più che abituati).

A parte i giornalisti che scrivono sulla cronaca locale de “Il Centro” e che oramai hanno completamente abdicato alla loro funzione di persone al servizio dei cittadini per essere esclusivamente megafono della politica (basti guardare la faziosità con cui è stato trattato l’affaire Teleco, con particolare riguardo ai risvolti giudiziari che sono stati regolarmente taciuti, e per fortuna che il giornalista più in vista della nostra cittadina sta per sostenere un esame di diritto penale -così magari dopo saprà di che cosa parla quando scrive-).

A parte questi casi pietosi, dicevo, ci sono quei giornaletti gratuiti che il giornalaio mi regala ogni domenica, quelli pieni di pubblicità, realizzati graficamente male e scritti peggio, quelli con con gli auguri alla nonna che compie settant’anni, al nipotino, alla fidanzata, alla coppia di sposi per l’anniversario di matrimonio. Insomma, quelli che contengono tutto meno quello che dovrebbero contenere, l’informazione.

Nello scorso inverno una cordata di giornalisti ed editori (tra cui quello del Centro di cui sopra, e l’ineffabile “Eidos”) pubblicarono il calendario della casalinghe rosetane (cosa non si farebbe per farsi sbattere in prima pagina! -o per farsi “sbattere” tout-court-…). Il direttore di “Eidos” prima non si rifiutò, poi si indignò, poi si dimise. Straordinario esempio di coerenza.

E il sito del Verdi? Quello che faceva la rassegna stampa, che avrebbe dovuto denunciare gli abusi, le colate di cemento e il degrado del patrimonio naturale?? Provate a collegarvi su www.verdiroseto.it e troverete che la home page è… broken, cioè “rotta”, cioè non rimanda a nessuna delle risorse interne che sono, quindi, inutilizzabili.
Un altro bel servizio all’informazione locale da parte di politici che, poi, non esitano a chiedere il voto dei cittadini.

E come dimenticare quel www.roseto.com, nei cui forum la gente continua a parlare di basket (cioè di quello che non c’è più), continua a scannarsi, ma soprattutto continua a non scrivere nulla di interessante che non sia qualche insulto o qualche copia e incolla fatto da qualche altro sito?

Insomma, speriamo che venga spazzata via questa ondata di immondizia giornalistica e di pressappochismo web.

Per quanto mi riguarda ho un sito-blog che viene visitato ogni giorno da 4000 persone, scrivo quello che voglio e vivo felice.

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Non ci resta che Massimo!

Beppe Grillo è una brava persona che ogni tanto ne canna qualcuna.

E questa volta ha sbagliato, ma di brutto, a linkare un filmato su DioTubo sul suo blog.

Nel filmato ci sono varie fotografie di Massimo Troisi e una voce di sottofondo che gli fa l’imitazione per parlare del V2day, il “Vaffanculo Day” in programma per il prossimo 25 aprile.

Odio chi fa l’imitazione dei morti.

Come quelli che insistono a imitare Corrado e dicono ancora “eeeeeh… oooohhhh…”.
Come quelli che insistono a imitare Wojtyla e dicono “Cari fratelli -ell -elli elli…” facendo l’eco di Piazza San Pietro all’Angelus domenicale.

Stavolta non c’è solo una imitazione, per di più fatta male, no, stavolta c’è Beppe Grillo che, linkando il video, gli dà una cassa di risonanza che neanche la coda di un pianoforte Steinway and Sons o un Guarnieri del Gesù.

Il filmato, per dovere di documentazione, ma con severa ammonizione, è raggiungibile al link
http://it.youtube.com/watch?v=xlRjbfaRkDk
mentre il post di Beppe Grillo è qui:
http://www.beppegrillo.it/muro_del_pianto/politica/#002556
(ancora per un po’).

E Massimo Troisi non lo deve toccare nessuno, porca puttana, nessuno.

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Gli amici romani di Beppe Grillo e le loro idiosincrasie sul copyright

La lista degli “Amici di Beppe Grillo” di Roma, di cui vi ho dato qualche ragguaglio in uno dei post precedenti, non vincerà mai le elezioni amministrative.

Ma non certo perché Rutelli ne farà un sol boccone, anche se è vero, ma perché appare più come una sorta di Armata Brancaleone piuttosto che come il gruppo dei bravi cittadini indignati che si uniscono tra di loro per dire “ora basta!”.

Sono giovani, indubbiamente pieni di entusiasmo e volontà, ma dimostrano di non averci capito nulla.

Di più, dimostrano di aver capito anche troppo bene come funziona la politica.

Nel loro sito (http://www.grilliromani.it) dichiarano di sostenere la battaglia per l’adozione di sistemi operativi e software open source nella pubblica amministrazione per risparmiare sull’acquisto delle licenze proprietarie, contro lo strapotere del copyright e contro la diffusione della conoscenza.
Però diffondono le loro foto mettendoci il loro bravo copyright (vedi sopra).

Allora uno che fa? Va a vedere i contatti relativi alla battaglia per l’open source, e scrive:


Caspita, parlate di Open Source e
mettete il Copyright alle foto sulla testata del sito web?? E va beh, tutto si può
fare, per carità, però…

E ovviamente la risposta arriva:


Ciao,non mi occupo della realizzazione del sito grilliromani.it , per cui non so che
cosa risponderti .Se hai consigli e/o osservazioni a riguardo, puoi scrivere al
webmaster del sito.

Hanno già imparato a passarsi la patata bollente tra di loro, hanno, in piccolo, la stessa mentalità scaricabarilistica dei loro colleghi più illustri.

Ed è solo l’inizio.

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Beppe Grillo incontra i cittadini per sostenere la Lista Civica “Amici Beppe Grillo di Roma”

Roma, 15 marzo 2008

(da: RadioRadicale, Licenza Creative Commons)

Puoi scaricare il video (.rm)

Oppure ascolta l’audio direttamente dal nostro lettore virtuale di MP3:

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Beppe Grillo – Il giorno del rifiuto

 

Sono in linea su www.valeriodistefano.com il video integrale e l’audio in formato MP3 della manifestazione "Il giorno del rifiuto" (Napoli, 23 febbraio 2008) con Beppe Grillo, Maurizio Pallante, Alex Zanotelli, Franca Rame (da: www.radioradicale.it -Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/).

Oppure ascolta l’audio della maifestazione direttamente dal lettore virtuale di MP3:

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Addio a Beppe Grillo!

(screenshot da www.repubblica.it)

Caro Beppe,

abbi pazienza ma non ti seguo più.

Che la gente, i movimenti, il pensiero critico, il Vaffanculo Day, le trecentomila firme raccolte in un giorno si trasformino in liste civiche comunali e che vadano a contaminarsi con quella cosa sporca che ostiniamo a chiamare politica, con il tuo "placet", con il bollino di trasparenza, e con la possibilità di usare il tuo nome, proprio non mi sta bene.

E non ci sto.

Non ho voglia di insinuarmi nelle piccole mafie del quartierino in cui partitidemocratici improvvisati, con la tassa di un euro per dare il voto alle elezioni primarie (sono già arrivati a farti pagare un diritto e nessuno se n’è accorto, anzi, sembra una cosa perfettamente normale), inquineranno l’entusiasmo della gente, quella vera, che finirà inevitabilemente per essere meno vera e un po’ più di palazzo.

Non aspettavano altro. Anche se non è vero qualcuno affermerà (anzi, "Repubblica" lo ha già affermato) che Beppe Grillo sta creando dei movimenti politici (e il solo fatto che sia disposto a dare loro il proprio nome per i giornalisti è più che una garanzia). D’Alema, Fini, Fassino e Mastella gongoleranno dicendo che "Ecco, Grillo voleva proprio entrare in politica, avevamo ragione noi" (Mastella ha aperto un blog solo per dire questo).
E qualcuno coglierà la preziosa occasione per farsi trascinare dal momento favorevole.

Preferisco non fare politica, ma se proprio sono costretto (e sono costretto!) preferisco farla attraverso un blog letto da un pugno di amici o di persone che mi vogliono bene (o che mi vogliono male, vedi tu), preferisco farla in una scuola in cui se vai a parlare di software libero, di open source e di risparmio per la pubblica amministrazione non capisce un accidente nessuno. Preferisco stare con i miei alunni e parlare con loro, e se proprio non studiano almeno avranno un luogo in cui poter stare, e capire che si può sempre fare qualcosa per stare meglio.

Per cui, caro Beppe, non chiederti per chi suona il Vaffanculo Day. Oggi suona per te.

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Il V-Day e il perbenismo dei media

Il V-Day di Beppe Grillo ha dovuto fare da damigella d’onore ai funerali di Luciano Pavarotti, evento mediatico più ghiotto e redditizio.
Diretta TV per le esequie del Maestro, primo piano per Bono, Jovanotti, Zeffirelli e compagnia cantante, pochissimi servizi, e per di più in differita, su migliaia di persone che scendevano in piazza per una proposta di legge.

Questa mattina l’evento è in prima pagina solo su "Repubblica" (che, però, ha già preannunciato l’uscita di un doppio CD Audio allegato al quotidiano, martedì prossimo, con tutte le operazioni discografiche nazional-popolari di Big Luciano, da "Vincerò!" (nessuno si ricorda più che la romanza si intitola anche "Nessun Dorma" ed è tratta dalla "Turandot" di Puccini, non importa che le cose vengano chiamate con il lor nome, importa che facciano piangere e svolazzare le Frecce Tricolori in cielo) a "O sole mio", da "E lucevan le stelle" alla "Mattinata" di Leoncavallo, e via chitarramandolinando.
Come dire, va bene la protesta popolare, ma non dimentichiamoci il vero motivo per cui andiamo in edicola.

Lo stanno ignorando, e quei pochi che lo apprezzano dimostrano un tiepido entusiasmo.
Cacciari e Michele Serra hanno parlato di "populismo" (il "populismo" è tutto quello che non ha nulla a che vedere con il "partitismo", è l’esatto opposto speculare del palazzo), Serra ha perfino scritto che "Vaffanculo" è una battuta più da Bagaglino che da Beppe Grillo.
Lo ha scritto lui, Michele Serra, che ha riempito di parolacce un supplemento osceno come "Cuore" facendolo passare per la vera satira della sinistra, il tutto appiccicato a "l’Unità", quotidiano che dell’idea del primo direttore (Antonio Gramsci) ha conservato solo il titolo.
Perché c’è pudore perfino nel pronunciare "Vaffanculo". I TG, quei pochissimi che se ne sono occupati, e non più di mezzo minuto nell’edizione principale, si sono fermati a un più impietosito "Vaffa", potere del pudore.

Qualcuno ha esposto un cartello con su scritto "Adesso ignorateci!"
Lo stanno facendo. A partire dai quotidiani. Questa mattina la versione web de "La Stampa" annunciava un contributo audio dal V-Day. Cliccandoci sopra si otteneva questo messaggio:

La signora Lucia Ricco, invece, lei, a firmare c’è andata. A 96 anni. E vaffanculo!

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E’ bello sputtanare Beppe Grillo (ogni tanto)

Nel accaldarsi della stagione estiva, ogni tanto, è bello anche fare le pulci a Beppe Grillo.
Nel blog del comico genovese (www.beppegrillo.it) è apparso di recente un file .pdf che raccoglie testi, risposte e dati su un giro di mail che Beppe ha spedito a tutti i nostri parlamentari per ricevere il loro pare in merito alla sua proposta di legge di iniziativa popolare denominata Parlamento Pulito”.
Il tutto è ben fatto e, soprattutto, molto esauriente. Fin troppo.
Il file, infatti, visto con il lettore di .pdf di Linux Ubuntu (versione 7.04) rivela di essere stato realizzato con Microsoft Word, software certamente proprietario e a pagamento della ben nota suite MS Office.
Eccone lo screenshot (si tratta della parte in alto a destra della prima pagina del documento):

 

Come vedete, la barra di color marrone in alto rivela l’evidenza del “misfatto”.
Non è grave, per carità. Se uno MS Office se l’è comprato ha il diritto a usarlo.
Ma, forse, per Beppe Grillo l’uso del prodotto della Microsoft potrebbe avere due ripercussioni: la prima è che nei suoi spettacoli si sente parlare sempre più di “Open Source” e di tutto ciò che vi è correlato. La seconda è che Office di Microsoft ha un costo, mentre OpenOffice (che, pure, realizza benissimo file di tipo .pdf, grafici, istogrammi e quant’altro) è gratuito.
E questo per un genovese è roba da suicidio.
Non me ne voglia Beppe. E’ bello bacchettarlo su queste piccole cose.
Speriamo che il suo “Vaffanculo Day” possa avere delle risonanze anche a favore del mondo Open Source, ce n’é tanto bisogno.

Ah, se volete scaricare il file di Beppe dalla sua posizione originale potete trovarlo qui.
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Il “Vaffanculo Day” (V-Day) di Beppe Grillo

L’8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.

da: www.beppegrillo.it

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Beppe Grillo – Brigate CGIL

brigate_rosse.jpg

I sindacalisti sono istituzionali, qualche volta conservatori, spesso riformatori. Osservatori del mondo del lavoro. Amano lo Stato, diventano presidenti della Camera, del Senato. Perfino ministri e sindaci. Dopo l’Arma dei Carabinieri ci sono loro. E allora perchè nessuno si è chiesto perchè dei sindacalisti sono diventati brigatisti rossi?
Forse perchè
1200 persone muoiono sul lavoro ogni anno? Morti con stile. Meglio che nei racconti di Hannibal Lecter. Negli ultimi giorni un operaio è morto in una vasca di trielina e un altro è stato incenerito da una fiammata.
Forse perchè molti sono assunti solo dopo morti per regolarizzarli?
Forse in questi sindacalistibrigatisti si è insinuato il dubbio che in Italia esista lo schiavismo? E che i diritti conquistati nel dopoguerra siano stati annullati dalla legge Biagi?
Chissà.
I sindacalisti sanno che un banchiere condannato per bancarotta in Italia non rischia niente. Che in Parlamento stanno comodamente seduti
venticinque condannati in via definitiva. E che se ad essere condannato fosse un operaio nessuno gli darebbe più un lavoro. Hanno arrestato quattro persone perchè distribuivano volantini a sostegno delle Brigate Rosse. Dopo due giorni le hanno rilasciate. Nulla da obiettare. Ma se ci fosse la stessa severità nei confronti del vertice Telecom, dei manager di Stato che hanno trasformato le aziende in scolapasta e delle amministrazioni corrotte quanti ne dovrebbero arrestare?
Farsi qualche domanda può aiutare a capire perchè nella CGIL si annidassero dei pericolosi brigatisti. O più semplicemente delle persone che, sbagliando, non vedevano altre vie.
Capirne 20 per evitarne 100.000.

da: www.beppegrillo.it

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Beppe Grillo – Tassiamo chi inquina

Quando compriamo una rivista dobbiamo eliminare la plastica esterna, gli inserti pubblicitari, le cartoline, i buoni sconto.
E al primo cestino buttiamo via tutto.
Le edicole sono diventate il punto di distribuzione dei rifiuti.
Infatti, se notate, i cestini sono piazzati dalle autorità comunali proprio vicino alle edicole.
Uno spreco. Perché non gettiamo nell’edicola questa spazzatura o, con signorilità, l’abbandoniamo sul bancone?
Si fa prima ed è anche più giusto, noi non abbiamo comprato spazzatura, che se la tengano loro.

E gli spazzini, lo smaltimento dei rifiuti, tutti gli impiegati delle aziende municipali per la nettezza urbana sono pagati da noi, non dall’Espresso o da Panorama.
Suggerisco che la quota parte di pertinenza dello smaltimento di plastica e inserti pubblicitari delle riviste sia pagata dagli editori.
Magari direttamente alla fonte, con una tassa ecologica, così si fa prima.

Ma le riviste sono solo un esempio.

Ogni volta che facciamo la spesa dovremmo ragionare sull’inquinamento e sul degrado che produciamo.
Un dentifricio lo possiamo comprare dentro una scatola oppure no, nel secondo caso non dobbiamo buttare via la scatola, nel primo caso va tassato il produttore.
Chi inquina deve pagare, oggi chi inquina viene sovvenzionato.

Sovvenzioniamo miniere, petrolio, trasporti.
Dobbiamo sovvenzionare invece risparmio energetico, fonti di energia rinnovabile, produzione per il consumo locale.
Le
tasse al mondo sono circa 7.500 miliardi di dollari, il 95% è applicato sui redditi, sui profitti da impresa, sul commercio.
Non viene tassato l’inquinamento.
Il danno ecologico, pagato oggi dal consumatore, deve essere pagato dal produttore.

da www.beppegrillo.it

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