I fiorellini del giardino della Saalerstrasse 40

…al numero 40 della Saalerstrasse, a Bensberg, c’era un giardinetto davanti casa mia (la già allora catapecchia di cui si intravedono le persiane rosse sullo sfondo).
Durante la maggior parte dell’anno era coperto da neve, ghiaccio o, comunque, altri sintoni del frigidore dell’inverno, che nel Nordreno-Westfalia dura un bel po’, ma, come dice il poeta “primavera tarda, pero es tan bella y dulce cuando llega”.
E allora c’era un bimbetto che usciva a raccoglier fiorellini.

Solo che son passati 45 anni (lo so, con questa storia della vecchiaia vi sto rompendo assai gli zebedèi, ma che farci? Ormai m’è presa così…).

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Peter Dickmeis (1992 – 2012)

Peter Dickmeis, il mio “Onkel Peter” (in Toscana il mi’ nonno Armando lo chiamava affettuosamente “lo zio Pépe”, perché non ne sapeva pronunciare il nome), morì il 6 febbraio 1992, vent’anni fa.

Questa fu l’ultima volta in cui lo vidi. Era il luglio 1991. Io sono quello in mezzo all’età di 25 anni. Non vorrei mai tornare indietro, per essere quello che ero allora.

Vorrei farlo per lo zio Peter. Quest’uomo che mi ha dato tanto. Quest’uomo che mi ha fatto sempre sentire a casa mia. Quell’indirizzo fu, era, è e sarà, tanto per cambiare, sempre lo stesso: Saalerstrasse, 40.

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Come eravamo – 1965

Ed eccoci giunti anche al giorno del mio primo compleanno, con torta al cioccolato doppio strato, panna, ciliegine, tazze di caffé alla tedesca e candelina da spegnere.

Quella che mi tiene in braccio è la Tante Dickmeis. Non solo è ancora viva, ma ha 88 anni, vive da sola, è perfettamente autosufficiente e sta benissimo.

La signora che si vede un po’ tagliata, a destra, è Oma. Oma era Oma, non so come si chiamasse in realtà e non l’ho mai saputo ("Oma" in tedesco significa "Nonna").

Il televisore era un Telefunken in bianco e nero e quella cosa metallica sopra era l’antenna per prendere il secondo canale (la ZDF), che ci facevi con la parabola…

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