Benvenuti sul palcoscenico della democrazia! E’ uscito il DVD di “Al Qaeda! Al Qaeda! (Come fabbricare il mostro in TV)”

Recensire l’opera di un amico è sempre un po’ imbarazzante. Si rischia sempre di andare a finire nella sbavatura benevola del “Oh, ma che bella cosa hai fatto!”, “Ma grazie…”, “Ma no, guarda, sono io che ringrazio te per quello che hai scritto”, “Sì, e io ti ringrazio per lo spazio concessomi e la benevolenza mostratami”. La solita retorica.

E se c’è una cosa di cui un qualunque discorso su “Al Qaeda! Al Qaeda! Come fabbricare il mostro in TV”, il docufilm di Giuseppe Scutellà, tratto dal libro di Luca Bauccio (eccolo l’amico!) “Primo, non diffamare” non ha bisogno, è proprio la retorica.

Il film è molto più dello schiaffo rappresentato dal libro da cui è tratto, è una rappresentazione giustamente impietosa e priva di inutili cammei retorici sulla creazione della figura del “mostro” da parte del mass-medium di turno, una scarnificazione della retorica che troppo spesso fa da contorno, magari davanti a giudici attenti e compiacenti, alle difese degli imputati per diffamazione.
Un falso “palcoscenico della democrazia” che passa dalla prima pagina di un quotidiano alle pieghe dell’eloquio forense più mellifluo passando per il piccolo schermo o facendo capolino in libreria calpestando persone, sensibilità, dignità, onorabilità e senso del decoro.

E il contraltare del lavacro retorico delle colpe del diffamatore (che qui intendo in senso generico e apersonale, esattamente come si è abituati a dire “il Legislatore”) è quello mostrato con sobrietà (e non povertà!) di mezzi facendo scorrere sotto i nostri occhi le esperienze e le testimonianze di uomini come Beppino Englaro, impegnato da sempre non solo per il rispetto della libertà di scelta e di cura, nonché del rispetto della volontà della figlia Eluana, ma anche contro la pioggia di falsità parlamentari, intransigenti e giornalistiche che sul caso di sua figlia sono state costruite in maniera artificiosa e pretestuosa. Di Youssef Nada, accusato di avere finanziato il terrorismo islamico utilizzando fondi della propria banca e successivamente assolto da qualsivoglia accusa. Di Vito Carlo Moccia, presunto fondatore di una setta psicoreligiosa, messo alla gogna dalla logica delle “Velone” e del “dàgli all’untore” della presunta vendetta satirica del metodo-Striscia di berlusconiana fattura. Come Usama el Santawi, reo, probabilmete, solo di essere fondatore dei Giovani Europei per la Palestina. Di donne come Rassmea Salah, derisa e denigrata perché, pur con un accento milanese che farebbe invidia a Delio Tessa, è di religione islamica e porta il velo, e allora se fa la presidente di seggio elettorale viene denigrata e offesa solo per questo. O come Angela Lano, giornalista impegnata per i diritti umani.

Non è solo un incontro con le esperienze e i dolori delle persone, ma un contraltare con la retorica dei TG e delle interviste di regime, che appaiono sotto forma di contributo filmato ormai distorto dal ridicolo, e che mostrano una serie di “bravi cittadini” attaccati alle proprie tradizioni, al proprio territorio, alla propria identità, al punto tale da rigettare tradizioni, territorio e dignità degli altri.

E’ la diffamazione più grave, quella che consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. La stessa ipotesi di reato che sta mandando in carcere Sallusti. La stessa che il Tribunale di Jesi ha riconosciuto nei confronti di Magdi Cristiano Allam condannato per diffamazione nei confronti dell’Ucoii.

E Luca Bauccio cosa c’entra in tutto questo? Luca Bauccio è avvocato di indiscussa notorietà nel settore. Nel film, oltre che fare da tramite col canovaccio del suo libro, diventa attore, narratore, voce parlante. Mettendo da parte la toga e parlando a ruota talmente libera che gli extra del DVD immortàlano le sue gaffes e il suo impaccio con la macchina da presa. Segno inequivocabile di un linguaggio aperto, diretto e schietto.

Comprarsi i 60 minuti di questo docu-film (in cui Al Qaeda ha poco o nulla a che fare) è praticamente un obbligo per capire e crescere nella consapevolezza.
Costa solo 8 euro, più 2 di spese di spedizione, parte dei proventi sono devoluti a Islamic Relief e CMSPS. Lo trovate presso:

http://www.dirittozero.com

(potete pagare con Paypal o carta di credito)

E allora, già che ci siamo, facciàmoglielo un appunto a Luca Bauccio (che, poi, è l’appunto che gli faccio sempre, e lui lo sa).
La diffamazione viene vista nella innegabile e allarmante punta dell’iceberg della creazione dei “mostri”. Si tratta dell’aspetto più evidente.
Ma c’è anche l’aspetto più subdolo e insinuante. Quello della prepotenza di chi, querelando un terzo per diffamazione, si attacca a un’espressione che può essere letta sotto vari punti di vista, che può rappresentare una vera e propria critica, o un’opinione soggettiva, e che, ugualmente, sottoposta a qualche pubblico ministero con eccesso di scrupolo, diventa un capo d’imputazione nei confronti del cittadino (giornalista, blogger, commentatore di Facebook, autore di post su forum e quant’altro) “reo” di aver offeso la reputazione di taluno nella zona d’ombra dell’interpretazione e che costituisce una forbice troppo ampia e pericolosa per poter trattare qualcuno come delinquente.
Il diritto all’opinione, alla critica, alla satira (anche a quella più pungente) esistono e sono pienamente disponibili.
Che un cittadino possa rischiare tre anni di carcere solo perché un Pubblico Ministero o un giudice di merito, nell’agire in quella forbice di incertezza, arrivano a scegliere lo spazio più ristretto per inchiodarvici il “malamente” di turno, è francamente inaccettabile.
E lo sappiamo molto bene che chi ha trascinato nel fango queste persone perbene si aggrappa spesso all’esimente del diritto di critica e di satira. E’ financo una strategia difensiva perfettamente prevedibile. Ma vogliamo e dobbiamo restituire a questi diritti la stessa dignità che queste vittime del “palcoscenico della democrazia” hanno visto calpestata.

E’ l’altra faccia della medaglia, la base dell’iceberg che non si vede, quella che si gioca magari in aule di giustizia di provincia, con giudici, pubblici ministeri e avvocati della difesa sempre più lontani dalle dinamiche della rete e dell’informazione (quella vera e coraggiosa, che ce n’è!). Talmente lontani da riuscire ad essere monopolizzati da una parte civile che usa la diffamazione non come difesa di un diritto, ma come grimaldello per far zittire l’altro (soprattutto quando dice la verità).

E’ l’ora di trattare la diffamazione in sede civile. Il rischio di una pena ingiusta è troppo alto per permetterci una legislazione antiquata e/o, in alternativa, delle proposte di riforma ancor più sconcertanti, che ottengono il placet delle aule parlamentari.

Penso proprio che con Luca Bauccio parlerò molto a lungo di questo aspetto (tanto tempo ne abbiamo). Magari un giorno ne trarremo un libro scritto a quattro mani. O, magari un nuovo film. Lo intitoleremo “Cazzate! Cazzate!”. E ci divertiremo un mondo.

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Ingiunzione dell’Istituto di Audisciplina Pubblicitaria contro la campagna promozionale dei pannelli fotovoltaici Helios

Con riferimento all’articolo “Campagna contro la pubblicità dei pannelli fotovoltaici Helios” pubblicato sul blog alcuni giorni fa, ricevo una mail da parte della segreteria dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che riporto qui sotto:

Con riferimento alla Sua segnalazione, desideriamo informarLa che il Comitato di Controllo, esaminati i messaggi pubblicitari in oggetto, ha deliberato di emettere ingiunzione di desistenza per violazione dell’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Non essendo pervenuta, entro i 10 giorni previsti, alcuna opposizione, il provvedimento ha acquistato efficacia di decisione e pertanto la pubblicità dichiarata non conforme al Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale non dovrà essere più diffusa.

Potrà rinvenire il contenuto del provvedimento inibitorio (n. 36/2012/ING)  nel nostro sito internet www.iap.it, nella sezione “Le decisioni del Giurì e del Comitato di Controllo”.

RingraziandoLa per la considerazione, porgiamo i nostri migliori saluti.

I.A.P.

La Segreteria

Ed ecco il testo del provvedimento:

Il Presidente del Comitato di Controllo, visti i messaggi pubblicitari “Io credo nel fotovoltaico”, rilevati su affissioni diffuse nelle città di Milano, Firenze e Torino nel mese di maggio 2012, ritiene gli stessi manifestamente contrari all’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
I messaggi, per promuovere i servizi di progettazione ed installazione di impianti a risparmio energetico della società Helios, ritraggono soggetti che per il loro abbigliamento ed atteggiamento identificano chiaramente diversi credi religiosi, mentre il claim a caratteri cubitali recita: “Io credo nel fotovoltaico”.
Le comunicazioni, ad avviso dell’organo di controllo, rappresentano un’evidente offesa alle diverse convinzioni religiose dei cittadini, meritevoli di rispetto e di tutela, ponendosi perciò in contrasto con il dettato dell’art. 10 del Codice, secondo un’interpretazione del Giurì ormai consolidata (vedi ad esempio pronunce nn. 4/2011, 59/2005 e 126/2000). I messaggi in questione banalizzano a fini pubblicitari la devozione e il “credere” che sono alla base della fede e delle religioni, e che qui sono apertamente rivolti ai prodotti pubblicizzati, alle nuove energie. L’inopportuno ribaltamento così creato determina un’offesa del sentimento religioso, che si vorrebbe invece immune da attacchi completamente immotivati, come quelli portati a meri fini di strumentalizzazione commerciale. L’offesa del sentimento religioso è altresì realizzata attraverso la “deificazione” del prodotto che si sostituisce in tutti i soggetti della campagna all’oggetto proprio del culto.

Una vittoria a mani basse su quello che è un diritto costituzionalmente garantito. Ringrazio quanti, a partire dal blog, hanno scritto allo IAP segnalando il proprio dissenso e, perché no, anche il proprio disgusto.

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Campagna contro la pubblicità dei pannelli fotovoltaici “Helios”

Nella campagna pubblicitaria per i pannelli fotovoltaici “Helios” (http://www.heliosimpianti.it) appaiono immagini di sacerdoti e suore cattoliche, donne e uomini musulmani e non so cos’altro (nel senso che i messaggi pubblicitari che ho visto rappresentavano queste persone, me ne è stato segnalato un altro che raffigura un monaco buddhista).

Tutte persone che stanno pregando.

Lo slogan? “Io credo nel fotovoltaico”.

Ho sempre pensato che l’atto religioso, o il semplice credere (così come il non credere) siano espressioni estremamente personati ed afferenti alla sfera più intima dell’individuo.
In breve, credere o non credere, aderire a una religione piuttosto che a un’altra è un aspetto che afferisce al campo semantico intoccabile degli affari nostri.

Trovo che l’uso di una dimensione così privata per vendere un prodotto sia di dubbio gusto e irriguardoso verso chi crede. Fermo restando che anche un ateo può “credere” nel fotovoltaico. Nel senso che può pensare alla bontà della soluzione di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Per questo aderisco volentieri all’invito di denuncia di questo deplorevole modo di fare propaganda che mi è stato rivolto dall’amico avvocato Luca Bauccio, incaricato “dall’associazione Media&Diritto di presentare un esposto per l’eliminazione della pubblicità della marca di pannelli fotovoltaici Helios, per violazione degli articoli 1 e 10 del Codice di autodisciplina della pubblicità.”

Nel frattempo, chi lo condivide, può mandare ai seguenti riferimenti, questo testo:

Non è importante se io creda e in cosa io creda.
E’ importante il rispetto verso chi crede, i suoi simboli e la sua fede.
I credenti in Dio non possono essere strumentalizzati per la vendita dei prodotti Helios.
Aderisco alla campagna per l’eliminazione della pubblicità dei pannelli fotovoltaici Helios.

MAIL E FAX A CUI INVIARE IL TESTO :
Fax +39 02 58303717
e-mail: iap@iap.it

(per la cronaca, nel mio fax ho cambiato la frase “i credenti in Dio” in “i credenti”).

Insomma, vi aspetto.

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“Primo, non diffamare” – Difendere il proprio onore nell’era dell’informazione – Presentazione del Libro di Luca Bauccio – Roma – Libreria Feltrinelli – 16 aprile 2012

Primo, non diffamare. Difendere il proprio onore nell’era della disinformazione

Presentazione del libro di Luca Bauccio

Roma, 16 aprile 2012 – 18:07

Radio Radicale
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

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Guido Olimpio condannato per diffamazione dalla Corte d’Appello di Milano: dovra’ risarcire 120.000 euro a Youssef Nada e Chaleb Himmat


[Luca Bauccio]

L’amico e avvocato Luca Bauccio ha conseguito un brillante risultato rappresentando in giudizio innanzi alla Corte d’Appello di Milano i cittadini Youssef Nada e Chaleb Himmat,  nei confronti del giornalista Guido Olimpio del Corriere della Sera, che dovrà risarcire 120.000 euro alle controparti.
Nella motivazione della Corte di Appello a favore di Youssef Nada e Chaleb Himmat si legge che quanto riportato da Guido Olimpo costituisce “mere congetture e illazioni” da cui è derivata una “seria lesione alla reputazione”.

A Luca Bauccio i migliori complimenti da parte del blog.
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Una citazione dell’avvocato Luca Bauccio su Wikipedia



"Wikipedia è un’enciclopedia on line, si fa per dire.
Dovremmo pretendere un po’ di rispetto da chi usa certe parole, specie quando il loro uso è del tutto indebito e fuorviante.
La cosiddetta enciclopedia Wikipedia è una collezione di voci prodotte dagli utenti, al di fuori di un controllo scientifico, insomma, una vera e propria terra di nessuno. Ingenui e diffamatori in malafede vi accedono, i primi votati al destino di essere smentiti e i secondi a quello di essere sbugiardati."

(Luca Bauccio, "Primo, non diffamare!", 2011, pag. 116)

– Ragazzi, qui c’è da spellarsi le mani per gli applausi… –

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